Quero

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Quero
Quero - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Veneto
Provincia: stemma Belluno
Coordinate: 45°55′22″N 11°55′57″E / 45.92278, 11.9325Coordinate: 45°55′22″N 11°55′57″E / 45.92278, 11.9325
Altitudine: 288 m s.l.m.
Superficie: 28,25 km²
Abitanti:
2.541 31-8-2008
Densità: 89,9 ab./km²
Frazioni: Carpen, Cilladon, Santa Maria, Schievenin 
Comuni contigui: Alano di Piave, Feltre, Segusino (TV), Seren del Grappa, Vas
CAP: 32030
Pref. telefonico: 0439
Codice ISTAT: 025042
Codice catasto: H124 
Class. sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)
Class. climatica: zona F, 3022 GG
Nome abitanti: queresi 
Santo patrono: Annunciazione della Beata Vergine Maria 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Quero è un comune italiano di 2.541 abitanti[1] della provincia di Belluno, in Veneto.

Indice

[modifica] Geografia

Il territorio comunale, nel cuore delle prealpi Bellunesi, comprende tutta la riva destra del Piave dal pianoro su cui sorge il capoluogo a Carpen. Si sviluppa ulteriormente verso ovest, includendo la valle di Schievenin (solcata dal torrente Tegorzo) e alcuni rilievi quali (da sud) il monte Fontana Secca (1.609 m), il monte Peruma (1.383) la cima Sassumà (1.510) e il monte Santo (1.538).

L'altitudine minima (179 m) si riscontra all'estremità meridionale del comune, sul letto del Piave; la massima (1.609 m) corrisponde alla vetta del Fontana Secca.

[modifica] Storia

Il paese sorse su un punto strategico, presso una stretta naturale della valle del Piave al confine tra la Valbelluna e la Marca Trevigiana. I riferimenti più antichi risalgono all'epoca romana: oltre ai reperti (ad esempio lapidi funerarie), si è notato che anche la struttura urbanistica, assai regolare, segue i canoni del castrum; a ciò si aggiunge il probabile passaggio della via Claudia Augusta Altinate e infine il popolo dei Quarqueni, citati da Plinio il Vecchio e forse all'origine del toponimo. Riportava il medico Zerman di ritrovamenti nel Covolo di Madonna Rosa, alla riva del Tegorzo detta di Cranosa, di statue particolari. Domenico Mauro nel XVI sec. annotava che a Quero si trovavano ruderi di antichissime costruzioni, un uomo ricorda di aver trovato suppellettili di una tomba antica forse longobarda, un frate nei suoi viaggi riportava una leggenda locale : le mura o meglio i loro ruderi che si trovavano sul Cornella erano fortificazioni che creò persino Antenore quando fondò Padova. Ritornando allo Zerman : la grotta venne usata come nascondiglio da fuggiaschi nella prima guerra mondiale che ipotizzarono il fatto che quello fosse un sepolcreto romano. Zerman ancora riportava che in Cilladon si trovavano antoche monete e forni. Visto che le rocce del Cilladon possiedono la pietra rossa, si documenta di cave ottocentesche di questo materiale, forse i romani usavano le pietre per fare la calce.[senza fonte]

Sin dalla seconda metà del X secolo, Quero è stata legata alla contea di Treviso e ne ha seguito le vicende. Dal XIII secolo si distinsero alcune importanti famiglie di proprietari terrieri, tra i quali spiccavano i da Castelli, a capo della fazione dei ghibellini rossi, filoimperiali. Nel 1265 questi proprio a Quero ordirono una congiura contro il vescovo di Feltre e il 15 novembre 1283 si scontrarono direttamente con i rivali Caminesi, che ne sancirono la sconfitta.

Anche Quero passò nel 1339 alla Serenissima. Durante un periodo di momentaneo declino veneziano, fu costruito il Castelnuovo (verso il 1376), baluardo a difesa del canale del Piave. Nel 1420 terminò la parentesi carrarese e il paese, definitivamente veneziano, cessò il suo ruolo strategico di località di confine. Il Castelnuovo fu ancora oggetto di contesa durante la Guerra della Lega di Cambrai, ma la fine di questo evento portò finalmente una pace duratura che assicurò a tutto il Veneto un relativo benessere. Per la strada che conduceva a Feltre transitava un buon traffico commerciale, anche a livello europeo, e il paese fiorì grazie alla produzione di manufatti tessili. Il Castelnuovo fungeva da dogana e controllava anche il traffico fluviale del Piave tramite una catena che, collegando le due rive, ne regolava la navigazione.

Con Napoleone cessò la tradizionale dipendenza dall'area trevigiana. Quero fu sede di un cantone (a cui facevano capo sette comuni) dapprima sotto il distretto di Bassano (dipartimento del Bacchiglione), quindi sotto il distretto di Feltre (dipartimento del Piave). Passato agli Austriaci, Quero divenne definitivamente italiana nel 1866 e nel 1871 divenne comune del Regno.

