Quando sei nato non puoi più nasconderti

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Quando sei nato non puoi più nasconderti
Matteo Gadola.jpg
Sandro (Matteo Gadola)
Paese di produzione Italia, Francia, Gran Bretagna
Anno 2005
Durata 115 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere avventura, drammatico
Regia Marco Tullio Giordana
Soggetto Maria Pace Ottieri
Sceneggiatura Marco Tullio Giordana, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Casa di produzione Rai Cinema e Cattleya.
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Roberto Forza
Montaggio Roberto Missiroli
Scenografia Giancarlo Basili
Interpreti e personaggi
Premi

Quando sei nato non puoi più nasconderti è un film del 2005 diretto da Marco Tullio Giordana.

Quando sei nato non puoi più nasconderti è ispirato al romanzo omonimo (2003) di Maria Pace Ottieri. Il titolo del film è la traduzione di un'espressione africana sentita dal protagonista Sandro da un migrante incontrato nella sua città che vuole significare che la stessa nascita segna il passaggio ad una vita difficile che devi affrontare con le tue forze e a cui non puoi sfuggire nascondendoti, evitando di fare le tue scelte.

Il film, che tratta il problema dell'emigrazione clandestina, è stato presentato in concorso al 58º Festival di Cannes.[1]

A proposito di questa opera, il regista Marco Tullio Giordana ha dichiarato: «Volevo raccontare con gli occhi ancora innocenti e perfino riconoscenti di un bambino che è stato salvato da loro chi sono questi migranti. Sandro scopre che sono molto simili a lui, che sono governati dagli stessi sentimenti, che può nascere l’amicizia, l’amore, il bisogno l’uno dell’altro, in modo assolutamente sincero».[2]

La RAI detiene i diritti televisivi per l'Italia di questo film, che ha trasmesso in prima visione televisiva il 28 luglio 2008 su Rai Uno. Il film è stato contrassegnato dalla cosiddetta "farfalla gialla", che indica che la visione del programma è adatta a bambini accompagnati da un adulto. Ha ottenuto una audience di 2.771.000 telespettatori e uno share del 14,67%.[3]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una famiglia bresciana benestante, non particolarmente chiusa alla realtà dei migranti (il padre del protagonista infatti è il proprietario di una fabbrica dove lavorano extracomunitari con i quali ha un rapporto amichevole) ma in realtà lontana dai problemi sociali dell'emigrazione, viene sconvolta da quello che succede al figlio dodicenne Sandro: durante una crociera in barca con il padre, Sandro cade in mare e viene raccolto da un barcone di immigrati clandestini. Corre il rischio di essere identificato dagli scafisti come un ricco italiano e quindi di essere sequestrato per un riscatto. Sarà il clandestino rumeno Radu a salvarlo facendolo passare per un orfano kurdo. Sandro deve cavarsela con le sue forze in una realtà a lui sconosciuta, in una situazione molto diversa da quella in cui abitualmente vive.

Questa disavventura si risolverà felicemente per Sandro, che ritorna sano e salvo dalla sua famiglia e ormai più maturo per l'esperienza che ha vissuto. Ha avuto modo di vedere le disperate condizioni dei clandestini, le morti in mare di coloro che non hanno resistito alle privazioni della lunga navigazione, la crudeltà e il cinismo degli scafisti senza scrupoli che spesso abbandonano in mare i migranti e le dure condizioni dei centri di accoglienza.

Sandro vuole a tutti i costi aiutare l'immigrato rumeno Radu, che lo aveva salvato e protetto quando erano sul barcone, e sua sorella, Alina. Ciò pone l’obbligo morale ai genitori di Sandro di avvicinarsi ad un mondo fino ad ora mai considerato e, per ringraziare i due fratelli rumeni per l'aiuto che hanno dato al loro figlio, vorrebbero accoglierli nella loro famiglia adottandoli. Ma i due sono clandestini e da un'analisi al polso risulta che Radu è maggiorenne e ha avuto problemi con la giustizia rumena: legalmente dovrebbe essere rimpatriato. I due ragazzi decidono di scappare a Brescia dove nel frattempo sono ritornati Sandro e i suoi genitori.

