Referendum abrogativi del 2011 in Italia

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Una scheda rossa per il primo quesito

I referendum abrogativi del 2011 si sono tenuti in Italia il 12 e 13 giugno 2011[1].

L'elettore ha avuto la facoltà di votare per uno o alcuni dei quesiti referendari. Affinché ciascuno dei quattro referendum fosse valido, era richiesta la partecipazione al voto, per il rispettivo quesito, del 50% più uno degli aventi diritto. Con la maggioranza di SÌ sono state abrogate le norme sottoposte a referendum. Se avesse ottenuto la maggioranza il NO, sarebbero rimaste in vigore le norme oggetto del quesito.

Gli elettori chiamati al voto erano 47 118 352 (22 604 349 di sesso maschile e 24 514 003 di sesso femminile), più 3 300 496 elettori residenti all'estero. Il quorum da raggiungere per la validità della consultazione era del 50% più uno degli aventi diritto, cioè 25 209 425 elettori, quorum poi raggiunto con il totale del: 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito), 54,78% (quarto quesito) dei residenti in Italia e dei residenti all'estero[1].

L'iniziativa referendaria[modifica | modifica sorgente]

I quesiti sui servizi idrici derivano da un'iniziativa civica promossa dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua[2], una rete che raggruppa numerosissime associazioni e che gode del supporto esterno dei principali partiti politici della sinistra radicale e ambientalisti[3]. I referendum sull'energia nucleare e sul legittimo impedimento sono stati promossi su iniziativa dell'Italia dei Valori.

La calendarizzazione[modifica | modifica sorgente]

Da calendarizzare, secondo legge, tra il 15 aprile e il 15 giugno, i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno.

In un primo momento, era stato proposto l'accorpamento al primo turno (15-16 maggio) o al turno di ballottaggio (29-30 maggio) delle elezioni amministrative. Tuttavia il ministro degli Interni Roberto Maroni ha optato per la divisione delle due consultazioni, dichiarando che «il referendum si svolgerà il 12 e 13 giugno secondo una tradizione italiana che ha sempre distinto le due date»[4]. A favore dell'accorpamento si sono dichiarati invece i comitati promotori e l'opposizione parlamentare, denunciando una evitabile spesa di 300 milioni di euro[5].

I quesiti[modifica | modifica sorgente]

Primo quesito[modifica | modifica sorgente]

  • Colore scheda: rosso
  • Titolo: Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione
  • Descrizione: Il quesito prevede l’abrogazione della norma che consente di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica, consentendo la gestione in house solo ove ricorrano situazioni del tutto eccezionali, che non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato[1].

Secondo quesito[modifica | modifica sorgente]

  • Colore scheda: giallo
  • Titolo: Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma
  • Descrizione: Il quesito propone l’abrogazione parziale della norma che stabilisce la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, nella parte in cui prevede che tale importo includa anche la remunerazione del capitale investito dal gestore[1].

Terzo quesito[modifica | modifica sorgente]

  • Colore scheda: grigio
  • Titolo: Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare
  • Descrizione: Il quesito propone l’abrogazione delle nuove norme che consentono, sia pure all’esito di ulteriori evidenze scientifiche sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare[1].

Quarto quesito[modifica | modifica sorgente]

  • Colore scheda: verde
  • Titolo: Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale
  • Descrizione: Il quesito propone l’abrogazione della disciplina differenziata del legittimo impedimento a comparire in udienza, applicabile ai soli titolari di cariche governative[1].

Interventi legislativi e modifica del terzo quesito sul nucleare[modifica | modifica sorgente]

La normativa sulla ripresa dell'energia nucleare in Italia è contenuta nella legge n. 99/2009[10] e nel decreto legislativo n. 31/2010[11].

Il testo del quesito referendario su cui sono state raccolte le firme faceva quindi riferimento a tale normativa.

Nel mese di marzo, nel corso della campagna referendaria e a seguito del disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, il governo ha emanato il decreto legge n. 34/2011, il cui articolo 5 ("Sospensione dell'efficacia di disposizioni del decreto legislativo numero 31 del 2010 ") include una moratoria di un anno sull'avvio del programma nucleare[13][14].

In seguito, grazie all'introduzione di un emendamento[15] al decreto omnibus 2011, convertito in legge il 26 maggio[16][17], il governo Berlusconi IV intende modificare ulteriormente la normativa vigente, ovvero il precedente decreto di marzo, oggetto anche del terzo quesito referendario.

