Rapimento Lindbergh

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Il manifesto diffuso nei giorni del rapimento con la descrizione del bambino.

Con l'espressione rapimento Lindbergh si indica il rapimento e l'uccisione di Charles Augustus Lindbergh Jr., figlio primogenito del famoso aviatore Charles Lindbergh e della moglie Anne Morrow Lindbergh. È uno dei casi di cronaca nera più noti di tutto il XX secolo. Il bambino, di appena 20 mesi d'età, venne portato via dalla sua casa di East Amwell, nel New Jersey, la sera del 1º marzo 1932.[1] Più di due mesi dopo, il 12 maggio 1932, il cadavere del bimbo fu ritrovato in un boschetto a poca distanza da casa, col cranio sfondato.[2][3]

Dopo oltre due anni di indagini venne arrestato, con l'accusa di aver ucciso il piccolo, il carpentiere di origine tedesca Bruno Richard Hauptmann, che fu processato tra il 2 gennaio e il 13 febbraio 1935; riconosciuto colpevole, fu condannato a morte e giustiziato tramite sedia elettrica alla New Jersey State Prison il 3 aprile 1936. Hauptmann si proclamò sempre innocente.[4]

Il rapimento e il processo ad Hauptmann ebbero amplissima risonanza nell’opinione pubblica americana e sulla stampa. Il giornalista H. L. Mencken li definì "l'evento più importante dopo la Resurrezione di Cristo".[5][6] Il delitto spinse il congresso degli Stati Uniti d'America ad approvare il Federal Kidnapping Act, meglio noto come "Lindbergh Law" ("legge Lindbergh"), che standardizzò a livello federale le procedure giudiziarie contro simili crimini.[7]

I fatti[modifica | modifica sorgente]

Alle ore 20:00 del 1º marzo 1932, Betty Gow, la governante della famiglia Lindbergh, mise a dormire il piccolo Charles Augustus Lindbergh Jr. nella sua culla. Intorno alle ore 21:30, il padre Charles udì un rumore provenire da una stanza vicina, ma credette che qualcosa fosse caduto in cucina. Alle ore 22:00 Betty Gow ritornò nella camera da letto del piccolo e si accorse che la culla era vuota. Subito chiamò la madre Anne, domandandole se avesse preso il bambino con sé.

Alla risposta negativa di colei, la fantesca avvisò il padre Charles, che si trovava nella biblioteca adiacente alla camera da letto del figlio. Subito Lindbergh accorse nella camera, constatando a sua volta che il bambino era sparito. Mentre controllava la stanza, trovò una busta poggiata sopra il davanzale della finestra.

Fucile alla mano, Lindbergh uscì di casa e perlustrò tutto il perimetro; non trovando niente e nessuno, chiamò la polizia. Gli agenti giunsero sul posto nel giro di 20 minuti, insieme ad alcuni giornalisti e all'avvocato di fiducia dei Lindbergh. A notte inoltrata, nel terreno fangoso attorno alla casa (quel giorno aveva piovuto) venne individuata la traccia di uno pneumatico, senza che fosse però possibile capire chi l'avesse lasciata e dove si fosse diretto il veicolo. Più tardi fu rinvenuta, nascosta in un cespuglio vicino alla casa, una scala a pioli in legno, rotta in tre pezzi.

Le indagini[modifica | modifica sorgente]

Tra i primi a giungere sulla scena del crimine vi fu Harry Wolfe, capo della stazione di polizia di Hopewell, accompagnato da degli ufficiali della polizia del New Jersey. Gli inquirenti perquisirono tutta la casa e i territori circostanti per un'estensione di alcune miglia.

Passata la mezzanotte, giunse a casa Lindbergh un esperto di impronte digitali, per esaminare la lettera lasciata sul davanzale e i pezzi di scala a pioli ritrovati in giardino. Sulla scala furono ritrovate 400 tracce di impronte digitali e di suole di scarpe. Tuttavia, tali tracce erano troppo consumate per risultare di una qualche utilità agli inquirenti. Nemmeno nella stanza del bambino si riuscì ad identificare alcuna impronta digitale, né di estranei, né di familiari. Non fu nemmeno possibile raccogliere alcuna prova all'interno o all'esterno della casa.

Si provvide poi ad aprire la busta, nella quale venne trovata una richiesta di riscatto, scritta in un pessimo inglese, con molti errori di morfosintassi:

La lettera originale Trascrizione Traduzione e adattamento in lingua italiana
La richiesta di riscatto lasciata sul davanzale della camera.
« Dear Sir!

Have 50.000$ redy 25 000$ in
20$ bills 15000$ in 10$ bills and
10000$ in 5$ bills After 2–4 days
we will inform you were to deliver
the mony.

We warn you for making
anyding public or for notify the Police
The child is in gut care.
Indication for all letters are
Singnature (Symbol to right)
and three hohls.[8] »

« Caro signore!

Tieni pronti 50.000 dollari [così suddivisi]: 25.000 dollari in
biglietti da 20 dollari, 15.000 dollari in biglietti da 10 dollari e
10.000 dollari in biglietti da 5 dollari. Tra 2–4 giorni
ti indicheremo dove consegnare
il denaro.

