Rauwolfia
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Rauwolfia sandwicensis |
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Sottoclasse | Asteridae |
| Ordine | Gentianales |
| Famiglia | Apocynaceae |
| Genere | Rauwolfia Ruiz & Pav. |
| Specie | |
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Rauwolfia è un genere di piante sempreverdi della famiglia delle Apocynaceae, diffuso prevalentemente nei paesi della zona tropicale e subtropicale.
Indice |
Distribuzione [modifica]
Attualmente è diffusa in Indonesia, Malesia, Ceylon e in India.
Descrizione [modifica]
È una pianta alta circa mezzo metro, caratterizzata da foglie picciolate e radici nodose. Si sviluppa su terreni abbondanti di materia organica e fiorisce in primavera.[1]
Specie [modifica]
Comprende 85 specie fra cui:
- Rauwolfia caffra
- Rauwolfia canescens
- Rauwolfia micrantha
- Rauwolfia sandwicensis
- Rauwolfia serpentina
- Rauwolfia tetraphylla
- Rauwolfia vomitoria
Usi [modifica]
Anticamente usata dagli indigeni per curare l'avvelenamento da morso di serpente e le punture degli scorpioni, è compresa nella medicina greco-araba e nei testi antichi indiani sempre come antidoto.[1] Rauwolfia serpentina contiene diverse sostanze bioattive, come ajmalina, deserpidina, rescinnamina, serpentinina, yohimbina e reserpina: quest'ultimo alcaloide è stato ampiamente usato come farmaco antipertensivo, ma oggi è stato sostituito da altri farmaci per gli effetti indesiderati sul SNC (parkinsonismo iatrogeno, forte depressione) dovuti al depauperamento delle scorte di serotonina e dopamina. Per questi motivi, la reserpina è utilizzata solo in laboratorio.
Altre piante di questo genere sono usate sia nella medicina occidentale sia nell'Ayurveda, nell'Unani, e nella medicina popolare. Gli alcaloidi contenuti riducono la pressione arteriosa, deprimono l'attività del sistema nervoso centrale, ed hanno azione ipnotica.
Donne gravide o presunte tali non dovrebbero ingerire preparati di Rauwolfia, che possono essere dannosi anche in soggetti con malattie croniche (ulcere gastroduodenali, reflusso esofageo, colite ulcerosa, colite spastica, diverticolosi...).
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Lewis, W. H. and M. P. F. Elvin-Lewis. (2003). Medical Botany. Hoboken: Wiley. pg 286
Altri progetti [modifica]
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