Raising the Flag on Iwo Jima

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La prima bandiera issata sul monte Suribachi ad Iwo Jima.

Raising the Flag on Iwo Jima è la storia della bandiera issata sul monte Suribachi a Iwo Jima; riguarda un episodio della seconda guerra mondiale, nella quale fu scattata una storica foto sulla base della quale fu realizzato il celebre monumento ai marines. In realtà le bandiere utilizzate furono due, e quella immortalata nella foto di Joe Rosenthal è la seconda, più grande, in una foto fatta ad uso della stampa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Al terzo giorno di combattimenti, il Suribachi fu isolato dal resto dell'isola e in virtù dei violenti bombardamenti subiti, sia ad opera dell'aviazione che dalle artiglierie navali, ritenuto relativamente sicuro. Fu così inviato, in esplorazione, un plotone (o squadra) di quaranta uomini con l'ordine di tentare a raggiungerne la vetta. Il capo plotone portava con sé una bandiera da innalzare una volta raggiunta la sommità. Dopo circa quaranta minuti di salita (il Suribachi non è molto alto) gli uomini colsero l'obiettivo senza incontrare la minima resistenza dei giapponesi.

Lì giunti, raccolsero un lungo tubo metallico e lo utilizzarono come asta della bandiera che gli era stata consegnata e con quello la issarono. L'azione fu seguita con trepidazione dai marines rimasti alla base del Suribachi nonché dai marinai delle navi a largo dell'isola. Grandi furono quindi le manifestazioni di giubilo quando questi videro l'Old Glory (la bandiera a stelle e strisce) sventolare sul vulcano di Iwo Jima, credendo inoltre che ormai la battaglia fosse praticamente vinta. La conquista del primo lembo di terra giapponese costò ancora trentatré giorni di furiosa lotta e decine di migliaia di morti da entrambe le parti.

Quella bandiera, che naturalmente aveva un enorme valore morale, fu considerata subito di proprietà del battaglione a cui apparteneva la squadra che l'aveva innalzata. Questa però fece gola anche a un importante politico che quel giorno era lì presente il quale ordinò che gli fosse consegnata. Per evitare che questa cadesse nelle mani di quel signore, al quale sarebbe quasi stato impossibile rifiutarla, il comandante di battaglione mandò sul Suribachi una staffetta con un'altra bandiera presa da una nave e quindi più grande perché venisse sostituita alla prima, cosa che fu fatta.

Il monumento ai marines

Con la staffetta salì sul vulcano anche il reporter Joe Rosenthal che immortalò il momento in cui sei uomini innalzano il palo con la nuova bandiera. La foto, per l'eccezionale carica emotiva che esprime, fu immediatamente pubblicata sui giornali, riprodotta in migliaia di copie e resta tuttora una icona del giornalismo moderno. Dalla foto fu poi tratto un grande monumento commemorativo in bronzo.

I sei uomini che sollevarono quel palo assursero immediatamente alla gloria e una volta conquistata Iwo Jima furono riportati immediatamente in patria per un giro d'onore in tutti gli Stati Uniti e per pubblicizzare un nuovo prestito di guerra. Questo onore toccò soltanto a tre di loro perché gli altri caddero in quella terribile battaglia.

I caduti furono: Franklin Sousley, sergente Michael Strank, capitano Harlon Block; i sopravvissuti: John Bradley (assistente di sanità), Ira Hayes (marine paracadutista pellerossa dei Pima), René Gagnon (la staffetta che portò la seconda bandiera).

Dopo la guerra, il figlio di John Bradley, James, andò alla ricerca dei compagni del padre e sulle loro testimonianze scrisse il libro The flags of our father che poi dette vita all'omonimo film di Clint Eastwood. James fu costretto a ricercare i compagni del padre e quanti lo avevano conosciuto in quei terribili avvenimenti, perché John Bradley, nella sua vita, aveva parlato pochissimo di quell'avvenimento, liquidando la faccenda con la semplice frase: "gli eroi sono coloro che sono morti a Iwo Jima, non chi ha sollevato un palo".

Questo probabilmente è vero, ma non per lui, perché in quei giorni terribili si meritò perfino una medaglia al valore di cui i familiari non ne seppero mai nulla. La trovò il figlio, dopo la sua morte, assieme al resto, in una semplice scatola di cartone. John scomparve nel 1994 a 70 anni di età.

Degli altri due sopravvissuti, Ira Hayes morì alcolizzato nel 1955 a soli 32 anni e René Gagnon nel 1979 a 54. Il sergente Michael Strank cadde in azione a causa del "fuoco amico" il 1º marzo 1945, colpito al petto da una scheggia dopo aver snidato delle mitragliatrici giapponesi; Harlon Block cadde nella stessa azione colpito alla schiena; Franklin Sousley venti giorni dopo a soli 19 anni di età.