Ti avvertiamo di non divulgare
nulla [riguardo al rapimento] e di non avvisare la polizia.
Il bambino è tenuto in buone condizioni.
I segni per [identificare] tutte le lettere [che manderemo] sono
la firma (il simbolo sulla destra)
e tre buchi [sulla carta]. »


Una riproduzione del curioso "marchio" usato come firma in calce alla lettera. I punti sono i buchi nel foglio.
Herbert Norman Schwarzkopf, sovrintendente della polizia del New Jersey.

In calce alla lettera si trovava uno strano simbolo, composto da alcuni cerchi, punti e buchi sulla carta (vedasi immagine a lato).

La notizia del rapimento circolò molto rapidamente e molte persone iniziarono a recarsi alla tenuta Lindbergh, dai semplici curiosi a persone intenzionate a dare un aiuto. In particolare, tra i personaggi principali si annoverano Herbert Norman Schwarzkopf, sovrintendente della polizia del New Jersey, Henry Skillman Breckinridge, un avvocato attivo a Wall Street, e William J. Donovan (meglio noto come "Wild Bill" Donovan), eroe della prima guerra mondiale e futuro capo dell'OSS. Lindbergh accettò l'aiuto di questi tre uomini; essi stessi assunsero de facto la guida delle indagini. Presto si convinsero che il rapimento fosse da imputare alla malavita organizzata e che la richiesta di riscatto fosse stata scritta da un individuo di madrelingua tedesca.[9]

Venne quindi contattato Mickey Rosner, un tirapiedi di Broadway che si diceva fosse in contatto con il crimine organizzato. Rosner a sua volta contattò due gestori di locali speakeasy: Salvatore "Salvy" Spitale e Irving Bitz, che Lindbergh decise di nominare intermediari tra lui e la malavita organizzata; le varie organizzazioni criminali ben presto si defilarono dalla schiera dei sospettati: infatti, vari esponenti di spicco – nello specifico Al Capone, Willie Moretti, Joe Adonis e Longy Zwillman — offrirono il loro aiuto alla famiglia per ritrovare il bambino, promettendo al rapitore denaro e favori. In particolare Al Capone, che si trovava in prigione, chiese di essere scarcerato "per poter aiutare più direttamente la famiglia Lindbergh"; le autorità rifiutarono.

Il mattino dopo il rapimento, la notizia fu riferita al presidente degli USA Herbert Hoover. Sebbene le leggi federali del tempo non contemplassero alcuna norma in merito ai casi di rapimento (la legislazione in materia variava da stato a stato), Hoover dichiarò che avrebbe "smosso cielo e Terra" per ritrovare baby Lindbergh. Il Bureau of Investigation (antesigano dell'FBI) fu autorizzato ad indagare sul caso e furono allertate la Guardia Costiera, il servizio doganale nazionale, il servizio d'immigrazione (per prevenire eventuali tentativi di fuga ed espatrio) e la polizia di Washington D.C.. Gli inquirenti del New Jersey offrirono una ricompensa di 25.000 dollari per chi avesse aiutato a ritrovare il bambino sano e salvo. La stessa famiglia Lindbergh offrì altri 50.000 dollari, per un totale di 75.000 dollari (cifra considerevole, a maggior ragione in piena Grande Depressione). Al contempo furono stampati e diffusi in varie parti degli Stati Uniti manifesti con la foto e una minuziosa descrizione del bambino.

Pochi giorni dopo, una nuova lettera dei rapitori arrivò a casa Lindbergh. Inviata da Brooklyn, fu identificata come autentica dal simbolo con i cerchi e i buchi che si trovava in calce al testo.

Arrivarono poi una seconda e una terza lettera, sempre spedite da Brooklyn e firmate con la sigla B.H. Nella terza, in particolare, era scritto che, essendo state allertato le forze dell' - in contravvenzione alle richieste del primo biglietto -, il riscatto era stato alzato a 70.000 dollari.

John Condon[modifica | modifica sorgente]

Fece allora il suo "ingresso in scena" un ex maestro elementare di New York, John F. Condon, che aveva scritto una lettera a Home News, un giornale del Bronx,[10] offrendo 1.000 dollari al rapitore se avesse lasciato il bambino a un prete cattolico.

A seguito di quest'offerta, Condon ricevette una lettera, il cui mittente si qualificava come uno dei rapitori e lo autorizzava a fare da mediatore tra loro e i Lindbergh.[11] Lindbergh, informato di ciò, ritenne la lettera autentica e accettò di "impiegare" Condon come intermediario.

In base alle istruzioni arrivate con l'ultima lettera, Condon fece un'inserzione sul giornale New York American con scritto semplicemente "Money is Ready. Jafsie" (Jafsie era il suo soprannome, derivante dalla pronuncia inglese delle sue iniziali JFC). Indi rimase in attesa di ulteriori indicazioni.[10]

Lettera dopo lettera, "Jafsie" e coloro che si qualificavano come i rapitori si accordarono per organizzare un incontro presso il cimitero di St. Raymond, nel Bronx, con la garanzia che il maestro sarebbe venuto da solo, senza nessun accompagnatore, né tantomeno agenti di polizia. Il maestro andò quindi al cimitero di notte; il giorno dopo riferì di non aver visto nessuno in faccia, ma di aver parlato con un uomo dall'accento straniero, nascosto nella penombra. L'uomo aveva detto di chiamarsi John, di essere un "marinaio scandinavo" e di essere membro di una gang composta da tre uomini e due donne. Aveva altresì detto che il piccolo Lindbergh era illeso ed era tenuto su una barca, ma che sarebbe stato restituito solo a riscatto pagato. Condon disse anche di avergli replicato mettendo in dubbio che "John" effettivamente sapesse dove si trovava il bambino; costui gli aveva allora promesso di consegnargli come prova un pezzo del pigiama del piccolo.

