Referendum abrogativi del 2000 in Italia

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Il Referendum Radicale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum abrogativo.
« I Radicali sono stati in condizioni di realizzare l'alternativa. Occorre riaprire la discussione su questo. Dopo il divorzio e l'aborto i Radicali avevano già vinto la rivoluzione liberale italiana. Si aveva in tasca il risultato del referendum per l'abolizione del Concordato. E dei codici fascisti. Bobbio, Scalfari, tutti facevano parte di quei comitati. Abbiamo avuto però il golpe bianco della Corte Costituzionale. Con una situazione di crisi del relatore Livio Paladin, la Corte per una notte non dette i risultati che annunciavano di impedire quello a cui eravamo arrivati. Si ripeterà 15 anni dopo lo stesso, quando Rudi Dornbusch scrisse “tre hurrà per i referendum di Emma Bonino”, e si diceva certo che anche se essi non avessero avuto esito positivo l'Italia non sarebbe più stata quella di prima dopo quell'episodio. Di nuovo la Corte Costituzionale, suprema cupola della mafiosità partitocratica, di nuovo agì »
(Marco Pannella, conversazione settimanale con Massimo Bordin, 11 febbraio 2007)

La campagna referendaria Radicale che non partiva nel 1997, veniva riproposta, più o meno negli stessi termini, nella primavera del 1999, quando avendo a disposizione un ammontare di fondi senza precedenti - grazie alla vendita di alcuni soggetti imprenditoriali di cui erano titolari (RadioRadicale2) e a seguito del successo elettorale della Lista Emma Bonino alle elezioni europee del 13 maggio 1999 (8,6% dei voti, posizionandosi come quarto partito italiano per consensi) - il partito si trovava nelle condizioni di portare a termine la campagna di raccolta firme: un pacchetto referendario con quesiti per la liberalizzazione del mercato del lavoro, per la riforma in senso liberista del fisco, della previdenza e dello Stato sociale.

Furono 16 milioni le firme depositate presso la Corte di Cassazione.

Emma Bonino spiegava in un suo intervento ad Arezzo l'importanza che aveva, per i Radicali, la proposizione dei venti referendum «liberali»: «Deve essere chiaro a tutti che la libertà da affermare per gli europei del duemila sarà sempre più quella di potere avere libertà di scelta come consumatori ed utenti tra una molteplicità di opzioni in un mercato concorrenziale. Attraverso la scelta «liberista» vogliamo affermare la libertà di impresa, certo, ma anche la libertà del consumatore di ottimizzare la propria utilità orientandosi tra offerte davvero in concorrenza».[1]

A pochi mesi dal voto, sulle pagine del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli scriveva che: «L'esperienza degli ultimi anni insegna che le riforme in questo Paese si fanno quasi unicamente sotto la spinta, la minaccia, anche disordinata, della consultazione popolare. È accaduto, e speriamo accada ancora, per la legge elettorale; dovrebbe succedere anche per quell'insieme di norme sul mercato del lavoro ormai incompatibili con un sistema economico aperto, flessibile e dinamico».[2]

Il prof. Rudi Dornbusch, ex consigliere della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, a proposito delle riforme necessarie per rilanciare l’economia in Europa, riconosceva i referendum Radicali come l’unica proposta letteralmente rivoluzionaria nel panorama politico dell’Unione, menzionando esplicitamente i quesiti per l’abolizione del sostituto d’imposta, l’abolizione del reintegro per i licenziamenti (Art. 18 statuto dei lavoratori) e le trattenute sindacali.[3]

Il Partito tentava, come nel 1995 e 1997, di coinvolgere lo schieramento di centro-destra a schierarsi a favore dei quesiti liberali: tuttavia Berlusconi dopo il ritrovato accordo con la Lega Nord, convinto di poter vincere le elezioni del 2001 senza i Radicali, invitava i suoi elettori ad astenersi, arrivando a definire i referendum «comunisti» a causa del sostegno dei Ds al solo referendum per l’abrogazione della quota proporzionale della legge elettorale.

L'esperienza giurisprudenziale del passato che si era dimostrata particolarmente restrittiva, specie in occasione di tornate referendarie con numerosi quesiti, faceva temere che anche in quella occasione non stesse arrivando una sentenza favorevole per i Radicali; così, per sollecitare l'opinione pubblica sui temi del referendum e sull'imminente decisione della Corte Costituzionale, i Radicali promossero un convegno di studio presso la Biblioteca della Camera dei deputati il 12 - 13 dicembre 1999 dal titolo «Tornare alla Costituzione».[4]

L'attesa pronuncia della Corte Costituzionale arrivava nel gennaio del 2000: i venti referendum «liberali e liberisti» furono ridotti a sette. Furono giudicati inammissibili i quesiti su: tempo determinato, trattenute associative e sindacali, collocamento al lavoro, part time, lavoro a domicilio, sostituto d'imposta, smilitarizzazione della Guardia di Finanza, pensioni di anzianità, servizio sanitario nazionale, monopolio Inail, responsabilità civile dei magistrati, carcerazione preventiva, termini ordinatori e perentori, patronati sindacali.

