Province d'Italia

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Italian Province (Crown).svg

Corona per il titolo di provincia.

La provincia, in Italia, è un ente locale territoriale il cui territorio è per estensione inferiore a quello della regione, della quale fa parte, e superiore a quello dei comuni, che sono compresi della sua circoscrizione.

La disciplina delle province è contenuta nel titolo V della parte II della Costituzione[1] e, ovviamente, in fonti primarie e secondarie che attuano il disposto costituzionale. Tutte le province, tranne quelle autonome di Trento e di Bolzano, e la Valle d'Aosta in cui le funzioni provinciali sono svolte dalla Regione, fanno parte dell'UPI, l'Unione delle province d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa del congresso delle province italiane del 1898 al Palazzo Reale di Torino

Evoluzione istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Se molti Stati preunitari conoscevano già l'istituto provinciale, le province odierne trovano fondamento legislativo nella normativa in essere nel Regno di Sardegna. Nello Stato sabaudo l'ordinamento provinciale era stato precedentemente definito dal decreto Rattazzi, che sul modello francese aveva stabilito l'organizzazione del territorio in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. La provincia nasceva così come ente locale dotato di propria rappresentanza elettiva e di un'amministrazione autonoma: un collegio deliberante di durata quinquennale, il Consiglio provinciale, e un organo esecutivo-amministrativo di durata annuale, la Deputazione provinciale, eletta dal Consiglio ma presieduta e convocata dal governatore, poi prefetto, di nomina regia. I consiglieri si rinnovavano per un quinto ogni anno per sorteggio. Le prime elezioni provinciali furono celebrate il 15 gennaio 1860.[2]

Dopo l'unità d'Italia, al fine di procedere ad un riassetto del neonato stato, la legge Lanza cancellò la legislazione amministrativa asburgica che era stata fino ad allora mantenuta viva in Toscana per le sue avanzate caratteristiche. Tale normativa fu poi estesa al Veneto nel 1867 e al Lazio nel 1870. Con tale legge la Deputazione passò a rinnovarsi per metà ogni anno, dando più stabilità alla carica di deputato provinciale.[3]

Nel 1889, con il primo testo unico degli enti locali, venne introdotto il principio elettivo nella nomina annuale del presidente della Deputazione provinciale, separandone la figura da quella del prefetto. Veniva inoltre allargato il suffragio amministrativo per censo, includendovi il ceto medio.[4] Nel 1894, nell'intento di dare maggiore stabilità, la durata del Consiglio veniva portata a sei anni, con rinnovo triennale di metà dei consiglieri scelti per sorteggio. La Deputazione si rinnovava invece per intero ogni tre anni, e a tale termine venne coordinata la carica del presidente.[5]

Un nuovo ammodernamento dell'istituto della Provincia fu operato del governo Giolitti che, con la sua legge sul suffragio universale, deliberò che Consiglio e Deputazione venissero da allora eletti integralmente ogni quattro anni e, soprattutto, che il suffragio universale, già previsto alle elezioni politiche, venisse esteso alle elezioni amministrative. L'elettorato attivo venne concesso a tutti i cittadini maschi ultratrentenni, mentre per i ventunenni permanevano condizioni di censo, istruzione e servizio militare. Per recepire questi storici cambiamenti, vennero indette elezioni amministrative generali per il 1914, mentre poi il testo unico del 1915 raccolse in un unico documento un'evoluzione trentennale che aveva visto il sistema amministrativo italiano distaccarsi dallo schema francese napoleonico nell'intento di fornire maggiore democrazia. La configurazione dell'istituzione provinciale veniva così regolata nei suoi organi costitutivi, nei suoi compiti, nei proventi e nelle spese ad essa attribuite.[6]

Il regime fascista, con la sua tendenza accentratrice ed antidemocratica, abolì il criterio elettivo nella formazione degli organi provinciali. In un primo tempo, quando ancora Mussolini governava in coalizione con le forze liberali e popolari, le milizie squadriste minacciarono i componenti delle amministrazioni socialiste provocandone le dimissioni. Nelle province in cui il governo non si aspettava la vittoria di una coalizione di centro-destra e, dopo il trionfo fascista nelle elezioni politiche del 1924, in tutta Italia grazie all'emanazione delle leggi fascistissime, i prefetti addussero vari pretesti per insediare stabilmente alla guida delle province le Commissioni Reali Straordinarie che il precedente ordinamento giuridico considerava come del tutto transitorie. Nel 1929 poi, la svolta autoritaria nella gestione delle province fu esplicitata anche per legge, e il Consiglio venne sostituito da un Rettorato di nomina prefettizia composto da 4, 6 o 8 membri, mentre un Preside di nomina regia accentrò le competenze della Deputazione e del suo presidente.[7] Veniva tuttavia così messa in essere una diarchia, quella fra preside e prefetto, della cui pericolosità si accorse ben presto lo stesso Mussolini. Il dittatore non poté però provvedervi se non nella Repubblica Sociale Italiana, nelle cui province il prefetto divenne il Capo della Provincia, assumendo totale supremazia su tutte le altre cariche locali.[8]

Le province vennero lentamente ricostituite in senso democratico a guerra ancora in corso: nell'aprile del 1944 il governo decretò, ovviamente solo per i territori liberati, il ripristino delle deputazioni e del relativo presidente, affidandone la nomina al prefetto.[9] Le deputazioni erano tutte di 6 membri, sia per effetto dell'ultimo disposto precedente la svolta autoritaria, sia perché tanti erano i partiti membri del CLN che dovevano essere tutti rappresentati.[10] Tale regime provvisorio, in cui le deputazioni godevano anche delle attribuzioni consiliari, venne poi prolungato per ben sette anni in attesa di concludere il dibattito sull'attivazione dell'istituzione regionale.

La ricomparsa dei consigli provinciali, per la prima volta supportati dal suffragio femminile,[11] fu il portato della legge 8 marzo 1951 n°122, che fissò a 45 il numero massimo dei consiglieri provinciali e ad 8 quello dei membri della Giunta provinciale, consesso che sostituì la Deputazione come organo esecutivo. Con un'innovazione rispetto al passato prefascista, il Presidente della Provincia, eletto dal Consiglio tra i suoi componenti, fu messo a capo sia dello stesso Consiglio che della Giunta.[12] In questa prima fase, il sistema elettorale fu un meccanismo misto a prevalenza maggioritaria, ma nel 1960 anche per le province venne introdotto un puro suffragio proporzionale come per tutti gli altri livelli istituzionali. Il mandato delle amministrazioni provinciali fu inizialmente stabilito in quattro anni, ma vari decreti resero tale termine molto irregolare finché non si passò ad un termine quinquennale, anche qui per armonizzarsi al resto del panorama politico.[13]

La creazione delle regioni autonome, tuttavia, introdusse per la prima volta una disarmonia fra gli organi provinciali presenti sul territorio. In Sicilia il parlamento regionale decretò di lasciare le province sotto l'autorità della Giunta dell'isola, che nominava d'imperio i presidenti e i membri delle giunte provinciali, mentre fu solo nel 1964 che si acconsentì alla rinascita dei consigli provinciali. In Trentino-Alto Adige la ricostituzione dei consigli su base proporzionale avvenne già nel tardo 1948, dato che l'accordo con l'Austria prevedeva che essi fungessero anche da consiglio regionale raggruppandosi in seduta comune. In Valle d'Aosta infine, l'amministrazione regionale svolgeva anche i compiti provinciali, in particolare tramite il consiglio eletto nel tardo 1949.[14]

Dopo decenni di immobilismo, il primo importante intervento legislativo di riforma degli enti locali fu operato della legge n°142/1990, con la quali i comuni e le province furono autorizzati ad adottare un proprio statuto ed istituire regolamenti concernenti le norme fondamentali di organizzazione dell'ente, l'ordinamento degli uffici e delle società partecipate, le forme di partecipazione popolare, di decentramento, di accesso dei cittadini alle informazioni ed ai provvedimenti amministrativi. La legge iniziò a preoccuparsi del tema della governabilità, introducendo la sfiducia costruttiva per proteggere le giunte in carica. Infine, la normativa prefigurò un nuovo istituto per le aree urbane più dense, la città metropolitana, che tuttavia rimase una pura teoria poiché non vennero emanate le necessarie leggi regionali di attuazione.[15]

Il vero cambiamento storico fu però il risultato della legge del 25 marzo 1993 n°81, che stabilì l'elezione diretta a suffragio universale dei presidenti delle province, cui veniva demandato il potere di nominare la Giunta provinciale ora composta da assessori esterni al Consiglio, per il quale veniva ricreata la separata figura di un suo presidente. Era possibile e anzi normale la nomina ad assessore di un consigliere, ma costui perdeva immediatamente il seggio all'accettazione della carica superiore. La durata delle amministrazioni fu ridotta a quattro anni con, sul modello americano, non più di due mandati presidenziali consecutivi, mentre la legge elettorale venne modificata con un premio di maggioranza per garantire la coalizione vincitrice.[16][17] L'ulteriore evoluzione delle norme amministrative fu riassunta nel nuovo Testo unico sull'ordinamento delle autonomie locali, emanato con decreto n°267 del 2000, che riportò a cinque anni la durata dei mandati elettivi.[18]

Il secondo decennio del XXI secolo portò un ampio dibattito sul ruolo e la gestione delle province. Il governo Monti recepì le pressioni comunitarie in tema di risparmi di bilancio emanando il decreto legge 4 dicembre 2011, che prevedeva nelle regioni a statuto ordinario la spoliazione dei poteri delle province, e la nomina dei loro organi da parte degli amministratori comunali, abolendo le giunte. Il provvedimento comportò il rinvio degli appuntamenti elettorali del 2012 e del 2013, offrendo ai presidenti uscenti la permanenza in carica come commissari. Le iniziative nazionali trovarono accoglimento in Sicilia dopo la vittoria di Rosario Crocetta, che con un provvedimento più radicale licenziò tutte le autorità provinciali a far data dal 30 giugno 2013 sostituendole con commissari regionali, ma vennero stoppate proprio a Roma dalla Corte Costituzionale che il 3 luglio cassò la riforma Monti, giudicandola incostituzionale a causa dell'uso di un decreto per riformare un ente costituzionalmente garantito quale la provincia. La reazione dei nuovi governi di centrosinistra si concretizzò quindi il 3 aprile 2014 con l'approvazione della legge proposta dal ministro Graziano Delrio, che confermò la trasformazione delle province in enti amministrativi di secondo livello, e la mutazione di dieci di esse in città metropolitane. La nuova normativa cancellò anche le elezioni previste nel 2014, sostituendole con consultazioni a suffragio ristretto celebrate in autunno, e abolì le giunte redistribuendo le deleghe ai consiglieri provinciali ridotti in numero.[19] L'attuazione della riforma fu posticipata all'inizio del 2015 per le realtà metropolitane, a capo della quali fu posto per principio e di diritto il sindaco del capoluogo, e fu recepita in forma leggermente modificata ma con anzi maggior anticipo temporale dal Friuli-Venezia Giulia, mentre al Parlamento siciliano il dibattito subì una brusca frenata, obbligando a continue proroghe o nomine di nuovi commissari.

Evoluzione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Anno Numero
province
1861 59
1866 68
1870 69
1923 75
1924 76
1927 92
1934 93
1935 94
1941 97
1943 94
1945 95
1947 91
1954 92
1968 93
1970 94
1974 95
1992 103
2001 107
2004 110

Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, le province dello Stato erano solamente 59, e il territorio nazionale non comprendeva né l'odierno Veneto con la parte orientale del Mantovano, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige che erano ancora parte dell'Impero Asburgico, né il Lazio che era rimasto allo Stato Pontificio. Molte province vennero istituite o riformate dalle amministrazioni transitorie filosabaude, altre passarono direttamente dai governi preunitari al nuovo Stato, esistendo dunque praeter legem: tutti i capoluoghi, con l'unica particolare eccezione di Porto Maurizio, erano stati comunque elevati a tale rango decenni se non secoli prima dell'unificazione nazionale.[20] In Lombardia il decreto Rattazzi rettificò una compartimentazione provinciale che affondava le sue radici nel Medioevo,[21] in Emilia il dittatore Carlo Farini emanò i decreti n°79 e n°81 che ridussero il frazionamento del territorio e standardizzarono i poteri delle province, nel Sud Italia il generale Garibaldi si limitò a sostituire le autorità borboniche,[22] mentre in Toscana l'ordinamento granducale passò tale e quale sotto il nuovo regime.[23]

