Pusterla di Sant'Ambrogio

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Coordinate: 45°27′43.06″N 9°10′26.21″E / 45.461961°N 9.173947°E45.461961; 9.173947

Pusterla di Sant'Ambrogio
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Milano
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XII secolo (rifatta 1939)
Realizzazione
Architetto (rifatta da Gino Chierici)
Appaltatore Comune di Milano
 
La Pusterla di Sant'Ambrogio

La Pusterla Sant'Ambrogio è una delle porte minori (o pusterle) poste sul tracciato medievale delle Mura di Milano.[1] Quella tuttora esistente, venne eretta da Gino Chierici nel 1939 ad imitazione di quella antica, di cui erano rimaste soltanto le rovine.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Pusterla di Sant'Ambrogio rifatta nel corso del 1939 presenta due torri e un ingresso a doppio fornice, per la realizzazione dei quali vennero utilizzati laterizi ricavati dalle porte e dalle mura medievali autentiche, demolite nel corso dei secoli senza riguardo. Vennero riutilizzate anche tre statue di santi (Ambrogio, Gervasio e Protasio) del XIV secolo di un anonimo maestro campionese, provenienti dall'ospedale di Sant'Ambrogio. La porta, costruita in mattoni su una base in serizzo, ha due fornici a sesto acuto appena accennato, a fianco della porta si trovano due torri. Sulla torre di sinistra erano apposti tre fasci littori, in seguito scalpellati.

La ricostruzione è stata troppo estesa e radicale e soprattutto arbitraria per poter oggi parlare di un semplice "restauro", piuttosto che di un pastiche neogotico.

Fino a qualche anno fa una delle torri ospitava la Mostra Permanente di Criminologia e Armi Antiche, poi sfrattata dal Comune[2] e in attesa di nuova collocazione.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La Pusterla di Sant'Ambrogio fu teatro nel 1385 di una tragica beffa giocata da Gian Galeazzo Visconti ai danni dello zio Bernabò. Questi infatti, vedendo minacciate le sue alleanze francesi, ordì una spietata fine per quest'ultimo. Con la scusa di un pellegrinaggio, lo attirò fuori dalla Pusterla di Sant'Ambrogio, dove si presentò coi soli figli Rodolfo e Lodovico. Lì contro ogni aspettativa sarebbe stato catturato da Giacomo Dal Verme e condotto al Castello di Trezzo, dove avrebbe poi trovato la morte per avvelenamento.[3]

Immagini storiche[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bonvesin de la Riva, De magnalibus Mediolani (1288), Pontiggia ed. Bompiani, 1974 - Capitolo II, capo VI
  2. ^ Articolo del Corriere
  3. ^ Barbara W. Tuchman, Uno specchio lontano : un secolo di avventure e di calamità, il Trecento, Milano, 1979, pp. 470-73.

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