Condon aggiunse che l'individuo misterioso gli aveva chiesto: «... would I burn, if the package were dead?» (cioè Se il bambino morisse, verrei giustiziato?), salvo poi assicurargli che il bambino era assolutamente vivo e in buone condizioni.

Il 16 marzo 1932, John Condon ricevette un pacco per posta, contenente un pigiama e una settima lettera.[12] Lindbergh riconobbe il vestito come appartenente a suo figlio, per cui Condon fece una nuova inserzione su Home News, scrivendo: "Money is ready. No cops. No secret service. I come alone, like last time." (Il denaro è pronto. Niente poliziotti. Niente servizi segreti. Verrò da solo, come l'ultima volta). Un mese circa dopo il rapimento, il 1º aprile 1932, Condon ricevette una lettera in cui i rapitori si dichiaravano pronti ad incassare il riscatto.

Il pagamento del riscatto[modifica | modifica sorgente]

Il riscatto venne impacchettato in una scatola di legno costruita allo scopo (nella speranza di identificarla più facilmente). La somma di denaro venne composta con banconote gold certificate, destinate ad essere ritirate dalla circolazione negli anni a venire. Si sperava così di poter successivamente identificare il rapitore tramite futuri grossi pagamenti con tale tipo di cartamoneta.[4][13] In più, il numero di serie di ogni biglietto venne annotato.[14]

La notte del 2 aprile 1932, Condon andò ad incontrare "John" al solito cimitero. Gli disse di essere riuscito a raccogliere solo 50.000 dollari. L'uomo misterioso accettò il denaro e lasciò al maestro un biglietto, sul quale era scritto che baby Lindbergh era tenuto da due donne "innocenti" su una barca chiamata Nelly, ormeggiata nel porto dell'isola di Martha's Vineyard, nel Massachusetts. Appresa la notizia, Lindbergh partì subito per l'isola, ma arrivato lì scoprì che non c'era nessuna barca di nome Nelly ormeggiata nel porto.

La scoperta del cadavere[modifica | modifica sorgente]

Il 12 maggio 1932, un camionista di nome William Allen parcheggiò il suo camion sul ciglio di una strada, circa 4.5 miglia a sud della tenuta dei Lindbergh, presso il villaggio di Mount Rose, nel New Jersey.[2] Sceso dal camion, si diresse verso un boschetto per urinare; lì rinvenne il corpo di un bambino, in avanzato stato di decomposizione.[15] Subito Allen chiamò la polizia, che portò il corpicino all'obitorio di Trenton. I medici che lo esaminarono trovarono che il cranio era gravemente fratturato (e ciò fu indicato come causa della morte). I resti sembravano altresì essere stati smembrati da degli animali e presentavano alcune bruciature (segno che era stato fatto un maldestro tentativo di arderli).[3][15] Charles Lindbergh e Betty Gow, informati del ritrovamento, si recarono a Trenton ed identificarono la salma come appartenente a loro figlio osservando una malformazione alle dita del piede destro e la maglia che indossava (cucita da Betty Gow stessa). Lindbergh pretese di riavere subito il corpo, che fu cremato poco dopo[16]

Non appena il Congresso fu informato del macabro ritrovamento, si decise di accelerare l'iter parlamentare di approvazione di una legge federale contro i rapimenti, che consentisse altresì all'FBI di dedicarsi più seriamente alle indagini sul caso.

Nel giugno 1932, gli inquirenti iniziarono a sospettare che il crimine fosse da imputare a qualcuno molto vicino alla famiglia Lindbergh e che godesse della loro fiducia. I sospetti ricaddero su Violet Sharp, una fantesca inglese impiegata presso la famiglia della moglie dell'aviatore, Anne Morrow. Ella si era dimostrata molto nervosa durante l'interrogatorio che le avevano rivolto gli inquirenti ed era caduta in contraddizione quando le era stato chiesto dove si trovasse la notte del rapimento. La Sharp si suicidò il 10 giugno 1932[17] ingerendo una dose di cianuro, poco prima di essere chiamata a deporre in un ennesimo interrogatorio.[18][19] Il suo alibi fu poi accertato come veritiero: la paura di perdere il lavoro e i frequenti interrogatori l'avevano spinta a compiere il gesto estremo (del resto a quel tempo la polizia era accusata di usare metodi troppo duri nei confronti dei sospettati).[20]

Le controversie su John Condon[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Violet Sharp, anche John Condon fu chiamato più volte a fornire la sua versione dei fatti alla polizia. La sua casa di fu perquisita, ma non emerse alcunché a suo carico. Charles Lindbergh stesso difese la posizione del maestro "mediatore".[21] In pratica egli non fu mai indagato ufficialmente, anche se venne additato come un potenziale sospetto dall'opinione pubblica.[22]

Dal canto suo, egli stesso si mise ad indagare per cercare di scoprire chi fossero i rapitori, dandosi anche ad azioni eclatanti: ad esempio un giorno, mentre si trovava su un autobus, vide dal finestrino un sospettato camminare lungo la strada: senza porre indugio, si presentò all'autista e gli disse di fermare il mezzo. Il conducente, seppur sorpreso, accettò, consentendo a Condon di saltare a terra e tentare di catturare l'individuo sospetto (che però riuscì a sfuggirgli).

