Quel lungo venerdì santo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Quel lungo venerdì santo
Quel venerdì maledettо.png
Una scena del film
Titolo originale The Long Good Friday
Lingua originale inglese
Paese di produzione Regno Unito
Anno 1980
Durata 114 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, noir
Regia John Mackenzie
Soggetto Barrie Keeffe
Sceneggiatura Barrie Keeffe
Produttore Barry Hanson
Fotografia Phil Meheux
Montaggio Mike Taylor
Musiche Francis Monkman
Scenografia Vic Symonds
Costumi Tudor George
Interpreti e personaggi

Quel lungo venerdì santo, conosciuto anche come Venerdì maledetto o Quel venerdì maledetto (The Long Good Friday) è un film realizzato nel 1980, diretto da John Mackenzie.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Harold Shand (Bob Hoskins) è un potente gangster londinese che, alla fine degli anni settanta, vuole riciclarsi come uomo d'affari - anche se grazie ai finanziamenti della mafia italo-americana - col progetto di ridisegnare gli allora abbandonati London Docklands come luoghi deputati ad ospitare, per il 1988, i prossimi giochi olimpici. Oltre al dipanarsi degli eventi, affiorano in più occasioni le problematiche di quel periodo storico, come la corruzione della classe politica e delle forze di polizia, il contrabbando di armi del Provisional Irish Republican Army (IRA), il trasferimento all'estero delle industrie britanniche, l'entrata del Regno Unito nella Comunità economica europea (ed in seguito nell'Unione Europea) e l'economia di libero mercato, che era in forte ascesa all'epoca della realizzazione del film, nel primo anno di governo di Margaret Thatcher.

Harold è l'incontrastato boss della criminalità londinese, e il suo mondo ed i suoi progetti vengono improvvisamente sconvolti da una serie di omicidi e attentati dinamitardi messi in opera da un nemico ignoto. Harold sguinzaglia tutti i suoi uomini per scoprire l'identità degli attentatori, e la sua caccia spietata e violenta rivela solo il passatismo e l'impreparazione dell'organizzazione che cerca di legittimare.

Harold scopre che l'avvocato della sua cosca è rimasto coinvolto in un'operazione che ha portato alla morte di tre uomini dell'IRA, e di questo fallimento l'IRA attribuisce la colpa ad Harold. Gli attentati precedenti sono quindi frutto della loro vendetta, e il gangster cerca di reagire con la stessa brutalità che in passato lo portò al culmine della delinquenza londinese, e per questo fissa un incontro con l'IRA per potergli consegnare una somma di denaro in cambio della pacificazione; ma una volta che l'uomo deputato allo scambio fa ingresso nella torretta vetrata che si affaccia sul circuito automobilistico scelto per l'incontro, un cecchino al servizio di Harold fa fuoco sui due uomini dell'IRA, uccidendoli.

Poco dopo Harold si incontra con i rappresentanti della mafia italo-americana, guidati da Charlie (Eddie Constantine), con lo scopo di rassicurarli e di convincerli di aver ristabilito l'ordine nella capitale, ma essi hanno già deciso di lasciare il Regno Unito una volta compreso l'entità del conflitto abbattutosi sulla gang di Harold.

Dopo aver lasciato, in preda all'ira, il loro albergo, Harold entra nella sua auto ma al posto del suo autista trova due uomini dell'IRA. L'auto parte mentre Harold rimane in silenzio, manifestando una serie di emozioni: prima sbalordimento, poi rabbia e, alla fine, l'accettazione della morte imminente, avendo compreso che, questa volta, i suoi nemici hanno motivazioni e tattiche differenti da quelle da lui utilizzate in passato.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film, diretto da John Mackenzie, costò 930.000 sterline[1] e fu prodotto da Barry Hanson da un copione di Barrie Keeffe, con la colonna sonora del compositore Francis Monkman: fu proiettato ai festival di Cannes, Edimburgo e Londra nel 1980[2].

La storia originale, dal titolo "The Paddy Factor"[3], fu scritta da Keeffe per Hanson quando quest'ultimo lavorava per la Euston Films[1], una sussidiaria di Thames Television, che non realizzò il film e da cui Hanson acquistò i diritti per la sua compagnia, la Calendar Films[1]. Malgrado il fatto che Hanson avesse progettato l'opera per il cinema e che tutti i contratti furono fissati per un film e non per un accordo televisivo, la produzione fu finanziata dalla Black Lion, sussidiaria della ITC Entertainment di Lew Grade, per essere trasmessa dalla Associated TeleVision (ATV) sul network ITV[2]. Il film fu commissionato da Charles Denton, all'epoca addetto alla programmazione della ATV e direttore operativo della Black Lion[1]. Dopo che Grade vide il film, si dice che abbia affermato di aver visto una glorificazione dell'IRA.[4].

Il 24 marzo 1982 fu fissata una proiezione in televisione dopo aver sottoposto il film a tagli pesanti[2]; per evitare queste modifiche, alla fine degli anni '80 Hanson tentò di riacquistare il film dalla ITC per impedire alla ITV di mandare in onda il film. I tagli, disse, sarebbero stati "esecrabili"[1][2] e che avrebbero formato "un film di 75 minuti senza alcun senso"[4]. Allo stesso tempo fu riportato che Bob Hoskins aveva intenzione di portare in giudizio Black Lion e Calendar Films per impedire la realizzazione di una versione TV per gli Stati Uniti in cui la voce di Hoskins sarebbe stata doppiata dall'attore David Daker.[2]

Prima della messa in onda dell'ITV, i diritti del film passarono dalla ITC alla compagnia di George Harrison, la Handmade Films, per una somma pari a circa 200,000 sterline in meno del costo di produzione[4], compagnia che poi proiettò il film al cinema[5].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Dizionario Mereghetti «all'epoca [è stato] sopravvalutato in patria [...] ma la regia rimane nei limiti di un film di genere»[6]. Secondo il Dizionario Morandini è «un insolito film gangsteristico, contaminato con l'attualità politica. Ha grinta e ritmo, ma conta specialmente per l'interpretazione di Bob Hoskins e dell'ottima Mirren»[7].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999 il British Film Institute l'ha inserito al 21º posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e "Association of Independent Producers' magazine, settembre 1980.
  2. ^ a b c d e "Producer seeks a £1m buyer...", notizia riportata nella rivista di cinema Screen International, 22 novembre 1980.
  3. ^ Bloody Business: The Making of The Long Good Friday, film documentario, 2006
  4. ^ a b c d (EN) The BFI 100. URL consultato il 18-6-2008.
  5. ^ Robert Sellers, Always Look on the Bright Side of Life: The Inside Story of HandMade Films, Metro, 2003, pp. 56-70.
  6. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 978-88-6073-186-9 p. 2390
  7. ^ Il Morandini - Dizionario dei Film 2000. Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 88-08-02189-0 p. 1450

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema