Pupella Maggio

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Una giovane Pupella Maggio in un'immagine di repertorio con Giuseppe Anatrelli e Gennarino Palumbo
« A due anni mi portarono in scena dentro uno scatolone legata proprio come una bambola perché non scivolassi fuori. E così il mio destino fu segnato. Da "Pupatella" attraverso la poupée francese, divenni per tutti "Pupella" nel teatro e nella vita »
(Pupella Maggio, Poca luce in tanto spazio)

Pupella Maggio, nome d'arte di Giustina Maggio (Napoli, 24 aprile 1910Roma, 8 dicembre 1999), è stata un'attrice teatrale e attrice cinematografica italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque figlia d'arte, e come i suoi genitori intraprese la strada del teatro. Insieme a lei anche altri fratelli calcarono le scene; tra questi ricordiamo Enzo, il primogenito, Beniamino, Dante e Icadio e le sorelle Rosalia e Margherita.

Il padre è stato uno dei più grandi capocomici e fine dicitore della storia del teatro partenopeo: Domenico Maggio detto Mimì e la madre Antonietta Gravante, erede della famosa famiglia Gravante gestori del rinomato circo equestre "Carro di Tespi".

La madre ebbe le doglie proprio durante le prove di uno spettacolo al Teatro Orfeo (oggi non più esistente) in via Carriera Grande (siamo nei pressi della stazione di Napoli), e pertanto la piccola Giustina vide la luce nel camerino dello stesso.

A Teatro Scarpettiano[modifica | modifica sorgente]

Il battesimo artistico lo ricevette all'età di circa due anni, quando con la compagnia teatrale del padre rivestì il ruolo della bambola di pezza nello spettacolo di Eduardo Scarpetta La Pupa Movibile. Fu questa partecipazione e il vezzeggiativo datole dal padre Mimì a far sì che piccola Giustina venisse chiamata affettuosamente Pupella.

La scuola la lasciò ai primi anni delle elementari e sin da piccina prendeva parte agli spettacoli diretti dal padre, che in quegli anni riscontrava successo con la famosa sceneggiata napoletana. Seguiva la compagnia per tutte le tournée, ma non le mancarono esperienze lontano dalla famiglia come per la rivista La Rinie n°1.

Negli anni quaranta decise di abbandonare le scene, a seguito della morte della madre (1940) e del padre (1943).

Trasferitasi a Roma, intraprese il mestiere di modista, ma un'amicizia con alcuni ebrei che nascondeva in casa la costrinse ad andare altrove. Si diresse a Terni dove lavorò in un'acciaieria, per la quale curava le regie teatrali degli spettacoli del Dopolavoro. La notizia dell'amicizia scottante circolava, quindi dovette andare di nuovo altrove: Napoli, poi Stroncone, ancora Roma e infine Milano. Qui raggiunse sua sorella Rosalia e sempre qui lavorò in una compagnia di rivista al Teatro Nuovo, accanto a Remigio Paone, Carlo Croccolo, Dolores Palumbo ed altri ancora.

Con Eduardo[modifica | modifica sorgente]

Pupella Maggio - Ritratto di Augusto De Luca

La sua insofferenza migratoria la riportò a Napoli e da lì a qualche anno ebbe modo di conoscere il suo maestro Eduardo De Filippo.

Entrò nella Scarpettiana nel 1954, la compagnia diretta da Eduardo De Filippo, che metteva in scena i testi del padre Eduardo Scarpetta. Ma fu solo dopo la morte di Titina De Filippo che iniziò ad ottenere quel successo che meritava. Dovette, infatti sostituirla per il ruolo di Filumena Marturano, e ancora dopo la Concetta di Natale in casa Cupiello e altri testi ancora.

Nel 1959 la sua consacrazione quale primadonna l'ottenne grazie al ruolo di Rosa in Sabato, domenica e lunedì, personaggio scritto apposta per lei dal grande Eduardo e che le fece vincere tre grandi premi: la Maschera d'oro, il premio San Genesio e il premio Nettuno.

A seguito della prima di una lunga serie di incomprensioni, nel 1960 Pupella si allontanò da Eduardo per lasciarsi dirigere da Luchino Visconti nel testo de L'Arialda di Giovanni Testori.

Al cinema[modifica | modifica sorgente]

Sempre nel 1960 inizia la sua vera e significativa esperienza cinematografica: tra i tanti registi ricordiamo Mario Amendola, Camillo Mastrocinque, Mauro Morassi in un primo luogo, per poi passare al grande Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Nanni Loy e l'americano John Huston nel film La Bibbia.

