Qasida

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Con il termine qasida (in arabo: قصيدة, qaṣīda), si intende un componimento arabo, che può arrivare a 100-120 versi, politematico, distinto da quello monotematico detto qitʿa, “generi” entrambi basati sullo stesso uso di forme metriche e sulla presenza di una rima unica per tutti i versi che compongono la poesia.
Apparsa nel VI secolo, la qasida ha continuato a essere in auge fino all’epoca moderna pur adattandosi nei contenuti ai cambiamenti politici e sociali succedutisi nel mondo arabo.

Gli esempi più antichi risalgono, infatti, all’epoca preislamica, frutto di una società organizzata su base tribale, sia che si trattasse di Arabi nomadi che sedentari, la qasida preislamica era l’espressione artistica di popolazioni presenti non soltanto nella Penisola araba, ma anche nel territorio che si estende fino all’Eufrate e all’odierna Siria settentrionale.

Molto si è discusso e ancor oggi si discute sulle origini di questa poesia, sull’autenticità di quanto è a noi giunto e su quale arabo fosse utilizzato dai poeti preislamici che, comunque, componevano oralmente in una società che riservava la scrittura per registrare testi non poetici.

I temi principali della qasida originaria - come si vede anche dalle Mu’allaqat, la più famosa raccolta di questa antica forma poetica - sono l’amore, il viaggio e l’encomio, intrecciati a motivi diversi quali la descrizione e la satira, rappresentati in massima parte non nel momento dell’accadimento bensì vissuti nella memoria: il poeta rievoca l’amore per la sua donna ricordando incontri e situazioni passate, ricorda il viaggio compiuto, i luoghi attraversati, le esperienze vissute, gli animali incontrati, la sua cavalcatura, e conclude, in linea di massima, esaltando se stesso o un capo (sayyid) tribù o un re arabo, lakhmide o ghassanide che fosse, o denigrando i nemici.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La struttura tematica della qasida preislamica è stata codificata nel IX secolo da Ibn Qutayba (828-889). Questo letterato nel Kitāb al-shiʿr wa l-shuʿarāʾ, il "Libro della poesia e dei poeti", ha schematizzato la qasida fornendo una norma dei temi principali che caratterizzavano questa forma poetica.
Secondo il canone di Ibn Qutayba, "il compositore di qaside” inizia con il preludio amoroso detto nasib che prende lo spunto dal tornare del poeta in un luogo dove, in un tempo anche molto addietro, aveva incontrato la donna. I malinconici ricordi sono destati dalla visione degli atlal, i resti di un accampamento nomade ormai abbandonato dalla tribù dell’amata, tribù che, a seconda delle stagioni, è costretta a spostarsi alla ricerca di acqua e di pascoli. Da questo spazio non più abitato da gli uomini e tornato a essere parte integrante della natura, il poeta dichiara la propria volontà di uscire da questa nostalgia in pochi versi, detti takhallus, il liberarsi appunto, per riprende il suo cammino. Inizia così la seconda parte della qasida, il rahil, il viaggio, elemento fondante della società araba antica, che il poeta affronta in compagnia della sua fida cavalcatura, dromedario o cavallo che sia.
La fine metaforica di questo viaggio è l’ultima sezione della qasida che, secondo alcuni studiosi, era il vero scopo della composizione poetica e che può essere sia un panegirico, madīḥ, di un sayyid tribale o di un re, sia l’auto-esaltazione, il fakhr, sia la satira, hijāʾ contro i nemici, o, più raramente, alcune massime morali, ḥikam.

Nella realtà questo schema non era così rigido come per tanto tempo è sembrato. Infatti da un confronto dei testi originali si può vedere come i poeti si sentissero liberi da vincoli tematici e abbiano introdotto i temi e i motivi più consoni all’occasione e alla propria ispirazione.

La qasida ha continuato a essere coltivata anche nei secoli seguenti, accanto a nuovi generi che si affermarono sempre più. Troviamo la qasida sia all’epoca del profeta Maometto sia durante il califfato omayyade, secolo nel quale i poeti perdono la loro funzione di portavoce della tribù per divenire poeti di corte.
Mutamento di funzione che incide sulla struttura tematica della qasida, e che si accentuerà ancor più nei secoli seguenti con l’avvento della dinastia degli Abbasidi.

Nelle corti dei califfi e dei re che hanno gestito il potere per secoli nel Vicino Oriente e nel Nordafrica la qasida diviene quindi la forma poetica dell’ufficialità per cui il tema amoroso e quello del viaggio, divenuti oramai anacronistici e quindi convenzionali, tendono a occupare sempre meno versi o addirittura a sparire mentre il panegirico diventa il tema fondamentale di ogni qasida. Ne venivano dunque composte per lodare il sovrano, ricordarne le imprese, cantare matrimoni e nascite, piangere morti, denigrare i nemici, temi per cui il poeta era pagato e mantenuto dal sovrano.

Nelle qaṣāʾid (pl. di qaṣīda) di lode si possono annoverare anche quelle devozionali, fra cui quelle dell'Imām al-Būṣīrī, che per secoli sono state dedicate al Profeta, e il cui primo esempio è quella che, al momento della sua conversione, Ka'b ibn Zuhayr rivolse a Maometto il quale gli fece dono del suo mantello da cui il titolo qasidat al-burda.

Diffusione spazio-temporale[modifica | modifica sorgente]

Nel XIX e XX secolo, in particolare nel periodo coloniale, la qasida ha assunto nuovamente una funzione centrale ad opera di poeti neoclassici come Ahmad Shawqi e Hafiz Ibrahim in Egitto e Ma'ruf al-Rusafi in Iraq che in parte ripresero i temi tradizionali accanto a nuove problematiche come quelle sociali e politiche.

Oggigiorno la qasida, pur restando in auge presso i beduini del Vicino Oriente, ha perso la sua centralità a vantaggio di forme poetiche più moderne come la poesia libera.

La qasida però non è rimasta un genere esclusivo della letteratura araba ma, per la sua importanza, è stata presa a modello da altre letterature. Infatti dopo il X secolo si cominciarono a comporre qaside in persiano e nel secolo XI in ebraico, così come nella terza grande lingua della cultura islamica cioè il turco osmanli e ancora in urdu, curdo, pashto, malese, indonesiano e nelle lingue dell’Africa occidentale quali lo swahili e il hausa.
Anche in diverse parti del mondo berbero sono presenti componimenti letterari che traggono il nome dalla qasida, solitamente poemi di una certa lunghezza e di argomento perlopiù religioso (denominati, a seconda dei luoghi, taqsitt o leqsidet).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Qasida Poetry in Islamic Asia & Africa, ed. by Stefan Sperl & Christopher Shackle, 2 voll., Leiden, Brill, 1996.