Province d'Italia
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Corona per il titolo di provincia. |
| Istituzioni della Repubblica Italiana |
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La provincia, in Italia, è un ente locale territoriale il cui territorio è per estensione inferiore a quello della regione (della quale, a sua volta, fa parte) e comprende il territorio di più comuni. La disciplina delle Province è contenuta nel titolo V della parte II della Costituzione (artt. 114 ss.) e, ovviamente, in fonti primarie e secondarie che attuano il disposto costituzionale. Tranne quelle autonome, tutte le province fanno parte dell'Unione delle Province d'Italia (Upi).
[modifica] Informazioni generali
Alle province, secondo il disposto del decreto legge 4 dicembre 2011, convertito in legge con modificazioni, "spettano (...) esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze". A tal fine, esse sono governate da un Consiglio ristretto eletto dai Consigli Comunali dei Comuni che ne fanno parte. Diverso è il caso delle Regioni Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, come indicato più sotto.
Le province italiane sono territorialmente 110, cui corrispondono 107 Amministrazioni Provinciali membri dell'UPI, suddivise in 20 regioni.
- Per la Valle d'Aosta le competenze provinciali vengono espletate dalla regione, per cui non esiste l'Amministrazione Provinciale.
- Le province autonome di Bolzano e Trento hanno competenze di tipo provinciale, regionale e statale, e vengono usualmente trattate come vere e proprie regioni. Esse possiedono ciascuna un Consiglio Provinciale eletto dai cittadini, e l'unione dei due consigli costituisce il Consiglio Regionale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol.
- Le quattro province sarde di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio non avranno necessariamente uffici statali provinciali (Prefettura-UTG, Banca d'Italia, Questura etc.) in quanto la loro istituzione è facoltativa, ma sono sede degli organi provinciali e di uffici regionali decentrati.
- Le nove circoscrizioni provinciali della Sicilia sono state soppresse dallo Statuto regionale e tecnicamente sostituite con LR n. 9/1986 da un pari numero di "Province regionali" formate come liberi consorzi comunali.
- A causa della presenza di 5 province con 2 capoluoghi (Pesaro e Urbino, Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra e Carbonia-Iglesias) e di 1 provincia con 3 capoluoghi (Barletta-Andria-Trani), i capoluoghi provinciali italiani sono 117 a fronte di sole 110 province (Aosta è un capoluogo regionale, ma è considerata nelle statistiche anche come capoluogo provinciale in quanto la regione vi svolge anche tali funzioni).
[modifica] Denominazione delle province
La denominazione delle province in Italia è per la maggior parte quella del capoluogo, con alcune eccezioni.
- Cinque province hanno doppia denominazione: Carbonia-Iglesias, Forlì-Cesena, Massa e Carrara, Olbia-Tempio, Pesaro e Urbino. A Carbonia-Iglesias, Olbia-Tempio e Pesaro e Urbino corrisponde anche il doppio capoluogo, mentre la Forlì-Cesena e la Massa e Carrara hanno solamente la doppia denominazione, in quanto il capoluogo resta singolo in Forlì ed è parimenti singolo (a partire dal Decreto Luogotenenziale del 1946 che lo fissò in Massa) per la ridenominata provincia di provincia di Massa e Carrara.
- Due province hanno una tripla denominazione: Barletta-Andria-Trani cui corrisponde il triplo capoluogo e Verbano-Cusio-Ossola cui corrisponde un singolo capoluogo Verbania;
- Quattro province hanno una denominazione (almeno parzialmente) geografica: Medio Campidano, Ogliastra, Verbano-Cusio-Ossola e di Monza e della Brianza, cui corrisponde in alcuni casi un doppio capoluogo (Medio Campidano, Ogliastra).
- Una provincia è bilingue: Bolzano, più la Regione autonoma Valle d'Aosta; vi risiedono rispettivamente la minoranza tedesca e francese (sebbene vi sia effettivamente più comunemente parlata la lingua francoprovenzale). Le minoranze linguistiche della suddetta provincia e della Regione autonoma Valle d'Aosta sono tutelate da apposite leggi regionali e provinciali. A differenza dalle altre province italiane, vengono emesse dai comuni le Carte d'identità bilingui.
