Q (romanzo)

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« Non esiste un piano che possa prevedere tutto. Altri solleveranno il capo, altri diserteranno. Il tempo non cesserà di elargire sconfitte e vittorie a chi proseguirà la lotta »
Q
Autore Luther Blissett
1ª ed. originale 1999
Genere romanzo
Sottogenere storico
Lingua originale italiano
Ambientazione Germania, Paesi Bassi, Italia, Turchia 1518-1555
Seguito da Altai

Q è un romanzo storico di Luther Blissett, "nome multiplo sotto il quale agisce programmaticamente un nucleo di destabilizzatori del senso comune"[1], pubblicato per la prima volta in Italia nel 1999.

Dietro al nome collettivo si celavano quattro scrittori residenti a Bologna: Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Federico Guglielmi e Luca Di Meo, in seguito conosciuti come Wu Ming, benché "la giusta attribuzione di Q [vada] all'intero universo comunicazionale definito dall'uso del nome multiplo".[2]

Pubblicato in Italia da Einaudi, è stato tradotto in inglese, spagnolo, basco, tedesco, olandese, francese, portoghese, danese, polacco, greco, russo, ceco, coreano e turco.

Come tutti i libri scritti dai Luther Blissett/Wu Ming a partire dal 1996, Q reca la dicitura « Si consente la riproduzione parziale o totale dell'opera e la sua diffusione per via telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.»[3] Questo è un precedente importante poiché si tratta della prima opera pubblicata da una major con una formula anti-copyright[4].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Ieri ho domandato a un pargolo di cinque anni chi fosse Gesù. Sapete cosa ha risposto? Una statua. »
(Bernhard Rothmann)

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Il romanzo si apre nel 1555, a Costantinopoli, il protagonista ricorda la sua vita iniziando a leggere il diario di Q con in mano varie reliquie di quelle che sono state le sue battaglie.

Il Coniatore[modifica | modifica wikitesto]

Con un flashback, la scena si sposta a Frankenhausen, dove il protagonista, insieme al suo compagno di battaglie Elias, sta cercando di salvare il Magister, Thomas Müntzer, che è svenuto, dopo il massacro della Battaglia di Frankenhausen ed il successivo saccheggio della città. Quando trovano una casa libera dove poter nascondere il Magister, Elias si sacrifica per rallentare i lanzichenecchi al comando del langravio Filippo d'Assia e del duca Giorgio di Sassonia. Müntzer viene però riconosciuto grazie alla sacca contenente le sue lettere che il protagonista ha accidentalmente lasciato cadere mentre si rifugia in soffitta.

Dopo molte ore, quando al calar della notte i lanzichenecchi hanno lasciato la città, il protagonista esce allo scoperto e riesce ad uccidere un manipolo di mercenari e prendere i loro abiti per potersi spacciare per uno di loro tornato vittorioso dalla "paga più facile della sua carriera". Si mette quindi alla ricerca di Hans Hut, un libraio di Bibra simpatizzante per i protestanti, ma quando arriva nella sua città apprende che si è trasferito da poco; decide così di raggiungere la casa di un pastore favorevole alla rivolta contadina: Wolfgang Vogel che gli dà lavoro come taglialegna, vitto, alloggio ed un nuovo nome: Gustav Metzger.

Qui, con la sacca di lettere di Müntzer che era riuscito a salvare, ripercorre con la mente gli avvenimenti trascorsi dal 1519, quando era un giovane studente dell'Università di Wittenberg in contemporanea con la predicazione di Martin Lutero, cui era stato appena affiancato il giovane e dotto professore di greco Filippo Melantone.

Durante un dialogo fra Melantone ed il rettore dell'Università, Andrea Carlostadio, quando sembra che Melantone abbia ormai convinto il rettore che la divisione in classi sociali è voluta da Dio, si intromette lo sconosciuto Thomas Müntzer, confutando la tesi di Melantone e sostenendo che Lutero prima si era ribellato all'autorità papale e poi, dopo il fallimento della Dieta di Worms, quando era stato rapito da Federico di Sassonia, si era innalzato a nuovo papa.

