R.U.R. (Rossum's Universal Robots)
| I robot universali di Rossum | |
|---|---|
| Opera teatrale | |
| Autore | Karel Čapek |
| Titolo originale | R.U.R. |
| Lingua originale | Ceco |
R.U.R. (Rossum's Universal Robots) (I robot universali di Rossum) è un dramma fantascientifico in tre atti del ceco Karel Čapek (1890-1938). Pubblicato nel 1920, in esso per la prima volta compare il termine robot, che viene inventato derivandolo dalla parola ceca robota ("schiavitù").
Nell'opera di Čapek i robot, costituiti da materia organica (si tratta, più precisamente, di androidi, essendo simili agli esseri umani), vengono costruiti nella fabbrica Rossum, ispirata da un delirio golemico tutto praghese ma ubicata, come molte altre fucine di incubi, su un’isola sperduta in mezzo all’oceano. In seguito, il fortunatissimo termine robot prese ad indicare soprattutto organismi meccanici, mentre i robot di Čapek sono in realtà replicanti, cioè prodotti di quella che oggi definiremmo ingegneria genetica, malgrado la procedura di costruzione degli androidi di Rossum appaia piuttosto anacronistica: si parla di macchine per impastare e di tini per il trattamento di protoplasma chimico.
L’utopia di Domin, l’incauto demiurgo della Rossum, è di liberare l’umanità dalla schiavitù della fatica fisica. Il richiamo al Golem è evidente. Ma gli effetti sono catastrofici, l’umanità reagisce male, affonda nel vizio e nell’indolenza, e le nascite iniziano a calare in modo preoccupante. I robot, ormai diffusi in tutto il mondo, iniziano a ribellarsi ai loro creatori e a sterminarli. Quando la moglie di Domin, con intuito e determinazione tutti femminili, distrugge i manoscritti che contengono le istruzioni per la fabbricazione degli androidi, è ormai tardi: i più evoluti di essi hanno scoperto (e sembrano gradire) il modo in cui si riproducono gli esseri umani.
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