[modifica] Storia dell'istituto provinciale
Nello Stato sabaudo preunitario l'ordinamento provinciale era stato definito dal Regio Decreto 3702 del 23.10.1859 (cosiddetto Decreto Rattazzi) che, sul modello francese, aveva stabilito l'organizzazione del territorio in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. La provincia nasceva così come Ente locale dotato di propria rappresentanza elettiva e di un'amministrazione autonoma: un collegio deliberante (il Consiglio provinciale) e di un organo esecutivo-amministrativo (la Deputazione Provinciale) presieduta dal Governatore, poi Prefetto, di nomina regia.
Nel 1865 la legge Lanza segnò una tendenza accentratrice. La legge stabiliva che il governo della provincia - la Deputazione - era costituito da 10 membri, eletti dal Consiglio provinciale, e dal Prefetto che "la presiede e la convoca".
Nel 1889, con il primo di una serie di testi unici, venne introdotto il principio elettivo nella nomina del presidente della Deputazione provinciale (già di diritto il Prefetto); gli organi della Provincia venivano così ad essere: il Consiglio, la Deputazione, il presidente della Deputazione. Veniva inoltre fissata in cinque anni la durata del Consiglio, con un rinnovo annuale di un quinto dei Consiglieri, determinati per sorteggio (il suffragio amministrativo per censo era infatti ancora molto ristretto); la Deputazione si rinnovava invece di metà ogni anno.
Nel 1898 la durata del Consiglio veniva portata a sei anni, con rinnovo triennale di metà dei Consiglieri, scelti per sorteggio. La Deputazione si rinnovava invece per intero ogni tre anni.
La principale riforma dell'istituto della Provincia venne con il testo unico della legge comunale e provinciale del 1915. Consiglio e Deputazione venivano da allora eletti integralmente ogni quattro anni. Con l'art. 14, inoltre, il suffragio universale (già esteso dal 1914 alle elezioni politiche) venne esteso alle elezioni amministrative. L'elettorato attivo venne concesso a tutti i cittadini maschi maggiori di 30 anni (inclusi gli analfabeti), mentre per i 21-trentenni permanevano le condizioni di censo, istruzione e servizio militare per l'accesso al voto. Il testo unico del 1915 raccoglieva così un'evoluzione trentennale, che vedeva il sistema amministrativo italiano distaccarsi dallo schema francese napoleonico. La configurazione dell'istituzione provinciale veniva così regolata nei suoi organi costitutivi, nei suoi compiti, nei proventi e nelle spese ad essa attribuite.
Il regime fascista, con la sua tendenza accentratrice ed antidemocratica, abolì il criterio elettivo nella formazione degli organi provinciali. Consiglio e Deputazione vennero così sostituiti dal Rettorato (di 4, 6 o 8 rettori in base alla popolazione della provinciale) e dal Preside, di nomina regia, che accentrava le competenze della Deputazione e del suo Presidente.
Il dopoguerra porta il voto alle donne anche a livello provinciale, grazie al Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1º febbraio 1945. Le Province vennero ricostituite lentamente in senso democratico: prima con il ripristino delle delegazioni (1945), quindi con la ricomparsa dei Consigli Provinciali (1951). La Legge 122/1951 fissava a 45 il numero dei consiglieri provinciali, e ad 8 (+2 supplenti) i membri della Giunta provinciale, che sostituiva la Delegazione come organo esecutivo. Il Presidente della Provincia, eletto dal Consiglio tra i suoi componenti, ricopriva sia la carica di presidente del Consiglio provinciale che quella di presidente della Giunta.
Un importante intervento legislativo di riforma venne con la Legge n. 142/1990: per la prima volta i Comuni e le Province potevano adottare un proprio Statuto ed istituire regolamenti. Nello Statuto vengono stabilite le norme fondamentali di organizzazione dell'ente e le attribuzioni degli organi, l'ordinamento degli uffici e dei servizi pubblici, le forme di collaborazione tra comuni e province, di partecipazione popolare, di decentramento, di accesso dei cittadini alle informazioni ed ai provvedimenti amministrativi, oltre alla nuova figura del Difensore civico. Infine, la legge prevedeva un nuovo istituto, la città metropolitana, per le aree urbane più dense; tuttavia non vi sono ancora seguite leggi regionali di attuazione.
La legge n. 81 del 25 marzo 1993 stabilì l'elezione diretta a suffragio universale dei presidenti di provincia e dei sindaci. Un ulteriore evoluzione delle norme amministrative degli enti locali è venuta con il Testo unico sull'ordinamento delle autonomie locali (Legge 267/2000).