Condon fu in seguito accusato di usare la vicenda per il suo tornaconto, allorché accettò di apparire in uno spettacolo teatrale inerente il rapimento[23] e di concedere una lunga intervista al periodico Liberty, pubblicata a puntate col titolo "Jafsie Tells All" ("Jafsie dice tutto").[24]

Il tracciamento del riscatto[modifica | modifica sorgente]

Le indagini sul caso si erano ben presto arenate, data l'assenza di reperti indiziari di valore; gli inquirenti decisero pertanto di indirizzare gli sforzi nel tracciamento del riscatto. Fu preparato un volantino con tutti i numeri di serie delle banconote adoperate, che fu stampato in 250.000 copie, distribuite perlopiù a New York.[12][13] Alcune delle banconote vennero ritrovate molto lontano, ad esempio a Chicago e Minneapolis, ma risultò impossibile risalire a chi le avesse spese.

Frattanto un decreto del presidente Franklin Delano Roosevelt aveva disposto il ritiro dalla circolazione delle banconote gold certificate, imponendo che fossero riconsegnate alle banche entro il 1º maggio 1933.[25] Pochi giorni prima della scadenza, a Manhattan, un uomo aveva riconsegnato ad una banca una mazzetta di banconote per un valore di 2.980 dollari, che si rivelarono essere tutte provenienti dal riscatto. A quell'ora la banca era molto affollata e nessuno fece caso al cliente in questione, che nella distinta di cambio aveva firmato a nome J. J. Faulkner, residente al 537-West della 149ª strada, a New York.[13]

Quando le autorità si recarono all'indirizzo, scoprirono che non vi risiedeva nessuno con cognome Faulkner. Il dipartimento del Tesoro fece ulteriori verifiche e scoprì che a quell'indirizzo, nel 1913, aveva vissuto una donna di nome Jane Faulkner, che aveva traslocato dopo aver sposato un certo Giessler. I coniugi furono rintracciati, ma non emerse nulla di concreto contro di loro.

La cattura di Hauptmann[modifica | modifica sorgente]

Per circa trenta mesi, il detective James J. Finn della polizia di New York e l'agente Thomas Sisk dell'FBI lavorarono sul caso Lindbergh. Insieme riuscirono a rintracciare varie banconote del riscatto, più o meno tutte spese nella zona di New York. Finn annotò su una mappa ogni rintracciamento e trovò che la maggior concentrazione delle banconote incriminate si riscontrava lungo la linea ferroviaria metropolitana di Lexington Avenue, che connette la parte orientale del Bronx con il lato orientale dell'isola di Manhattan, passando per il quartiere di Yorkville, sede di una consistente comunità di immigrati germanici.[4]

Il 18 settembre 1934, Finn e Sisk furono informati che era stata spesa un'altra banconota gold certificate del riscatto.[4] A tal proposito occorre sottolineare che, sebbene il già citato obbligo di riconsegnare tutte le banconote alle banche contemplasse multe e possibilità di arresto per i trasgressori,[25] non tutti i titoli erano effettivamente stati tolti dalla circolazione[26]; al 31 luglio 1934, circa 161 milioni di dollari gold certificate erano ancora circolanti.

Nel caso specifico, la banconota incriminata, del valore di 10 dollari, fu notata da un impiegato della Corn Exchange Bank di Manhattan.[12] A consegnargliela era stato un benzinaio, Walter Lyle, che sul margine aveva altresì annotato a matita il numero di targa di un autoveicolo, 4U-13-41-N.Y. Gli investigatori si recarono al distributore e interrogarono Lyle, che disse di aver annotato sulla banconota il numero di targa di colui che l'aveva usata per pagare il pieno di benzina, nel timore di aver a che fare con un falsario.[4][12][13][27]

Le indagini appurarono che la targa in questione apparteneva ad una berlina Dodge di colore blu, intestata a tale Bruno Richard Hauptmann, un carpentiere di origine tedesca con precedenti penali in patria, residente al 1279-Est della 222ª strada, nel Bronx.[4]. La polizia si recò a casa sua, lo perquisì e gli trovò addosso un gold certificate da 20 dollari.[4][12] Anche suo garage fu perquisito e al suo interno furono ritrovati 14.000 dollari, tutti in banconote usate per pagare il riscatto.[28]

Hauptmann venne tradotto nella più vicina caserma delle polizia, ove fu lungamente interrogato ed anche malmenato dai poliziotti[13]; sin da subito si proclamò innocente. Disse che il denaro gli era stato lasciato in una scatola chiusa dal suo amico e collega Isidor Fisch, morto il 29 marzo 1934, poco dopo essere tornato in Germania.[4] Disse altresì di aver aperto la scatola solo dopo la morte di Fisch e di aver creduto che il denaro fosse frutto di una qualche attività che egli aveva condotto insieme al socio.[4] Di riflesso, Hauptmann negò di essere stato minimamente coinvolto nel crimine e di conoscere la vera origine di quelle banconote.

Perquisendo il suo appartamento, gli inquirenti rinvennero altre prove che parevano incastrarlo: un taccuino con gli schizzi di una scala a pioli simile a quella rinvenuta a casa Lindbergh nel 1932, il numero di telefono di John Condon e il suo indirizzo, scritti sulla porta del bagno, e un pezzo di legno che fu identificato come sicuramente appartenente alla già citata scala a pioli.