Il primo decennio del Regno vide stabilizzarsi la configurazione delle province. Nel 1865 venne spostato il capoluogo della vecchia provincia borbonica di Noto, trasformandola nella moderna Provincia di Siracusa,[24] mentre venne rettificato il confine fra le province di Modena e di Massa-Carrara nella zona della Garfagnana. Nel 1866, a seguito della Terza guerra d'indipendenza, vennero annessi i territori del Veneto dell'epoca, precedentemente appartenenti all'Impero Austriaco, con l'inglobamento delle previgenti ed immutate 9 province asburgiche di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, Udine e Mantova,[25] quest'ultima restaurata nei suoi confini storici nel 1868.[26] Infine nel 1870, a seguito dell'annessione della futura capitale, venne istituita la provincia di Roma, portando il numero complessivo di province nel Regno a 69.[27] La suddivisione territoriale così stabilizzatasi perdurò per mezzo secolo.

La vittoria nella Prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo comportarono nuove evoluzioni della geografia amministrativa italiana. Immediatamente dopo la marcia su Roma, il duce impose la riorganizzazione dei territori annessi e che i liberali avevano mantenuto sotto la vecchia legislazione asburgica: nel gennaio del 1923 vennero istituite le nuove province dell'Istria[28] (con capoluogo Pola), di Trento[29], di Trieste[30] e di Zara[31]; nello stesso anno vennero anche istituite le nuove province dello Jonio[32] (con capoluogo Taranto) e della Spezia[33], mentre la provincia di Porto Maurizio venne ridenominata provincia di Imperia[34].

Inoltre nel 1924, con l'annessione all'Italia della città di Fiume, viene istituita la provincia del Carnaro[35] (con capoluogo Fiume), portando il numero delle province a 76.

Nel 1927 ad effetto del regio decreto legge del 2 gennaio 1927 n. 1 ("Riordinamento delle circoscrizioni provinciali") si ha l'istituzione di ben 17 province (Aosta, Bolzano, Brindisi, Castrogiovanni, Frosinone, Gorizia, Matera, Nuoro, Pescara, Pistoia, Ragusa, Rieti, Savona, Terni, Varese, Vercelli e Viterbo) oltre alla soppressione della provincia di Caserta.[36]

Le province d'Italia nel 1942, quando il territorio italiano raggiunse la sua massima estensione

Nello stesso anno vengono soppressi i circondari che costituivano circoscrizioni subprovinciali sedi di sottoprefettura e tribunale. Nello stesso anno Castrogiovanni viene ridenominata Enna e Girgenti Agrigento. Nel 1930 Spezia diviene La Spezia, mentre nel 1931 Bari delle Puglie diviene Bari. Altre integrazioni si hanno nel 1934 con la provincia di Littoria e, nel 1935 con la provincia di Asti[37]. Nel 1938 la provincia di Massa e Carrara assunse la denominazione di provincia di Apuania[38]. Nel 1939 la provincia di Aquila degli Abruzzi diviene provincia dell'Aquila[39] e nel 1940 la provincia del Friuli viene rinominata provincia di Udine. Nel 1939 vengono ufficialmente annesse all'Italia quattro province create in Libia due anni prima: le province di Tripoli, Bengasi, Derna e Misurata.

Nel 1941, in seguito allo scioglimento del Regno di Jugoslavia, la provincia di Zara entra a far parte del Governatorato della Dalmazia (comprendente le province di Zara, Spalato e Cattaro)[40], mentre nell'odierna parte centrale della Slovenia occupata dall'Esercito Italiano viene istituita la provincia di Lubiana[41]. Queste modifiche, che coincidono con la massima estensione dell'Italia politicamente ed amministrativamente, portano le province del regime a 102 (98 + le 4 province della Libia).

Nel secondo dopoguerra italiano nel 1945, la provincia di Aosta viene rinominata Valle d'Aosta, Littoria cambia nome in Latina e viene ricostituita la provincia di Caserta[42]. Nel 1946, alla provincia di Massa e Carrara (rinominata Apuania nel 1938) viene dato, durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, il nuovo nome di provincia di Massa-Carrara, fissandone il capoluogo in Massa[43]. Nel 1947 l'Italia perde, con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, le province dell'Istria, del Carnaro e di Zara, nonché parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia, mentre la stessa provincia di Trieste (zona A, della Venezia Giulia), a seguito della Risoluzione 16 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che determina lo status Territorio Libero, viene governata, sotto l'egida dell'ONU dal Governo Militare Alleato (Allied Military Government of Occupied Territories) e di fatto esclusa dall'Italia. Alla nascita della Repubblica l'Italia ha un totale di 91 province effettive. Nel 1948 la provincia della Valle d'Aosta viene soppressa e ne vengono trasferite le competenze alla neonata Regione a statuto speciale, mentre con lo Statuto della Regione Siciliana (1946) le circoscrizioni provinciali siciliane vengono soppresse e sostituite da liberi consorzi comunali, denominati "province regionali" con successiva L.R. n. 9 del 1986.

Con la nascita della Repubblica Italiana la situazione rimase immutata per oltre 20 anni, fatte salve la ridenominazione, nel 1951, della provincia dello Jonio in provincia di Taranto e, a seguito del Memorandum di Londra del 1954, della provincia di Trieste anche se ufficialmente si tratta solo di amministrazione fiduciaria della Zona A del Territorio Libero di Trieste.

Nel 1968 viene istituita la provincia di Pordenone, cui seguono nel 1970 quella di Isernia e nel 1974 quella di Oristano, per un totale di 95 province (inclusa la Valle d'Aosta).

L'incremento diviene più sostanziale nel 1992 con la creazione di ben 8 province: Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia, mentre Forlì viene rinominata Forlì-Cesena.