L'emendamento, abrogando diverse disposizioni, fra cui quelle relative alla realizzazione di nuove centrali nucleari[15], concede al governo di tornare eventualmente in seguito sulla questione dell'uso dell'energia nucleare in Italia una volta acquisite "nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea", attraverso l'adozione, entro dodici mesi, di una "strategia energetica nazionale" che non nomina né esclude, quindi, l'eventuale ricorso all'energia nucleare stessa[18].

In base all'art. 39 della legge 352/1970 sui referendum, "se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l'atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l'Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative di voto in merito non avranno più corso".

L'intento del governo, come dichiarato da Silvio Berlusconi, era quello di non permettere lo svolgimento del referendum sul nucleare, poiché influenzato dai recenti avvenimenti in Giappone:

« Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Abbiamo introdotto questa moratoria responsabilmente, per far sì che dopo un anno o due si possa tornare a discuterne con un'opinione pubblica consapevole. Siamo convinti che il nucleare sia un destino ineluttabile[19] »

Il 1º giugno 2011 l'ufficio centrale per il referendum costituito presso la Cassazione ha tuttavia stabilito che - pur alla luce dell'emendamento presentato dal governo - il referendum sul nucleare debba essere comunque svolto e che debba essere relativo al testo normativo risultante dalla modifica operata dal decreto omnibus[20]. La Cassazione ha trasferito il quesito abrogativo sulle disposizioni di cui all'articolo 5 comma 1 e 8 dl 31/03/2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75[21]; tenendo conto dell'abrogazione parziale contenuta nel decreto omnibus, la Corte ha stabilito che il referendum concernerà le ultime disposizioni legislative ancora in vigore[21]. Nelle motivazioni addottate a maggioranza dall'ufficio centrale per il referendum, appare come le nuove norme sono in "manifesta contraddizione con le dichiarate abrogazioni" e come si "dà luogo a una flessibile politica dell'energia che include e non esclude anche nei tempi più prossimi la produzione a mezzo di energia nucleare". Il comma 1 dell'articolo 5 "apre nell'immediato al nucleare (solo apparentemente cancellato)"[22].

Lo stesso 1º giugno 2011 il governo Berlusconi IV ha dato mandato all'avvocatura dello Stato di intervenire all'udienza del 7 giugno della Corte costituzionale sull'ammissibilità del nuovo quesito, al fine di "evidenziare l'inammissibilità della consultazione", poiché il referendum "avrebbe a questo punto un oggetto del tutto difforme rispetto al quesito in base al quale sono state raccolte le firme", e perché non sarebbe di tipo abrogativo, ma consultivo o propositivo[22]. La corte costituzionale ha confermato all'unaminità l'ammissibilità del quesito[23].

Posizione delle principali forze politiche[modifica | modifica sorgente]

Partiti rappresentati in Parlamento[modifica | modifica sorgente]

Partito Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito Fonti
Alleanza per l'Italia NO NO [24][25][26]
Futuro e Libertà per l'Italia libertà di voto libertà di voto libertà di voto libertà di voto [27][28]
Italia dei Valori [29]
Lega Nord libertà di voto libertà di voto libertà di voto libertà di voto [30]
Movimento per le Autonomie [31]
Partito Democratico [32]
Popolo della Libertà astensione astensione astensione astensione [22][33][34]
Radicali Italiani libertà di voto libertà di voto [35]
SVP [36]
Union Valdôtaine libertà di voto [37]
Unione di Centro NO NO libertà di voto [38][39][40]

Partiti senza rappresentanti in Parlamento[modifica | modifica sorgente]

Partito Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito Fonti
Federazione della Sinistra [41]
Fiamma Tricolore libertà di voto astensione [42]
Forza Nuova [43]
La Destra astensione [44]
Movimento 5 Stelle [45]
Partito Comunista dei Lavoratori [46]
Partito Socialista Italiano [47]
Partito Pensionati [48]
Sinistra Critica [49]
Sinistra Ecologia Libertà [50]
Rifondazione Comunista [51]
Verdi [52]

Cariche istituzionali[modifica | modifica sorgente]

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che avrebbe partecipato ai referendum: Io sono un elettore che fa sempre il suo dovere. Non ha espresso intenzioni di voto[53].

Il presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato la "sacralità" di ogni forma di partecipazione democratica e che si sarebbe recato a votare nella sua città, Palermo[54].

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato che sarebbe andato a votare[55].

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che non sarebbe andato a votare[56].

Affluenza alle urne[modifica | modifica sorgente]

L'affluenza alle urne considerata è relativa agli elettori presenti sul territorio italiano.