Durante la Grande Guerra, Quero fu occupato dagli Imperi Centrali per quasi un anno e l'abitato fu completamente distrutta dai combattimenti, trovandosi in corrispondenza del fronte del Piave. A ricordo dell'evento, il prefetto di Belluno, Delfina Provvidenza Raimondo, nel 2008 ha premiato il comune con la medaglia d'argento al valor civile consegnata dal presidente della Repubblica.

Nella seconda guerra mondiale in zona fu particolarmente attiva la guerriglia partigiana. Il contributo alla resistenza fu enorme e costò pesanti sacrifici: 830 morti su circa 3.000 abitanti e la distruzione nazista della frazione Schievenin per rappresaglia[2].

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] La Parrocchiale

La chiesa parrocchiale, dedicata all'Annunziata, è arcipretale e sede del vicariato di Quero, della diocesi di Padova. L'edificio, citato dal XIII secolo, ha avuto da sempre il ruolo di pieve e fu restaurata e ampliata ai primi del Cinquecento. Fu ancora rinnovata tra Sei e Settecento e nel 1806 fu completamente riedificata su progetto di Sebastiano De Boni, mantenendo però la facciata e i muri perimetrali. Gravemente danneggiata durante la grande guerra, fu nuovamente ricostruita, ma durante i lavori furono trafugate una Madonna di Jacopo Bassano e un'Apoteosi di San Marco di Palma il Giovane. Tra le opere ancora conservate, si ricordano alcune tele attribuite a Palma il Giovane e a Francesco Salviati, i sei altari barocchi e una lapide funeraria romana[3].
Nella chiesa fu assunto un atto di Ezzelino III da Romano con il quale egli rinunciava alle advocatie episcopatus Belluni[4].

[modifica] Il castello

Il Castelnuovo, costruito attorno al 1376 dal capitano della Serenissima Jacopo Cavalli, rimase a lungo funzionante come dogana. La costruzione, che sorge poco prima di Santa Maria, si articola in due grosse torri: la maggiore, fornita di caditoie, e la minore, poggiante sul letto del Piave. Quest'ultima era un tempo collegata ad un'altra torre sulla riva opposta mediante una catena che regolava i traffici sul fiume. Dopo la Guerra della Lega di Cambrai, durante la quale fu oggetto di contese, il fortilizio cominciò a decadere, venendo adibito dapprima ad osteria, quindi ad albergo, infine ad oratorio per i padri Somaschi. Quest'ordine fu fondato dal nobile Gerolamo Miani per voto, essendo stato miracolosamente liberato dalla prigionia nel castello durante la guerra della Lega di Cambrai[5].

[modifica] L'oratorio di San Valentino

L'oratorio di San Valentino, originario del XVII secolo, sorge in riva al Tegorzo. Voluto da Giacomo Sartori "Casamatta", proprietario terriero, fu in parte distrutto durante la grande guerra e ricostruito. È il fulcro della festa di San Valentino durante la quale vengono distribuite arance benedette[6].

[modifica] Il cimitero militare

Da ricordare anche il Cimitero Militare Germanico (ad est del centro), dove riposano i resti di 229 soldati del Corpo Alpino Germanico e di altri 3.232 soldati austroungarici[7].

[modifica] Aree naturali

Estendendosi tra le prealpi Bellunesi, il comune presenta un patrimonio naturalistico di grande pregio. Numerosi sono per esempio i sentieri del CAI, mentre la valle di Schievenin è molto nota in quanto località ideale come palestra di roccia[8].

[modifica] Frazioni

  • Carpen (128 ab., 246 m): a sinistra della Feltrina, dopo Santa Maria;
  • Cilladon: l'abitato più elevato del comune, a nord-est di Quero;
  • Santa Maria (86 ab., 236 m): a sinistra della Feltrina (andando verso Feltre) e a nord del capoluogo;
  • Schievenin (139 ab., 357 m[9]): verso la fine della valle omonima, a nord-ovest del capoluogo.

[modifica] Economia

Negli ultimi anni Quero ha conosciuto lo sviluppo di fiorenti attività artigianali ed industriali, soprattutto nel settore dell'occhialeria e dei lampadari.[senza fonte]

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

La principale via di comunicazione è l'ex SS "Feltrina" che collega Treviso a Feltre. Essa transita nei pressi del capoluogo e tocca le frazioni di Santa Maria e Carpen. Il comune è inoltre ben collegato agli abitati limitrofi da diverse vie di comunicazione.

[modifica] Ferrovie

Quero è servita di una stazione ferroviaria posta tra il capoluogo e Santa Maria. La relativa ferrovia è la Calalzo-Padova, che passa anche per Padova, Feltre, Belluno e, via Montebelluna, Treviso.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Sante Curto (lista civica) dal 07/06/2009
Centralino del comune: 0439 781811
Posta elettronica: quero@feltrino.bl.it

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat all'31/8/2008.
  2. ^ Cenni storici dal sito del comune.
  3. ^ Informazioni da grappaeprealpi.it.
  4. ^ Informazioni dal sito della provincia.
  5. ^ Informazioni dal sito del comune.
  6. ^ Informazioni dal sito del comune.
  7. ^ Informazioni dal sito del comune.
  8. ^ Informazioni dal sito del comune.
  9. ^ Dati ISTAT [1]; non sono compresi gli abitanti delle località minori e delle case sparse.
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