Regine di Númenor

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« Se anche noi amiamo Númenor, ebbene, godiamocela prima che loro [gli uomini] la mandino in rovina. Anche noi siamo figlie dei grandi, e neppure a noi mancano volontà e coraggio. E dunque non piegarti, Ancalimë. Una volta che ti sia piegata anche di poco, loro ti piegheranno ancora, fino a schiacciarti del tutto. Sprofonda le tue radici nella roccia e resisti al vento, anche se fa volar via tutte le foglie.[1] »
(Racconti incompiuti, op. cit., p. 287.)

Le Regine di Númenor sono personaggi di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Sono le donne Dúnedain che governarono Númenor come regine regnanti.

Le leggi di successione in Númenor[modifica | modifica wikitesto]

In una società governata da uomini come quella numenoreana, la presenza di queste figure femminili appare rimarchevole, seppure ridotta: dei venticinque Re di Númenor, infatti, solo tre furono donne. E, tuttavia, nonostante le donne arrivino a ricoprire raramente dei ruoli di autorità negli scritti di Tolkien, le leggi di successione di Númenor risultano particolarmente avanzate, non solo per l'universo immaginario di Arda, ma persino per l'epoca in cui viveva lo scrittore inglese. La prima monarchia europea, infatti, ad adottare costituzionalmente l'eguale primogenitura tra maschi e femmine, è stata quella svedese che promulgò questa legge, però, non prima del 1980.

Nel periodo più antico, la successione in Númenor seguiva il principio della primogenitura agnatizia, che consentiva solo al primogenito maschio di ereditare il trono, e proibiva espressamente il diritto di successione alle donne o agli eredi delle donne della famiglia. Un principio simile veniva adottato dagli Alti Re elfici dei Noldor, coi quali gli Edain avevano intensi scambi commerciali.

Silmariën - nata nell'anno 521 S.E. [2]- era la primogenita di Tar-Elendil, quarto re di Númenor. Secondo le leggi del tempo, le donne non avevano accesso al potere, quindi il diritto di successione al trono passò a suo fratello più giovane: Tar-Meneldur. Nonostante ciò, Silmariën rimane una delle figure più significative della famiglia reale di Númenor; fu la madre di Valandil, il primo Signore di Andúnië dalla cui stirpe sarebbero discesi i re di Arnor e di Gondor, e, probabilmente, fu lei ad ereditare dal padre sia la spada Narsil che l'anello di Barahir[3], due oggetti di enorme prestigio e autorità che vennero tramandati lungo la linea di Andúnië e poi di Gondor e Arnor. Fu sempre lei, probabilmente, a commissionare la creazione di un altro prezioso oggetto, che resistette nei secoli fino alla Quarta Era: lo Scettro di Andúnië.

Tar-Aldarion, sesto sovrano di Númenor, ebbe solo una figlia, Ancalimë. Per lei cambiò la legge vigente in favore della eguale primogenitura, per la quale il figlio maggiore ereditava il trono indipendentemente dal sesso.

« Il sesto Re lasciò soltanto una figlia. Ella divenne la prima Regina, perché divenne legge della Real Casa che il primogenito del Re, maschio o femmina che fosse, dovesse ereditare lo scettro »
(Il Signore degli Anelli, op. cit., Appendice A - Annali dei Re e dei Governatori, p. 1232.)

La formulazione della «nuova legge», presentata ne Il Signore degli Anelli, contrasta con la sua descrizione dettagliata fornita da Tolkien nelle annotazioni a corredo del racconto «Aldarion ed Erendis - La moglie del marinaio» (Racconti incompiuti, pp. 240–284). Il racconto è incentrato sulla complicata relazione matrimoniale tra Aldarion e Erendis, il cui fallimento influì in modo determinante nella decisione del sovrano di modificare la legge di successione.

« [Tar-Aldarion] fece emendare la legge di successione [...] «per motivi di carattere privato più che politici» e mosso dalla «sua antica decisione di sconfiggere Erendis» »
(Racconti incompiuti, op. cit., pp. 288-289.)

La «vecchia legge» di successione non era mai stata codificata, ma era piuttosto una consuetudine dinastica che specificava che in caso di assenza di figli «l'Erede sarebbe stato il parente più stretto di sesso maschile di discendenza maschile da Elros Tar-Minyatur»[4]. La «nuova legge» sanciva, invece, che la figlia primogenita poteva succedere[5] al trono in caso di assenza di un erede maschio[6]. Se la regina regnante non avesse generato dei figli, l'erede sarebbe divenuto il parente più prossimo sia di discendenza maschile che femminile; nel caso di Ancalimë, costui era Soronto, figlio della sorella di Aldarion.