12 giugno, ore 12:00 12 giugno, ore 19:00 12 giugno, ore 22:00 13 giugno, definitiva Fonte
Primo quesito 11,65 % 30,34 % 41,13% 57,04% [57]
Secondo quesito 11,65 % 30,34 % 41,14% 57,05% [58]
Terzo quesito 11,64 % 30,32 % 41,11% 57,01% [59]
Quarto quesito 11,65 % 30,33 % 41,10% 57,00% [60]

Esito[modifica | modifica sorgente]

Primo quesito[modifica | modifica sorgente]

[61] Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione.

totale percentuale (%)
Elettori 50 594 868  
Votanti 27 637 945 54,81 % (su n. elettori) Quorum raggiunto
Schede bianche 289 325 1,04 % (su n. votanti)
Voti nulli 147 205 0,53 % (su n. votanti)
contestate e non assegnate 548 0,00 % (su n. votanti)
Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA Yes check.svg  25 935 372 95,35 %
RISPOSTA NEGATIVA X mark.svg No 1 265 495 4,65 %
Totale voti validi 27 200 867 100%

Secondo quesito[modifica | modifica sorgente]

[61] Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma.

totale percentuale (%)
Elettori 50 594 868  
Votanti 27 642 457 54,82 % (su n. elettori) Quorum raggiunto
Schede bianche 229 595 0,83 % (su n. votanti)
Voti nulli 135 188 0,48 % (su n. votanti)
contestate e non assegnate 398 0,00 % (su n. votanti)
Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA Yes check.svg  26 130 637 95,80 %
RISPOSTA NEGATIVA X mark.svg No 1 146 639 4,20 %
Totale voti validi 27 277 276 100%

Terzo quesito[modifica | modifica sorgente]

[61] Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.

totale percentuale (%)
Elettori 50 594 868  
Votanti 27 624 922 54,79 % (su n. elettori) Quorum raggiunto
Schede bianche 219 505 0,79 % (su n. votanti)
Voti nulli 139 236 0,50 % (su n. votanti)
contestate e non assegnate 439 0,00 % (su n. votanti)
Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA Yes check.svg  25 643 652 94,05 %
RISPOSTA NEGATIVA X mark.svg No 1 622 090 5,95 %
Totale voti validi 27 265 742 100%

Quarto quesito[modifica | modifica sorgente]

[61] Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

totale percentuale (%)
Elettori 50 594 868  
Votanti 27 622 369 54,78 % (su n. elettori) Quorum raggiunto
Schede bianche 272 883 0,98 % (su n. votanti)
Voti nulli 149 902 0,54 % (su n. votanti)
contestate e non assegnate 423 0,00 % (su n. votanti)
Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA Yes check.svg  25 736 273 94,62 %
RISPOSTA NEGATIVA X mark.svg No 1 462 888 5,38 %
Totale voti validi 27 199 161 100%

Esito nelle regioni[modifica | modifica sorgente]