Nel 2001 la Regione a statuto speciale della Sardegna istituisce 4 province, divenute operative nel 2005, Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias; mentre nel 2004 il Parlamento ha istituito le 3 province di Monza e Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani, che sono divenute operative nel 2009, portando il numero complessivo delle province geografiche a 110. Nel 2009 la conversione del decreto-legge22 dicembre 2008 n. 200, annullando sia il regio decreto del 1938, sia il decreto luogotenenziale del 1946, ha fatto sì che la provincia di Massa-Carrara riassumesse l'originaria denominazione di provincia di Massa e Carrara[44][45].

In seguito all'esito dei referendum del 2012 in Sardegna, riguardanti anche l'esistenza delle istituzioni provinciali, è stato dato avvio a un processo di riorganizzazione amministrativa di questi enti intermedi.[46] In Consiglio regionale il 24 maggio 2012[47] è stato decretato che, secondo gli attuali intendimenti della Regione, tali enti dovrebbero essere riformati o aboliti entro il 1º marzo 2013, restando quindi in carica sino al 28 febbraio 2013.[48][49][50][51] Con la legge regionale n.5 del 27 febbraio 2013, il termine per il "riordino generale delle autonomie locali" viene ulteriormente prorogato al 30 giugno 2013.[52] Il 5 marzo 2013 la Regione Siciliana, in base ai poteri del proprio statuto speciale, fa il primo passo verso l'abolizione dei propri consigli provinciali varando il DDL che renderà quelle siciliane le prime province ad essere amministrate come liberi consorzi dei comuni, mantenendo comunque in vita gli enti e garantendo il relativo personale impiegatizio.[53]

La legge 7 aprile 2014 n. 56 (“Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”) - in vigore dall'8 aprile 2014 - ha disposto una importante riforma di tali enti. In attesa della riforma del titolo V della Costituzione, le province diventano "enti territoriali di area vasta", con il presidente della provincia eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia, con la conseguenza che solo due livelli amministrativi territoriali rimango ad elezione diretta: ovvero le Regioni ed i Comuni. Già alle elezioni amministrative del 25 maggio 2014 non c'è stato il voto per le province, e non sono stati eletti i previsti 86 presidenti, 700 assessori, 2.700 consiglieri; il risparmio iniziale derivante dall'applicazione della legge è stimato in 110 milioni di euro.[54]

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Le province italiane sono territorialmente 110, cui corrispondono 107 amministrazioni provinciali membri dell'UPI, suddivise in 20 regioni.

  • Per la Valle d'Aosta le competenze provinciali vengono espletate dalla regione, per cui non esiste l'amministrazione provinciale.
  • Le province autonome di Bolzano e Trento hanno competenze di tipo provinciale e regionale[55]; vengono usualmente trattate come vere e proprie regioni. Esse possiedono ciascuna un Consiglio Provinciale eletto dai cittadini, e l'unione dei due consigli costituisce il Consiglio della Regione Trentino-Alto Adige.
  • Le quattro province sarde di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio non hanno uffici statali provinciali (Prefettura-UTG, Banca d'Italia, Questura, ecc.) in quanto la loro istituzione è facoltativa, ma sono sede degli organi provinciali e di uffici regionali decentrati. In seguito ai risultati del referendum regionale del 2012 che le ha abrogate, è in corso una riforma complessiva degli enti provinciali in Sardegna.[56]
  • In ottemperanza allo Statuto regionale le nove circoscrizioni provinciali della Sicilia avrebbero già dovuto essere sostituite con legge regionale n°9/1986 da un pari numero di Province Regionali formate come liberi consorzi comunali. Se tale operazione fu all'epoca un esercizio puramente lessicale, tale riforma è divenuta effettivamente concreta solo nel 2013, quando il Parlamento Siciliano ha deliberato lo scioglimento dei consigli provinciali e delle relative giunte, commissariando gli enti da luglio e prevedendo la nomina dei nuovi presidenti da parte dei comuni dal 2014.
  • I capoluoghi provinciali italiani sono 117 a fronte di 110 province, poiché vi sono 5 province con 2 capoluoghi (Pesaro e Urbino, Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra e Carbonia-Iglesias) e 1 provincia con 3 capoluoghi (Barletta-Andria-Trani). Aosta è un capoluogo regionale, ma è considerata nelle statistiche anche come capoluogo provinciale in quanto la regione vi svolge anche tali funzioni.
  • Molte province collocano sopra il proprio stemma una corona costituita da un cerchio d'oro gemmato con le cordonature lisce ai margini racchiudente due rami al naturale, uno di alloro e uno di quercia, uscenti dalla corona decussati e ricadenti all'infuori. Tale usanza non è tuttavia obbligatoria.

Denominazione delle province[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione delle province in Italia è per la maggior parte quella del capoluogo, con alcune eccezioni.

Elenco delle attuali province[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione delle province italiane

Di seguito una tabella contenente i dati di popolazione[57], superficie e densità abitativa, numero di comuni e regione di appartenenza delle 110 province (inclusa la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige). Gli enti sono ordinati alfabeticamente con la possibilità di ordinarli per le altre colonne.