Su pressione dei consiglieri del re venne decretato, in un primo tempo, che l'erede primogenita si sarebbe dovuta sposare entro una certa età o altrimenti abdicare, ma la legge venne abrogata dallo stesso Aldarion. Ancalimë, infatti, cresciuta con l'educazione misandrica della madre, aveva ben poca intenzione di conformarsi alle richieste del padre e sposarsi.

Aldarion introdusse un'ulteriore clausola: il matrimonio doveva essere contratto esclusivamente con un membro della stirpe di Elros pena l'esclusione dalla linea di successione. L'intenzione personale del sovrano era quella di prevenire[7], per i suoi discendenti, un matrimonio disastroso come quello tra lui ed Erendis, il cui fallimento egli imputava alla non appartenenza di lei alla stirpe reale e, quindi, alla grande disparità delle reciproche aspettative di vita che non aveva permesso di conciliare i desideri di entrambi; ma la disposizione mirava anche ad evitare il passaggio della corona ad un'altra famiglia nobile e rimase in vigore anche dopo il regno di Aldarion.
In altri manoscritti tolkeniani si afferma, invece, che l'ordinanza che imponeva il matrimonio fra consanguinei era solo una consuetudine, che si sarebbe tuttavia sempre più radicalizzata con la decadenza di Númenor («un sintomo della crescita dell'Ombra»[8]) mano a mano che il lignaggio di Elros si affievoliva e l'aspettativa di vita dei membri della famiglia reale si riduceva adeguandosi a quella delle altre famiglie[8].

La «nuova legge»[9] rimase in vigore fino alla fine del regno di Númenor.

Tar-Ancalimë[modifica | modifica wikitesto]

Tar-Ancalimë (873 – 1285 S.E., regno 1075 – 1280 S.E.) fu il settimo sovrano e la prima regina regnante di Númenor. Il suo nome, in quenya, significa «La più radiosa».

Figlia, di Tar-Aldarion e Erendis, sposò il nobile Hallacar, figlio di Hallatan di Hyarastorni. Sia Ancalimë che Hallacar erano discendenti del Re Vardamir Nólimon, e il matrimonio si celebrò probabilmente[10] per ragioni politiche, di certo non per amore.

Prima di ascendere al trono ricoprì più volte l'incarico di reggente per conto del padre che si recava ancora nella Terra di Mezzo. Nel 1070, contro il volere del padre, ancora in vita, Tar-Ancalimë abbandonò la ricostruzione di Vinyalondë, il porto edificato da Tar-Aldarion nell'Eriador presso la foce del fiume Gwathló che era andato distrutto in seguito ad un violento uragano, ma nonostante questo il commercio nella regione continuò a prosperare[11]. Dopo la morte di Aldarion, nel 1078, abbandonò la politica paterna di sostegno a Gil-galad di Lindon.

L'infanzia, la vita giovanile e la relazione con Hallacar è riportata dettagliatamente nei Racconti incompiuti (in particolare pp. 269–270 e pp. 286–294).

Il matrimonio seguì una parabola simile a quello fra i suoi genitori, funestato dai litigi e destinato alla separazione. La disastrosa esperienza matrimoniale della madre fu probabilmente - secondo C. Tolkien - alla base del disprezzo che Ancalimë nutriva per il marito, e dopo la nascita del loro figlio, Anárion, i due vissero sempre separati.

Ancalimë aveva cercato di sfuggire a lungo il matrimonio: quando si venne a sapere, infatti, che sarebbe stata l'erede al trono, la sua posizione e la sua straordinaria bellezza[12] le avevano attratto molti corteggiatori, ma lei si era rifugiata nella fattoria di Hallatan, nel Mittalmar, seguita dalla contadina Zamîn. L'anziana donna prestava servizio da Erendis nella dimora in Emerië. Aveva conosciuta Ancalimë da bambina[13] e ne aveva avuto cura fino a che la fanciulla non era stata richiamata in Armenelos alla corte del padre.

Ancalimë trascorreva le giornate pascolando le greggi e cominciò ad essere chiamata Emerwen Aranel («principessa pastora» in quenya). Un giorno conobbe il giovane Mámadil, un pastore, che in realtà non era altro che Hallacar sotto mentite spoglie. Il giovane si innamorò di lei, ma non venne ricambiato anzi ella si offese profondamente quando lui svelò la sua vera identità.

