Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Dopo il fallimento della bicamerale di D'Alema due comitati si mossero per arrivare definitivamente alla riforma del sistema elettorale maggioritario: quello formato da Segni e Di Pietro e l'iniziativa autonoma della Lista Pannella. Dopo il voto degli italiani nei referendum del 1991 e 1993 a favore del sistema elettorale maggioritario, e dopo il voto parlamentare che ha introdotto la legge Mattarella che prevedeva l'introduzione del maggioritario per l'elezione di Camera e Senato, mantenendo tuttavia un 25% di seggi assegnati con metodo proporzionale, si richiedeva una nuova abrogazione delle leggi elettorali di Camera e Senato (i Radicali avevano già presentato quesiti analoghi nel 1995 e 1997).
Le due iniziative in materia elettorale avevano inizialmente obiettivi diversi, tuttavia ben presto i referendari unirono le forze in un'unica richiesta che mirava a colpire la regola (e le disposizioni collegate) del voto di lista quale presupposto per l'assegnazione, con metodo proporzionale, del 25% dei seggi per l'elezione dei deputati.
Anche in questo caso la strategia scelta per boicottare il referendum, da parte dei partiti contrari, fu quella di invitare gli elettori a non presentarsi alle urne: d'altronde la politica estera (guerra in Kosovo, di cui l'Italia era partecipe) aveva in quel frangente la maggiore attenzione dei mezzi di comunicazione.
Alla consultazione del 18 aprile parteciparono il 49,7% degli elettori che si espressero per il "sì" al cambiamento (91%): erano 150.000 i voti mancanti per superare il quorum del 50%.
I promotori subito dopo l'esito contestarono la presenza di molte liste elettorali «gonfiate» a causa della mancata cancellazione di persone ormai scomparse da anni; si contestava poi il voto estero dove, a fronte di 2.351.306 di italiani residente all'estero, solo lo 0,5% di questi erano realmente entrati in possesso del certificato elettorale necessario per votare [1]: tutti gli altri non parteciparono al voto perché la legge italiana non prevedeva ancora il voto per i cittadini all'estero.
Quota Proporzionale
|
totale |
percentuale (%) |
|
| Iscritti alle liste |
49 309 060 |
|
| Votanti |
24 447 521 |
49,60 |
(su n. elettori) |
Quorum non raggiunto |
| Voti validi |
23 121 888 |
94,60 |
(su n. votanti) |
| Voti nulli o schede bianche |
1 325 633 |
5,40 |
(su n. votanti) |
| Astenuti |
24 861 539 |
50,40 |
(su n. iscritti) |
Risultati
|
|
Voti |
% |
| RISPOSTA AFFERMATIVA |
SÌ |
21 161 866 |
91,50% |
| RISPOSTA NEGATIVA |
NO |
1 960 022 |
8,50% |
| bianche/nulle |
|
1 325 633 |
|
| Totale voti validi |
|
23 121 888 |
100% |
- ^ Dati forniti dal Sottosegretario del Ministero dell’Interno On. Adriana Vigneti, risposta ad interpellanza, Camera dei deputati, 27 maggio 1999
[modifica] Voci correlate