Hauptmann fu quindi formalmente incriminato nel Bronx, il 24 settembre 1934, per l'estorsione di 50.000 dollari ai danni di Charles Lindbergh.[4] Due settimane dopo, l'8 ottobre 1934, arrivò il rinvio a giudizio nel New Jersey per l'assassinio di Charles Augustus Lindbergh Jr.[12] Due giorni dopo, la giurisdizione a suo carico fu avocata interamente allo stato del New Jersey, su indicazione del governatore dello stato di New York Herbert H. Lehman, affinché fosse giudicato principalmente in merito al rapimento del bambino. Hauptmann venne quindi trasferito alla prigione della contea di Hunterdon, a Flemington, il 19 ottobre 1934.[12]

Il processo[modifica | modifica sorgente]

Il vecchio tribunale della contea di Hunterdon, sede del processo.
Charles Lindbergh mentre depone al processo.

Il processo ad Hauptmann fu celebrato al tribunale della contea di Hunterdon, nella città di Flemington, assumendo presto i connotati di un evento: tantissimi giornalisti giunsero in città, occupando tutte le camere d'albergo.

L'avvocato Edward J. Reilly fu inviato dal tabloid Daily Mirror come difensore dell'imputato, in cambio del diritto esclusivo per la testata di pubblicare la storia di Hauptmann. L'accusa venne rappresentata dal magistrato David T. Wilentz.

Oltre ai 14.000 dollari che erano stati ritrovati nel suo garage, l'accusa evidenziò una notevole somiglianza tra la scrittura di Hauptmann e quella della mano che aveva vergato le lettere di rivendicazione (molte delle quali, per inciso, erano firmate con la sigla B.H.). Otto grafologi differenti (Albert S. Osborn, Elbridge W. Stein, John F. Tyrrell, Herbert J. Walter, Harry M. Cassidy, Wilmer T. Souder, Albert D. Osborn e Clark Sellers)[29] furono chiamati a testimoniare dall'accusa. La difesa rispose chiamando a testimoniare gli esperti John M. Trendley, Samuel C. Malone e Arthur P. Meyers; solo il primo accettò.[29]

Grazie agli esami condotti da Arthur Koehler al Forest Products Laboratory, l'accusa introdusse come prova a carico di Hauptmann la corrispondenza tra i pezzi di legno trovati nella soffitta di casa sua con il materiale della scala a pioli ritrovata a casa Lindbergh. Inoltre, il procuratore contestò all'imputato il ritrovamento nella sua casa dei recapiti di Condon, scritti a matita su una porta; Hauptmann replicò dicendo di aver annotato l'indirizzo del "mediatore" dopo aver letto la storia del rapimento su un giornale, avendola trovata interessante e volendo ricordarsene. Quando però l'accusa gli chiese come facesse a conoscere anche il numero di telefono di Condon, Hauptmann rifiutò di rispondere.

La difesa non mise mai in discussione l'identità del cadavere del bambino.

Sia Condon che Lindbergh testimoniarono al processo, affermando senza alcun dubbio che il fantomatico "John" con cui avevano più volte interloquito coincideva con Hauptmann. Un altro testimone, Amandus Hochmuth, dichiarò di aver visto Hauptmann la sera del rapimento nei pressi di casa Lindbergh.

Hauptmann venne infine giudicato colpevole e condannato a morte; la sentenza fu confermata in appello, sebbene il governatore del New Jersey Harold G. Hoffman avesse temporaneamente bloccato l'esecuzione del verdetto, incaricando il New Jersey Board of Pardons di rivedere il processo (decisione che scatenò proteste popolari). Anche quest'ultimo organo rigettò le istanze.

Hauptmann rifiutò una grossa ricompensa in denaro offerta da un giornale in cambio di una sua confessione, ed egualmente rifiutò una proposta di commutare la sentenza in carcere a vita, sempre in cambio di una sua confessione. Venne giustiziato il 3 aprile 1936 mediante sedia elettrica.

Dopo la morte di Hauptmann, giornalisti e investigatori indipendenti iniziarono a sollevare dubbi sull'accuratezza delle indagini, su possibili manomissioni delle prove, su possibili testimonianze mendaci e sullo stesso equilibrio della corte che aveva emesso il verdetto. Per due volte, negli anni 1980, la vedova di Hauptmann, Anna (morta nel 1994), citò in giudizio lo stato del New Jersey, accusandolo di aver ingiustamente fatto uccidere suo marito. In entrambi i casi, i giudici respinsero le istanze.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Attorno al rapimento Lindbergh iniziarono ben presto a circolare teorie alternative alle verità ufficiali.

