Rauwolfia

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Rauwolfia
Starr 030628-0122 Rauvolfia sandwicensis.jpg
Rauwolfia sandwicensis
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Gentianales
Famiglia Apocynaceae
Genere Rauwolfia
Ruiz & Pav.
Specie
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Rauwolfia è un genere di piante sempreverdi della famiglia delle Apocynaceae, diffuso prevalentemente nei paesi della zona tropicale e subtropicale.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Attualmente è diffusa in Indonesia, Malesia, Ceylon e in India.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

È una pianta alta circa mezzo metro, caratterizzata da foglie picciolate e radici nodose. Si sviluppa su terreni abbondanti di materia organica e fiorisce in primavera.[1]

Specie[modifica | modifica sorgente]

Comprende 85 specie fra cui:

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Anticamente usata dagli indigeni per curare l'avvelenamento da morso di serpente e le punture degli scorpioni, è compresa nella medicina greco-araba e nei testi antichi indiani sempre come antidoto.[1] Rauwolfia serpentina contiene diverse sostanze bioattive, come ajmalina, deserpidina, rescinnamina, serpentinina, yohimbina e reserpina: quest'ultimo alcaloide è stato ampiamente usato come farmaco antipertensivo, ma oggi è stato sostituito da altri farmaci per gli effetti indesiderati sul SNC (parkinsonismo iatrogeno, forte depressione) dovuti al depauperamento delle scorte di serotonina e dopamina. Per questi motivi, la reserpina è utilizzata solo in laboratorio.

Altre piante di questo genere sono usate sia nella medicina occidentale sia nell'Ayurveda, nell'Unani, e nella medicina popolare. Gli alcaloidi contenuti riducono la pressione arteriosa, deprimono l'attività del sistema nervoso centrale, ed hanno azione ipnotica.

Donne gravide o presunte tali non dovrebbero ingerire preparati di Rauwolfia, che possono essere dannosi anche in soggetti con malattie croniche (ulcere gastroduodenali, reflusso esofageo, colite ulcerosa, colite spastica, diverticolosi...).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.71

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lewis, W. H. and M. P. F. Elvin-Lewis. (2003). Medical Botany. Hoboken: Wiley. pg 286

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