Provincia Sigla Regione Popolazione
(ab.)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Comuni
(N°)
Presidente Area politica
Agrigento Agrigento AG Sicilia 448 831 3 042 148 43 Alessandra Di Liberto Commissario straordinario
Alessandria Alessandria AL Piemonte 433 996 3 559 122 190 Maria Rita Rossa PD
Ancona Ancona AN Marche 479 275 1 940 247 47 Liana Serrani PD
Valle d'Aosta-Stemma.svg Aosta (Autonoma) AO Valle d'Aosta 128 591 3 263 39 74 Augusto Rollandin UV
Arezzo Arezzo AR Toscana 346 661 3 236 107 37 Roberto Vasai PD
Ascoli Piceno Ascoli Piceno AP Marche 211 756 1 228 172 33 Paolo D'Erasmo PD
Asti Asti AT Piemonte 219 988 1 515 145 118 Fabrizio Brignolo PD
Avellino Avellino AV Campania 430 214 2 792 154 118 Domenico Gambacorta FI
Bari Bari BA Puglia 1 261 964 3 825 330 41 Francesco Schittulli PdL
Barletta-Andria-Trani Barletta-Andria-Trani BT Puglia 393 769 1 538 256 10 Francesco Spina SC
Belluno Belluno BL Veneto 209 430 3 676 57 67 Daniela Larese Filon PSI
Benevento Benevento BN Campania 283 763 2 071 137 78 Claudio Ricci PD
Bergamo Bergamo BG Lombardia 1 107 441 2 723 407 242 Matteo Rossi PD
Biella Biella BI Piemonte 182 325 914 199 82 Emanuele Ramella Pralungo PD
Bologna Bologna BO Emilia-Romagna 1 001 170 3 702 270 56 Beatrice Draghetti PD
Bolzano Bolzano (Autonoma) BZ Trentino-Alto Adige 515 714 7 400 70 116 Arno Kompatscher SVP
Brescia Brescia BS Lombardia 1 262 295 4 783 264 206 Pier Luigi Mottinelli PD
Brindisi Brindisi BR Puglia 401 652 1 839 218 20 Maurizio Bruno PD
Cagliari Cagliari CA Sardegna 560 827 4 570 123 71 Pietro Cadau Commissario straordinario
Caltanissetta Caltanissetta CL Sicilia 274 731 2 124 129 22 Giulio Guagliano Commissario straordinario
Campobasso Campobasso CB Molise 227 482 2 910 78 84 Rosario De Matteis PdL
Carbonia-Iglesias Carbonia-Iglesias CI Sardegna 128 551 1 495 86 23 Roberto Neroni Commissario straordinario
Caserta Caserta CE Campania 923 113 2 640 350 104 Domenico Zinzi UDC
Catania Catania CT Sicilia 1 115 704 3 553 314 58 Giuseppe Romano Commissario straordinario[58]
Catanzaro Catanzaro CZ Calabria 363 979 2 392 152 80 Enzo Bruno PD
Chieti Chieti CH Abruzzo 393 734 2 588 152 104 Mario Pupillo PD
Como Como CO Lombardia 598 810 1 288 465 154 Maria Rita Livio PD
Cosenza Cosenza CS Calabria 719 345 6 650 18 155 Mario Occhiuto FI
Cremona Cremona CR Lombardia 362 141 1 771 204 115 Carlo Vezzini PD
Crotone Crotone KR Calabria 174 068 1 716 101 27 Peppino Vallone PD
Cuneo Cuneo CN Piemonte 592 365 6 902 86 250 Federico Borgna SC
Enna Enna EN Sicilia 172 456 2 561 67 20 Antonio Parrinello Commissario straordinario
Fermo Fermo FM Marche 176 408 860 205 40 Fabrizio Cesetti SEL
Ferrara Ferrara FE Emilia-Romagna 355 101 2 630 135 24 Tiziano Tagliani PD
Firenze Firenze FI Toscana 1 007 252 3 515 287 42 Andrea Barducci PD
Foggia Foggia FG Puglia 635 344 6 966 91 61 Francesco Miglio PD
Forlì-Cesena Forlì-Cesena FC Emilia-Romagna 396 636 2 376 167 30 Davide Drei PD
Frosinone Frosinone FR Lazio 497 678 3 243 153 91 Antonello Iannarilli PdL
Genova Genova GE Liguria 868 046 1 839 472 67 Piero Fossati Commissario straordinario[59][60][61]
Gorizia Gorizia GO Friuli-Venezia Giulia 141 076 466 303 25 Enrico Gherghetta PD
Grosseto Grosseto GR Toscana 225 098 4 501 50 28 Emilio Bonifazi PD
Imperia Imperia IM Liguria 217 703 1 156 18 67 Luigi Sappa PdL
Isernia Isernia IS Molise 87 243 1 529 57 52 Luigi Brasiello PD
La Spezia La Spezia SP Liguria 222 377 881 252 32 Massimo Federici PD
L'Aquila L'Aquila AQ Abruzzo 306 701 5 035 61 108 Antonio Del Corvo PdL
Latina Latina LT Lazio 569 664 2 250 253 33 Eleonora Della Penna PD
Lecce Lecce LE Puglia 807 256 2 759 293 97 Antonio Maria Gabellone FI
Lecco Lecco LC Lombardia 340 814 816 418 89 Flavio Polano PD
Livorno Livorno LI Toscana 340 471 1 211 281 20 Alessandro Franchi PD
Lodi Lodi LO Lombardia 229 082 782 293 61 Mauro Soldati PD
Lucca Lucca LU Toscana 394 600 1 773 223 34 Stefano Baccelli PD
Macerata Macerata MC Marche 321 314 2 774 116 57 Antonio Pettinari UDC
Mantova Mantova MN Lombardia 415 147 2 339 177 69 Alessandro Pastacci PD
Massa e Carrara Massa e Carrara MS Toscana 200 325 1 157 173 17 Narciso Buffoni PD
Matera Matera MT Basilicata 201 133 3 447 58 31 Francesco De Giacomo PD
Medio Campidano VS Sardegna 100 676 1 516 66 28 Pasquale Onida Commissario straordinario
Messina Messina ME Sicilia 648 371 3 247 200 108 Filippo Romano Commissario straordinario
Milano Milano MI Lombardia 3 176 180 1 575 2 017 134 Guido Podestà PdL
Modena Modena MO Emilia-Romagna 700 918 2 689 261 47 Gian Carlo Muzzarelli PD
Monza e Brianza Monza e Brianza MB Lombardia 862 684 405 2 130 55 Pietro Luigi Ponti PD
Napoli Napoli NA Campania 3 127 390 1 171 2 671 92 Antonio Pentangelo PdL/FI
Novara Novara NO Piemonte 371 686 1 339 278 88 Matteo Besozzi PD
Nuoro Nuoro NU Sardegna 158 980 3 934 40 52 Roberto Deriu PD
Ogliastra Ogliastra OG Sardegna 57 699 1 854 31 23 Antonello Ghiani Commissario straordinario
Olbia-Tempio Olbia-Tempio OT Sardegna 158 518 3 399 47 26 Francesco Pirari Commissario straordinario
Oristano Oristano OR Sardegna 163 511 3 040 54 88 Massimiliano De Seneen PdL
Padova Padova PD Veneto 936 233 2 143 437 104 Enoch Soranzo SC
Palermo Palermo PA Sicilia 1 275 598 4 992 256 82 Domenico Tucci Commissario straordinario
Parma Parma PR Emilia-Romagna 443 176 3 450 128 47 Filippo Fritelli PD
Pavia Pavia PV Lombardia 548 326 2 965 185 190 Daniele Bosone PD
Perugia Perugia PG Umbria 665 217 6 332 105 59 Nando Mismetti PD
Pesaro e Urbino Pesaro e Urbino PU Marche 364 385 2 564 142 59 Daniele Tagliolini PD
Pescara Pescara PE Abruzzo 322 401 1 225 263 46 Antonio Di Marco PD
Piacenza Piacenza PC Emilia-Romagna 288 483 2 590 111 48 Francesco Rolleri PD
Pisa Pisa PI Toscana 420 254 2 445 172 37 Marco Filippeschi PD
Pistoia Pistoia PT Toscana 291 788 965 302 22 Federica Fratoni PD
Pordenone Pordenone PN Friuli-Venezia Giulia 314 644 2 130 148 51 Claudio Pedrotti PD
Potenza Potenza PZ Basilicata 377 258 6 549 58 100 Nicola Valluzzi PD
Prato Prato PO Toscana 253 245 365 693 7 Matteo Biffoni PD
Ragusa Ragusa RG Sicilia 318 249 1 614 197 12 Dario Cartabellotta Commissario straordinario
Ravenna Ravenna RA Emilia-Romagna 392 358 1 858 211 18 Claudio Casadio PD
Reggio Calabria Reggio Calabria RC Calabria 559 759 3 184 176 97 Giuseppe Raffa PdL
Reggio Emilia Reggio Emilia RE Emilia-Romagna 534 258 2 292 233 45 Giammaria Manghi PD
Rieti Rieti RI Lazio 159 670 2 750 58 73 Giuseppe Rinaldi PD
Rimini Rimini RN Emilia-Romagna 334 254 863 387 26 Andrea Gnassi PD
Roma Roma RM Lazio 4 321 244 5 352 807 121 Umberto Postiglione Commissario straordinario
Rovigo Rovigo RO Veneto 244 062 1 790 136 50 Marco Trombini FI
Salerno Salerno SA Campania 1 105 485 4 918 225 158 Giuseppe Canfora PD
Sassari Sassari SS Sardegna 335 097 4 281 78 66 Alessandra Giudici PD
Savona Savona SV Liguria 283 813 1 545 184 69 Monica Giuliano PD
Siena Siena SI Toscana 270 817 3 823 71 36 Fabrizio Nepi PD
Siracusa Siracusa SR Sicilia 404 847 2 108 192 21 Rosa Barresi Commissario straordinario
Sondrio Sondrio SO Lombardia 182 480 3 210 57 78 Luca Della Bitta FI
Taranto Taranto TA Puglia 590 281 2 436 242 29 Martino Tamburrano FI
Teramo Teramo TE Abruzzo 311 103 1 948 160 47 Renzo Di Sabatino PD
Terni Terni TR Umbria 231 525 2 122 109 33 Ignazio Tozzo PD
Torino Torino TO Piemonte 2 297 917 6 829 336 316 Antonio Saitta PD
Trapani Trapani TP Sicilia 436 150 2 460 177 24 Ignazio Tozzo Commissario straordinario
Trento Trento (Autonoma) TN Trentino-Alto Adige 536 237 6 203 86 217 Ugo Rossi PATT
Treviso Treviso TV Veneto 887 722 2 477 358 95 Leonardo Muraro LN
Trieste Trieste TS Friuli-Venezia Giulia 235 700 212 1 112 6 Maria Teresa Bassa Poropat PD
Udine Udine UD Friuli-Venezia Giulia 537 943 4 904 110 135 Pietro Fontanini LN
Varese Varese VA Lombardia 887 997 1 199 741 139 Nicola Gunnar Vincenzi PD
Venezia Venezia VE Veneto 857 841 2 461 349 44 Francesca Zaccariotto LN
Verbano-Cusio-Ossola Verbano-Cusio-Ossola VB Piemonte 161 412 2 256 72 77 Stefano Costa PD
Vercelli Vercelli VC Piemonte 177 109 2 088 84 86 Carlo Riva Vercellotti PdL
Verona Verona VR Veneto 921 717 3 120 295 98 Antonio Pastorello FI
Vibo Valentia Vibo Valentia VV Calabria 163 382 1 139 143 50 Andrea Niglia FI
Vicenza Vicenza VI Veneto 869 813 2 723 319 121 Achille Variati PD
Viterbo Viterbo VT Lazio 322 195 3 614 89 60 Marcello Meroi PdL
Totale Italia - - 60 782 668 301 338 202 8 057 - -