Ri-esame delle prove[modifica | modifica sorgente]

Un esperto di impronte digitali, Erastus Mead Hudson, che aveva sviluppato una formula a base di nitrato d'argento per trovare impronte anche su materiali come il legno (dove i metodi tradizionali non funzionavano), si occupò del caso. Affermò che, dai risultati delle sue analisi, non si riscontravano impronte appartenenti ad Hauptmann su nessuna parte della scala a pioli rinvenuta quella sera. Quando disse ciò ad un ufficiale di polizia, costui gli replicò, "Good God, don't tell us that, Doctor!" ("Buon Dio, non ci dica queste cose, dottore!"). In effetti la scala era stata trattata con scarsa cura, risultando ripulita da tutte le tracce, ma Herbert Schwarzkopf non volle che la cosa diventasse di dominio pubblico.[30]

Nel corso degli anni, vari libri hanno affermato l'innocenza di Hauptmann, accusando i poliziotti di aver contaminato la scena del crimine, Lindbergh e i suoi "fiancheggiatori" per aver interferito nelle indagini, i legali di Hauptmann di non averlo difeso a dovere, i testimoni di non essere affidabili. Ludovic Kennedy, in particolare, mise in dubbio l'affidabilità di vari fatti dati per certi dagli inquirenti, come l'appartenenza della scala a pioli ad Hauptmann e le deposizioni di vari testimoni. Lo scrittore William Norris, nel suo libro A Talent to Deceive, dichiarò senz'ombra di dubbio l'innocenza di Hauptmann e che Lindbergh fosse a conoscenza dell'identità del vero assassino, ma l'avesse nascosta. Nello specifico, l'autore accusa Dwight Morrow, Jr., cognato dell'aviatore.

Jim Fisher, ex agente dell'FBI e professore alla University of Pennsylvania,[31] ha scritto due libri sull'argomento: The Lindbergh Case (1987)[32] e The Ghosts of Hopewell (1999).[33][34] In questi due testi, l'autore nega la veridicità delle varie "teorie alternative", bollandole come "una bufala gigante, sostenuta da approfittatori che si appoggiano ad un pubblico disinformato e cinico. Al di là di tutti i libri, programmi televisivi e cause legali, Hauptmann è colpevole oggi come lo era nel 1932, quando rapì e uccise il figlio dei Lindbergh."[35]

Nel 2005, il programma televisivo Forensic Files dell'emittente truTV condusse un riesame accurato di tutte le prove inerenti il caso, con moderni metodi scientifici, arrivando alla conclusione che la scala usata nel rapimento era fatta di legno proveniente dall'attico di casa Hauptmann.[36] Nel programma, tre investigatori (Grant Sperry, Gideon Epstein e Peter E. Baier) lavorarono autonomamente in parallelo. Sperry definì "altamente probabile" che le lettere di rivendicazione fossero state vergate da Hauptmann.[37] Epstein analogamente disse: "ci sono prove lampanti che le lettere furono scritte da una sola persona, e quella persona era Richard Bruno Hauptmann."[38]

Baier dichiarò che Hauptmann aveva "probabilmente" scritto le lettere, ma aggiunse: "Guardando a tutte queste prove, non si può tracciare una conclusione univoca."[39] Il programma si concluse affermando che l'immigrato tedesco fosse senza dubbio colpevole, ma che sull'intera vicenda permanevano alcune zone d'ombra: ad esempio riguardo come Hauptmann potesse sapere quando i Lindbergh si trovavano a Hopewell.

Nel 2012 Robert Zorn pubblicò il libro Cemetery John, nel quale teorizzò che Hauptmann fosse soltando il tirapiedi di altri due immigrati tedeschi, John e Walter Knoll, additati come mandanti del rapimento.[40]