L'ultima modifica è avvenuta con la promulgazione e la conversione in legge del decreto legge 4 dicembre 2011; esso prevede la devoluzione dei poteri delle Province a Comuni e Regioni entro il 31 dicembre 2012, e il mantenimento delle Province come esclusivo organo di coordinamento intercomunale. I Consigli, ridotti a non più di 10 membri, sono nominati dai Consigli Comunali dei Comuni che ne fanno parte. Il Presidente della Provincia è quindi eletto dal Consiglio Provinciale nel suo seno; scompare dunque di fatto la distinzione tra Consiglio e Giunta, e la Provincia diviene un mero agglomerato amministrativo emanazione del livello comunale per la gestione di pochi poteri a livello centralizzato.
[modifica] Evoluzione delle province italiane
Nel 1861 all'istituzione del Regno d'Italia le province erano solamente 59 e il territorio nazionale non comprendeva le attuali regioni del Veneto (più la città di Mantova e la parte dell'omonima provincia posta a sinistra del fiume Mincio e a destra del fiume Po), del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige (che erano ancora sotto il dominio dello stato asburgico) e del Lazio (che era rimasto allo Stato Pontificio). Invece furono riordinate nelle nuove province dello stato italiano il circondario di Rieti, allora in provincia di Perugia (già parte dello Stato Pontificio, che fu annesso al nuovo stato italiano dopo l'invasione sabauda), e i circondari di Cittaducale in provincia dell'Aquila e di Gaeta e di Sora in provincia di Terra di Lavoro) che facevano parte del Regno delle Due Sicilie (anch'essi annessi a seguito dell'invasione delle truppe savoiarde e dei Mille di Garibaldi).
Nel 1866, a seguito della terza guerra d'indipendenza, vennero annessi i territori del Veneto (incluso il Friuli centrale ed occidentale, ma non quello orientale) e del mantovano, precedentemente appartenenti all'Impero Austriaco, con l'inglobamento delle previgenti 9 province asburgiche di Belluno, Mantova, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza e Udine. Infine nel 1870, a seguito dell'annessione della futura capitale, venne istituita la provincia di Roma, portando il numero complessivo di province nel Regno a 69.
Nel 1920, a seguito della prima guerra mondiale conclusasi con l'annessione della Venezia Tridentina (fino al Brennero) e della Venezia Giulia (da Trieste a Zara esclusa Fiume) viene istituita la provincia di Trento e nel 1923 le tre province di Spezia, di Trieste e dello Ionio, mentre la provincia di Porto Maurizio viene ridenominata provincia di Imperia. Già nel 1921, la provincia di Terra di Lavoro viene ridenominata provincia di Caserta. Nel 1924 vengono inoltre istituite le province di Fiume, di Pola e di Zara, portando il numero delle province a 76.
[modifica] Riordino delle circoscrizioni provinciali
Nel 1927 ad effetto del Regio Decreto Legislativo n. 1/1927 del 3 gennaio 1927 "Riordinamento delle circoscrizioni provinciali" si ha l'istituzione di ben 17 province (Aosta, Vercelli, Varese, Savona, Bolzano, Gorizia, Pistoia, Pescara, Rieti, Terni, Viterbo, Frosinone, Brindisi, Matera, Ragusa, Castrogiovanni, Nuoro) e la soppressione della provincia di Caserta. Nello stesso anno vengono soppressi i circondari che costituivano circoscrizioni subprovinciali sedi di sottoprefettura e tribunale.
Nello stesso anno Castrogiovanni viene ridenominata Enna e Girgenti Agrigento. Nel 1930 Spezia diviene La Spezia e la provincia di Fiume rinominata in provincia del Carnaro, mentre nel 1931 Bari delle Puglie diviene Bari.
Altre integrazioni si hanno nel 1934 con la provincia di Littoria e, nel 1935 con la provincia di Asti.
Nel 1939 la provincia di Aquila degli Abruzzi diviene provincia dell'Aquila e nel 1940 la provincia del Friuli viene rinominata provincia di Udine. Nel 1941, a seguito dell'aggressione alla Jugoslavia, la provincia di Zara entra a far parte del Governatorato della Dalmazia (comprendente le province di Zara, Spalato e Cattaro), mentre nell'odierna parte centrale della Slovenia occupata dall'Esercito Italiano viene istituita la Provincia di Lubiana. Queste modifiche portano le province del regime a 95.
