Quattro stagioni (Arcimboldo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la partenza verso la corte di Vienna, nel 1562 Giuseppe Arcimboldo divenne pittore di corte sotto l'erede al trono e futuro imperatore Massimiliano II, per il quale compose due cicli di dipinti, Le stagioni e I quattro elementi. La loro disposizione era studiata in modo tale che ognuna delle stagioni fosse rivolta verso un elemento, creando un sistema di rapporti tra microcosmo e macrocosmo propri della dottrina aristotelica;[1] l'interpretazione attuale è quella di opere volte a celebrare il reame viennese tramite un assetto allegorico.[1] Dei dipinti della versione originale rimangono soltanto L'Inverno e L'Estate, custoditi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; le versioni più conosciute sono però quelle del Louvre, copie eseguite dallo stesso Arcimboldo sulla richiesta di Massimiliano II nel 1573. Si differenziano dall'originale viennese per una cornice floreale presente in tutti e quattro i dipinti.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Primavera[modifica | modifica wikitesto]

La Primavera è una donna composta da una grande varietà di fiori, con il capo rivolto verso sinistra come l'Autunno. Tutta la figura ha origine da una composizione floreale, la pelle del viso e le labbra sono petali rosa, boccioli e corolle, i capelli sono un bouquet variopinto e rigoglioso, gli occhi sono bacche di belladonna.[2] Una collana di margherite ne orna il collo, mentre il corpo è coperto da una vasta selva di foglie di differenti fogge.

L'impianto allegorico del dipinto è stato largamente studiato, e dall'analisi risultano chiari alcuni particolari: si nota una preponderanza dell’iris sul seno della donna, mentre l’orecchino è formato da un’aquilegia; assieme al giglio che risalta sul capo, si tratta di fiori con una valenza simbolica molto evidente, in particolare in un'iconografia lontana da quella italiana.[1]

Estate[modifica | modifica wikitesto]

Nella versione originale, come in quella del Louvre, L'Estate è il solo dei dipinti a portare la firma di Arcimboldo, anche se la paternità dell'autore non è messa in dubbio per i restanti tre. Il soggetto è ancora una donna, ma, a differenza della Primavera, ha il viso rivolto verso destra: questo crea quindi una divisione a coppie dei dipinti del ciclo.[3]

Il volto, a differenza della primavera, è costituito non di fiori ma di frutti, verdure e ortaggi: le ciliegie ornano tutto l'orlo della capigliatura e si ritrovano anche sul viso a comporre il labbro superiore; la guancia è formata da una pesca, il naso è un cetriolo, l'orecchio visibile è una melanzana, e il sopracciglio una spiga di grano.[4]

Il vestito è formato interamente da grano, sul collo si nota la scritta GIUSEPPE ARCIMBOLDO F,[5] mentre sulla manica è inciso l'anno 1573; dal petto spunta un carciofo.

Autunno[modifica | modifica wikitesto]

L'Autunno è rappresentato come un uomo dai lineamenti grossolani, poco gentili; come la Primavera, egli guarda verso sinistra. Il collo, formato da due pere e da alcuni ortaggi, spunta da un tino parzialmente distrutto mentre le doghe di legno che lo formano sono tenute legate tramite dei rami di salice.

La faccia è formata da pere e mele, visibili in particolare sulla guancia e per il naso; il mento è una melagrana, mentre l'orecchio, un fungo, regge un pendente a forma di fico. Le labbra e la bocca sono formate dal riccio della castagna mentre la peluria del viso è resa tramite del grano. La capigliatura è composta esclusivamente da uve e viti, alla cui sommità si trova una zucca, contraltare del giglio della Primavera.

Inverno[modifica | modifica wikitesto]

L'Inverno è rappresentato come un vecchio la cui pelle è un tronco nodoso, con escoriazioni naturali e rigonfiamenti del legno; tali deformazioni insistono nel rappresentare quindi le rughe e la pelle rovinata dall'età. La barba, rada e poco curata, è resa tramite radici o piccoli rami;[1] la bocca è formata da due funghi. L'occhio visibile è una spaccatura nera del legno, così come l'orecchio è ciò che resta di un ramo spezzato; i capelli sono un groviglio di rami, accompagnato sul retro da una serie di piccole foglie. La spoglia figura è ravvivata solamente dai colori del limone e dell'arancia, pendenti da un ramo proveniente dal "petto" dell'uomo: l'inverno è infatti la stagione in cui la natura non è rigogliosa e non dà frutti, tranne, in Italia, gli agrumi.[2]

La veste dell'uomo è una semplice stuoia di paglia, su cui però è ricamato uno stemma che forse rimanda al committente dell'opera: nella versione originale del dipinto il vecchio indossa un mantello con sopra effigiata una M ed una corona, in questo caso certamente un richiamo a Massimiliano II.[6] L'inverno, prima stagione dell'anno nel calendario imperiale romano e perciò più importante tra le quattro, venne associata all'imperatore in maniera anche più diretta tra i contemporanei.[6][7]

Nei primi del novecento tale opera di Arcimboldo fu relegata a "macabra burla" dei disegni caricaturali di Leonardo, che forse Arcimboldo poté vedere a Milano; probabilmente il pittore ne fu ispirato per la composizione delle sue teste, ma i legami tra i due artisti non sono chiari.[8]

Le quattro stagioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d L'opera di Giuseppe Arcimboldo detto l'Arcimboldi. URL consultato il 28 settembre 2010.
  2. ^ a b Kaufmann, 96
  3. ^ Kaufmann, 50
  4. ^ Kaufmann, 61
  5. ^ F sta per FECIT.
  6. ^ a b Kaufmann, 97
  7. ^ Thomas DaCosta Kaufmann, The Mastery of Nature. Aspects of Art, Science, and Humanism in the Renaissance, University of Chicago Press, 1993, Pag.124.
  8. ^ Kaufmann, 27

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]