Psephisma di Lombarda

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Lo Psephisma di Lumbarda

Lo Psephisma di Lumbarda è un'epigrafe risalente al IV o III secolo a.C. che riporta istruzioni per i coloni della città greca di Issa su come stabilirsi sull'isola attualmente nota come Curzola (in Croazia). Lumbarda (in italiano Lombarda) è il villaggio dell'isola di Curzola in cui il reperto è stato rinvenuto nel 1877, a opera di Božo Kršinić.[1]
Il reperto è oggi conservato al Museo Archeologico di Zagabria.

L'iscrizione[modifica | modifica sorgente]

Lo Psephisma di Lumbarda rappresenta un'importantissima testimonianza per comprendere come i coloni greci erano soliti organizzarsi nella spartizione delle terre coloniali.
Dallo stesso Psephisma ricaviamo che Lumbarda doveva essere una piccola sub-colonia di Issa, a sua volta colonia adriatica fatta fondare da Dionisio I di Siracusa.

Importanti informazioni, sia su Lumbarda che in generale sulla fondazione delle colonie, si ricavano dall'analisi del testo:[2]

« Buona sorte. Sotto lo ieromnamone Praxidamos, [nel mese di (?) Macaneo, accordo (?) tra gli ecisti (?)] issei e Pillo e il figlio Dazo. Queste cose [hanno sottoscritto gli ecisti (?)] e ha approvato l'assemblea popolare: coloro che per primi [hanno occupato] il territorio e fortificato la città prendano dalla città [ciascuno] una presella edificatoria scelta dall'area fortificata, scelta e col "giardino", [dell'area esterna un altro appezzamento. Gli stessi prendano] anche del territorio [ciascuno] il primo lotto scelto [della terra migliore], delle dimensioni di tre pletri, dell'altra le porzioni (?). Vengano registrati il [primo (?) lotto e le parti], dove ciascuno li abbia ricevuti in sorte. Sia in possesso perpetuo ad essi e [ai loro discendenti] un pletro e mezzo a ciascuno e della terra indivisa quattro pletri e mezzo. [Le magistrature giurino che mai] opereranno una ridistribuzione della città e del territorio [in alcun modo. Se qualcuno dei magistrati] avanzerà, o qualche membro della comunità appoggerà proposte contrarie [a quanto decretato, costui sia privato dei diritti e] i suoi beni diventino di proprietà dello stato, e sia non perseguibile [chi lo abbia ucciso]. Questi sono coloro che hanno occupato il territorio e fortificato la città: »

A queste parole segue un elenco di circa duecento nomi delle famiglie che occuparono Lumbarda.

Il primo periodo del messaggio dà subito i nomi dei contraenti dell'accordo: da una parte i fondatori della colonia (ecisti), dall'altra due personaggi (Pillo e il figlio Dazo) la cui identità è totalmente ignota, anche se da indagini onomastiche è possibile confermare che si tratti di Illiri, gli abitanti autoctoni dell'isola. Anche la personalità dello ieromnamone (una figura sacra) Praxidamos non è altrimenti conosciuta.

Finalità dell'accordo[modifica | modifica sorgente]

Nell'iscrizione si legge che ogni colono era tenuto ad accaparrarsi un piccolo spazio all'interno delle mura del villaggio più tre pletri di terra coltivabile al di fuori della cinta. Poiché un pletro corrisponde a circa 880 m², ne consegue che ognuno riceveva circa 2740 m² di terreno coltivabile, ovvero un territorio assai ristretto. I coloni dunque non potevano essere autosufficienti in tutto, ma dovevano in larga parte continuare a dipendere dalla madrepatria Issa.
Tutto considerato quindi, si può dedurre che la colonia non avesse scopo di popolamento, ma sia stata fondata dagli issei per altre ragioni. È possibile che questa ragione sia la difesa contro la pirateria, antica piaga del Mare Adriatico.
La fondazione di Lumbarda, stando all'intestazione dell'epigrafe, è avvenuta in modo pacifico, tramite accordo con le popolazioni illiriche locali, le quali dovevano essere interessate quanto i greci alla difesa dalla pirateria.

Localizzazione attuale della cittadina di Lombarda.

Il principio dell'inalienabilità delle terre[modifica | modifica sorgente]

L'epigrafe, tra l'altro, è una preziosa conferma della validità, a Lumbarda come nell'Adriatico Orientale, del principio dell'inalienabilità delle terre, principio che è tipico di tutta l'età antica e stabilisce che le terre, una volta assegnate ad una famiglia, non possono più esserle tolte, ridimensionate o ridistribuite da nessuno e per nessun motivo. Anche la durezza della pena descritta nelle ultime righe dello Psephisma è una conferma di quanto questo principio sia radicato nella cultura e nella mentalità Occidentale antica.

Il ritrovamento[modifica | modifica sorgente]

Lo Psephisma è stato ritrovato sulla cima della collina chiamata Koludrt, presso Lumbarda, dalla spedizione archeologica di Božo Kršinić nel 1877. Ancora ad oggi lo Psephisma di Lumbarda è il più antico reperto archeologico epigrafico ritrovato in territorio croato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ J. Wilkes: The Journal of Hellenic Studies - Vol. 123 (2003) - pp. 251-253 - da jStor.org
  2. ^ Lombardo - Lo Psephisma di Lumbarda: note critiche e questioni esegetiche - da Google Libri

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]