[modifica] Secondo dopoguerra
Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, la provincia di Aosta viene rinominata Valle d'Aosta, Littoria cambia nome in Latina e viene reistituita la provincia, già soppressa, di Caserta. Nel 1946, alla Provincia di Massa e Carrara (rinominata Apuania nel 1938) viene dato, durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, il nuovo nome di Provincia di Massa - Carrara, fissandone il capoluogo in Massa. Nel 1947 l'Italia perde, con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, le province dell'Istria, del Carnaro e la Dalmazia, nonché parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia, mentre la stessa provincia di Trieste (zona A) viene occupata in Territorio Libero dalle forze statunitensi e britanniche e di fatto esclusa dall'Italia. Alla nascita della Repubblica l'Italia ha un totale di 91 province effettive. Nel 1948 la provincia della Valle d'Aosta viene soppressa e ne vengono trasferite le competenze alla neonata Regione a statuto speciale, mentre con lo Statuto della Regione Siciliana (1946) le circoscrizioni provinciali siciliane vengono soppresse e sostituite da liberi consorzi comunali, denominati "province regionali" con successiva L.R. n. 9 del 1986.
La situazione rimane immutata per oltre 20 anni, fatte salve la ridenominazione, nel 1951, della provincia dello Ionio in provincia di Taranto e il rientro in Italia, nel 1954, della provincia di Trieste.
[modifica] Storia recente
Nel 1968 viene istituita la provincia di Pordenone, cui seguono nel 1970 quella di Isernia e nel 1974 quella di Oristano, per un totale di 95 province (inclusa la Regione Valle d'Aosta).
L'incremento diviene più sostanziale nel 1992 con la creazione di ben 8 province: Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia, mentre Forlì viene rinominata Forlì-Cesena.
Nel 2001 la Regione a statuto speciale della Sardegna istituisce 4 province, divenute operative nel 2005, Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias; mentre nel 2004 il Parlamento ha istituito le 3 province di Monza e Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani, che sono divenute operative nel 2009, portando il numero complessivo delle province geografiche a 110.
Nel 2009 la conversione del decreto-legge 200/2008, annullando sia il Regio decreto del 1938, sia il decreto Luogotenenziale del 1946, ha fatto sì che la provincia di Massa - Carrara riassumesse l'originaria denominazione di provincia di Massa e Carrara.[1][2]
Nel 2011 si pongono le basi per un progressivo svuotamento delle prerogative dell'ente Provincia, da tempo sentito come superfluo visto l'affermarsi delle Regioni e fonte di sprechi. Con il decreto legge 4 dicembre 2011, convertito in legge, la Provincia diviene un semplice organo di raccordo delle attività dei Comuni che ne fanno parte in alcune materie ad esse demandate da leggi statali o regionali. Il Consiglio Provinciale cambia profondamente la sua natura, trasformandosi in assemblea di secondo grado, i cui membri, limitati a non più di 10, vengono nominati dai Consigli Comunali, e il Presidente della Provincia è quindi scelto dai Consiglieri fra di essi. Essi, Consiglio e Presidente, rimangono come i soli organi delle nuove Province.
Le competenze delle Province sono in corso di trasferimento da esse a Comuni e Regioni, secondo leggi regionali o statali; il processo dovrebbe completarsi entro il 31 dicembre 2012.
| Anno | Numero province |
|---|---|
| 1861 | 59 |
| 1866 | 68 |
| 1870 | 69 |
| 1920 | 70 |
| 1923 | 73 |
| 1924 | 76 |
| 1927 | 93 |
| 1934 | 94 |
| 1935 | 95 |
| 1941 | 98 |
| 1945 | 96 |
| 1947 | 91 |
| 1954 | 92 |
| 1968 | 93 |
| 1970 | 94 |
| 1974 | 95 |
| 1992 | 103 |
| 2001 | 107 |
| 2004 | 110 |
[modifica] Funzioni
In base all'art. 19 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" (TUEL) spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:
- a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
- b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
- c) valorizzazione dei beni culturali;
- d) viabilità e trasporti;
- e) protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali;
- f) caccia e pesca nelle acque interne;
- g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
- h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
- i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
- l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.
Inoltre, alle Province sono attribuiti compiti di promozione e coordinamento di attività, nonché la realizzazione di opere di importante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.