Dopo la partenza di Müntzer da Wittenberg, il protagonista ed il suo amico Martin Borrhaus, detto Cellario, iniziano a diventare sempre più insofferenti verso Lutero, vendutosi ai principi, e all'arrivo dei cosiddetti "profeti di Zwickau" decidono di andare a cercare Müntzer in Turingia. Intanto Carlostadio inizia ad operare radicali modifiche sullo statuto clericale all'interno dell'Università, fatto che spinge i principi ad allentare il giogo su Lutero per poterlo usare per mantenere l'ordine a Wittemberg.

Ad Halle, il protagonista incontra Elias, il quale poi gli presenta Thomas Müntzer e sua moglie Ottilie von Gersen, che da allora faranno parte di un gruppo indivisibile.

Nel 1521 Müntzer e i suoi sono ad Allstedt, dove il Magister con i suoi sermoni appoggia i contadini nell'assalto ad un convento di francescani usurai, che però gli mette contro l'esattore Zeiss, subordinato al Principe Elettore di Sassonia, che lo convocano per parlare delle sue idee religiose. Qualche giorno dopo la sua partenza, una lettera firmata da un certo Qoèlet, lo avverte delle intenzioni dei principi, ma ormai è troppo tardi. All'incontro, Müntzer tiene un sermone che destabilizza l'origine divina del potere temporale; quindi tutto si conclude con un nulla di fatto; durante l'assenza di Müntzer, però, le opposizioni interne si sono rafforzate e e il gruppo viene scacciato dalla città.

Müntzer e i suoi vanno allora a Mühlhausen dove incontrano Heirich Pfeiffer, un predicatore che sta incitando i borghigiani alla rivolta contro i ricchi mercanti detentori del potere politico. Quando un certo Willi Pustola viene incarcerato senza che vengano applicate su di lui le leggi cittadine riguardo alla prigionia, i borghigiani si ribellano tenendo in scacco la parte alta della città, che però riesce a liberarsi con l'aiuto dei contadini e a pacificare la città con minime concessioni. Müntzer, Pfeiffer ed i capi della rivolta vengono espulsi, ma hanno imparato la lezione: i contadini sono fondamentali.

Müntzer allora si reca a Norimberga, per incontrare il libraio Hans Hut per fargli stampare i suoi scritti e anche dei "fogli volanti" da distribuire in ogni luogo; qui incontrano anche Johannes Denck, che si unirà al loro gruppo. Anche qui arriverà un'espulsione extra muros causata dalla loro predicazione.

Hut offre loro ospitalità a Bibra e lì Müntzer decide di dividere il gruppo per poter distribuire più fogli volanti possibili e cercare di tirare dalla loro parte i contadini ed i minatori della Turingia per cercare di rientrare e prendere Mühlhausen.

Cogliendo l'occasione di una fiera, i contadini e i minatori entrano in massa a Mühlhausen e, insieme ai borghigiani, riescono a prendere la città. La città viene riorganizzata abolendo tutti i privilegi mentre giungono notizie di rivolte dalle città limitrofe.

Intanto si prepara la controffensiva dei principi; quando le truppe di Filippo d'Assia stanno per assediare Frankenhausen, il Magister Thomas riceve un'altra lettera da Qoèlet, che finora gli ha sempre dato consigli preziosi, che lo informa che le truppe del langravio sono allo sbando; Müntzer decide di marciare con 300 compagni sulla piana di Frankenhausen, mentre manda Denck a cercare rinforzi. Quando le truppe del Magister arrivano alla piana, senza nemmeno essersi congiunte con le forze radunate da Denck, trovano un esercito ben organizzato e lì vengono annientati.

Un Dio, una fede, un battesimo[modifica | modifica wikitesto]

1538. Dopo la condanna a morte di Jan van Batenburg, il protagonista, che faceva parte della sua banda di anabattisti violenti responsabili di innumerevoli saccheggi, omicidi e stupri, cerca di scappare dalle fiandre per sfuggire al patibolo, dopo essersi eliminato con il fuoco il tatuaggio che indicava l'appartenenza a quella banda. Dal Brabante, si rifugia quindi ad Anversa da dove riesce, grazie ad un certo Philipp conosciuto per caso fuori da un'osteria a farsi imbarcare come mozzo su una nave diretta a Plymouth in Inghilterra.

Il giorno della partenza, mentre si dirige al molo della nave, intravede un gruppo di soldati spagnoli che pestano uno in un vicolo per rappresaglia dovuta all'uccisione qualche giorno prima di un soldato spagnolo, decide di passare avanti ma dalla nave più vicina scendono altri spagnoli che lo picchiano selvaggiamente, senza ucciderlo, ma lasciandolo per strada svenuto.

