Ravana

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Una rappresentazione di Rāvaṇa, il re rakṣasa di Lanka.

Nella mitologia induista, Rāvaṇa (devanagari रावण) fu re demoniaco di Lanka, ed il principale avversario di Rāma, come narrato nel poema epico Rāmāyaņa.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Rāvaṇa nasce dal saggio Viśrava e dalla principessa asura Kaikesi.

Il padre di Kaikesi, Sumali, desidera che lei sposi il più potente tra gli esseri del mondo mortale, al fine di generare un erede eccezionale, e a questo scopo ella rifiuta le proposte di tutti i re del mondo, i cui poteri sono inferiori ai suoi; quando infine passa a esaminare i saggi la sua scelta cade su Viśrava, che però la avverte che avendolo lei avvicinato in un momento inopportuno i figli da loro generati saranno malvagi. Rāvaṇa, primogenito della coppia, è dunque sia asura che brahmino, e poiché nasce con 10 teste viene chiamato Dasagriva (dalle 10 teste) o Dasamukha (dalle 10 facce); avrà come fratelli Kumbhakarna e Vibhīshaṇa, e come sorella Sūrpanakhā.

Viśrava comprende che nonostante il carattere aggressivo e arrogante suo figlio ha eccezionali doti di studioso, e si prodiga a insegnargli i Veda e tutti i testi sacri, oltre a tutto ciò che serve a uno kṣatriya (la casta militare e reale).

Re di Lanka[modifica | modifica sorgente]

A conclusione dei suoi studi, Rāvaṇa inizia una lunghissima cerimonia di penitenza in onore di Shri Brahmā, il quale infine gli appare per compensare i suoi sforzi. Rāvaṇa chiede l'immortalità, ma scopre che non gli può essere concessa, e allora chiede di non poter essere ferito né ucciso da alcun dio o essere celestiale, da alcun demone, serpente o bestia selvaggia; nel suo disprezzo per gli umani non chiede protezione da essi. Brahmā acconsente, e gli concede anche poteri magici e conoscenza delle armi divine.

Forte del potere ottenuto, Rāvaṇa si reca dal nonno Sumali, che ha un regno negli Inferi, e si mette alla testa del suo esercito per muovere guerra al fratellastro Kubera, deva del Nord (Lokapāla) e tesoriere degli dei; pur essendo Kubera nato da un precedente matrimonio di Viśrava, egli aveva sempre volentieri condiviso le sue fortune con i fratellastri, ma Rāvaṇa pretende da lui il suo intero regno di Lanka, e minaccia di impossessarsene con la forza. Su consiglio del padre, che gli fa notare come essendo egli un essere celestiale non può vincere contro Rāvaṇa, in virtù della protezione offertagli da Brahmā, Kubera abdica in favore di Rāvaṇa.

Nonostante la sua ascesa al trono sia illegittima, il suo regno viene descritto come benevolo e positivo; sotto il suo governo Lanka conosce un periodo di grande ricchezze e prosperità, e il popolo non soffre mai la fame.

Imperatore dei Tre Mondi[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sua conquista di Lanka, Rāvaṇa incontra Shri Śiva sul suo eremo sul monte Kailāśā (oggi Kangrinboqê, in Tibet). Non sapendo che fosse il monte a lui sacro, infatti, cerca di caricarlo su un carro; Śiva, infastidito dalla sua arroganza, spinge giù il monte con un dito, e schiaccia Rāvaṇa sotto di essa; quando i suoi seguaci lo informano, Rāvaṇa si pente e compone canzoni in onore del dio, venerandolo a lungo, finché Śiva impietosito lo libera dalla sua prigione, e gli concede ulteriore forza e la spada di luna (chandrahas), immensamente potente. Rāvaṇa da parte sua diventa devoto del dio e della sua consorte, che onora con la danza Śiva Tandava Strota, (una forma di stuti).

Grazie al nuovo potere appena acquisito, Rāvaṇa si imbarca in una serie di campagne militari, conquistando regni umani, celesti e demoniaci; avendo unificato l'Oltretomba sotto un unico regno, vi pone sul trono suo figlio Ahiravana. Dopo aver stretto un'alleanza con gli invincibili asura Nivatakavacha e Kalakeya, e dopo aver conquistato un gran numero di regni del mondo mortale, celebrando le dovute cerimonie assume la corona di Imperatore. Quando il fratellastro Kubera lo rimprovera per la sua crudeltà Rāvaṇa, infuriato, muove guerra ai cieli, vincendo in battaglia i deva e umiliando Kubera: avendo assunto il controllo su deva, asura e mortali, si proclama Imperatore dei Tre Mondi.

All'inizio del Rāmāyaṇa egli ormai domina tutto e tutti, e si dice che possa comandare il sorgere e il tramontare del sole.

Rapporto con le donne[modifica | modifica sorgente]

Ravana mentre rapisce Sita, uccidendo Jathayu.

Rāvaṇa dimostra con le donne la stessa arroganza e aggressività che applica nelle sue conquiste militari; ha diverse mogli, l'ultima delle quali è Mandodari, principessa di Mandore, figlia di un asura e di un'apsara, famosa per la sua grazia e la sua saggezza oltre che per la sua bellezza; mantiene inoltre un folto harem, composto dalle donne che ha fatto schiave nelle sue innumerevoli conquiste. Qualunque donna non ceda alle sue lusinghe, la prende con la forza. Due incontri, in particolare, segneranno il suo destino e la sua fine.

Il primo errore di Rāvaṇa sarà l'essersi invaghito di una fanciulla di nome Vedavati. Egli l'incontra in un eremo, dove ella medita e venera Shri Viṣṇu, che desidera incontrare e sposare, ed è rapito dalla sua bellezza e dalla sua purezza; ma lei rifiuta le sue attenzioni, e Rāvaṇa la prende con la forza, rompendo la sua castità e distruggendo il suo sogno di sposare il dio, e la fanciulla si suicida in una pira sacrificale, giurando che sarebbe tornata per causare la sua morte. Secondo la leggenda ella rinascerà come Sītā, sposa di Rāma (e quindi di Viṣṇu), e poiché egli si invaghirà di lei anche in questa forma ne conseguirà la sua lotta con l'avatar del dio, e la sua inevitabile sconfitta.

Un altro suo errore sarà l'aver molestato l'apsara Rambha, che si rivelerà essere stata la promessa sposa del figlio di Kubera; costui lancia perciò su di lui una pesante maledizione: se mai Rāvaṇa prenderà ancora con la forza una donna, la sua testa cadrà. Questa maledizione sarebbe il motivo per cui Sītā riuscì a rimanere casta anche durante la lunga prigionia (quasi un anno) nel castello di Rāvaṇa.

Interpretazioni[modifica | modifica sorgente]

Nel Rāmāyaņa, Rāvaṇa è descritto come un re benevolo col suo popolo, come già Re Bali, il precedente re dei Tre Mondi, che Viṣṇu aveva sconfitto con un suo precedente avatar (Vamana) ma a cui aveva concesso di dominare ancora il mondo in un altro yuga; inoltre è ardente devoto di Śiva, e a dispetto della sua arroganza è un ottimo brahmino. La sua caratterizzazione nel Rāmāyaņa tende a illustrare i pericoli della lussuria e dell'arroganza, più che una figura di "cattivo" in senso assoluto.

Il concetto di un Rāvaṇa "buono" è però fortemente contestata nel mondo induista; presso la setta induista Ayyavazhi del Tamil Nadu, addirittura, Rāvaṇa incarna il male assoluto, in accordo ai principi della setta, che accanto alle incarnazioni del Bene (Viṣṇu) ritiene vi siano delle incarnazioni del Male (Kroni) che gli avatar devono combattere.

Altre tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Il Rāmāyaņa non è l'unico testo religioso che parla di Rāvaṇa; nel Bhagavata Purana, Rāvaṇa e suo fratello Kumbhakarna sono la reincarnazione di Jaya e Vijaya, custodi dei cancelli di Vaikunta, residenza di Viṣṇu, che furono maledetti da dei monaci a cui avevano rifiutato l'ingresso, e reincarnati per la loro insolenza; Viṣṇu intervenne per moderare la loro maledizione, e chiese loro se preferissero reincarnarsi sette volte come suoi fedeli o tre volte come suoi nemici. Volendo tornare alle loro mansioni il prima possibile, i due fratelli scelsero la strada più breve ma più difficile.

Nella prima rinascita, Jaya e Vijaya rinacquero come Hiranyakashipu e Hiranyaksha, e Viṣṇu si incarnò come Varaha e Narasimha e li uccise entrambi; nel Treta Yuga come Rāvaṇa e Kumbhakarna, e Viṣṇu li uccise come Rāma; infine nel Dwapara Yuga, Jaya e Vijaya nacquero come Śiśupala e Dantavakra per essere da lui uccisi come Krishna. Dopo le tre rinascite e le tre uccisioni, tornarono al Vaikunta.

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