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Mappa d'Italia con le province
Province più ricche e più povere (Pil pro capite nominale province italiane, dati Unioncamere 2010)
Pos. Provincia Pil procapite
(€)
1 Valle d'Aosta Valle d'Aosta 38.037
2 Milano Milano 37.530
3 Bolzano Bolzano 36.122
4 Roma Roma 35.568
5 Bologna Bologna 33.276
106 Enna Enna 16.575
107 Viterbo Viterbo 16.536
108 Crotone Crotone 16.009
109 Fermo Fermo 15.650
110 Carbonia-Iglesias Carbonia-Iglesias 15.346

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

In base all'art. 19 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" (TUEL) spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:

  1. difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
  2. tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
  3. valorizzazione dei beni culturali;
  4. viabilità e trasporti;
  5. protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali;
  6. caccia e pesca nelle acque interne;
  7. organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
  8. servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
  9. compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
  10. raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.
  • Polizia provinciale. Quasi tutte le province italiane sono dotate di un proprio Corpo (o servizio) di Polizia provinciale, con compiti di polizia amministrativa, giudiziaria, stradale, ambientale, edilizia, ittica-venatoria, demaniale, protezione civile ecc. La Polizia provinciale può esercitare funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, sotto le direttive operative dell'autorità provinciale di pubblica sicurezza. I poliziotti provinciali, secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni[62], al 31 dicembre 2011 erano 2.769 unità. Si tratta di un organismo specializzato, inquadrato nel contesto normativo della polizia locale. Negli ultimi anni ha notevolmente aumentato l'attività in diversi settori e ambiti operativi, con numerosissime operazioni e indagini di polizia, contribuendo concretamente al controllo, difesa e sicurezza del territorio sotto vari aspetti, specie nelle zone più periferiche.

