Puccio Pucci (notabile)

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Puccio Pucci (Firenze, 1 settembre 13897 maggio 1449) è stato un politico italiano, capostipite del ramo principale della famiglia Pucci.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Antonio Pucci, si iscrisse, come il padre, all'Arte dei Legnaioli, un'arte minore che si occupava anche della costruzione di impalcature e quindi di architettura. Non esercitò comunque mai la professione di legnaiolo dedicandosi alla politica, e anzi più tardi nel 1436 si iscrisse all'Arte Maggiore del Cambio.

La sua ascesa politica fu graduale, e contò la sua amicizia patriarcale con il più anziano Giovanni di Bicci de' Medici sin dal 1412, del quale fu un consigliere sagace.

I primi incarichi politici furono come castellano o podestà di territori periferici (a Montecornaro nel 1413, al Cassereto di Arezzo nel 1416, a Monterappoli nel 1417, a Campiglia nel 1420), poi come membro di varie magistrature fiorentine ordinarie e straordinarie (per la guerra contro Volterra del 1427 e contro Lucca del 1429). Era intanto tra gli esponenti principali del partito dei Medici, contro gli Albizi, così preminente che la fazione veniva talvolta chiamata Puccina.

Nel 1433 era completamente schierato con Cosimo de' Medici, arrivando a provare a corrompere i giudici della Balia che dovevano dichiararsi sulla colpa di tiranno di Cosimo, ma i suoi soldi servirono solo ad alleviare un po' la prigionia di Cosimo e, dopo la decisione di esilio, Puccio cercò di incitare il popolo a una rivolta. Per questo venne esiliato pure lui, con un confino decennale a L'Aquila. Tuttavia con il rientro di Cosimo il Vecchio a Firenze nel 1434 egli veniva prontamente richiamato in città e da allora rimase sotto la protezione del casato Mediceo. Si iscrisse all'Arte del Cambio e operò nell'ambito del Banco Medici. In particolare si dedicò alla riscossione dei crediti verso potenti caduti in proscrizione e si arricchì così enormemente, dirottando anche denaro pubblico nelle sue tasche. In sette anni il suo patrimonio arrivò a contare la stratosferica cifra di 54.000 fiorini e grazie alle sue potenti amicizie superò un'inchiesta circa i suoi guadagni.

Continuò l'attività politica ed eseguì alcune ambascerie per conto della Repubblica Fiorentina al pontefice e a Francesco Sforza (1435) in previsione della guerra contro Milano del 1437.

Fu Priore di Libertà nel 1444, poi lo stesso anno Podestà di Pisa nel 1444. Per la sua spiccata abilità oratoria compì altre ambascerie verso le corti del nord-Italia, alla Repubblica di Venezia e al pontefice.

Nel 1447 divenne Gonfaloniere di Giustizia, la carica più prestigiosa della Repubblica. Una nuova guerra contro Napoli lo vide coinvolto nelle ambascerie e nel successivo trattato di pace (1448). Lo stesso anno però, con tutto il potere ottenuto, lo vide coinvolto nella congiura dei Ricci con Giovanni di Cosimo de' Medici, dalla quale però venne assolto, ma più che per vera innocenza, fu grazie alle sue doti di oratore e diplomatico che riuscì a dissimulare il suo coinvolgimento.

Nella chiesa della Santissima Annunziata fece erigere la Cappella della Madonna del Soccorso.

Genealogia[modifica | modifica sorgente]

Si sposò due volte: con Nannina Mattei nel 1414, che gli diede 3 figli (Antonio, Piero e Francesco) e, dopo essere rimasto vedovo, con Bartolommea Spinellini nel 1425, che gli diede altri 10 figli: Bartolommeo, Tommaso, Dionigi (questi primi tre ebbero una carriera politica di successo), Polissena, Giovanna, Piera, Francesca, Ginevra, Zanobi (morto in tenera età) e Benedetto (morto in tenera età).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006 ISBN 88-8289-531-9