Pseudalopex griseus

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Volpe grigia sudamericana[1]
Zorrito Chile.JPG
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Caniformia
Famiglia Canidae
Genere Pseudalopex
Specie P. griseus
Nomenclatura binomiale
Pseudalopex griseus
(Gray, 1837)
Sinonimi
Lycalopex griseus
(Gray, 1837)
Areale

Pseudalopex griseus range map.png

Una volpe grigia sudamericana nel Parco Nazionale di Pan de Azúcar, sulle coste del deserto di Atacama.

La volpe grigia sudamericana (Pseudalopex griseus Gray, 1837), nota anche come volpe grigia argentina o chilla, è un Canide diffuso nelle pianure della Pampa e in altre regioni desertiche e pianeggianti del Sudamerica.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La volpe grigia sudamericana costituisce, con altre cinque specie, il genere Pseudalopex[1]. I rapporti che intercorrono tra queste specie, così come quelli nei riguardi degli altri Canidi sudamericani, non sono stati ancora compresi appieno. In passato la volpe di Darwin (P. fulvipes) veniva considerata una sottospecie o una popolazione insulare di volpe grigia sudamericana. Alcuni studi genetici sembrerebbero ipotizzare che la volpe grigia sudamericana e la volpe delle pampas (P. gymnocercus) costituiscano in verità un'unica specie[3].

Alcuni autori non riconoscono nessuna sottospecie[1]; altri, invece, ne riconoscono fino a un massimo di quattro[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Gli esemplari adulti sono lunghi, dalla punta del muso alla base della coda, 42-68 cm, e hanno una coda di 30-36 cm. Il peso varia dai 2,5 ai 4 kg. Nell'aspetto la volpe grigia sudamericana ricorda le volpi vere e proprie (genere Vulpes), ma ha orecchie relativamente più grandi, lunghe 7,5-8 cm. Il colore del mantello varia dal grigio chiaro al marrone chiaro, con regioni inferiori più chiare[3].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La volpe grigia sudamericana è diffusa su entrambi i lati delle Ande, in Cile e Argentina; voci riguardanti la sua presenza nel Perù non sono mai state confermate. A nord si spinge fino a 17° sud di latitudine. Generalmente vive in distese erbose aride, come steppe e pampas, nonché nelle macchie non troppo aride (matorral), ma popola anche i boschi della Terra del Fuoco, dove la temperatura media annuale è di circa 7 °C. Si incontra solitamente ad altitudini minori della volpe delle Ande (P. culpaeus). Alcuni esemplari, tuttavia, sono stati rinvenuti anche a 4000 m di quota[2].

Questa specie è stata deliberatamente introdotta in altre regioni del Sudamerica. Nel 1951, ad esempio, venne introdotta nella Terra del Fuoco per fronteggiare l'avanzata dei conigli, importati sull'isola a scopo venatorio e sfuggiti al controllo dei cacciatori[2]. L'introduzione della volpe, tuttavia, ha avuto un impatto negativo sulle popolazioni ivi presenti di oca testarossiccia, la specie più rara del genere Chloephaga (tribù dei Tadornini). Il declino della specie è stato attribuito, tra le altre cose, proprio all'introduzione della volpe grigia sudamericana[4].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Questo Canide si nutre di piccoli mammiferi, uccelli, insetti e rettili che sorprende al suolo. Mangia anche frutta, carogne e, raramente, cattura qualche agnello. Quando è la stagione, fa grandi scorpacciate dei frutti degli alberi di Prosopanche americana, Cryptocarya alba e Lithraea caustica. Le abitudini alimentari, comunque, variano a seconda delle disponibilità di prede animali o di sostanze vegetali di una determinata zona. La maggior parte degli esemplari va a caccia da sola, ma occasionalmente sono stati osservati anche 4-5 capi cacciare insieme; si trattava, probabilmente, di coppie riproduttive seguite da piccoli giunti quasi al termine dello sviluppo. La ricerca del cibo ha luogo perlopiù di notte, ma se la maggior parte delle prede è attiva di giorno la volpe si adegua al loro stile di vita[3].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Maschi e femmine di solito costituiscono coppie monogame, ma solo raramente si incontrano al di fuori della stagione riproduttiva. Talvolta un'altra femmina aiuta la coppia nell'allevamento dei piccoli, e di rado i maschi si accoppiano con due femmine. Generalmente ogni coppia occupa un territorio di 0,2-2,9 km², che viene difeso dalle intrusioni di altri conspecifici[3].