Ottenne il Nastro d'Argento alla migliore attrice non protagonista nel 1969 per il ruolo de la prima paziente ne Il medico della mutua di Luigi Zampa, accanto al giovane Alberto Sordi.

Intanto svariate furono le volte in cui tornò sotto la direzione di Eduardo, ma non mancarono grandi registi come il napoletano Giuseppe Patroni Griffi in testi come Napoli notte e giorno, ispirato ai testi di Raffaele Viviani, in Persone naturali e strafottenti e nel testo scritto apposta per lei In memoria di una signora amica.

Il 1973 fu l'anno del famoso film Amarcord di Federico Fellini, vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero, al quale Pupella prese parte nel toccante ruolo della madre del protagonista, doppiata però da Ave Ninchi.

Nel 1976 divorziò da Luigi Dell'Isola, che aveva sposato nel 1962 e che rimase primo ed unico marito.

Ancora in scena[modifica | modifica sorgente]

Dal 1979 iniziarono gli anni in cui Pupella partecipò attivamente alle messinscena diretta da Tonino Calenda in diversi testi che le diedero modo di portare fuori un'interpretazione all'apice della sua maturità. Fu il momento di Brecht del quale Calenda curò la regia de La Madre, in una Pupella nei panni di Pelagia Vlassova, un personaggio che grazie all'interpretazione del tutto personale dell'attrice divenne madre napoletana e insieme universale.

Nel 1981 è accanto all'amico di sempre Pietro De Vico nello spettacolo Farsa, tratto dai testi di Antonio Petito e nel 1983 si riunisce la parte superstite della famiglia Maggio: Pupella, Rosalia e Beniamino vanno in scena diretti sempre da Calenda col testo ...’Na sera ...’e Maggio. Fu l'ultima volta che i fratelli recitarono insieme, e grazie a questa pièce ottennero il Premio della critica italiana per la Stagione di Prosa 1982/1983 come miglior spettacolo dell'anno e per l'interpretazione particolarmente singolare. Un ictus cerebrale bloccò Beniamino nel camerino del Teatro Biondo di Palermo.

Fu la volta del testo di Shakespeare Amleto, da cui Calenda scrisse Questa sera... Amleto, con la collaborazione di Mario Prosperi. Successivamente sempre Calenda le pone uno dei testi più famosi del drammaturgo Samuel Beckett: Aspettando Godot.

Il 1º aprile del 1987 ebbe un incidente stradale che la costrinse a fermarsi per qualche tempo.

Todi: lontano da Napoli[modifica | modifica sorgente]

Pupella Maggio in una scena di Nuovo cinema Paradiso, una delle sue ultime interpretazioni

Si trasferì a Todi, confrontandosi successivamente ancora col cinema. Fu la madre (da vecchia) del protagonista nel film da Oscar Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore del 1989.

Nel 1997 scrisse e pubblicò il suo primo ed unico romanzo, l'autobiografico Poca luce in tanto spazio per "Carlo Grassetti Editore".

La morte[modifica | modifica sorgente]

L'8 dicembre 1999 morì all'ospedale Sandro Pertini di Roma, per emorragia cerebrale lasciando un grande vuoto nel mondo dello spettacolo italiano. Qualche mese prima, durante un afoso mese d’agosto, aveva partecipato al film Fate come noi del giovane regista Francesco Apolloni, che rimane la sua ultima apparizione. Riposa al Cimitero di Prima Porta a Roma.

L'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi emise un comunicato che recitava così:

« Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato alla famiglia Maggio un messaggio di profondo cordoglio per la scomparsa di Pupella Maggio. Figlia d’arte della straordinaria famiglia Maggio che ha dato così grande prestigio alla tradizione della commedia napoletana, recitò da protagonista nella compagnia scarpettiana. L'incontro artistico con Eduardo De Filippo segnò il clamoroso successo personale come sensibilissima interprete di gran parte dei lavori del maestro. Non è stata solo la più grande attrice napoletana del '900, ma una protagonista della storia teatrale italiana che resta legata anche al suo nome. Con questi sentimenti giunga a tutti i familiari, l'espressione del commosso rimpianto degli italiani che tanto l'hanno ammirata e ne conservano il ricordo. »
(Carlo Azeglio Ciampi, 9 dicembre 1999)

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • 1997 Poca luce in tanto spazio, Todi, Carlo Grassetti Editore.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Prosa televisiva[modifica | modifica sorgente]

Elenco non completo

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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