Sandro è affezionato particolarmente ad Alina. Quando lei e suo fratello si presentano in tarda serata a casa di Sandro, sia quest'ultimo che i suoi genitori li accolgono benevolmente. Il padre di Sandro, però, dice ai due che li ospiterà solo per quella notte, poiché essi sono clandestini. Mentre Sandro e i suoi genitori dormono, Radu e Alina rubano soldi e gioielli e scappano via.

Sandro inizialmente è molto deluso dal comportamento veramente inaspettato dei due rumeni, ma dopo qualche giorno, riflettendo, capisce, al contrario dei genitori molto superficiali, che vi erano problemi non facili da risolvere. Così, dopo una telefonata d'aiuto ricevuta da Milano da parte di Alina, decide di cercarla senza avvertire i genitori. Troverà Alina in un grande edificio abbandonato (nella realtà un ex consorzio agrario dei primi del Novecento a Brescia) dove vive la varia umanità dei clandestini. Scoprirà che Radu non è il fratello di Alina ma il suo protettore che la costringe a prostituirsi.

Il film si conclude con Sandro che invita Alina a tornare con lui, ma rimane sospesa la risposta di lei (anche se le immagini finali lasciano intuire che la ragazza forse accetterà).

Critica[modifica | modifica wikitesto]

La critica cinematografica si è divisa nell'esprimere il suo giudizio sul film principalmente sul modo con cui il regista analizza sociologicamente e politicamente il fenomeno dell'emigrazione clandestina.

Mentre lo stesso regista dichiarava di non aver a bella posta voluto affrontare il problema pronunciandone un giudizio netto[4] né tantomeno di offrirne una soluzione, ma piuttosto delinearne i contorni, mettendone in rilievo gli aspetti di ambiguità, attraverso gli occhi ingenui del protagonista.

Se alcuni critici, come Morando Morandini, hanno parlato di un film riuscito dalla struttura solida e coerente,[5] altri offrono in giudizio meno positivo, come Valerio Caprara, che considera il film «un prodotto tipicamente (colpevolmente?) medio», e pur riconoscendo la giustezza di non aver voluto definire sociologicamente e politicamente[4] il problema dell'emigrazione lasciando «il discorso (più grande del film) ragionevolmente, pudicamente aperto» gli rimprovera poi di aver rappresentato superficialmente «un "mini romanzo" di formazione» senza «uno sguardo antropologico più maturo e incisivo, un'interpretazione linguistica ardita, uno slancio di prospettiva che vada al di là del "sicuro" procedimento da sceneggiato TV».[6]

Altri critici come Paolo D'Agostini, non a caso richiamando il romanzo «Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling da cui vengono la caduta in mare e il salvataggio del bambino ricco da parte di un'umanità ruvida, che gli disvela nuovi orizzonti», lo giudicano un film apprezzabile proprio nelle scene più avventurose e drammatiche del protagonista.[7]

Infine Piera Detassis sembra ribaltare le accuse rivolte al regista di non aver voluto impegnarsi politicamente giudicando invece la sua opera «una riflessione forte, senza partito preso, sul Nord industriale e risentito del Paese, i sensi di colpa e il razzismo inconsapevole. Quel fastidio rabbioso e politico che non è necessariamente intolleranza, ma il frutto di paure reali, difficili da liquidare, sembra dire Giordana, con l’ottimismo della volontà».[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 2005, festival-cannes.fr. URL consultato il 9 luglio 2011.
  2. ^ Il Venerdì di Repubblica, 6 maggio 2005.
  3. ^ Antonio Genna, Dati Auditel del 28 luglio 2008, 29 luglio 2008. URL consultato il 6 giugno 2011.
  4. ^ a b Maurizio Porro, «Riscopro il Nord con un film sui clandestini» in Corriere della Sera, 6 maggio 2005, p. 35. URL consultato il 6 giugno 2011.
  5. ^ Laura, Luisi e Morando Morandini, il Morandini 2009. Dizionario dei film, Bologna, Zanichelli editore, 2008.
  6. ^ Valerio Caprara, Il Mattino, 16 maggio 2005.
  7. ^ Paolo D'Agostini, Un bambino alla scoperta del mondo dei clandestini in la Repubblica.it, 13 maggio 2005. URL consultato il 6 giugno 2011.
  8. ^ Piera Detassis, Panorama, 19 maggio 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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