Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (miniserie televisiva)
| Quer pasticciaccio brutto de via Merulana | |
|---|---|
| Paese | Italia |
| Anno | 1983 |
| Formato | miniserie TV |
| Genere | Giallo |
| Stagioni | 1 |
| Puntate | 4 |
| Durata | 60 min (episodio) |
| Lingua originale | Italiano |
| Caratteristiche tecniche | |
| Aspect ratio | 1.33:1 |
| Risoluzione | 4x3 |
| Colore | colore |
| Audio | mono |
| Crediti | |
| Regia | Piero Schivazappa |
| Soggetto | Carlo Emilio Gadda |
| Sceneggiatura | Franco Ferrini, Piero Schivazappa, Enrico Oldoini |
| Interpreti e personaggi | |
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| Fotografia | Giuseppe Ruzzolini, Romolo Eucalitto |
| Montaggio | Caterina Sobrini |
| Musiche | Riz Ortolani La canzone La verità è cantata da Erika Grassi |
| Scenografia | Franco Velchi |
| Costumi | Enrico Luzzi |
| Produttore | Michele Marsala |
| Prima visione | |
| Prima TV Italia | |
| Dal | 18 settembre 1983 |
| Al | 9 ottobre 1983 |
| Rete televisiva | |
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana è una miniserie TV in quattro puntate tratta dall'omonimo romanzo di Carlo Emilio Gadda e diretta da Piero Schivazappa.
Trama [modifica]
Anno 1927, a Roma in poco tempo e nello stesso ricco palazzo si susseguono due misfatti, prima un furto di gioielli a casa della contessa Menegatti e, a breve distanza, l'omicidio della sig.ra Liliana Balducci, dirimpettaia della contessa Menegazzi. La donna viene orribilmente sgozzata e, anche in quel caso, vengono sottratti gioielli e valori da casa Balducci. Sulla vicenda, avvenuta in via Merulana 219, indaga il commissario Francesco Ingravallo. Dopo depistaggi ed indagini serrate si scoprono diverse verità, che finiscono col gettare una cattiva luce su vari inquilini dello stabile e fanno indirizzare le indagini su alcuni loschi personaggi che gravitavano nel lussuoso palazzo. I due casi appaiono collegati e, per il furto di gioielli, viene inizialmente fermato il Diomede, giovane gigolò romano, il cui fratello intratteneva, prostituendosi, una relazione omosessuale con un ricco professore del palazzo. I due ragazzi, di origine poverissima, risultano però estranei al fatto e, solo successivamente, si giunge ad Enea Retalli, compagno di Camilla, figlia di un ferroviere ciociaro. Enea, che tradiva Camilla con Lavinia (la cugina di Camilla) ha regalato alla ragazza un anello facente parte della refurtiva di casa Menegazzi. Perquisendo, quindi, la camera di Camilla si rileva tutta la refurtiva di casa Menegazzi, ma non si ritrova nessun gioiello appartenuto a Liliana. Arrestate, Camilla e Lavinia, si professano innocenti circa l'omicidio di Liliana mentre Enea è latitante. Camilla non perdona alla cugina di avere sedotto Enea, del quale è sinceramente innamorata. Camilla, sotto interrogatorio, confessa di aver appreso che la contessa Menegazzi deteneva molti gioielli incostuditi dentro un armadio di casa. La cosa le era stata riferita da una ragazza conosciuta casualmente al cinematografo. Una ragazza mora, con occhi profondi, simili a quelli di una zingara. Appreso il fatto, d'accordo con Enea, Camilla aveva fatto svaligiare la casa della contessa ma, dell'omicidio di Liliana, avvenuto tre giorni dopo, non sa proprio nulla. Il commissario Ingravallo si convince che i due casi siano slegati e che, l'omicida di Liliana, non sia lo stesso che ha rubato i gioielli alla contessa Menegazzi. Enea viene fermato ed arrestato. Lavinia, estranea ai fatti, rilasciata. Camilla ed Enea subiscono una denuncia per furto e trattenuti in arresto. Ingravallo, insospettito dalla confessione di Camilla, in particolare dalla descrizione dalla ragazza mora che avrebbe riferito a Camilla la presenza dei gioielli in