Quo warranto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Quo warranto (dal Latino medievale per "con quale diritto?") è un writ "prerogativo" (diritto esclusivo dell'Autorità) diretto nei confronti di una persona citandola a comparire davanti ad un giudice, al fine di richiedere alla persona a cui è diretto di dimostrare quale autorità ha per esercitare alcuni diritti o poteri che sostiene di detenere.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Quo warranto ha le sue origini nel tentativo di Re Edoardo I d'Inghilterra di censire e recuperare le terre reali, diritti, e rendite fondiarie in Inghilterra,[1] in particolare quelli persi durante il regno di suo padre, Re Enrico III d'Inghilterra.[2][3] Dal 1278 al 1294, Re Edoardo ha inviato giudici in tutto il Regno d'Inghilterra per indagare e chiedere “con quale diritto” i signori feudali inglesi detenessero le loro terre ed esercitassero le loro giurisdizioni (spesso il diritto di tenere una Corte e raccogliere i relativi profitti).

Inizialmente, i giudici hanno chiesto la prova scritta in forma di atti, ma la resistenza e la natura non registrata di molti diritti ha costretto Re Edoardo ad accettare tali concessioni pacificamente esercitati dal 1189.[1][4] Più tardi, Quo warranto ha funzionato come un ordine del Tribunale (o writ - "citazione") per dimostrare la prova dell'autorità; per esempio, chiedendo che qualcuno che agisce come lo Sceriffo di dimostrare che il Re lo aveva in realtà nominato a quell'ufficio (letteralmente, "per quale mandato sei lo sceriffo?").

L'esempio storico più famoso di quo warranto è stata l'azione intrapresa contro la Corporazione della Città di Londra da Carlo II nel 1683.[5] La "Corte del Re" ha giudicato gli atti e i diritti della città di Londra per essere confiscati a favore della Corona anche se questa sentenza è stata invertita da Londra, dal "London, Quo Warranto Judgment Reversed Act 1689" poco dopo la Gloriosa Rivoluzione.

"Quo warranto" oggi[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti al giorno d'oggi, il quo warranto di solito sorge in una causa civile (Civil law della Common law) dove l'Attore' rivendica (e quindi fa una "causa di azione" invece di una citazione o writ) se qualche funzionario governativo o aziendale non è stato validamente eletto a tale carica o ufficio ed erroneamente esercita i poteri o al di là (o ultra vires o eccesso di potere) di quelli autorizzati per legge o dallo statuto della società.

In alcune giurisdizioni autonome che hanno promulgato statuti giurisdizionali (judicial review[6]), come ad esempio nel Queensland (Australia), il "writ prerogativo" del quo warranto è stato abolito[7].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Clanchy From Memory to Written Record p. 3
  2. ^ Nicholas Harris, Charles Purton Cooper, Public Records, 1831, p. 74.
  3. ^ David A. Carpenter, The reign of Henry III, 1996, p. 88, ISBN 978-1-85285-137-8.
  4. ^ Clanchy From Memory to Written Record p. 152
  5. ^ John Shortt, Informations (criminal and quo warranto) mandamus and prohibition, American law series, C. H. Edson and company, 1888, p. 137..
  6. ^ La Judicial Review è il potere assegnato ad una corte di rivedere una legge o un atto ufficiale di un ente governativo, nel caso in cui vi ravvisasse problemi di costituzionalità o violazioni ai principi basilari della giustizia.
  7. ^ Sn 42 Abolition of quo warranto, Judicial Review Act 1991, Queensland Consolidated Acts

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 28 American Jurisprudence 2nd Estates
  • 61 American Jurisprudence 2nd Perpetuities and Restraints on Alienation
  • Henderson, E. F., Select Historical Documents of the Middle Ages, George Bell and Sons, London, 1910 (pp. 149–150)
  • Holdsworth, W. S., A History of English Law, Little, Brown and Co., Boston, 1927
  • Holdsworth, W. S., Some Makers of English Law, The Tagore Series, 1937-1938, Cambridge University Press, 1938
  • Kirkalfy, A. K. R. Potter's Historical Introduction to English Law and Its Institutions, Sweet and Maxwell Ltd. London, 1962* Plucknett, Theodore, A Concise History of the Common Law, Fifth Edition, Little, Brown and Company, Boston, 1956
  • Pollock and Maitland, The History of the English Law, Second Edition, Cambridge University Press, 1968. Specifically, from Volume 1, pp. 332–335; 337; 354-356; 608-610; Volume 2 pp. 292–294
  • Robertson, A. J., Laws of the Kings of England, Cambridge University Press, 1925
  • Roebuck, Derek, Background of the Common Law, Oxford, 1990
  • Stoner, James R., Common Law and Liberal Theory, University of Kansas Press, Lawrence, Kansas, 1992
  • Stubbs, W. H., Select Charters and the Illustrations of English Constitutional History, Clarendon Press, 1903
  • The Origins of Property in Land Numa Denis Fustel de Coulanges (McMaster University)
  • Lyall, Andrew, "Quia Emptores in Ireland" in Liber memorialis: Professor James C. Brady, Round Hall Sweet & Maxwell, 2001, pp. 275-294.
  • Antonio Padoa Schioppa, Storia del diritto in Europa - Dal medioevo all'età contemporanea. Il Mulino.
  • Frederic William Maitland, The Forms of Action at Common Law. Cambridge University Press 1962.
  • Baker J. H., An Introduction to English Legal History. Butterworths 1990. ISBN 0-406-53101-3
  • Milsom S. F. C., Historical Foundations of the Common Law. Butterworths 1981. ISBN 0-406-62503-4