Regione Percentuale votanti Primo quesito Secondo quesito Terzo quesito Quarto quesito
Valle d'Aosta Valle d'Aosta 60,85% Sì 96,6%
No 3,4%
Sì 97,0%
No 3,0%
Sì 95,2%
No 4,8%
Sì 95,8%
No 4,2%
Piemonte Piemonte 59,00% Sì 94,7%
No 5,3%
Sì 95,2%
No 4,8%
Sì 93,1%
No 6,9%
Sì 94,3%
No 5,7%
Liguria Liguria 59,45% Sì 95,7%
No 4,3%
Sì 96,2%
No 3,8%
Sì 94,0%
No 6,0%
Sì 95,0%
No 5,0%
Lombardia Lombardia 54,40% Sì 93,4%
No 6,6%
Sì 94,1%
No 5,9%
Sì 91,6%
No 8,4%
Sì 93,2%
No 6,8%
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige 64,60% Sì 96,8%
No 3,2%
Sì 97,1%
No 2,9%
Sì 96,1%
No 3,9%
Sì 96,3%
No 3,7%
Veneto Veneto 58,90% Sì 94,7%
No 5,3%
Sì 95,3%
No 4,7%
Sì 93,5%
No 6,5%
Sì 93,7%
No 6,3%
Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia 58,20% Sì 95,0%
No 5,0%
Sì 95,6%
No 4,4%
Sì 93,4%
No 6,6%
Sì 93,9%
No 6,1%
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 64,15% Sì 95,0%
No 5,0%
Sì 95,4%
No 4,6%
Sì 94,3%
No 5,7%
Sì 95,0%
No 5,0%
Toscana Toscana 63,60% Sì 95,7%
No 4,3%
Sì 96,0%
No 4,0%
Sì 95,1%
No 4,9%
Sì 95,5%
No 4,5%
Marche Marche 61,60% Sì 95,9%
No 4,1%
Sì 96,3%
No 3,7%
Sì 95,2%
No 4,8%
Sì 95,3%
No 4,7%
Umbria Umbria 59,20% Sì 95,5%
No 4,5%
Sì 96,1%
No 3,9%
Sì 94,7%
No 5,3%
Sì 95,1%
No 4,9%
Lazio Lazio 58,90% Sì 96,3%
No 3,7%
Sì 96,9%
No 3,1%
Sì 95,1%
No 4,9%
Sì 95,5%
No 4,5%
Abruzzo Abruzzo 57,50% Sì 96,4%
No 3,5%
Sì 97,0%
No 3,0%
Sì 95,7%
No 4,3%
Sì 95,6%
No 4,4%
Molise Molise 58,70% Sì 97,4%
No 2,6%
Sì 97,8%
No 2,2%
Sì 96,8%
No 3,2%
Sì 96,5%
No 3,5%
Campania Campania 52,30% Sì 97,8%
No 2,2%
Sì 98,1%
No 1,9%
Sì 96,7%
No 3,3%
Sì 96,8%
No 3,2%
Basilicata Basilicata 54,35% Sì 97,3%
No 2,7%
Sì 97,7%
No 2,3%
Sì 96,8%
No 3,2%
Sì 96,7%
No 3,3%
Puglia Puglia 52,50% Sì 97,3%
No 2,7%
Sì 97,6%
No 2,4%
Sì 96,7%
No 3,3%
Sì 96,4%
No 3,6%
Calabria Calabria 50,35% Sì 98,0%
No 2,0%
Sì 98,3%
No 1,7%
Sì 97,3%
No 2,7%
Sì 96,9%
No 3,1%
Sicilia Sicilia 52,70% Sì 97,6%
No 2,4%
Sì 97,9%
No 2,1%
Sì 96,5%
No 3,5%
Sì 96,2%
No 3,8%
Sardegna Sardegna 58,60% Sì 98,2%
No 1,8%
Sì 98,5%
No 1,5%
Sì 98,4%
No 1,6%
Sì 96,5%
No 3,5%

Abrogazione delle norme[modifica | modifica sorgente]

Le norme oggetto di referendum sono state formalmente abrogate con decorrenza 21 luglio 2011 da quattro D.P.R. promulgati il 18 luglio 2011, rispettivamente n. 113, 116, 114 e 115[62].

Tuttavia, l'articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138[63], approvato dal Governo Berlusconi, pur con diversa formulazione, va a reintrodurre le norme abrogate dal primo quesito, escludendo però, oltre ai servizi che già non vi rientravano (distribuzione di gas naturale, distribuzione di energia elettrica, servizio di trasporto ferroviario regionale, gestione di farmacie comunali), anche il servizio idrico integrato che è stato il principale oggetto della campagna referendaria.

Il 20 luglio 2012 la Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale l'articolo 4 della legge 138/11[64] (di cui sopra) con la seguente motivazione:

« [La legge] viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione »

e ancora:

« Nonostante l’esclusione dall’ambito di applicazione della nuova disciplina del servizio idrico integrato risulta evidente l’analogia, talora la coincidenza, della norma impugnata rispetto a quella abrogata dal voto popolare, nonché l’identità della ‘ratio’ ispiratrice. Tenuto, poi, conto del fatto che l’intento abrogativo espresso con il referendum riguardava pressoché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica non può ritenersi che l’esclusione del servizio idrico integrato, dal novero dei servizi pubblici locali ai quali una simile disciplina si applica, sia satisfattiva della volontà espressa attraverso la consultazione popolare. »

e infine:

« L’affidamento ai privati è una facoltà e non un obbligo. »

La Corte stabilì inoltre che questa sentenza annulla anche le disposizioni contenute nel primo pacchetto di riforme economiche del marzo 2012 (cresci-Italia)[65] volute dal Governo Monti in materia di privatizzazioni[66][67].