Ulteriore specifico compito delle Province è quello della programmazione, previsto dall'art. 20 del TUEL, che si svolge secondo le norme dettate dalla legge regionale, mentre è la stessa Provincia a predisporre e ad adottare il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio, ovvero le diverse destinazioni del territorio, la localizzazione delle maggiori infrastrutture e delle principali vie di comunicazione, gli obiettivi e i modi di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale (interessi ambientali). E' la provincia, quindi, che ha la funzione di accertare la compatibilità degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai Comuni, con le previsioni contenute nel piano territoriale di coordinamento.
Il D.Lgs. n.112/1998 ha conferito alla Province ulteriori funzioni prima spettanti allo Stato o alle Regioni, in adesione al principio di sussidiarietà, fra le quali spiccano quelle in materia di:
- protezione civile (attuazione dei piani regionali, predisposizione dei piani provinciali - competenza prima spettante alla Prefettura);
- scuola ed istruzione (istituzione e soppressione di scuole, organnizzazione della rete scolastica; edifici scolastici)
- risparmio e rendimento energetico;
- trasporti (molte competenze sono ereditate dalla Motorizzazione civile);
- autoscuole (autorizzazioni, vigilanza, consorzi, esami di idoneità per gli insegnanti);
- imprese di revisione e riparazione di autoveicoli;
- rilascio di licenze per autotrasporto ed albi provinciale degli autotrasportatori;
- industria
- lavoro e centri per l'impiego (ex uffici di collocamento di competenza del Ministero del Lavoro)
[modifica] Elenco delle province
Di seguito una tabella contenente i dati di popolazione[3], superficie e densità abitativa, numero di comuni e regione di appartenenza delle 110 province (inclusa la Valle d'Aosta e il Trentino Alto Adige). Gli enti sono ordinati alfabeticamente con la possibilità di ordinarli per le altre colonne.
[modifica] Statistiche
| Pos. | Provincia | Pil procapite (€) |
|---|---|---|
| 1 | 38.037 | |
| 2 | 37.530 | |
| 3 | 36.122 | |
| 4 | 35.568 | |
| 5 | 33.276 | |
| 106 | 16.575 | |
| 107 | 16.536 | |
| 108 | 16.009 | |
| 109 | 15.650 | |
| 110 | 15.346 |
[modifica] Assetto istituzionale
Il decreto legge 4 dicembre 2011[7] stabilisce che il Consiglio Provinciale, composto da un massimo di 10 membri, sia eletto dai Consigli Comunali secondo norme stabilite da legge dello Stato. I consiglieri provinciali provvedono quindi ad eleggere tra loro il Presidente.
La durata dei Consigli è quinquennale.
La Provincia di Trento e quella di Bolzano possiedono invece, in base allo statuto della regione Trentino-Alto Adige ciascuna un Consiglio Provinciale composto da 35 membri eletti a suffragio diretto dai cittadini della Provincia. I Consigli detengono il potere legislativo Provinciale e supportano con la fiducia un Presidente (eletto direttamente contestualmente al Consiglio in Trentino, e nominato dal Consiglio in Alto Adige) e una Giunta che esercitano il potere esecutivo. L'unione dei due Consigli Provinciali forma il Consiglio Regionale che si riunisce per la discussione delle limitate materie demandate alla Regione.
[modifica] Transizione al nuovo assetto a partire dal 2012
La profonda modifica prevista dal decreto legge 4/12/11 prevede una graduale transizione dell'organo provinciale, i cui poteri sono entro 12 mesi devoluti ai comuni e alle regioni secondo leggi regionali o, nel caso le regioni non si attivassero entro il 31 dicembre 2012, statali.
I Consigli in carica eletti prima dell'entrata in vigore della nuova norma permangono in carica sino alla loro naturale scadenza; per quelli in scadenza entro il 31 dicembre 2012, è prevista la nomina di un apposito Commissario in carica sino al 31 marzo 2013 per traghettare la provincia verso il suo nuovo assetto.
Alla scadenza del mandato del vecchio Consiglio o del Commissario straordinario, si procede alla nomina dei nuovi Consigli Provinciali secondo le nuove norme.
