Referendum abrogativo del 1974 in Italia

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Il referendum abrogativo del 1974, meglio noto come Referendum sul divorzio, tenutosi il 12 e 13 maggio 1974 in Italia, aveva a oggetto la richiesta ai cittadini se volessero o meno abrogare la legge 898/70, Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio, altrimenti nota come «Legge Fortuna-Baslini», dal nome dei primi firmatari del progetto in sede parlamentare.

Emessa quattro anni prima, la legge aveva introdotto il divorzio in Italia, causando prevedibili controversie e opposizioni, in particolare di parte cattolica la cui dottrina sancisce l'indissolubilità del vincolo matrimoniale.

Indice

Quadro sociale[modifica]

Al momento della promulgazione della legge (1º dicembre 1970) il fronte sociale e politico era fortemente diviso sull'argomento. Le forze laiche e liberali si erano fatte promotrici dell'iniziativa parlamentare[1] (la legge nacque, infatti, a opera del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini) mentre invece quelle conservatrici (Democrazia Cristiana e Movimento Sociale Italiano) si erano opposte[1].

Posizioni dei partiti[modifica]

[modifica]

No[modifica]

Libertà di scelta[modifica]

Affluenza e risultati[modifica]

Referendum abrogativo del 1974 in Italia.png
Risultati[4]
Sì o no Voti Percentuale
Yes check.svgY 13 157 558 40,7%
X mark.svg No 19 138 300 59,3%
Voti validi 32.295.858 97,8%
Schede bianche o nulle 727 321 2,2%
Voti totali 33.023.179 100,0%
Affluenza alle urne 87,7% (quorum raggiunto)
Totale elettori 37.646.322
Yes check.svg 
13 157 558
(40,70%)
X mark.svg No
19 138 300
(59,30%)

50%

Conseguenze politiche[modifica]

La sconfitta del referendum fu interpretata come una dura sconfitta per Amintore Fanfani, visto come l'attore principale del fronte del SÌ.

Tendenze regionali del voto[modifica]

Il quadro dell'Italia post-referendum è sostanzialmente riassumibile in una spaccatura a metà tra il Centro-Nord contrario all'abrogazione (con particolare forza nel Nord-Ovest e nell'area tosco-emiliana) e un Sud anti-divorzista.[3]

Di seguito i dati percentuali regionali, secondo il raggruppamento regionale generalmente adottato in ambito statistico.

Italia Settentrionale[modifica]

Regione Percentuale Sì Percentuale No
Valle d'Aosta 24.9% 75.1%
Liguria 27.4% 72.6%
Piemonte 29.1% 70.9%
Emilia-Romagna 29.1% 70.9%
Friuli-Ven.Giulia 36% 64%
Lombardia 40.7% 59.3%
Trentino-Südtirol 50.6% 49.4%
Veneto 50.7% 49.3%

Italia Centrale[modifica]

Regione Percentuale Sì Percentuale No
Toscana 31.2% 68.8%
Umbria 32.6% 67.4%
Lazio 36.6% 63.4%
Marche 42.4% 57.6%

Italia Meridionale[modifica]

Regione Percentuale Sì Percentuale No
Abruzzo 48.8% 51.2%
Calabria 50.8% 49.2%
Campania 52.2% 47.8%
Puglia 52.2% 47.8%
Basilicata 56.7% 43.3%
Molise 60.1% 39.9%

Italia Insulare[modifica]

Regione Percentuale Sì Percentuale No
Sardegna 44.7% 55.3%
Sicilia 49.5% 50.5%

Note[modifica]

  1. ^ a b Fausto De Luca, Saragat firma la legge sul divorzio. Il "decretone" trasmesso al Senato, in «La Stampa», 2 dicembre 1970. URL consultato in data 18 dicembre 2012.
  2. ^ Il 10 luglio 1972 il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica confluì nel Movimento Sociale Italiano, che assunse la denominazione di "Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale".
  3. ^ a b Grande vittoria della libertà, in «l'Unità», 14 maggio 1974. URL consultato in data 10 agosto 2010.
  4. ^ Risultati complessivi dei Referendum dal 1946 al 2009. Ministero dell'Interno. URL consultato in data 14 giugno 2011. [collegamento interrotto]

Voci correlate[modifica]