In generale gli accoppiamenti hanno luogo in agosto e settembre. Dopo un periodo di gestazione di 53-58 giorni, in ottobre, nascono da quattro a sei cuccioli. Il parto non avviene mai in ripari scavati dalla volpe stessa, ma in cavità naturali o costruite dall'uomo, come i sottopassaggi delle strade. Per i primi 3-4 giorni dopo il parto la femmina rimane nella tana con i piccoli e riceve il cibo dal compagno. In seguito, però, entrambi i genitori si prendono cura dei piccoli. Dopo circa un mese i volpacchiotti iniziano a compiere brevi scorrerie al di fuori della tana e dopo cinque-sei mesi abbandonano definitivamente i genitori. Probabilmente raggiungono la maturità sessuale all'età di un anno, ma questo dato non è stato ancora confermato[3].

Le volpi grigie sudamericane non hanno nemici naturali; raramente alcuni esemplari cadono vittima di puma e di volpi delle Ande[3].

La durata di vita in natura è sconosciuta, ma esemplari ospitati allo Zoo di Santiago del Cile sono vissuti in media circa cinque anni[3].

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Poiché questo Canide viene considerato dagli allevatori un predatore di piccoli animali domestici, molti esemplari vengono abbattuti o catturati con le trappole. Fino agli anni '80 la specie ha dovuto subire un'intensa caccia datale per la pelliccia. Tra il 1976 e il 1979 vennero messe in commercio, a circa 39 dollari l'una, tra le 700.000 e 1.200.000 pelli all'anno. Tuttavia, non sappiamo se queste cifre siano state esagerate o se in esse siano state erroneamente conteggiate anche pelli appartenenti ad altri Canidi sudamericani. A partire dal 1986, la richiesta diminuì a 100.000-300.000 pelli all'anno, esportate generalmente in Germania. Verso il 1990 tale numero scese a circa 33.000 pelli. In seguito, questa cifra è aumentata leggermente a seguito di una maggiore richiesta dalla Russia. Anche negli ultimi valori indicati, tuttavia, è probabile che siano state conteggiate anche pelli di altre specie del genere Pseudalopex[3].

La IUCN considera le popolazioni di volpe grigia argentina stabili e ancora molto numerose e, data anche la notevole estensione dell'areale, inserisce la specie tra quelle a rischio minimo[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Pseudalopex griseus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b c d (EN) Jiménez, J.E., Lucherini, M. & Novaro, A.J. 2008, Pseudalopex griseus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i Claudio Sillero-Zubiri, Michael Hoffmann, David Whyte Macdonald: Canids: Foxes, Wolves, Jackals and Dogs. IUCN, 2004, Pgg. 56-63.
  4. ^ Janet Kear: Ducks, Geese and Swans. Oxford University Press, 2005, ISBN 0-19-854645-9, Pg. 419

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • González del Solar, R. and J. Rau (2004) Pseudalopex griseus. In C. Sillero-Zubiri, M. Hoffman and D. Macdonald (eds.) Canids: Foxes, Wolves, Jackals and Dogs. Gland, Switzerland, IUCN/SSC Canid Specialist Group. Pp. 56–63. (Available at http://www.canids.org/species/Chilla.pdf)
  • IUCN (2004): Canids: Foxes, Wolves, Jackals and Dogs

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Funes, M. C., Novaro, A. J., Monsalvo, O. B., Pailacura, O., Sánchez Aldao, G., Pessino, M., Dosio, R., Chehébar, C., Ramilo, E., Bellati, J., Puig, S., Videla, F., Oporto, N., González del Solar, R., Castillo, E., García, E., Loekemeyer, N., Bugnest, F. and Mateazzi, G. (2006) El manejo de los zorros en la Argentina. Compatibilizando las interacciones entre la ganadería, la caza commercial y la conservación. In Bolkovik, M. L. and Ramadori, D. (eds.), Manejo de fauna silvestre en la Argentina. Programas de uso sustentable. Buenos Aires, Dirección de Fauna Silvestre. Chapter 12. (Available at http://www.canids.org/species/Funes%20et%20al%202006%20Manejo%20de%20zorros%20en%20Argentina.pdf)
  • http://www.lioncrusher.com/animal.asp?animal=19


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