Quando si risveglia, è stato salvato e curato da un copritetti, Lodewijk Pruystinck, detto Eloi, che gestisce una casa comune con i soldi che riesce ad avere da ricchi mercanti che appoggiano la sua causa. Notata la cicatrice del tatuaggio che rivela l'appartenenza agli Armati della Spada, la banda di Batenburg, Eloi è impaziente di ascoltare la sua storia ma il protagonista ha perso tutti gli stimoli, inoltre quando Eloi gli chiede il suo nome, lui gli dice che può essere chiamato come preferisce; questo affascina Eloi, e lo spinge a insistere sul racconto, ottenendo un altro rifiuto. Allora si rivolge al protagonista chiamandolo Lot, Colui che non si volta indietro. Nella comunità di Eloi, il protagonista incontra anche una ragazza di nome Kathleen e sua figlia Magda; questi incontri, oltre a ridargli degli stimoli, lo convincono a raccontare la sua vita ad Eloi.

1525. Dopo la disfatta di Frankenhausen e il periodo trascorso da Vogel, il protagonista assume il nome di Lucas Niemanson e arriva ad Augusta, dove incontra Denck per un'adunata dei superstiti, ivi compreso il libraio Hans Hut. Eccetto Denck, però, gli altri partecipanti al sinodo si credono profeti o mistici, predicando talora con gesti talmente plateali da non poter essere lasciati inosservati dalle autorità di Augusta che una notte catturano e mettono a morte molti esponenti del movimento (il cosiddetto Sinodo dei Martiri). Hut viene catturato e muore tentando di evadere dalla propria cella. Denck riesce a fuggire la notte per rifugiarsi a Basilea mentre il protagonista esce dalla città il giorno dopo con la famiglia dell'amico, insieme a Leupold, uno dei fratelli più moderati che però si è rivelato il più duro e non ha confessato ed è stato bandito dalla città, diretto a Strasburgo, dove il suo amico Martin Borrhaus detto Cellario lo sta aspettando.

A Strasburgo, Cellario fornisce al protagonista una nuova identità: Lienhard Jost, marito ritornato dalla Germania di Ursula Jost, altra donna in fuga dal passato misterioso. Con Ursula il rapporto va ben oltre la finzione: i due infatti iniziano una relazione poco dopo essersi conosciuti. Le cose sembrano andare bene finché non arriva in città il predicatore ambulante Melchior Hofmann, che viene convinto da Lienhard ed Ursula a recitare le sue visioni e che utilizzano come alleato per compiere disordini contro l'élite religiosa, tollerante ma statica e senza coraggio; disordini che culminano con un'enorme orgia in casa della dama Carlotta Hasel.

Inimicatosi le autorità cittadine, Lienhard decide di partire insieme a Hofmann alla volta di Emden, dove a causa della sua predicazione, Hofmann viene esiliato e la comunità anabattista nascente viene guidata da Jan Volkertsz detto Trijpmaker.

Sotto la guida di Lienhard e di Trijpmaker, la comunità anabattista si sposta ad Amsterdam, dove a causa delle loro predicazioni contro la ricchezza viene segnalata alle autorità. Trijpmaker, sulla cui testa pende una taglia, ha la possibilità di scappare ma decide di consegnarsi alle autorità e viene bruciato sul rogo.

Braccato dagli sbirri, il protagonista assume il nome di un cugino della famiglia che lo nasconde, morto annegato durante un viaggio in Sassonia: Gerrit Boekbinder. Gli viene affibbiato il curioso soprannome "Gert dal Pozzo" per un episodio accaduto fuori da un'osteria, durante una rissa: caduto in un pozzo, ne è riemerso per abbattere gli avversari a colpi di secchio. In quell'occasione conosce il fornaio di Haarlem Jan Matthys, anabattista radicale. Tra i due si instaura un profondo rapporto tanto che, in una disputa sull'accettazione della violenza all'interno del movimento anabattista, Gert si schiera dalla parte del suo nuovo amico contro Hofmann, decretando praticamente la leadership di Jan Matthys il quale inizia a cercare adepti tra le classi sociali più basse; recluta quindi il lenone e attore Jan Bockelson, proveniente dalla città di Leida.