[modifica] Vecchio assetto precedentemente al 2012
██ Lega Nord
██ Futuro e Libertà per l'Italia
██ Province commissariate
La legge n° 81 del 25 marzo 1993 ha stabilito l'elezione popolare diretta dei presidenti delle province italiane, ricorrendo ad un eventuale turno di ballottaggio qualora nessun candidato raggiungesse la maggioranza assoluta dei consensi. La durata in carica del presidente, originariamente fissata in quattro anni, fu prolungata a cinque, e l'intero sistema normativo venne consolidato nel Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il D.Lgs. n°267 del 2000. In qualunque caso di morte, dimissioni, sospensione, sfiducia o decadenza del presidente, si procede all'indizione di nuove elezioni provinciali e, nel caso di crisi politica, alla gestione provvisoria dell'ente da parte di un commissario nominato dal prefetto.
Contestualmente alla scelta del presidente, si tengono le elezioni del Consiglio Provinciale, sul principio del governo di legislatura. I consiglieri, in numero variabile da 24 a 45 secondo l'entità della popolazione, sono eletti con un particolare sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza. L'elettore può tracciare sulla scheda elettorale, di colore giallo, un segno su un candidato presidente e su un candidato consigliere che lo sostiene. Alla coalizione collegata al presidente eletto vengono comunque garantiti almeno il 60% dei seggi consiliari; tenuta presente questa clausola, i seggi vengono ripartiti in maniera proporzionale con metodo D'Hont sulla base dei voti conseguiti dalle varie coalizioni, e in seconda istanza dalle singole liste, nella circoscrizione unica provinciale. I candidati si presentano però in collegi uninominali e, determinato il numero di seggi assegnati a ciascuna lista, vengono dichiarati eletti coloro che, all'interno della stessa, abbiano ottenuto le maggiori percentuali di voto nel proprio collegio.
Norme del tutto diverse regolano invece la vita istituzionale nelle comunità autonome: Aosta, Bolzano e Trento.
[modifica] Consistenza numerica dei consigli e delle giunte provinciali
Secondo gli articoli 37 e 47 del decreto legislativo 267/2000[8] (Testo unico degli enti locali) modificato dall'art. 2, comma 23, L. 244/2007[9] e sottoposto alla legge 191/2009[10] la consistenza numerica dei consigli provinciali nelle regioni ordinarie è definita in base al numero di abitanti. La Sicilia, la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia applicano tali leggi solo nella misura voluta dalle rispettive normative regionali.
Leggi costituzionali specifiche regolano invece le due entità sui generis del Trentino, dell'Alto Adige e della Valle d'Aosta.
| Abitanti | Membri Consiglio (eletti prima del 2011) |
Membri Consiglio (eletti nelle regioni ordinarie nel 2011) |
Assessori (numero massimo) |
|---|---|---|---|
| più di 1.400.000 abitanti | 45 | 36 | 6 |
| tra 700.000 e 1.400.000 | 36 | 28 | 6[11] |
| tra 300.000 e 700.000 | 30 | 24 | 5[12] |
| meno di 300.000 abitanti | 24 | 19 | 4[13] |
[modifica] Progetti di riforma
Il Parlamento italiano ha approvato la Legge 5 Maggio 2009, n. 42, legge delega sul federalismo fiscale che mira a garantire alle province autonomia di entrata e di spesa, attraverso tributi propri, compartecipazioni e fondi perequativi, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione.
Il 26 maggio 2010 è stata proposta l'abrogazione di alcune province[14], che però non ha avuto seguito[15].
Il 30 giugno 2010, è stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge di riforma degli enti locali ("Carta delle Autonomie locali"), che individua le funzioni fondamentali delle Province. Il DDL AS 2259 è ora all'esame della Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica.
Il 25 luglio 2011 viene respinta dalla Camera dei Deputati una proposta di legge che mirava all'abolizione dell'ente.[16]
Il 12 agosto 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto Decreto legge anti-crisi, contenente misure d'urgenza sul fronte economico e finanziario, tra cui è compresa l'abolizione delle province con popolazione inferiore ai 300mila abitanti[17] (da individuare sulla base dei dati del censimento demografico previsto per l'8 ottobre 2011) che abbiano, altresì, una superficie inferiore ai tremila chilometri quadrati; nelle regioni con meno di 500 000 abitanti non potranno in ogni caso essere istuite Province[18]. Il provvedimento è tuttavia stato poi escluso dal decreto poiché il Governo ha ritenuto più corretto inserirlo in un nuovo DDL costituzionale. Infatti, l'8 settembre 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale che prevede l'obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione e l'abolizione delle province come ente locale statale[19].
