Prunella vulgaris

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Brunella
Prunella vulgaris ENBLA01.JPG
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteride
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Genere Prunella
Specie P. vulgaris
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Nomenclatura binomiale
Prunella vulgaris
L.
Sinonimi

Brunella vulgaris (L.) Dod.
Prunella acaulis (L.) Hill.

Nomi comuni

Prunella comune
Morella

Prunella vulgaris

Brunella (nome scientifico Prunella vulgaris L.) è una pianta perenne, erbacea, eretta dalle dimensioni ridotte, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Del genere Prunella nei vari elenchi si sistematica sono indicate diverse specie ma sono perlopiù sinonimi, ibridi o varianti, di sicuro solo 4 sono le specie spontanee della flora italiana tra cui la nostra pianta.
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Prunella è chiamata Labiatae. La moderna classificazione APG ha inoltre “aggiornato” i livelli superiori secondo la più moderna tassonomia cladistica (vedi box a destra).

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Essendo la pianta molto diffusa nel mondo si sono creati nel tempo molti nomi alternativi, molti dei quali sono considerati sinonimi :

  • subsp alba (M. Bieb.) Bonnier & Layens (1894) (sinonimo = P. laciniata)
  • subsp. aleutica (Fern.) Hultén
  • subsp. grandiflora (L.) Ehrh. (1780) (sinonimo = P. grandiflora)
  • subsp. hastifolia (Brot.) Douin (1927) (sinonimo = P. hastifolia)
  • subsp. lanceolata (1949) (W.P.C. Barton) Hultén
  • subsp. laciniata (L.) Celak. (1871) (sinonimo = P. laciniata)
  • subsp. surrecta (Dumort.) Berher (1887) (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. aleutica Fern.. (1913) (sinonimo = P. vulgaris ssp. aleutica)
  • var. atropurpurea Fern. (1913) (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. calvescens Fern. (1913) (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. elongata Bentham (sinonimo = P. vulgaris ssp. lanceolata)
  • var. hispida Bentham. (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. lanceolata (W. Bart.) Fern. (1913) (sinonimo = P. vulgaris ssp. lanceolata)
  • var. minor Sm. (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. nana Clute (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. parviflora (Poir.) DC. (sinonimo = P. vulgaris)
  • var. rouleauiana Victorin (1944) (sinonimo = P. vulgaris)

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Da questa pianta facilmente si possono formare ibridi quando specie diverse crescono assieme (da alcuni autori questi ibridi sono considerate varietà) :

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

  • Prunella grandiflora (L.) Scholler – Brunella maggiore : si differenzia per la corolla più grande (2 – 3 cm) e per il fatto che non presenta le due brattee reniformi alla base dello spicastro (spiga florale); è inoltre priva di stoloni.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

L’etimologia del nome del genere (Prunella) è incerta. Alcuni la fanno derivare da una antica voce tedesca “Breune” oppure “Braune” che significa “angina” o “tonsillite”, patologie curate anticamente da questa pianta. Ma alcuni filologi la fanno derivare dal vocabolo “pruno” (o da “brunella”) per il colore bruniccio che i suoi fiori assumono quando l’infiorescenza appassisce.
Comunque sia tale nome (“Brunella”) fu usato per primo dal Tournefort (1656-1708) e forse ancora prima da Dodoens (1518-1585), e così rimase fino a che Linneo stranamente lo cambiò in “Prunella”. Questo spiega l’uso alterno nei vari trattati botanici dei due nomi.
Il nome specifico “vulgaris” deriva dall'aggettivo latino “comune”, “conosciuto da tutti”.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta

Brunella è una pianta poco alta (minimo 5 cm - massimo 20 cm) e non molto pelosa.
La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap) : è quindi una pianta perennante tramite gemme poste sul suolo (emicriptofita), con asse florale lungo e scarso di foglie (scaposo).

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici della nostra pianta consistono di molte radichette secondarie generate dal rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: è un rizoma orizzontale (strisciante) e presenta degli stoloni superficiali.
  • Parte epigea: è pubescente, di colore brunastro quasi violaceo e fragile a portamento ascendente – eretto. La sezione del fusto è tetragona.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Rosetta basale

Le foglie sono di forma ovata. Dimensione : lunghezza da 2 a 6 cm; larghezza da 10 a 25 mm. A volte presentano il margine lievemente crenulato (o crenato); sono inoltre presenti delle nervature secondarie evidenti.