Quando i fedelissimi di Matthys arrivano a dodici, come il numero degli apostoli, questi li divide in coppie per andare a predicare in varie città; Gert e Jan di Leida si avviano verso Münster, su segnalazione di Bartolomehus Boeckbinder, per incontrare il predicatore locale, Bernhard Rothmann.

I cittadini hanno appena scacciato il vescovo Franz von Waldeck e messo in minoranza i cattolici, ma vi è comunque una tensione tra i luterani, rappresentati dai borgomastri e gli anabattisti, rappresentati da Rothmann, il capo della gilda dei tessitori Berndt Knipperdolling e gli apostoli di Matthys, Gert e Jan.

Quando la situazione degenera, i luterani si arroccano nel monastero di Überwasser dove iniziano a trattare per il ritorno in città dei cattolici, mentre gli anabattisti si barricano nella piazza della chiesa di San Lamberto. Qui un mercenario, Heinrich Gresbeck, fa notare a Gert come lui sia l'unico addestrato a combattere, e lo convince a farsi nominare capitano e a guidare gli anabattisti, mentre Gresbeck gli farà da luogotenente. Gert, Gresbeck ed un manipolo di uomini marciano così sul monastero, convincendo i luterani ad allearsi con loro e a non aprire le porte ai cattolici, guadagnando così, oltre alla pace ed al controllo della città, una enorme fama di condottiero.

Intanto Matthys annuncia il suo arrivo in città. Gli abitanti di Münster si aspettano che governi sulla falsa riga dei suoi profeti ma Matthys sembra cambiato: sebbene mantenga le promesse come l'abolizione del denaro e dei privilegi, espelle cattolici e luterani dalla città, lasciandoli nudi nelle campagne durante l'inverno, fa uccidere i dissidenti, brucia tutti i libri che non siano la Bibbia e mette tutto il potere in mano dei suoi fedeli olandesi, predicando la fine del mondo per il giorno di pasqua e la salvezza per gli abitanti della nuova Gerusalemme.

Quando, a Pasqua, non succede nulla, Gert e Gresbeck decidono di uccidere Matthys ma questi li anticipa tentando un attacco suicida alle linee del vescovo, dove rimane ucciso. Dopo che il suo cadavere è stato rispedito dentro le mura, tagliato a pezzi, in una cesta, la folla acclama Jan Bockelson come nuovo leader.

Gert approfitta del fatto che deve cercare armi e munizioni e va in Olanda, prendendosi un po' di tempo per riflettere. Al suo ritorno, Jan di Leida si è dichiarato Re di Gerusalemme, gli altri capi della rivoluzione fanno parte della sua corte, è stata stabilita la poligamia e si vive in un clima di terrore. Disgustato, Gert lascia la città qualche mese prima della disfatta con un manipolo di uomini prima che, grazie ad un traditore all'interno, il vescovo riesca ad espugnare la città. Dopo la divisione del gruppo viene trovato, quasi morto di stenti da Jan di Batenburg, che lo accetta nella sua banda.

Qui termina il racconto fatto a Eloi nel 1538. Eloi presenta a Lot Gotz von Polnitz, il cui vero nome è Lazarus Tucher, il miglior agente dei Fugger di Augusta, dato per morto anni prima, che propone a Lot, che prende il nome di Hans Grüeb, ed Eloi una colossale truffa da trecentomila fiorini alla banca dei Fugger con false lettere di credito in cinque anni, tempo che ci avrebbero messo per accorgersene. Gotz parla anche con il protagonista di quando una spia al soldo di un potente di Roma diretta a Münster si era recata alla sua filiale per ritirare dei soldi con un sigillo raffigurante una Q, che il protagonista riconduce al Qoèlet che tradì Thomas Müntzer. Questo Q avrebbe quindi infranto, oltre al sogno del magister cui partecipò il protagonista, anche la prospettiva di una nuova Sion, mandando in frantumi ogni cosa su cui il protagonista avesse mai contato.