Il 4 dicembre 2011 il governo Monti vara il decreto legge anticrisi noto come "Salva-Italia", nel quale si afferma che alle Province verranno riservate solo le funzioni di indirizzo politico e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale. Il consiglio provinciale viene ridotto a soli dieci componenti; viene inoltre abolita la giunta. Tutte le cariche decadranno entro il 30 novembre 2012, le funzioni saranno trasferite entro fine aprile e il personale eccedente sarà trasferito nelle Regioni e nei Comuni.
[modifica] Galleria
[modifica] Note
- ^ Restituita la e a Massa Carrara
- ^ Si torna all'antica denominazione
- ^ Bilancio Demografico mensile anno 2011 e popolazione residente al 30-04-2011. URL consultato il 19-09-2011.
- ^ a b Nel corso del 2009 sette comuni della provincia di Pesaro e Urbino sono stati aggregati a quella di Rimini, determinando un'importante variazione territoriale e demografica.
- ^ Nel corso del 2009 i Comuni della provincia di Trento Bezzecca, Concei, Molina di Ledro, Pieve di Ledro, Tiarno di Sopra e Tiarno di Sotto sono confluiti nell'unico Comune di Ledro mentre i comuni di Lomaso e Bleggio Inferiore hanno dato vita al comune di Comano Terme, portando a 217 i comuni della provincia ed a 8.094 il totale dei Comuni italiani (http://blog.tuttitalia.it/2010/03/ledro-e-comano-terme-due-nuovi-comuni.html).
- ^ Nel corso del 2009 i Comuni della provincia di Udine Campolongo al Torre e Tapogliano sono confluiti nell'unico Comune di Campolongo Tapogliano portando a 136 i comuni della provincia ed a 8.094 il totale dei Comuni italiani (http://www.istat.it/strumenti/definizioni/comuni/).
- ^ http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=620633
- ^ http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/00267dl.htm
- ^ http://www.parlamento.it/parlam/leggi/07244l.pdf
- ^ http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/665E8957-9653-4C7D-AEC9-DBBFCD43BEC5/0/20091223_L_191.pdf
- ^ Fanno eccezione le due province regionali siciliane di Palermo e Catania per le quali la Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha reputato di aumentare la consistenza del Consiglio a 45 membri e quella della Giunta a 15 assessori.
- ^ Fanno eccezione le province regionali siciliane di Agrigento, Trapani, Siracusa e Ragusa per le quali la Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha reputato di aumentare la consistenza del Consiglio a 35 membri e quella della Giunta a 12 assessori; per la provincia di Messina l'aumento è stato a 45 consiglieri e 15 assessori.
- ^ La Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha arrotondato a 25 il numero dei consiglieri delle sue province regionali afferenti a questa classe.
- ^ [1]
- ^ Il taglio delle Province, un bluff. Il Tempo, 28 maggio 2010
- ^ [2]
- ^ [3]
- ^ http://download.repubblica.it/pdf/2011/Manovrax.pdf?ref=HREA-1
- ^ http://ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/08/11/visualizza_new.html_732511190.html
[modifica] Bibliografia
- Paolo Caretti e Ugo De Siervo, Istituzioni di diritto pubblico, Torino, Giappichelli Editore, 1996. ISBN 88-348-6210-4.
[modifica] Voci correlate
- Province italiane in progetto
- Province italiane soppresse
- Consiglio provinciale
- Giunta provinciale
- Città metropolitana
- Divisione amministrativa delle colonie
- Elezioni amministrative italiane
- Armoriale delle province italiane
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Province d'Italia
Articolo su Wikinotizie: Province italiane: "Libero" riapre la questione sulla loro abolizione 7 dicembre 2008
[modifica] Collegamenti esterni
- UPI - "Unione delle Province d'Italia"
- ISTAT - "Denominazioni e codici di ripartizioni, province e regioni"
- Province e Comuni in Italia
- Breve presentazione dell'evoluzione istituzionale e finanziaria delle Province Italiane
- Censimento Istat 2001, Popolazione residente
- Province per tutti, inchiesta di Report (Rai 3) sull'istituzione di nuove province (2007)
- Guida agli Enti Locali, un sito completo per tutti gli operatori degli enti locali.
- [4], il teso convertito in legge del decreto legge 4 dicembre 2011, c.d. "Salva-Italia", il cui articolo 23 introduce le nuove norme per l'assetto delle Province.