La sentenza potrebbe annullare alcuni provvedimenti nella successiva legge di riordino della spesa pubblica (spending review) del luglio 2012, sempre voluta dal governo Monti[68][69].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Interno.it
  2. ^ Forum italiano dei movimenti per l'acqua
  3. ^ Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Il Comitato promotore e Comitato di Sostegno ai referendum
  4. ^ Corriere della Sera, 3 marzo 2011
  5. ^ Corriere della Sera, 4 marzo 2011
  6. ^ DPR 23 marzo 2011 di indizione del referendum.
  7. ^ DPR 23 marzo 2011 di indizione del referendum.
  8. ^ Il Sole 24 Ore.
  9. ^ DPR 23 marzo 2011 di indizione del referendum.
  10. ^ Legge 23 luglio 2009, n. 99, in materia di "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia. (GU n. 176 del 31-7-2009)"
  11. ^ Decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, in materia di "Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, numero 99. (GU n. 55 dell'8-3-2010)"
  12. ^ DPR 23 marzo 2011 di indizione del referendum.
  13. ^ Decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, articolo 5, in materia di "Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo. (GU n. 74 del 31-3-2011)"
  14. ^ Consiglio dei Ministri del 23 marzo 2011
  15. ^ a b Testo dell'emendamento al decreto Omnibus, art. 5, «abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari»]
  16. ^ Legge 26 maggio 2011, n. 75, in materia di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo. (GU n. 122 del 27-5-2011)"
  17. ^ Ecquo, 23 aprile 2011
  18. ^ La Repubblica, 27 aprile 2011
  19. ^ Il Giornale, 26 aprile 2011
  20. ^ Referendum, ok dalla Cassazione; si voterà anche sul nucleare, La Repubblica.it. URL consultato il 01/06/2011.
  21. ^ a b Il Messaggero, 1 giugno 2011
  22. ^ a b c La Repubblica, 4 giugno 2011
  23. ^ Nucleare, Consulta ammette nuovo quesito referendum | Prima Pagina | Reuters
  24. ^ ApI.it
  25. ^ API Alessandria - Articoli: REFERENDUM VOTIAMO TUTTI SI
  26. ^ Tavola riassuntiva sul sito web de La Stampa.
  27. ^ Futuro e Libertà
  28. ^ Il Messaggero
  29. ^ Italia dei Valori - Referendum
  30. ^ Lega, l'annuncio del capogruppo alla Camera Reguzzoni: «Lasceremo libertà di coscienza sui 4 quesiti»
  31. ^ MpA.it
  32. ^ Partito Democratico
  33. ^ Il Secolo XIX
  34. ^ [1] (Secondo il PdL) tutte le scelte - voto, non voto, astensione - sono legittime.
  35. ^ Radicali.it
  36. ^ SVP.org
  37. ^ unionvaldotaine.org
  38. ^ UDC-Italia.it
  39. ^ ANSA.it
  40. ^ Referendum, giusto andare alle urne | Pier Ferdinando Casini, UDC, Unione di Centro
  41. ^ Federazione della Sinistra
  42. ^ Fiammatricolore.com
  43. ^ Forzanuova.org
  44. ^ AgenziaParlamentare
  45. ^ BeppeGrillo.it
  46. ^ Volantino nazionale PCL
  47. ^ PSI
  48. ^ partitopensionati.it
  49. ^ sinistracritica.org
  50. ^ Sinistra Ecologia Liberta - Battiquorum
  51. ^ [2]
  52. ^ Verdi.it
  53. ^ "Sono un elettore che fa sempre il suo dovere" su RAI news
  54. ^ Referendum/ Schifani andrà alle urne, voterà a Palermo in La Provincia di Como, 10 giugno 2011. URL consultato il 10 giugno 2011.
  55. ^ Referendum, blitz di Greenpeace Bersani: "Quorum a portata di mano" - Diretta aggiornata alle 19:57 del 10 giugno 2011 - Repubblica.it
  56. ^ Berlusconi annuncia: al referendum non andrò a votare - Il Sole 24 ORE
  57. ^ Affluenza alle urne - Referendum del 12 e 13 giugno 2011 - Ministero dell'Interno. URL consultato il 02-08-2011.
  58. ^ Affluenza alle urne - Referendum del 12 e 13 giugno 2011 - Ministero dell'Interno. URL consultato il 02-08-2011.
  59. ^ Affluenza alle urne - Referendum del 12 e 13 giugno 2011 - Ministero dell'Interno. URL consultato il 02-08-2011.
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  64. ^ IL MANIFESTO - attualità - La Corte costituzionale: stop alla vendita dei servizi
  65. ^ TMNews - Acqua/ Consulta fa saltare la privatizzazione, salvo referendum
  66. ^ Acqua e servizi pubblici, bocciatura della Consulta per le liberalizzazioni post referendum - Il Sole 24 ORE
  67. ^ Lamezia,comitato Acqua Pubblica su sentenza Corte Cost
  68. ^ Servizi pubblici: a rischio anche decreti governo Monti - Istituzioni e UE - Ambiente&Energia - ANSA.it
  69. ^ Aveva ragione la Puglia Stop alle privatizzazioni - Corriere del Mezzogiorno

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