Il rapimento Lindbergh nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Musica
L'etichetta del disco di Bob Ferguson dedicato a baby Lindbergh
  • maggio 1932: il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del bambino, il cantante country Bob Miller (meglio noto con lo pseudonimo di Bob Ferguson) registrò due canzoni per l'etichetta Columbia, che vennero pubblicate il 13 maggio 1932, inerenti il fatto. I pezzi si intitolavano "Charles A. Lindbergh, Jr." e "There's a New Star Up in Heaven (Baby Lindy Is Up There)".[41]
  • giugno 2002: al teatro dell'Opera di Saint Louis andò in scena la prima della nuova opera lirica del compositore Cary John Franklin, intitolata "Loss of Eden." L'opera commemora il centenario della nascita di Charles Lindbergh e il 75º anniversario della trasvolata atlantica, descrivendo i successi e i dolori della vita dell'aviatore. In seguito, il compositore riunì alcuni brani musicali dell'opera in un pezzo sinfonico intitolato "Falls Flyer."
  • 2004: nell'album Taking Up Serpents Again dei Curtis Eller's American Circus, si fa riferimento al rapimento Lindbergh nel brano "Amelia Earhart".
Letteratura
  • gennaio 1934: Agatha Christie si ispirò al caso Lindbergh per descrivere il rapimento di Daisy Armstrong nel suo bestseller Assassinio sull'Orient Express.
  • 1972: nel libro e nel film di Tom Tryon Chi è l'altro? il rapimento Lindbergh è menzionato più volte e su di esso è modellata la storia del rapimento del figlio di Rider e Torrie.
  • 1981: il rapimento e i fatti successivi hanno ispirato Maurice Sendak per la scrittura del libro Outside Over There.
  • 1991: Max Allan Collins in Stolen Away narra il rapimento e le indagini dal punto di vista di un ipotetico detective. L'autore esamina varie possibili soluzioni del caso
  • 2004: Philip Roth nel suo libro Il complotto contro l'America descrive vari scenari e soluzioni attorno al rapimento, con particolare riguardo all'ipotesi che un militante filonazista avesse rapito il bambino con l'intenzione di chiedere a Lindbergh di spendere buone parole per il Terzo Reich. Secondo questa teoria (su cui l'autore non esprime giudizi), il bambino sarebbe stato portato in Germania e lì adottato da una famiglia, entrando poi a far parte della Hitlerjugend.
  • 2012: il libro The Last Newspaperman di Mark Di Ionno racconta la storia del rapimento vista con gli occhi di un giornalista di tabloid che si trova a fare la cronaca dei fatti e afferma di aver ascoltato la confessione del reato da parte di Bruno Hauptmann.
  • James Merrill scrisse una poesia intitolata "Days of 1935", in cui narra il rapimento Lindbergh dal punto di vista del bambino stesso.
Nella lingua
  • In lingua spagnola è diffusa l'espressione idiomatica "Estar más perdido que el hijo de Lindbergh" (essere più perso del figlio di Lindbergh), che significa "essere all'oscuro [di qualcosa]"
Al cinema e in televisione
  • 1976: va in onda uno sceneggiato televisivo intitolato The Lindbergh Kidnapping Case, con Anthony Hopkins nel ruolo di Bruno Hauptmann e Sian Barbara Allen in quello di Anne Morrow Lindbergh.
  • 1995: nella versione originale inglese dell'episodio "Mamma Simpson" del celebre cartone animato The Simpsons, mentre viene interrogato dall'FBI, Grampa Simpson urla "I am the Lindbergh baby. Waah! Waah! Goo goo. I miss my fly-fly dada." (cioè Sono il figlio di Lindbergh. [...] Mi manca il mio papà volante!)[42]
  • 1996: la HBO produce un film per la televisione intitolato Crime of the Century, con Stephen Rea nel ruolo di Bruno Hauptmann e Isabella Rossellini in quello della moglie Anna. Il film fu nominato ai Golden Globe e agli Emmy Awards.
  • 2000: nell'episodio 4 della seconda stagione de I Griffin (Terapia da incontinenza) vi è una parodia del rapimento.
  • 2009: nel documentario Tell Them Anything You Want, Maurice Sendak afferma all'intervistatore Spike Jonze di essere ossessionato dal rapimento Lindbergh da quando aveva 2 anni (frase curiosa, in quanto Sendak aveva già 4 anni nel 1932, quando avvenne il caso).
  • Nell'episodio 18 della quinta stagione di American Dad, un uomo si rivolge a Roger and Stan e domanda: "If I just found out I'm the Lindbergh baby who do I tell?" (Se scoprissi di essere il figlio di Lindbergh, a chi lo dico?)
  • 2011: nel film J. Edgar di Clint Eastwood si fa riferimento al rapimento Lindbergh; Josh Lucas interpreta Charles Lindbergh, Damon Herriman è Bruno Hauptmann[43] e Stephen Root interpreta Arthur Koehler, uno degli inquirenti.[44]
  • 2013: il 31 luglio la PBS, nel corso del programma Nova, trasmise il documentario "Who Killed Lindbergh's Baby?", un'inchiesta condotta dall'ex agente FBI John Douglas, che parte dall'esame del rapimento e del processo Hauptmann per poi ipotizzare l'esistenza di complici nel rapimento.[45]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Barbara Gill, Lindbergh kidnapping rocked the world 50 years ago in The Hunterdon County Democrat, 1981. URL consultato il December 30, 2008.
    «So while the world's attention was focused on Hopewell, from which the first press dispatches emanated about the kidnapping, the Democrat made sure its readers knew that the new home of Col. Charles A. Lindbergh and Anne Morrow Lindbergh was in East Amwell Township Hunterdon County.».
  2. ^ a b Lindbergh Kidnapping Index. URL consultato il October 16, 2013.
  3. ^ a b Russell Aiuto, The Theft of the Eaglet in The Lindbergh Kidnapping, TruTv. URL consultato il June 24, 2009.
  4. ^ a b c d e f g h i j Douglas Linder, The Trial of Richard "Bruno" Hauptmann: An Account, University of Missouri-Kansas City School of Law, 2005. URL consultato il June 24, 2009.
  5. ^ CrimeLibrary.com http://www.crimelibrary.com/notorious_murders/famous/lindbergh/trial_6.html
  6. ^ Michael Newton, The FBI Encyclopedia, NC, USA, McFarland, 2012, pp. 197, ISBN 978-0-7864-6620-7.