Il matrimonio avvenne dopo molte insistenze e pressioni sia da parte di Hallacar, che del padre e i suoi consiglieri. Ella accettò infine di sposarsi forse - suggerisce C. Tolkien - per dare alla luce un erede e tenere al sicuro il trono dalle mire del cugino Soronto; tuttavia, in altre annotazioni, lo scrittore inglese afferma che alla data del matrimonio l'ordinanza che avrebbe motivato questa scelta era già stata abrogata.

Le successe il figlio, Tar-Anárion. Morì nel 1284 della Seconda Era, all'età di 412 anni.

Predecessore 7° Regnante di Númenor Successore
Tar-Aldarion
regno 883 – 1075 S.E.
regno 1075 – 1280 S.E. Tar-Anárion
regno 1280 - 1394 S.E.

Tar-Telperiën[modifica | modifica wikitesto]

Tar-Telperiën (1320 – 1731 S.E., regno 1556 – 1731 S.E.) fu il decimo sovrano e la seconda regina regnante di Númenor. Il suo nome deriva da Telperion, uno dei due Alberi di Valinor.

Tar-Telperiën regnò per 175 anni, proprio nel periodo in cui, nella Terra di Mezzo, venivano forgiati gli Anelli del Potere e Sauron conquistava l'Eriador. Non sembra aver fatto molto per reagire a questi eventi.

Rifiutò di sposarsi e non ebbe figli, per cui cedette il trono a Tar-Minastir, il figlio di suo fratello minore Isilmo. Morì nell'anno 1731 della Seconda Era all'eta di 411 anni.

In merito all'ascesa al trono di Telperiën, Christopher Tolkien, nelle note al testo della cronologia dei Re di Númenor intitolata «Il Lignaggio di Elros Re di Númenor»[14], mette in luce ulteriormente la contraddizione tra la versione della «nuova legge» accennata ne Il Signore degli Anelli e quella presente nei Racconti incompiuti sia nella versione estesa a corredo del racconto di Aldarion ed Erendis che nella sintesi riportata in cronologia in corrispondenza della voce su Tar-Aldarion.

Secondo la formulazione presente nel romanzo, l'erede è il primogenito, maschio o femmina che sia; per quella nei racconti, invece, la figlia primogenita ascende al trono solo in assenza di un erede maschio. A questa seconda norma di base si aggiungono poi tutte le ulteriori clausole descritte dettagliatamente nella sezione soprastante. La contraddizione interna si accorda con l'inconclusione dei Racconti incompiuti e il loro stato di work in progress interrotto dalla morte dell'autore inglese.

Telperiën era la primogenita di Tar-Súrion il quale aveva generato, tuttavia, anche un figlio maschio. Si deduce quindi che la donna successe al padre in accordo con la versione della «nuova legge» indicata nel Signore degli Anelli. Concorda con questa formulazione anche la successione dello stesso Tar-Súrion: il figlio di Anárion divenne Re perché le sue due sorelle maggiori avevano rinunciato al trono[15] per le imposizioni della nonna Ancalimë.

« Anárion [...] ebbe dapprima due figlie che detestavano e temevano la Regina [Tar-Ancalimë], e che rifiutarono il retaggio rimanendo nubili, poiché la Regina per vendicarsi non permise loro di contrarre matrimonio. »
(Racconti incompiuti, op. cit., p. 294.)
Predecessore 10° Regnante di Númenor Successore
Tar-Súrion
regno 1394 - 1556 S.E.
regno 1556 – 1731 S.E. Tar-Minastir
regno 1731 - 1869 S.E.

Tar-Vanimeldë[modifica | modifica wikitesto]

Tar-Vanimeldë (2277 - 2637 S.E., regno 2526 - 2637 S.E.) fu il sedicesimo sovrano e la terza regina regnante di Númenor. Figlia ed erede di Tar-Telemmaitë, fu poco interessata al governo lasciandone la gestione al marito, il nobile Herucalmo. Il suo nome quenya significa «Bella amata».

Tar-Vanimeldë regnò per 111 anni. Alla sua morte, nel 2637 della Seconda Era all'età di 360 anni, gli sarebbe dovuto succedere il figlio, Tar-Alcarin, ma Herucalmo usurpò il trono e regnò per vent'anni con il nome di Tar-Anducal. Il suo regno non è considerato legittimo e perciò, nei registri ufficiali, Vanimeldë è seguita direttamente dal figlio Alcarin.

