Reale tenuta di Carditello

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Coordinate: 41°03′41.76″N 14°11′24″E / 41.0616°N 14.19°E41.0616; 14.19

Reale tenuta di Carditello
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Informazioni
Condizioni in pericolo, urgenza di recupero e restauro
 
Reale tenuta di Carditello

La Reale tenuta di Carditello, sita in San Tammaro (CE), detta anche Real sito di Carditello oppure, con riferimento alla palazzina ivi presente, Reggia di Carditello, faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli posti nella Terra di Lavoro: Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Capodimonte, Tenuta degli Astroni, Villa d'Elboeuf, Reggia di Portici, Villa Favorita, Palazzo d'Avalos nell'isola di Procida, lago di Agnano, Licola, Capriati a Volturno, Cardito, Reale tenuta di Carditello, Reale tenuta di Persano, Fusaro di Maddaloni, Selva di Caiazzo, Sant'Arcangelo, Reggia di Caserta, San Leucio, Casino del Fusaro, Casino di Quisisana, Mondragone e Demanio di Calvi.

Questi siti non erano solo semplici luoghi per lo svago (soprattutto per la caccia) della famiglia reale borbonica e della sua corte, poiché, è importante sottolineare, che in alcuni casi costituivano vere e proprie aziende, espressione di imprenditoria ispirata dalle idee illuministiche in voga in quei tempi. Si citano per esempio gli allevamenti della Fagianeria di Caiazzo, la produzione della seta a San Leucio, la pesca al Fusaro, gli allevamenti della Tenuta di Persano e del Demanio di Calvi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In particolare la Reale tenuta di Carditello era una vasta porzione, in parte acquitrinosa, della pianura delimitata a settentrione dal fiume Volturno, ad oriente dal monte Tifata e dai suoi colli, a meridione dall'antico fiume Clanio, oggi Regi Lagni, e ad occidente dal mar Tirreno. Essa ospitava una dinamica azienda agricola, ben progettata nelle infrastrutture edili e ben organizzata negli allevamenti di pregiate razze equine, nella produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli e caseari. La Reggia di Carditello, situata a circa 4 km ad ovest dell'abitato di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta, in via Foresta a Carditello, è un complesso architettonico sobrio ed elegante di stile neoclassico, destinato da Carlo di Borbone (1716-1788) a luogo per la caccia e l'allevamento di cavalli e poi trasformato per volontà di Ferdinando IV di Borbone (1751-1825) in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l'allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini. Era immerso in una vasta tenuta ricca di boschi, pascoli e terreni seminativi, e si estendeva su di una superficie di 6.305 moggia capuane, corrispondenti a circa 2.100 ettari. Era animato da un discreto numero di persone dedite alla conduzione dell'azienda. Carditello era uno dei siti reali che si fregiava del titolo di "Reale Delizia" perché, nonostante la sua funzione di azienda, offriva una piacevole permanenza al re e alla sua corte per le particolari battute di caccia che i numerosi boschi ricchi di selvaggina permettevano.

Il fabbricato è stato costruito dall'architetto Francesco Collecini, allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli. L'area antistante, formata da una pista in terra battuta che richiama la forma dei circhi romani, abbellita con fontane, obelischi ed un tempietto circolare dalle forme classicheggianti, era destinata a pista per cavalli.

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1920 gli immobili e l'arredamento passarono dal demanio all'Opera Nazionale Combattenti e i 2.070 ettari della tenuta furono lottizzati e venduti. Rimasero esclusi il fabbricato centrale e i 15 ettari circostanti, disposti a ventaglio sui lati ovest, nord ed est del medesimo complesso, che nel secondo dopoguerra entrarono a far parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno.

Nel 1943 fu occupata dalle truppe tedesche e poi da quelle americane.[1]

Da molti anni la tenuta è in uno stato di abbandono, che l'ha resa sconosciuta ai più e relegata in una posizione inferiore rispetto ad altre località e siti di interesse artistico. Nonostante il grave stato di decadenza e la scomparsa dei boschi che le facevano da cornice, sono ancora intuibili la ricchezza e bellezza artistica e architettonica della Reggia e la stupenda veduta d’insieme del sito, elementi che hanno fatto nascere l'antico appellativo di "Reale Delizia". Tuttavia è anche evidente l'urgenza d'arrestare la razzia di decori, sculture, arredi architettonici, ormai in atto da troppi anni.

Con ordinanza del 27 gennaio 2011, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - Ufficio Esecuzioni Immobiliari - dispone la vendita all'asta del complesso monumentale denominato Real Sito di Carditello al prezzo base di 10 milioni di Euro. Il Tribunale ha assegnato il diritto di prelazione al Comune, alla Provincia, alla Regione e al MIBAC; tuttavia alla fine del 2013 erano già state 11 le aste andate deserte.

L'antica quadreria del Real sito, per anni dispersa in vari musei ed enti statali, è stata recentemente studiata e ricostruita nella sua distribuzione per sale dallo storico dell'arte Maria Carmela Masi.

Dal 2011 al 2013, la Reggia è stata sorvegliata a titolo volontario da Tommaso Cestrone, che più volte aveva cercato di attirare l'attenzione della politica per il recupero del complesso architettonico, nel quale ha trovato la morte, colto da infarto, la notte della vigilia di Natale del 2013.[2]

Grazie all'impegno politico e umano di Massimo Bray, ministro del Mibact, nel gennaio del 2014, è stato firmato un accordo preliminare tra la Società Gestione Attività, che ha acquisito i crediti del Banco di Napoli, e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la cessione del complesso edilizio al ministero stesso.[3]

L'accordo prevede una cessione al Mibac, da parte della Sga (quando quest'ultima entrerà in posseso del decreto di aggiudicazione del Tribunale dopo il saldo) del complesso Real Sito Carditello al costo di 2 milioni e mezzo di euro a fronte degli 11 milioni e mezzo di euro sborsati dalla stessa Sga (società che gestisce i credti del Banco di Napoli) che non ha sollevato il Consorzio debitore dal pagamento dei restanti 30 milioni di euro.[4]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Carduetum, cardueti = cardito, carditello, ovvero luogo piantato a cardi: nei tempi passati il territorio in oggetto assunse il nome di Carditello perché si presentava infestato della pianta di cardo, tanto da formare una barriera per chi voleva inoltrarsi a piedi o a cavallo.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ lastoria/i_soldati_usa_e_quei_sexy_graffiti_alla_reggia_di_carditello.
  2. ^ Tommaso Cestrone, l'angelo di Carditello, è morto. Da due anni si prendeva cura gratis della Reggia borbonica in L'Huffington Post, HuffingtonPost Italia s.r.l., 26 dicembre 2013. URL consultato il 9 gennaio 2014.
  3. ^ Gian Antonio Stella, La Reggia dei Borbone appartiene agli Italiani. La villa di Carditello ora è proprietà dello Stato in Corriere.it, RCS Mediagroup S.p.a., 9 gennaio 2014. URL consultato il 9 gennaio 2014.
  4. ^ Il Mattino (Caserta) 10 gennaio 2014 e Corriere del Mezzogiorno del 12 gennaio 2014


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ettore Ventrella, Roberta Ventrella, Reali Delizie. Itinerario Storico-Artistico in Campania Felix, Caserta, Ventrella Edizioni, 2013 ISBN 978-88-908389-9-6
  • Nadia Verdile, La Reggia di Carditello. Tre secoli di fasti e feste, furti e aste, angeli e resurrezioni, Caserta, Ventrella Edizioni, 2014 ISBN 978-88-908389-8-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]