  • Foglie basali: le foglie basali formano una rosetta disposte a 2 – 6 paia e sono picciolate (picciolo da 1 cm).
  • Foglie cauline: le foglie cauline sono più brevemente picciolate (a volte sono sessili) e sono appaiate (a copie e opposte). Sono leggermente dentate e più lanceolate di quelle basali.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza a densa spiga con alla base la copia di brattee reniforni

L’infiorescenza è una spiga apicale : tutti i fiori sono addensati nell’estremità superiore del fusto. Caratteristici sono i verticilli delle numerose brattee che in modo embricato coprono i calici dei fiori (come le tegole di un tetto). Alla base dell‘infiorescenza è presente una copia di foglie opposte (brattee reniformi - a forma di rene) appuntite (appendice apicale sottile). Dimensione della spiga : 2 x 5 cm; dimensione delle due brattee alla base della spiga : lunghezza 9 mm x 12 mm di larghezza, lunghezza dell’appendice 3 – 5 mm.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori ermafroditi, nascono dall’ascella delle due foglie (brattee) più elevate.

  • Calice: il calice è gamosepalo e attinomorfo con peli patenti. E’ bilabiato col lobo superiore tridentato con diverse (10) venature irregolari e quello inferiore bidentato (questi denti sono lanceolati). Lunghezza del calice : 7 mm.
  • Corolla: la corolla è zigomorfa, gamopetala di colore blu - violaceo o porpora (raramente bianca) lunga, compreso tutto, fino a 18 mm (solo il tubo è lungo 7 – 8 mm). La forma è quella di un largo tubo ascendente, pubescente all’interno (anello di peli), terminante con una struttura allargata e bilabiata : il labbro superiore è alto e più grande di quello inferiore (5 mm), arcuato e bilobo; mentre quello inferiore pendulo è espanso e trilobo (il lobo centrale è più grande dei due laterali).
  • Androceo: gli stami sono 4 di cui 2 sporgenti (quelli anteriori) con antere bifide.
  • Gineceo: l’ovario è semi – infero e quadripartito, mentre lo stilo ha uno stimma bifido.
  • Fioritura : da giugno a settembre
  • Impollinazione: tramite api (è una pianta mellifera e quindi ricercata dalle api da miele).

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è uno schizocarpo ( tetrachenio o in generale poliachenio) formato da quattro loculi e con diversi semi bruni.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Geoelemento : il geoelemento di questa pianta è Circumbor. : zone fredde e temperato – fredde dell'emisfero boreale.
  • Diffusione : la Brunella è diffusa in Europa, Asia e Nord America; è quindi largamente naturalizzata in tutto il mondo. Si può trovare anche in Africa boreale e nell’Australia. In Italia è comune su tutto il territorio.
  • Habitat : si trova nei parti, pascoli e luoghi erbosi ma anche al limite delle boscaglie. Preferisce terreni calcarei.
  • Diffusione altitudinale : da 0 a 2000 m s.l.m..

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Si raccoglie all’inizio dell’estate e viene utilizzata tutta la pianta.
In medicina popolare è usata come collutorio e come vulneraria. Ma anche per curare pressione elevata, mal di testa e congiuntivite.
Per uso esterno può servire come cicatrizzante per ferite non profonde. È da notare comunque che questa proprietà curativa deriva dal fatto che la corolla, vista di fianco, sembra un acuminato falcetto, e in ossequio alla ben nota “dottrina delle segnature” si credeva (verso il 1600-1700) che queste piante avessero il potere di curare le ferite di armi di forma similare.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Viene usata per insaporire la grappa (gusto amarognolo ma gradevole), mentre le foglie giovani si possono usare come insalata.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Nei giardini la si può trovare come pianta da bordure e come tappezzante. In definitiva oggi questo è l’uso più frequente per questa specie.

Industria[modifica | modifica sorgente]

L’industria ricava da questa pianta dei coloranti.

Galleria di foto[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 355.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 474, ISBN 88-506-2449-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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