Il Beneficio di Cristo[modifica | modifica wikitesto]

1545. Anton Fugger scopre la truffa e, per non perdere la faccia con una denuncia pubblica, invia una lettera a Gian Pietro Carafa chiedendogli di sguinzagliare l'inquisizione contro Eloi e i suoi. Eloi viene catturato e ucciso; Gotz prende la sua parte di soldi e, come stabilito, quella di Eloi per poter accudire Kathleen e Magda in Inghilterra mentre il protagonista si rifugia a Basilea, dove frequenta il circolo protestante di Johannes Oporinus. Proprio Oporinus gli presenta il libraio toscano Pietro Perna che lo invita ad essere suo socio nella diffusione clandestina de Il Beneficio di Cristo un'opera scritta dal monaco Benedetto Fontanini, molto vicino al circolo degli spirituali di Reginald Pole, che accetta la giustificazione "per sola fede" di stampo luterano e calvinista.

Intanto Carafa manda Q a spiare il circolo dei cardinali simpatizzanti per Pole per cercare di ricondurli ad un testo eretico e contrastare la quasi scontata elezione al soglio pontificio del cardinale esule inglese.

Quando il protagonista arriva a Venezia per entrare in contratto con gli stampatori, alloggia in una locanda che, come tutte a Venezia, funge anche da bordello, gestito da donna Demetra. Qualche giorno dopo il suo arrivo alla locanda, il bandito il Mulo minaccia Demetra di rubare le ragazze dal suo bordello, ma viene pestato a sangue dal protagonista, che ora si fa chiamare con il nome allemanizzato di Eloi, Ludwig Schaliedecker, cui viene offerta la possibilità di investire nella locanda e diventare socio di Demetra. All'inaugurazione della nuova locanda, Ludwig conosce tre portoghesi ma fiamminghi d'adozione: João Miquez, suo fratello Bernardo e il loro agente Duarte.

Fuori dalla locanda, gli sgherri del Mulo circondano Ludwig, ma questi viene salvato da João e dai suoi uomini che si dimostrano interessati all'affare Beneficio di Cristo che, nel frattempo è stato scomunicato dal concilio di Trento, cosa che ha aumentato di molto la riluttanza degli stampatori della serenissima. I Miquez sostituiscono così gli stampatori veneziani nell'affare Beneficio di Cristo.

Intanto il protagonista apprende da un cliente del bordello che, con ogni probabilità, Q era una delle tante spie al soldo di Carafa nel Nord Europa e decide quindi di attirarlo, riprendendo la predicazione anabattista dei tempi di Münster, approfittando dei viaggi per le consegne del Beneficio di Cristo, col nome di Tiziano. Tiziano converte molta gente all'anabattismo spingendo Carafa a mandare Q, che nel frattempo spiava gli spirituali a Viterbo, sulle tracce di questo Tiziano. A Venezia, Q riceve anche l'incarico di fomentare l'odio contro gli ebrei, ivi compresi i Miquez, per convincere il Senato ad espellerli.

Durante un viaggio a Mantova, Tiziano incontra un cardinale diretto al conclave, Giovanni Maria Ciocchi del Monte e lo convince ad intercedere con l'abate del monastero in cui è rinchiuso Benedetto Fontanini a liberarlo.

Messo in contatto con le inquisizioni del Nord Italia, Q arriva, partendo dalle confessioni degli anabattisti a João Miquez e seleziona una lista di tedeschi residenti a Venezia che potrebbero essere l'alter ego di Tiziano. Di questi, collega subito Ludwig Schalidecker ad Eloi, che aveva visto bruciare sul rogo ad Anversa e realizza che l'unico personaggio capace di una tale manovra, e anche l'unico ad essersi salvato sicuramente da Münster in quanto aveva lasciato lasciato la città prima della caduta, non sia altri se non il capitano Gert dal Pozzo.

Ma il protagonista ha teso una trappola al suo eterno nemico che, una volta sorpreso ad indagare su Ludwig Schalidecker, viene fatto prigioniero dai Miquez e portato davanti al protagonista che riconosce in lui il suo vecchio luogotenente Heinrich Gresbeck. Nel dialogo tra i due Q dice al protagonista che, sebbene abbia sempre vinto la battaglia contro di lui, le vittorie non sono sue, in quanto lui aveva sempre fatto ciò che Carafa gli ha ordinato; sente quindi di non aver vissuto la sua vita ed immagina che Carafa non abbia più bisogno di lui e che, ora che ha trovato Tiziano, lo farà uccidere e gli propone di mandare all'aria i piani del cardinale presentando la confessione dell'aiutante di Tiziano, Pietro Manelfi il quale, oltre ad aver rivelato all'inquisizione i nomi di tutti gli adepti, ha anche rivelato dell'incontro tra Tiziano ed il cardinale Ciocchi del Monte, appena eletto papa nella ricerca di un equilibrio tra spirituali ed intransigenti, che se rivelato provocherebbe uno scalpore tale da far pendere il conclave successivo verso Reginald Pole. Q dà anche il suo diario al protagonista.