casa Menegazzi, comincia ad indagare sulla vita dei coniugi Balducci e scopre che la coppia, non potendo generare figli, era solita accogliere in casa sua giovani ragazze orfane per poterle poi adottare. La prima ragazza ospitata si rivelò però una ladra e quindi allontanata. La seconda, dopo una breve permanenza, si sposò con un militare e uscì di casa. La coppia, quindi, aveva accolto Virginia, ragazza senza parenti originaria della Sardegna. Virginia corrispondeva, in tutto e per tutto, alla descrizione di Camilla e, con tutta probabilità, fu proprio lei a rivelare a Camilla i particolari di casa Menegazzi. Di Virginia, però, non ci sono più tracce. Sotto stretto interrogatorio, il marito di Liliana, riferisce dell'ingresso di Virginia a casa Balducci e del fatto che sua moglie Liliana si era sinceramente affezionata alla ragazza, che trattava come una figlia. Fu Virginia a far assumere a casa Balducci, in qualità di domestica, una sua cugina che viveva in Ciociaria da diversi anni, tale Assuntina. Sempre sotto stretto interrogatorio, il marito di Liliana, finirà con l'ammettere una sua relazione con la giovane Virginia, relazione oscura a Liliana. Virgina, dopo aver sedotto l'uomo, pretendeva che egli lasciasse la moglie sterile e si sposasse con lei. Una storia assurda, avvenuta alle spalle di Liliana. Viste le reticenze del signor Balducci nel lasciare la moglie, Virginia si era allontanata da casa Balducci, andando ospite da Assuntina, nella campagna romana. L'allontanamento di Virginia aveva fatto soffrire Liliana che, oltremodo ignara dei fatti, si sentiva abbandonata come madre. Raggiunta Assuntina, il commissario Ingravallo, trova la ragazza che sta vegliando il padre appena morto. Perquisendo la casa di Assuntina, Ingravallo, rinviene i gioielli di Liliana Balducci. Assuntina confessa: tre giorni dopo il furto ai danni della contessa Menegazzi, lei e Virginia, si erano recate a casa Balducci. Assuntina intendeva ringraziare Liliana per il posto di lavoro che le aveva offerto e per tutto quello che aveva fatto per Virginia. Liliana si dimostrava ancora affettuosa con Virginia ma, la ragazza, in un impeto di gelosia, urlava in faccia alla donna la verità. Era stata l'amante del marito e, forse, ne era addirittura incinta. Odiava Liliana che rivestiva il ruolo che, nella sua logica elementare e retrograda, sarebbe spettato a lei: ruolo di moglie del signor Balducci, moglie che poteva dare all'uomo figli veri. Questo ruolo era invece ricoperto da Liliana, donna sterile e preferita a lei solo perché ricca di famiglia, bella ed istruita. Il diverbio tra Liliana e Virginia degenerava a tal punto che Virginia, afferrato un coltello, uccideva Liliana, sgozzandola. Assuntina, a quel punto, ideò il piano del furto, simulandone uno simile a quello dei giorni prima, avvenuto in casa della contessa Menegazzi. Assuntina viene arrestata ma comunica al commissario che Virginia oramai è lontana: è tornata in Sardegna. E in terra sarda, nella fattispecie a casa di Virginia, non vi sono nemmeno le strade, solo boschi e monti. Virginia non verrà mai più ritrovata anche se, Ingravallo, giura a se stesso di non abbandonare le ricerche della donna.
Curiosità [modifica]
Lo sceneggiato è liberamente tratto dal romanzo di Carlo Emilio Gadda anche se differisce nel finale. Nel romanzo, infatti, non viene rivelato il nome dell'assassino. Nello sceneggiato, invece, viene data una spiegazione dei fatti, seppur soltanto attraverso la confessione di Assuntina: infatti, della presunta assassina, si perdono completamente le tracce.
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (miniserie televisiva) dell'Internet Movie Database
- www.warnerhomevideo.it
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