RealDoll

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La pornodiva statunitense Alektra Blue con la sua versione Realdoll all'AVN Adult Entertainment Expo 2010 di Las Vegas

Le RealDoll sono giocattoli sessuali, simili a manichini, venduti in tutto il mondo e costruiti dal 1996 a San Marcos, in California, dalla Abyss Creations[1], ideati dallo scultore Matthew McMullen[2].

Caratteristiche e diffusione[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla tecnologie sviluppate nell’industria hollywoodiana degli effetti speciali le RealDoll, dal costo di diverse migliaia di dollari l'una[3], sono oggi le tra le più realistiche bambole sessuali del mondo. Il realismo va oltre il semplice aspetto, l’endoscheletro in PVC permette al corpo le stesse posizioni di un essere umano, mentre il corpo in silicone riproduce le fattezze di una donna persino al tatto. Le articolazioni interne sono realizzate in acciaio inossidabile e il peso del corpo è di circa 30/40 kg. Si possono combinare tipi di corpo, facce, capelli, colore degli occhi.

Particolare del viso di una RealDoll

Ai modelli iniziali (tra cui uno maschile), completamente passivi, vennero col tempo affiancati modelli in grado di parlare o di chiudere gli occhi, così come versioni con il viso interscambiabile o versioni transessuali con una combinazione di organi sessuali sia maschili che femminili[1][4]. Tuttavia i modelli con una limitata automazione non hanno raggiunto i livelli di interattività garantiti da aziende concorrenti come quelle della tedesca AndyDroid[5].

Impatto nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La fama raggiunta dalle RealDoll ha fatto sì che divenisse iconografico rispetto a questo nuovo tipo di bambole sessuali iperrealistiche[1], portando diversi autori a citarle nelle loro opere audiovisive[6]. Per es nella serie Nip/Tuck (2003-2010) Kimberly, interpretata da Kelly Carlson, fa da modella per una RealDoll a sua immagine e somiglianza, mentre il film drammatico/horror Love Object (2003) e la commedia Lars e una ragazza tutta sua (2007, titolo originale Lars and the Real Girl) ruotano proprio intorno all'acquisto da parte dei rispettivi protagonisti di una di queste bambole. Anche a teatro vi furono sporadiche apparizioni di questo tipo di bambole: per esempio una RealDoll rappresentante l'attrice Claudia Cardinale da giovane venne posta in scena nella stagione 2002/03 a fianco all'attrice in carne ed ossa, nella rappresentazione del Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello, messo in scena dal regista Pasquale Squitieri[7]. Il prezzo elevato ne fa comunque un prodotto di nicchia, di cui, nei primi 10 anni di produzione, erano stati venduti sul mercato solo alcune migliaia di elementi[8], la cui vendita tramite negozi fisici avviene solo in un numero ridotto di locali, come quello di Hustler nel Sunset Boulevard di Hollywood[1].

Il fotografo Helmut Newton realizzò un servizio fotografico con protagoniste alcune di queste bambole, ma, a causa dell'effetto innaturale che avevano, la committente Playboy scelse di non pubblicarle[1], pur inserendole, successivamente alla morte del fotografo, nella sua retrospettiva Playboy: Helmut Newton edita dalla Chronicle Books nel 2005, che al servizio dedica un apposito capitolo[9].

Impatto sociologico[modifica | modifica sorgente]

Il fenomeno è guardato con curiosità da sociologi, sessuologi e giornalisti, vista la presenza di utenti del prodotto così soddisfatti da portare la propria bambola persino in vacanza, spesso sostituendola (o affiancandola) ai normali rapporti affettivi con una persona reale[10][4], inclusi anche comportamenti di tipo violento[11]. L'origine dell'identificazione della bambola con una figura femminile autentica è stata individuata da alcuni nell'aderenza della bambola al modello di passività associato con la "purezza" femminile[11]. Il documentario Guys and Dolls (rinominato Love Me, Love My Doll per la messa in onda del 2007 da parte della BBC) ha analizzato alcune di queste situazioni[12][8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Anthony Ferguson, The Sex Doll: A History, McFarland, 2010, ISBN 9780786447947, pag 44 e seg
  2. ^ (EN) The ultimate pleasure doll, articolo di Monk Magazine, del 15 giugno 1999
  3. ^ Anne Semans, Cathy Winks, The Woman's Guide to Sex on the Web, HarperCollins, 1999, ISBN 9780062515483. (consultabile anche online)
  4. ^ a b (EN) Flexible friendship, articolo di Metro, del 22 febbraio 2006
  5. ^ a cura di Gianluca Di Fratta, Robot Fenomenologia dei giganti di ferro giapponesi, L'Aperia edizioni, ISBN 9788887638127, pag 170 e seg
  6. ^ (EN) How technology is changing the way we have sex, articolo di The Next Web, del 6 ottobre 2012
  7. ^ Somiglia a Claudia Cardinale la bambola che recita Pirandello, repubblica.it, 10 ottobre 2002. URL consultato il 22 dicembre 2013.
  8. ^ a b (EN) Love Me, Love My Doll, scheda del documentario dal sito della televisione pubblica australiana SBS
  9. ^ Si veda per es. la recensione Playboy Has a Helmut Newton Retrospective di http://creativity-online.com
  10. ^ Michael Jenkins, Man-Child, AuthorHouse, 2009, ISBN 9781477281512. (consultabile anche online)
  11. ^ a b Jessica Valenti, The Purity Myth: How America's Obsession with Virginity Is Hurting Young Women, Seal Press, 2009, ISBN 9780786744664. (consultabile anche online)
  12. ^ (EN) Guys and Dolls, scheda del documentario da IMDB

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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