All'uscita della filiale Fugger dove hanno ritirato la confessione, il protagonista e Q vengono attaccati dagli sgherri di Carafa ma riescono a rifugiarsi nel bordello di Ludwig, dove vengono però attaccati dal Mulo che incendia il locale. Q viene ucciso da una trave caduta dal soffitto dopo che lui e il protagonista avevano ucciso tutti gli aggressori, e la confessione di Manelfi viene bruciata.

A Venezia la predicazione antigiudaica di Q ha dato i suoi frutti e gli ebrei sono molto mal visti. I Miquez decidono allora di rifugiarsi ad Istanbul, sotto la protezione del Sultano e di aiutare a fuggire i loro compagni ebrei. Dalla cacciata degli ebrei, Venezia inizia una lunga ed inesorabile decadenza.

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Istanbul, 1555. Gian Pietro Carafa è diventato papa con il nome di Paolo IV, la Pace di Augusta mette fine alle guerre di religione accontentando sia i principi che l'imperatore, senza lasciare nulla a borghigiani e contadini, ma al protagonista, che ora si chiama Ismael Il-Viaggiatore-Del-Mondo tutto questo non interessa, ora fa da consulente a Jossef Nassi, nome con il quale è conosciuto ad Istanbul João, racconta le sue avventure al sultano e si gode in pace gli ultimi anni della sua vita.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Protagonista: senza nome. Durante il racconto prende vari nomi: all'inizio, seguendo il Magister Thomas usa il suo vero nome, in seguito si fa chiamare Gustav Metzger, Lucas Niemanson, Lienhard Jost, Gerrit Boeckbinder, Lot, Hans Grüeb, Ludwig Schaliedecker, Tiziano e Ismael Il-Viaggiatore-Del-Mondo. Partecipa a buona parte delle sollevazioni e rivolte nell'Europa centrale del suo tempo.
  • Q: altro personaggio anonimo e inventato, è la nemesi del protagonista, colui che ha sempre rovinato i suoi piani, dai palazzi di Wittemberg a Münster. È una spia al soldo di Gian Pietro Carafa e per lui è stato anche a Viterbo e in Inghilterra. Nonostante abbia sempre sconfitto il protagonista, non si sente appagato dalla sua vita.
  • Thomas Müntzer: pastore riformatore, si mette in luce agli occhi del protagonista in uno scontro verbale con Filippo Melantone e sarà la sua guida fino alla battaglia di Frankenhausen, dove viene catturato.
  • Elias: guardia del corpo del Magister, ex minatore e mercenario, insegna al protagonista l'uso delle armi; muore cercando di salvare Müntzer.
  • Ottilie von Gersen: la carismatica moglie del Magister; c'è lei dietro molte sue scelte.
  • Hans Hut: libraio di Bibra, stampa gli scritti di Müntzer e contribuisce alla diffusione delle sue idee al Sinodo dei martiri, dove viene catturato.
  • Heinrich Pfeiffer: predicatore di Mühlhausen, si unisce alla causa di Müntzer ma viene catturato dopo Frankenhausen.
  • Johannes Denck: predicatore di Norimberga, si unisce alla causa di Müntzer e ritrova il protagonista ad Augusta per il Sinodo dei martiri, riesce a fuggire anche da lì e a rifugiarsi a Basilea, dove muore di peste.
  • Martin Borrhaus detto Cellario: compagno del protagonista ai tempi di Wittenberg e suo ospite a Strasburgo.
  • Ursula Jost: moglie per finta del protagonista a Strasburgo, gli ridà la voglia di vivere.
  • Melchior Hofmann: predicatore anabattista prima usato dal protagonista per combinare alcuni scherzi e dopo scontratosi con lui.
  • Jan Volkertsz detto Trijpmaker: primo martire anabattista in Olanda: prima di morire rivela i nomi dei suoi compagni all'inquisizione.
  • Jan Matthys: fornaio e capo anabattista, il protagonista gli salva la vita e ne diventa "apostolo"., incaricato di diffondere l'anabattismo. Divenuto governante di Münster si tramuta in tiranno e muore per mano dei cattolici.
  • Jan Bockelson: sarto, attore e protettore di prostitute. Alla morte di Matthys diventa capo anabattista della ribellione di Münster e alla partenza del protagonista anche Re. Viene ucciso dai cattolici dopo la presa della città.
  • Bernhard Rothmann: teologo anabattista e capo degli anabattisti di Münster prima dell'arrivo dei profeti di Matthys.
  • Bernhard Knipperdolling: tessitore, capo della gilda nel consiglio cittadino di Münster, è uno dei capi della rivolta anabattista.
  • Jan van Batenburg: capo della setta degli Armati della Spada.
  • Anton Fugger: banchiere, subisce una truffa da Eloi e dal protagonista e fa mettere al rogo tutta la comunità loista.
  • Eloi Pruystinck: capo riformatore olandese, ascolta il racconto del protagonista ed è suo socio nella truffa ai Fugger.
  • Pietro Perna: libraio e stampatore toscano nato a Bergamo. Propone al protagonista di investire sul Beneficio di Cristo.
  • João Miquez: mercante ebreo fuggito da Portogallo e Fiandre, diventa amico del protagonista e nemico di Q che lo costringe a fuggire in Turchia.
  • Doña Gracia Nasi, ricca vedova e zia di João Miquez, stringe una relazione con il protagonista e infine fugge con lui a Istanbul.
  • Giovanni Pietro Carafa: cardinale, capo della fazione intransigente e datore di lavoro di Q; in seguito Papa Paolo IV.
  • Reginald Pole: cardinale esule inglese capo della fazione spirituale.