Inoltre, alle Province sono attribuiti compiti di promozione e coordinamento di attività, nonché la realizzazione di opere di importante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.

Ulteriore specifico compito delle Province è quello della programmazione, previsto dall'art. 20 del TUEL, che si svolge secondo le norme dettate dalla legge regionale, mentre è la stessa Provincia a predisporre e ad adottare il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio, ovvero le diverse destinazioni del territorio, la localizzazione delle maggiori infrastrutture e delle principali vie di comunicazione, gli obiettivi e i modi di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale (interessi ambientali). È la provincia, quindi, che ha la funzione di accertare la compatibilità degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai Comuni, con le previsioni contenute nel piano territoriale di coordinamento.

Il decreto legislativo n. 112/1998 ha conferito alle Province ulteriori funzioni prima spettanti allo Stato o alle Regioni, in adesione al principio di sussidiarietà, fra le quali spiccano quelle in materia di:

  • protezione civile (attuazione dei piani regionali, predisposizione dei piani provinciali - competenza prima spettante alla Prefettura);
  • scuola ed istruzione (istituzione e soppressione di scuole, organnizzazione della rete scolastica; edifici scolastici)
  • risparmio e rendimento energetico;
  • trasporti (molte competenze sono ereditate dalla Motorizzazione civile);
  • autoscuole (autorizzazioni, vigilanza, consorzi, esami di idoneità per gli insegnanti);
  • imprese di revisione e riparazione di autoveicoli;
  • rilascio di licenze per autotrasporto ed albi provinciale degli autotrasportatori;
  • industria
  • lavoro e centri per l'impiego (ex uffici di collocamento di competenza del Ministero del Lavoro)

Assetto istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Appartenenza politica nel 2014 dei presidenti delle 110 province italiane.

██ Partito Democratico

██ Forza Italia

██ Lega Nord

██ Unione di Centro

██ Nuovo Centrodestra

██ Partito Socialista Italiano

██ Südtiroler Volkspartei

██ Partito Autonomista Trentino Tirolese

██ Union Valdôtaine

██ Province commissariate

La legge n° 81 del 25 marzo 1993 ha stabilito l'elezione popolare diretta dei presidenti delle province italiane, ricorrendo a un eventuale turno di ballottaggio qualora nessun candidato raggiungesse la maggioranza assoluta dei consensi. La durata in carica del presidente, originariamente fissata in quattro anni, fu prolungata a cinque, e l'intero sistema normativo venne consolidato nel Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il D.Lgs. n°267 del 2000. In qualunque caso di morte, dimissioni, sospensione, sfiducia o decadenza del presidente, si procede all'indizione di nuove elezioni provinciali e, nel caso di crisi politica, alla gestione provvisoria dell'ente da parte di un commissario nominato dal prefetto.

Contestualmente alla scelta del presidente, si tengono le elezioni del Consiglio Provinciale, sul principio del governo di legislatura. I consiglieri, in numero variabile da 24 a 45 secondo l'entità della popolazione, sono eletti con un particolare sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza. L'elettore può tracciare sulla scheda elettorale, di colore giallo, un segno su un candidato presidente e su un candidato consigliere che lo sostiene. Alla coalizione collegata al presidente eletto vengono comunque garantiti almeno il 60% dei seggi consiliari; tenuta presente questa clausola, i seggi vengono ripartiti in maniera proporzionale con metodo D'Hondt sulla base dei voti conseguiti dalle varie coalizioni, e in seconda istanza dalle singole liste, nella circoscrizione unica provinciale. I candidati si presentano però in collegi uninominali e, determinato il numero di seggi assegnati a ciascuna lista, vengono dichiarati eletti coloro che, all'interno della stessa, abbiano ottenuto le maggiori percentuali di voto nel proprio collegio.

Norme del tutto diverse regolano invece la vita istituzionale nelle comunità autonome: Aosta, Bolzano e Trento.

Numerosità dei consigli e delle giunte[modifica | modifica wikitesto]

Secondo gli articoli 37 e 47 del decreto legislativo 267/2000[63] (Testo unico degli enti locali) modificato dall'art. 2, comma 23, L. 244/2007[64] e sottoposto alla legge 191/2009[65] la consistenza numerica dei consigli provinciali nelle regioni ordinarie è definita in base al numero di abitanti.

La Sicilia, la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia applicano tali leggi solo nella misura voluta dalle rispettive normative regionali. Leggi costituzionali specifiche regolano invece le tre entità sui generis del Trentino, dell'Alto Adige e della Valle d'Aosta.

Abitanti Membri Consiglio
(eletti prima del 2011)
Membri Consiglio
(eletti nelle regioni ordinarie nel 2011)
Assessori
(numero massimo)
Assessori
(eletti nelle regioni ordinarie nel 2011)
più di 1.400.000 abitanti 45 36 12 9
tra 700.000 e 1.400.000 36[66] 28 12 9
tra 300.000 e 700.000 30[67] 24 10 8
meno di 300.000 abitanti 24[68] 19 8 6

