Ready-made

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Il termine ready-made (traducibile come "prefabbricato", "pronto all'uso") è utilizzato per descrivere un'opera d'arte ottenuta da oggetti per lo più appartenenti alla realtà quotidiana, lontani dal sentimentalismo e dall'affezione, che possono essere modificati (in questo caso si parla di ready-made rettificato) o meno.

L'inventore del ready-made fu il dadaista Marcel Duchamp nei primi decenni del Novecento ed ancora oggi è una pratica molto usata (nelle sue varie evoluzioni) nell'arte contemporanea.

Il ready-made dunque è un comune manufatto di uso quotidiano (un attaccapanni, uno scolabottiglie, un orinatoio, ecc.) che assurge ad opera d'arte una volta prelevato dall'artista e posto così com'è in una situazione diversa da quella di utilizzo, che gli sarebbe propria (in questo caso un museo o una galleria d'arte). Il valore aggiunto dell'artista è l'operazione di scelta, o anche di individuazione casuale dell'oggetto, di acquisizione e di isolamento dell'oggetto.

Ciò che a quel punto rende l'oggetto comune e banale (si pensi alla latrina capovolta che Duchamp intitolerà "Fontana") un'opera d'arte, è il riconoscimento da parte del pubblico del ruolo dell'artista. L'idea di conferire dignità ad oggetti comuni fu inizialmente un forte colpo nei confronti della distinzione tradizionale, comunemente accettata e radicata, tra ciò che poteva definirsi arte e ciò che non lo era. Nonostante ai nostri tempi questa pratica sia ampiamente accettata dalla comunità artistica, continua a destare l'ostilità dei media e del pubblico.

Indice

[modifica] Origine: Duchamp

Marcel Duchamp ha coniato il termine ready-made nel 1915, ma il suo primo ready-made (rettificato, in quanto si tratta di una ruota di bicicletta imperniata su di uno sgabello tramite le forcelle del telaio) risale al 1913 ed è intitolato, per l'appunto, "Bicycle Wheel". Il primo ready-made puro è "Bottle Rack" ("Lo scolabottiglie"), semplicemente firmato. L'originale dello scolabottiglie non esiste più. Esso fu semplicemente buttato via dalla sorella di Duchamp mentre questi, nel 1915, era negli Stati Uniti ed ella aveva compiuto una "pulizia generale" dello studio del fratello. Ma lo stesso Duchamp lo sostituì poi con altro esemplare.

Nonostante i ready-made siano carichi di una forte componente ludica ed ironica, molti critici non escludono che Duchamp, fortemente interessato all'alchimia, abbia inserito nelle sue opere simboli tipicamente alchemici. Un esempio sarebbe dato da "Lo scolabottiglie" che richiamerebbe il simbolo dell'albero. Un secondo esempio sarebbe dato da "Fontana" che simboleggerebbe l'utero femminile e non a caso Duchamp l'avrebbe firmata con lo pseudonimo R.Mutt, che traslitterato evoca fonicamente il sostantivo tedesco Mutter, che significa "madre".

[modifica] Sviluppi

Questa tecnica fu ben presto accolta e sviluppata da altri artisti dadaisti, tra i quali Man Ray e Francis Picabia che la combinò con l'arte pittorica tradizionale applicando dei ciuffi di criniera animale su un dipinto per rappresentare i capelli. Importante opera di Man Ray è il "regalo" un ferro da stiro con chiodi che sporgono dalla piastra, rendendolo inutilizzabile.

[modifica] Nel Jazz

Da qualche tempo il ready-made è diventato anche un modo di sperimentare musicalmente traendo spunto da materiali musicali "comuni" ricavati da esperienze provenienti da ambiti diversi (pop, rock, funky, reggae, ecc) che vengono rielaborati per diventare nuova materia creativa. Esponenti di questo movimento musicale, tra gli altri, sono appunto i "Ready-Made Jazz Project"

[modifica] Voci correlate

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