Interpretazioni e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Una lettura politica di Q sostiene[5] che la vicenda sia un'allegoria della situazione europea dopo lo spegnersi dei movimenti di protesta nati con il Sessantotto e attivi negli anni settanta. Quel che la controriforma fu per le chiese radicali e rivoluzionarie del primo Cinquecento, il reaganismo, il neoliberismo e il pensiero neoconservatore sono stati per le utopie controculturali di ogni tipo fiorite dall'Estate dell'amore del 1967 e dal Maggio parigino. Per questo gli stessi membri del collettivo Luther Blissett/Wu Ming hanno descritto il romanzo come un "manuale di sopravvivenza".

Q fu addirittura paragonato al romanzo d'avventura di Emilio Salgari[6] per il ritmo incalzante e i duelli epici. La definizione più comune è quella di "romanzo storico".

Alcune critiche si sono soffermate sull'utilizzo da parte degli autori di una sintassi intenzionalmente moderna e non "d'epoca", e sul presunto anacronismo rappresentato dal turpiloquio. A quest'ultima critica gli autori hanno risposto ricordando che il XVI secolo è il secolo dell'Aretino e di opere scurrili come La cazzaria di Antonio Vignali, che le parolacce oggi in uso nella lingua italiana sono le stesse già presenti in quella latina, e che nel romanzo non hanno usato nulla che non si trovasse già nei Carmina priapea (I secolo a.C.)[7].

Polemiche legate al Premio Strega 1999[modifica | modifica wikitesto]

Q arrivò alla finale del Premio Strega 1999, ma gli autori disertarono la cerimonia. "Lo Strega è una buffonata, una delle tante istituzioni inutili di questo Paese.", dichiararono con due mesi d'anticipo all'inserto Io Donna del Corriere della sera, 15 maggio 1999.[8] "Naturalmente non ci interessa vincere", aggiunsero, "anche perché il primo posto è sempre assegnato in anticipo, ma se per caso dovessimo entrare nella cinquina, abbiamo consigliato alla Einaudi di comprarci il quarto posto." In un'altra intervista, stavolta sul quotidiano L'Unità del 30 aprile 1999, avevano detto: "Il Premio Strega è più truccato di Sanremo e quest'anno è già appaltato alla Maraini."[9] Mancavano ancora cinque settimane alla finale, che il 9 luglio avrebbe effettivamente portato Luther Blissett al quarto posto e incoronato vincitrice Dacia Maraini con il romanzo Buio.

Spettri di Müntzer all'alba[modifica | modifica wikitesto]

Su Giap di marzo 2009, la newsletter pubblicata dai Wu Ming, in occasione del decennale del romanzo gli autori di Q pubblicano una lunga riflessione mettendo in luce echi e parallelismi tra le manifestazioni di protesta di oggi, specialmente il G8 di Genova, e la rivolta dei contadini del 1525.