Predecessore 16° Regnante di Númenor Successore
Tar-Telemmaitë
regno 2386 - 2526 S.E.
regno 2526 - 2637 S.E. Herucalmo (usurpatore)
Tar-Alcarin
regno 2657 - 2737 S.E.

Ar-Zimraphel (Tar-Míriel)[modifica | modifica wikitesto]

Míriel[16] (3117 - 3319 S.E., regina consorte 3255 - 3319 S.E.) era la figlia del re Tar-Palantír ed erede legittima al trono di Númenor.

Sarebbe stata la quarta regina regnante se suo cugino Ar-Pharazôn non l'avesse costretta a sposarlo per ottenere il titolo regale e usurpare il trono. Il marito la obbligò a mantenere il nome in lingua adûnaic - comprensivo di prefisso regale - Ar-Zimraphel.
Se Míriel fosse ascesa al trono avrebbe adottato, invece, secondo l'antica consuetudine ripristinata dal padre, il prefisso quenya Tar- e conseguentemente il nome elfico Tar-Míriel.

Quando Eru Ilúvatar fece sprofondare Númenor, nell'anno 3319, Míriel cercò di mettersi in salvo arrampicandosi sul Meneltarma, dove sorgeva il santuario di Eru, ma un'ondata la travolse annegandola.

Predecessore Regina consorte di Ar-Pharazôn (usurpatore) Successore
Tar-Palantír
regno 3177 - 3255 S.E.
regina consorte 3255 - 3319 S.E. -
(Distruzione di Numenor)

La successione femminile in Arnor e Gondor[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la distruzione di Númenor, i sopravvissuti, guidati dai discendenti di Silmariën, fondarono i regni numenoreani in esilio di Arnor e Gondor nella Terra di Mezzo. La consuetudine dell'eguale primogenitura sembra essere stata abbandonata; nessuno dei sovrani di questi due regni è mai stato una donna. Anche la regina Berùthiel di Gondor, per quanto notevole, era moglie del re e quindi, almeno ufficialmente, non regnante.

Tra il 1944 e il 1945 della Terza Era, Arvedui, re di Arthedain - che aveva sposato Fíriel, unica figlia sopravvissuta del re Ondoher - si appellò alla legge numenoreana istituita da Tar-Aldarion per reclamare a sé il diritto al trono di Gondor. Se la sua pretesa fosse stata accettata le due corone sarebbero state di nuovo riunite dopo duemila anni. L'episodio è menzionato negli «Annali dei Re e dei Governatori».

La sua principale argomentazione era che Ondoher esercitava un'autorità reale su Gondor per conto degli Alti Re del lignaggio di Elros[17] e che in assenza di un erede maschio (i due figli maschi di Ondoher erano morti in battaglia con il padre), la corona sarebbe dovuta tornare all'Alto Re ovvero al successore in linea maschile di Isildur cioè lui stesso.

La pretesa si fondava sulle leggi di successione dei regni in esilio, che ricalcavano entrambe la «vecchia legge» numenoreana: l'erede era il primogenito maschio o il parente più prossimo nella linea di discendenza maschile.

Per superare le obiezioni di Gondor, Arvedui si appellò anche alla legge istituita da Aldarion. La sua applicazione avrebbe assicurato il titolo di regina regnante di Gondor a Fíriel e riunificato le corone del nord e del sud nella sua discendenza.

« Inoltre, anticamente a Númenor lo scettro passava al primogenito del re, sia maschio che femmina [...] era questa la legge delle nostre genti, alla quale noi ora facciamo riferimento, poiché i figli di Ondoher sono morti senza lasciare eredi »
(Il Signore degli Anelli, op. cit., Appendice A - Annali dei Re e dei Governatori, p. 1250.)

La rivendicazione venne malvista dal Consiglio di Gondor che rifiutò le pretese di Arvedui. Il sovrintendente Pelendur incoronò come sovrano Eärnil II, un generale, lontano parente del re deceduto. Eärnil II era, infatti, il diretto discendente in linea maschile di re Telumehtar Umbardacil[18].