Commentava questa decisione sulle pagine del Corriere della Sera il politologo Angelo Panebianco: «Avendo fatto strage dei referendum detti sociali, la Corte ha di fatto salvato i sindacati dal rischio di un pronunciamento popolare. Assai contento deve essere anche il centro-sinistra. L' incubo di passare per il partito della conservazione sociale, della difesa a oltranza dello status quo, è svanito. Il welfare state all'italiana, con le sue poco commendevoli peculiarità, è salvo. La maggioranza non avrà bisogno di andare dietro a Cofferati in una battaglia che le avrebbe ulteriormente alienato simpatie giovanili e consensi nel mondo imprenditoriale. E anche Berlusconi, sul fronte opposto, è stato salvato da imbarazzanti scelte».[5]

Il 21 maggio del 2000 i referendum non raggiunsero il quorum sufficiente di votanti, infatti si recarono alle urne solo il 32% degli aventi diritto.

Rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie: Abrogazione[modifica | modifica wikitesto]

Eliminazione del rimborso spese per consultazioni elettorali e referendarie.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 796 834 32,20 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 14 078 269 89,10 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 1 718 565 10,90 (su n. votanti)
Astenuti 33 270 860 67,80 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 10 004 581 71,10%
RISPOSTA NEGATIVA NO 4 073 688 28,90%
bianche/nulle 1 718 565
Totale voti validi 14 078 269 100%

Elezione della Camera dei deputati: abolizione del voto di lista per l'attribuzione con metodo proporzionale del 25% dei seggi[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei deputati.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 918 748 32,40 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 14 189 487 89,10 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 1 729 261 10,90 (su n. votanti)
Astenuti 33 148 946 67,60 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 11 637 524 82,00%
RISPOSTA NEGATIVA NO 2 551 963 18,00%
bianche/nulle 1 729 261
Totale voti validi 14 189 487 100%

Elezione del Consiglio superiore della magistratura: Abrogazione dell'attuale sistema elettorale dei componenti magistrati con metodo proporzionale per liste contrapposte[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione del voto di lista per l’elezione dei membri togati del CSM.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 634 781 31,90 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 12 930 715 82,70 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 2 704 066 17,30 (su n. votanti)
Astenuti 33 432 913 68,10 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 9 125 465 70,60%
RISPOSTA NEGATIVA NO 3 805 250 29,40%
bianche/nulle 2 704 066
Totale voti validi 12 930 715 100%

Ordinamento giudiziario: separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti[modifica | modifica wikitesto]

Separazione netta della carriera di un magistrato pubblico ministero da quella di un giudice. Promosso da Radicali, SDI e PRI.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 681 225 32,00 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 13 387 954 85,40 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 2 293 271 14,60 (su n. votanti)
Astenuti 33 386 469 68,00 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 9 237 713 69,00%
RISPOSTA NEGATIVA NO 4 150 241 31,00%
bianche/nulle 2 293 271
Totale voti validi 13 387 954 100%

Incarichi extragiudiziari dei magistrati: Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 696 528 32,00 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 13 561 179 86,40 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 2 135 349 13,60 (su n. votanti)
Astenuti 33 371 166 68,00 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 10 200 692 75,20%
RISPOSTA NEGATIVA NO 3 360 487 24,80%
bianche/nulle 2 135 349
Totale voti validi 13 561 179 100%

Licenziamenti: Abrogazione delle norme sulla reintegrazione del posto di lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Abrogazione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Promosso da Radicali, Forza Italia e PRI.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 953 385 32,50 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 14 757 427 92,50 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 1 195 958 7,50 (su n. votanti)
Astenuti 33 114 309 67,50 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 4 923 381 33,40%
RISPOSTA NEGATIVA NO 9 834 046 66,60%
bianche/nulle 1 195 958
Totale voti validi 14 757 427 100%

Trattenute associative e sindacali tramite gli enti previdenziali: abolizione[modifica | modifica wikitesto]

Abrogazione della possibilità di trattenere dalla busta paga o dalla pensione la quota di adesione volontaria a un sindacato o associazione di categoria attraverso un patronato.

totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 067 694  
Votanti 15 800 947 32,20 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 13 963 498 88,40 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 1 837 449 11,60 (su n. votanti)
Astenuti 33 266 747 67,80 (su n. iscritti)

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 8 632 445 61,80%
RISPOSTA NEGATIVA NO 5 331 053 38,20%
bianche/nulle 1 837 449
Totale voti validi 13 963 498 100%

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervento di Emma Bonino ad Arezzo, Libertà economiche e referendum, 9 novembre 1999
  2. ^ Ferruccio De Bortoli, Stato sociale e false paure, «Corriere della Sera», 9 gennaio 2000
  3. ^ Rudi Dornbusch, Quanti nemici per i referendum della Bonino, articolo su «La Stampa», 26 marzo 2000
  4. ^ Convegno, Tornare alla Costituzione, 6 e 7 dicembre 1999
  5. ^ Angelo Panebianco, La Consulta ci ripensa, «Corriere della Sera», 4 febbraio 2000

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]