Nel 2001, la grande marcia degli Zapatisti, al seguito del Subcomandante Marcos, verso Città del Messico per i diritti degli indios, comprende anche il movimento di protesta italiano delle Tute Bianche, di cui fanno parte i Wu Ming che per l'occasione, regalano una copia di Q a El Sub e scrivono un breve racconto allegorico, La favola della scimmia bianca. Secondo l'interpretazione degli autori, lo zapatismo è stato un movimento altamente innovativo, e ha influenzato tutte le lotte a venire, compresa quella dei movimenti impropriamente definiti "no global".

Spinti dall'enorme successo ottenuto con il libro anche grazie alla diffusione su internet, tanto che non era raro vedere persone nei forum di movimento firmarsi Magister Thomas o Gert dal Pozzo e il motto omnia sunt communia circolare in giro per la rete o su striscioni di cortei, e confortati da ciò che era accaduto a Seattle nel 1999 al meeting della WTO, a Praga al meeting tra Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale nello stesso anno e in Québec nel 2001 al convegno dell'ALCA, i Wu Ming furono molto attivi nel convincere la gente ad andare a Genova per il G8, scrivendo anche un appello Dalle moltitudini d'Europa in marcia contro l'impero e verso Genova, ma quella protesta si rivelò "una Frankenhausen" (la sconfitta dei contadini tedeschi, raccontata in Q).

L'ultima parte della riflessione si concentra sulla differenza tra mito "genuino" e mito "tecnicizzato", con un'analisi della metafora del "potere sotto assedio" che prese forma nel movimento del 2000-2001. Secondo i Wu Ming, l'evocazione "forzosa" di questa metafora, a cui essi stessi contribuirono coi loro scritti d'occasione, equivaleva a una "tecnicizzazione" del mito, a un uso strumentale e contingente di elementi di immaginario incanalati ad hoc. L'illusione era quella di poter "costruire" il mito del movimento "come il dottor Frankenstein o, peggio ancora Henry Ford", ossia in laboratorio o addirittura sulla catena di montaggio.

Proprio lo scontro tra la metafora di un potere assediato e la realtà di un potere inassediabile (perché "immateriale" come il flusso finanziario) è, secondo gli autori, alla base degli errori di calcolo che portarono il movimento a cadere nella trappola genovese. Dopo quella sconfitta, il movimento si affievolì e si radicalizzò sempre più in un circolo vizioso per cui meno gente c'era più si estremizzava e ciò portò all'abbandono del movimento delle persone non interessate a "patetici combattimenti tra galli".

I Wu Ming concludono il saggio dicendo che la loro marcia proseguirà senza miti tecnicizzati.

Altai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Altai (romanzo).

Nel numero di maggio 2009 di Giap, la newsletter da loro gestita, i Wu Ming dichiarano che da oltre un anno[10] stanno lavorando ad "un romanzo che si svolge nel continuum temporale e storico di Q". In seguito, specificano che il titolo del romanzo sarà Altai. Il romanzo esce il 16 novembre 2009 per Einaudi Stile Libero, preceduto da diverse anticipazioni sonore sul sito degli autori, come un reading di alcuni capitoli del romanzo, eseguito da Wu Ming 1 il 21 maggio 2009, all'evento milanese "Officina Italia".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liber Liber: Libri - Autori - Luther Blissett
  2. ^ Ipocalittici o integrati - Romanzo a chiave di un falsario collettivo con ambizioni di conflitto sociale di Andrea Cortellessa
  3. ^ Wu Ming - Scarica i nostri libri - Romanzi, saggi e racconti
  4. ^ Intervista su La Repubblica
  5. ^ Marina Collaci, die tageszeitung.
  6. ^ Giuseppe Conte, Il Giornale.
  7. ^ Wu Ming, "Forgive Me, I'm Just A Fruit Picker: Notes on Pricks, Sons of Bitches, the Language We Used in Q and the Edulcoration of the Past", febbraio 2004 (inglese)
  8. ^ "Chi si nasconde dietro Luther Blissett?", "Io Donna", 15/05/1999.
  9. ^ "Tutti i misteri di Luther Blissett", "L'Unità", 30/04/1999.
  10. ^ Giap maggio 2009

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