Ma la linea di discendenza di Fíriel sarebbe alla fine tornata sul trono di Gondor nella figura di re Aragorn Elessar.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il brano è tratto da un discorso di Erendis alla figlia Ancalimë in cui compendia tutte le sue idee sul genere maschile. È significativo in quanto - come spiegato da Tolkien - l'insegnamento di vita di Erendis condizionò le scelte di vita della figlia, le sue azioni da regina e la linea di successione di Tar-Anárion. Il fallimento della relazione matrimoniale tra Erendis e Aldarion giocò, inoltre, un ruolo chiave per la revisione della legge di successione che avrebbe permesso l'ascesa al trono delle regine.
  2. ^ Gli annali pubblicati ne Il Signore degli Anelli (op. cit., Appendice B, p. 1293) indicano come data di nascita di Silmariën l'anno 546 della Seconda Era, ma altri riferimenti tolkeniani (p.e. Racconti incompiuti, op. cit., p. 300) riportano l'anno 521 concordemente col fatto che era la primogenita di Tar-Elendil e con le date di nascita della sorella Isilmë (532 S.E.) e del fratello Tar-Meneldur (543 S.E.). Come spiegato da Christopher Tolkien, a commento della cronologia dei regnanti numenoreani che appare nei Racconti incompiuti (op. cit. p. 308), si tratta molto probabilmente di un refuso di suo padre non corretto durante la revisione dell'appendice B de Il Signore degli Anelli.
  3. ^ L'anello che l'elfo Finrod Felagund aveva donato a Barahir, padre di Beren, per avergli salvato la vita durante la Dagor Bragollach nell'anno 455 della Prima Era.
  4. ^ Ibidem, p. 289.
  5. ^ Era, infatti, libera di rifiutare l'investitura, a differenza di un erede maschio che era obbligato ad accettare anche se poteva comunque abdicare immediatamente dopo l'incoronazione. Questa scelta venne compiuta da Vardamir figlio di Elros. La possibilità di rifiuto era stata inserita su richiesta del Consiglio dello Scettro, l'organo consiliare del sovrano numenoreano che era costituito dai rappresentanti delle province dell'isola.
  6. ^ Questa formulazione viene accennata anche in «Il Lignaggio di Elros Re di Númenor» in Racconti incompiuti, op. cit., p. 301. Ma la sintesi appare contraddittoria: viene detto, infatti, che Soronto (figlio della sorella di Aldarion) sarebbe stato l'erede al trono se fosse rimasta in vigore la vecchia legge, mentre la trattazione estesa asserisce che questo non sarebbe stato possibile in quanto veniva richiesto che l'erede fosse di «discendenza maschile».
  7. ^ Ibidem, pp. 289-290.
  8. ^ a b Ibidem, p. 298 - nota 27.
  9. ^ Nella formulazione che garantiva alle regine la libertà di non sposarsi, come avvenne nel caso di Tar-Telperiën.
  10. ^ Christopher Tolkien nelle note al racconto di Aldarion dei Racconti incompiuti, ricostruendo la relazione tra Hallacar e Ancalimë sulla base degli scritti paterni, si limita a esprimere congetture sulle reali ragioni del matrimonio e il fallimento della relazione.
  11. ^ Il porto sarebbe stato successivamente ricostruito, fortificato e ampliato sotto il regno di Tar-Minastir e chiamato Lond Daer.
  12. ^ La donna più bella della stirpe di Elros dopo Ar-Zimraphel secondo quanto riportato in Racconti incompiuti, p. 263.
  13. ^ Ancalimë per sfuggire alla solitudine e alle liti che avvenivano nella casa materna, passava gran parte della giornata tra i pascoli con i pastori.
  14. ^ Ibidem, p. 308, nota 8.
  15. ^ «le sue sorelle rifiutarono lo scettro», Ibidem, p. 302.
  16. ^ Nella prima versione del racconto «La caduta di Númenor» (Akallabêth) contenuta in The Lost Road and Other Writings (La strada perduta e altri racconti), il nome di Míriel è Tar-Ilien.
  17. ^ Elendil e, successivamente, suo figlio Isildur che aveva affidato a Meneldil, nell'anno 2 della Terza Era, il regno di Gondor in quanto Valandil, il legittimo successore di entrambi i regni, era ancora un bambino. Da quel momento Arnor e Gondor erano rimasti separati perché Valandil non aveva più reclamato per se il governo del regno del sud.
  18. ^ Il padre di Eärnil era Siriondil, figlio di Calimmacil, figlio di Arciryas, fratello di Narmacil II e figlio di Telumehtar.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Rusconi Libri, ventesima edizione, Milano 1989 ISBN 8818123696
  • J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, Rusconi Libri, Milano 1989 ISBN 8818120492
  • J. R. R. Tolkien, Racconti incompiuti, Edizione CDE su licenza Rusconi Libri, Milano 1994

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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