Publio Rutilio Lupo (console 90 a.C.)

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Publio Rutilio Lupo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica Romana
Nome originale Publius Rutilius Lupus
Morte 90 a.C.
Gens Rutilia
Consolato 90 a.C.

Publio Rutilio Lupo (latino: Publius Rutilius Lupus; ... – 90 a.C.) è stato un politico e militare romano del periodo della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fu console romano nel 90 a.C., insieme a Lucio Giulio Cesare, quando scoppiò la Guerra Sociale.[1]

La guerra per la quale il console Publio Rutilio Lupo sarebbe caduto valorosamente in battaglia, era iniziata nel 91 a.C., un anno prima della sua morte, lo stesso anno della sollevazione di Ascoli. I primi momenti della guerra furono contrassegnati, per i romani, da numerosi insuccessi. Gli italici attaccarono le fortezze, con frequenti e vincenti azione di guerriglia, poi iniziarono le battaglie campali.

Data la vastità del teatro di guerra, la repubblica decise di dividere in due parti il territorio degli insorti. Al console Publio Rutilio Lupo diede il compito di ridurre all'obbedienza i Piceni, i Vestini, i Sabini, i Peligni e i Marsi, a Nord, mentre a Lucio Giulio Cesare affidò l'incarico di combattere i Sanniti, i Campani e gli altri popoli dell'Italia meridionale. Per fronteggiare il primo schieramento venne scelto dai ribelli, il marso Pompedio Silone, contro il secondo schieramento, comandato da Publio Rutilio Lupo, il sannita Papio Mutilio. Lucio Giulio Cesare aveva tra i suoi legati Silla), mentre al Nord Publio Rutilio Lupo poteva contare su Gaio Mario, rientrato dall'Oriente.

La battaglia dove trovò la morte il console venne combattuta l'11 giugno del 90 a.C., contro l'altro comandante marso, Vezio Scatone ed avvenne, secondo alcuni storici, sulle rive del Toleno, mentre secondo altri su quelle del Liri. Gli storici che ci hanno tramandato lo scontro sanguinoso, che fu disastroso per le armi romane, sono infatti di parere diverso. Ovidio, in un verso dei Fasti, afferma che si trattò del fiume Toleno, e della stessa opinione del grande poeta peligno è anche lo storico Orosio, dove si legge che le acque del Toleno trasportarono i cadaveri dei soldati romani, uccisi nella battaglia. Appiano invece, che nella sua storia fornisce maggiori particolari della Guerra Sociale, individua il luogo dello scontro sulle rive del Liri.

Il console morì insieme a 8.000 dei suoi soldati, e solo grazie a Mario i romani riuscirono ad impedire la completa catastrofe continuando la resistenza sul quel fronte.

Il trattatista Giulio Ossequente, nel suo Libro dei Prodigi (de Prodigiis), attribuisce la sconfitta e la sventura del console Lupo al non aver rispettato gli avvertimenti degli oracoli, nel seguente passo:

(LA)
« A Picentibus Romani barbaro more excruciati. Ubique in Latio clades accepta. Rutilius Lupus spretis religionibus cum in extis caput non invenisset iocineris, amisso exercitu in proelio occisus. »
(IT)
« I Romani furono barbaramente trucidati dai Piceni. Il disastro imperversò ovunque nel Lazio. Rutilio Lupo, disprezzati i segni religiosi, non avendo trovato la parte superiore del fegato nelle viscere, perso l'esercito, morì in battaglia. »

Note[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Sesto Giulio Cesare
e
Lucio Marcio Filippo
(90 a.C.)
con Lucio Giulio Cesare
Gneo Pompeo Strabone
e
Lucio Porcio Catone