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Articoli 114 e seguenti.
  2. ^ Decreto Rattazzi
  3. ^ Legge Lanza
  4. ^ Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 1888
  5. ^ Gazzetta Ufficiale del 12 luglio 1894
  6. ^ Gazzetta Ufficiale del 18 luglio 1913
  7. ^ [1]
  8. ^ vedi
  9. ^ R.D.L. 4 aprile 1944 n°111 su Gazzetta Ufficiale n°21 del 22 aprile
  10. ^ Ossia la DC, il PSI, il PCI, il PLI, gli azionisti e i demolaburisti.
  11. ^ Frutto del decreto legislativo luogotenenziale n°23 del 1º febbraio 1945 che valeva per tutti i livelli istituzionali.
  12. ^ Legge n°122/1951
  13. ^ Legge n°962/1960
  14. ^ A ben guardare tuttavia, in un primo tempo la Valdaosta sembrò essere concepita più una provincia con poteri regionali, piuttosto che il contrario. Ad esempio il primo consiglio regionale fu votato in realtà secondo l'ultima legge elettorale approvata per le province nel 1923.
  15. ^ Legge 8 giugno 1990 n°142
  16. ^ [2]
  17. ^ La Sicilia si adeguò al nuovo corso sei mesi dopo con legge regionale 1º settembre 1993, n°26.
  18. ^ Testo unico degli enti locali
  19. ^ Legge Delrio
  20. ^ Il caso di Porto Maurizio si giustifica con la contestuale cessione del suo vecchio capoluogo, ossia Nizza, alla Francia in cambio dell'appoggio alle guerre che portarono appunto all'unificazione del Paese.
  21. ^ Legge 23 ottobre 1859 n°3702
  22. ^ Decreto 32 del dittatoe Garibaldi
  23. ^ In Toscana la legge Rattazzi non arrivò mai.
  24. ^ Legge 20 marzo 1865 n°2248
  25. ^ Il passaggio delle province venete all'Italia senza mutazioni territoriali comportò che esse non furono suddivise in circondari e mandamenti, ma rimasero ripartite in distretti come sotto l'Austria.
  26. ^ Legge 9 febbraio 1868, n°4232
  27. ^ Regio Decreto 15 ottobre 1870, n°5929
  28. ^ Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, art. 1
  29. ^ Regio decreto 21 gennaio 1923, n. 93
  30. ^ Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, art. 2
  31. ^ Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 54
  32. ^ Regio decreto 2 settembre 1923, n. 1911
  33. ^ Regio decreto 2 settembre 1923, n. 1913
  34. ^ Regio decreto 9 novembre 1923, n. 2491
  35. ^ Regio decreto legge 22 febbraio 1924, n. 213
  36. ^ Regio decreto legge 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1
  37. ^ Regio decreto legge 1º aprile 1935, n. 297
  38. ^ Regio decreto legge 16 dicembre 1938, n. 1860, art. 2
  39. ^ Regio decreto 23 novembre 1939, n. 1891
  40. ^ R.D.L. 18 maggio 1941, n. 452
  41. ^ R.D.L. 3 maggio 1941, n. 291
  42. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 11 giugno 1945, n. 373, in materia di "Ricostruzione della provincia di Caserta."
  43. ^ Decreto legislativo luogotenenziale 1 marzo 1946, n. 48, articolo 2, in materia di "Ricostituzione dei comuni di Massa, Carrara e Montignoso."
  44. ^ Restituita la e a Massa Carrara
  45. ^ Si torna all'antica denominazione
  46. ^ Referendum Sardegna: 100% sezioni scrutinate, netta prevalenza si, Regione Autonoma della Sardegna, 7 maggio 2012. URL consultato il 13 maggio 2012.
  47. ^ Referendum, Cappellacci firma decreti. Il Presidente: "Riforme condivise per ripresa morale, sociale e culturale della Sardegna", Regione Autonoma della Sardegna, 25 maggio 2012. URL consultato l'8 giugno 2012.
  48. ^ Legge Regionale 25 maggio 2012, N. 11, Consiglio Regionale della Sardegna. URL consultato l'8 giugno 2012.
  49. ^ Politica: Province, via tutte ma tra nove mesi in La Nuova Sardegna, 25 maggio 2012. URL consultato l'8 giugno 2012.
  50. ^ Province, inizia il conto alla rovescia Gli enti scompariranno a febbraio 2013 in L'Unione Sarda, 26 maggio 2012. URL consultato l'8 giugno 2012.
  51. ^ Province in vita per altri 9 mesi, il Consiglio approva la legge. In Aula rissa Maninchedda-Stochino in Radiopress.it. URL consultato l'8 giugno.
  52. ^ Legge Regionale 27 febbraio 2013, N. 5, Consiglio Regionale della Sardegna. URL consultato il 30 maggio 2013.
  53. ^ Abolizione province: varato il Ddl, oggi in commissione - liberautopia.it
  54. ^ Città metropolitane, province, unione di comuni: in vigore la legge Delrio dal sito ufficiale del governo italiano, 15 luglio 2014.
  55. ^ "Diritto Pubblico", a cura di Franco Modugno, Giappichelli editore, 2012
  56. ^ Il Consiglio Regionale della Sardegna si era dato fino al 30 giugno 2013 per emanare la nuova normativa, decidendo il 28 giugno il commissariamento delle quattro province in liquidazione:Consiglio Regionale della Sardegna. Per le quattro province storiche ha invece prolungato il termine alla stessa data del 2014.
  57. ^ Bilancio demografico mensile - Dati Istat aggiornati al 01/01/2014.
  58. ^ Il Commissario Straordinario » Organi di Governo » La Provincia » Provincia Regionale di Catania
  59. ^ Provincia: A Genova Piero Fossati è il commissario straordinario. URL consultato il 10 maggio 2012.
  60. ^ Decreto del Presidente della Repubblica del 9 maggio 2012. URL consultato il 13 maggio 2012.
  61. ^ Decreto del Prefetto della Provincia di Genova del 10 maggio 2012. URL consultato il 13 maggio 2012.
  62. ^ Dai dati del Ministero degli Interni, Dipartimento per gli affari interni e territoriali - Direzione centrale per gli uffici territoriali del governo e per le autonomie locali. Censimento generale del personale in servizio presso gli enti locali, dati aggiornati al 31 dicembre 2011
  63. ^ Dlgs 267/2000 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali
  64. ^ 1817-B 1..210
  65. ^ http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/665E8957-9653-4C7D-AEC9-DBBFCD43BEC5/0/20091223_L_191.pdf
  66. ^ Fanno eccezione le due province regionali siciliane di Palermo e Catania per le quali la Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha reputato di aumentare la consistenza del Consiglio a 45 membri e quella della Giunta a 15 assessori.
  67. ^ Fanno eccezione le province regionali siciliane di Agrigento, Trapani, Siracusa e Ragusa per le quali la Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha reputato di aumentare la consistenza del Consiglio a 35 membri e quella della Giunta a 12 assessori; per la provincia di Messina l'aumento è stato a 45 consiglieri e 15 assessori.
  68. ^ La Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha arrotondato a 25 il numero dei consiglieri delle sue province regionali afferenti a questa classe.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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