  7. ^ Andrew Glass, This Day on Capitol Hill: February 13, The Politico, March 26, 2007. URL consultato il June 24, 2009.
  8. ^ Robert Zorn, Cemetery John: The Undiscovered Mastermind of the Lindbergh Kidnapping, The Overlook Press, 2012, p. 68, ISBN 978-1-59020-856-4.
  9. ^ Paula S. Fass, "The Nation's Child...is Dead":The Lindbergh Case page 100 in Kidnapped Child Abduction in America, New York: Oxford University Press, 1997. URL consultato il June 28, 2009.
  10. ^ a b Jay Maeder, Half Dream Jafsie, Daily News, September 23, 1999. URL consultato il June 27, 2009.
  11. ^ Russell Aiuto, Parallel Threads, Continued in The Lindbergh Kidnapping, TruTv. URL consultato il June 27, 2009.
  12. ^ a b c d e f g The Lindbergh Kidnapping in FBI History – Famous Cases, Federal Bureau of Investigation. URL consultato il June 25, 2009.
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  14. ^ Robert G. Folsom, The Money Trail: How Elmer Irey and His T-Men Brought Down America's Criminal Elite, Potomac Books, 2010, pp. 217–219.
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  16. ^ Murdered Child's Body Now Reduced to Pile of Ashes, The Evening Independent, May 14, 1932.
  17. ^ Morrow Maid Balks Inquiry in Pittsburgh Press, Jun 10, 1932.
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  19. ^ Mark W. Falzini, Violet Sharp Collection page 20 in Studying the Lindbergh Case – A Guide to the Files and Resources Available at the New Jersey State Police Museum, The New Jersey State Police, April 2006. URL consultato il June 28, 2009.
  20. ^ The Lindbergh Kidnapping, The Biography Channel UK. URL consultato il June 28, 2009 (archiviato dall'url originale il July 10, 2009).
  21. ^ The Lindbergh Kidnapping, The Biography Channel UK. URL consultato il June 28, 2009 (archiviato dall'url originale il July 10, 2009).
  22. ^ Lindbergh Baby Booty: The missing ransom money may still be up there, New York Press, March 11, 2003. URL consultato il June 28, 2009.
  23. ^ MINISTERS PROTEST BILLING OF CONDON; 25 See Jafsie Vaudeville Act Scheduled for Plainfield as Tragic Exploitation. in The New York Times, January 5, 1936. URL consultato il June 28, 2009.
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  25. ^ a b John Woolley, Gerhard Peters, 34 – Executive Order 6102 – Requiring Gold Coin, Gold Bullion and Gold Certificates to Be Delivered to the Government April 5, 1933, The American Presidency Project. URL consultato il June 24, 2009.
  26. ^ FAQs: Currency – Buying, Selling & Redeeming, United States Department of the Treasury, June 25, 2007. URL consultato il June 24, 2009.
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  28. ^ National Affairs Oct. 8, 1934 in Time Magazine, October 8, 1934. URL consultato il June 28, 2009.
  29. ^ a b Jim Fisher, The Lindbergh Case, Rutgers University Press, September 1, 1994, ISBN 0-8135-2147-5.
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  31. ^ Jim Fisher, Biography. URL consultato il April 29, 2011.
  32. ^ Jim Fisher, The Lindbergh Case, Rutgers University Press, 1987, reprint 1994, pp. 480, ISBN 0-8135-2147-5.
  33. ^ Jim Fisher, The Ghosts of Hopewell: Setting the Record Straight in the Lindbergh Case, Southern Illinois Univ Press, 1999, pp. 224, ISBN 0-8093-2285-4.
  34. ^ Jim Fisher, The Lindbergh Case: A Look Back to the Future – Page 3 of 3. URL consultato il April 29, 2011.
    «For the Lindbergh case, the revisionist movement began in 1976 with the publication of a book by a tabloid reporter named Anthony Scaduto. In Scapegoat, Scaduto asserts that the Lindbergh baby was not murdered and that Hauptmann was the victim of a mass conspiracy of prosecution perjury and fabricated physical evidence.».
  35. ^ Jim Fisher, The Lindbergh Case: How Can Such a Guilty Kidnapper be so Innocent? – Page 3 of 3. URL consultato il April 29, 2011.
  36. ^ Testimony in Wood, Summary Report 1.2, 2005, pages 10 and 32
  37. ^ Forensic Document Examination Services, Inc. Report 04-0828, page 2.
  38. ^ Gideon Epstein Forensic Document Examination Report, January 25, 2005, page 3.
  39. ^ Peter D. Baier Expert Opinion, February 25, 2005, page 7.
  40. ^ Edward Colimore, Tale of a Lindbergh conspiracy draws attention, The Inquirer, July 8, 2012. URL consultato il August 19, 2012.
  41. ^ Russell, Tony. Country music records: a discography, 1921–1942. Oxford University Press US, 2004. p.621.
  42. ^ I Simpson: stagione 7, Mamma Simpson, Fox, November 19, 1995.
  43. ^ Kevin Jagernauth, Exclusive: Damon Herriman Joins Clint Eastwood’s 'J. Edgar' in indieWire, December 23, 2010. URL consultato il February 26, 2011.
  44. ^ Katey Rich, Stephen Root Will Play A Wood Expert In Clint Eastwood's J. Edgar in Cinema Blend. URL consultato il February 26, 2011.
  45. ^ "Who Killed Lindbergh's Baby?", PBS/WGBH, Boston, July 31, 2013. URL consultato il August 2, 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gregory Ahlgren, Stephen Monier, Crime of the Century: The Lindbergh Kidnapping Hoax, Branden Books, 1993, ISBN 0-8283-1971-5
  • Richard T. Cahill Jr., Hauptmann's Ladder: A Step-by-Step Analysis of the Lindbergh Kidnapping, Kent State University Press, 2014, ISBN 978-1-60635-193-2
  • Jim Fisher, The Lindbergh Case, Rutgers University Press, Reprint 1994, ISBN 0-8135-2147-5
  • Jim Fisher, The Ghosts of Hopewell: Setting the Record Straight in the Lindberg Case, Southern Illinois University Press, 2006, ISBN 978-0-8093-2717-1
  • Ludovic Kennedy, The Airman And The Carpenter, 1985, ISBN 0-670-80606-4
  • Michael Kurland, A Gallery of Rogues: Portraits in True Crime, Prentice Hall General Reference, 1994, ISBN 0-671-85011-3
  • Michael Newton, The Encyclopedia of Unsolved Crimes, Checkmark Books, 2004, ISBN 0-8160-4981-5
  • William Norris, A Talent to Deceive, SynergEbooks, 2007, ISBN 978-0-7443-1594-3

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 40°25′26.4″N 74°46′03.72″W / 40.424°N 74.7677°W40.424; -74.7677