Province d'Italia
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Corona per il titolo di provincia. |
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La provincia, in Italia, è un ente locale territoriale il cui territorio è per estensione inferiore a quello della regione (della quale, a sua volta, fa parte) e comprende il territorio di più comuni. La disciplina delle province è contenuta nel titolo V della parte II della Costituzione (artt. 114 ss.) e, ovviamente, in fonti primarie e secondarie che attuano il disposto costituzionale. Tranne le province autonome di Trento e Bolzano, tutte le province fanno parte dell'Unione delle province d'Italia (Upi)[1].
Indice |
Informazioni generali [modifica]
Le province italiane sono territorialmente 110, cui corrispondono 107 amministrazioni provinciali membri dell'UPI, suddivise in 20 regioni.
- Per la Valle d'Aosta le competenze provinciali vengono espletate dalla regione, per cui non esiste l'amministrazione provinciale.
- Le province autonome di Bolzano e Trento hanno competenze di tipo provinciale e regionale[2]; vengono usualmente trattate come vere e proprie regioni. Esse possiedono ciascuna un Consiglio Provinciale eletto dai cittadini, e l'unione dei due consigli costituisce il Consiglio della Regione Trentino-Alto Adige.
- Le quattro province sarde di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio non hanno uffici statali provinciali (Prefettura-UTG, Banca d'Italia, Questura, ecc.) in quanto la loro istituzione è facoltativa, ma sono sede degli organi provinciali e di uffici regionali decentrati. In seguito ai risultati del referendum regionali del 2012 che le ha abrogate, è in corso una riforma complessiva degli enti provinciali in Sardegna.[3]
- In ottemperanza allo Statuto regionale le nove circoscrizioni provinciali della Sicilia avrebbero già dovuto essere sostituite con legge regionale n°9/1986 da un pari numero di Province Regionali formate come liberi consorzi comunali. Se tale operazione fu all'epoca un esercizio puramente lessicale, tale riforma è divenuta effettivamente concreta solo nel 2013, quando il Parlamento Siciliano ha deliberato lo scioglimento dei consigli provinciali e delle relative giunte, commissariando gli enti da luglio e prevedendo la nomina dei nuovi presidenti da parte dei comuni dal 2014.
- I capoluoghi provinciali italiani sono 117 a fronte di 110 province, poiché vi sono 5 province con 2 capoluoghi (Pesaro e Urbino, Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra e Carbonia-Iglesias) e 1 provincia con 3 capoluoghi (Barletta-Andria-Trani). Aosta è un capoluogo regionale, ma è considerata nelle statistiche anche come capoluogo provinciale in quanto la regione vi svolge anche tali funzioni.
- Molte province collocano sopra il proprio stemma una corona costituita da un cerchio d'oro gemmato con le cordonature lisce ai margini racchiudente due rami al naturale, uno di alloro e uno di quercia, uscenti dalla corona decussati e ricadenti all'infuori. Tale usanza non è tuttavia obbligatoria.
Denominazione delle province [modifica]
La denominazione delle province in Italia è per la maggior parte quella del capoluogo, con alcune eccezioni.
- Cinque province hanno doppia denominazione: Carbonia-Iglesias, Forlì-Cesena, Massa e Carrara, Olbia-Tempio, Pesaro e Urbino. A Carbonia-Iglesias, Olbia-Tempio e Pesaro e Urbino corrisponde anche il doppio capoluogo, mentre la Forlì-Cesena e la Massa e Carrara hanno solamente la doppia denominazione, in quanto il capoluogo resta singolo in Forlì ed è parimenti singolo (a partire dal decreto luogotenenziale del 1946 che lo fissò in Massa) per la ridenominata provincia di Massa e Carrara.
- Due province hanno una tripla denominazione: Barletta-Andria-Trani cui corrisponde il triplo capoluogo e Verbano-Cusio-Ossola cui corrisponde un singolo capoluogo Verbania;
- Quattro province hanno una denominazione almeno parzialmente geografica: Medio Campidano, Ogliastra, Verbano-Cusio-Ossola e di Monza e della Brianza, cui corrisponde in alcuni casi un doppio capoluogo (Medio Campidano, Ogliastra).
- Cinque province sono bilingui: Bolzano, Trieste, Gorizia, Udine e la Regione autonoma Valle d'Aosta; vi risiedono la minoranza tedesca (Bolzano), slovena (Trieste, Gorizia e Udine) e francese (Valle d'Aosta - sebbene vi sia effettivamente più comunemente parlata la lingua francoprovenzale). Le minoranze linguistiche delle suddette province e della Regione autonoma Valle d'Aosta sono tutelate da apposite leggi regionali e provinciali. A differenza dalle altre province italiane, vengono emesse dai comuni le carte d'identità bilingui.
Storia dell'istituto provinciale [modifica]
Se molti Stati preunitari conoscevano già l'istituto provinciale, le province odierne trovano fondamento legislativo nella normativa in essere nel Regno di Sardegna. Nello Stato sabaudo l'ordinamento provinciale era stato definito dal Regio decreto 3702 del 23 ottobre 1859, il cosiddetto Decreto Rattazzi, che sul modello francese aveva stabilito l'organizzazione del territorio in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. La provincia nasceva così come Ente locale dotato di propria rappresentanza elettiva e di un'amministrazione autonoma: un collegio deliberante di durata quinquennale, il Consiglio Provinciale, e un organo esecutivo-amministrativo di durata annuale, la Deputazione Provinciale, eletta dal Consiglio ma presieduta e convocata dal Governatore, poi Prefetto, di nomina regia. I consiglieri si rinnovavano per un quinto ogni anno per sorteggio. Le prime elezioni provinciali furono celebrate il 15 gennaio 1860.
Nel 1865 la Legge Lanza sancì la volontà accentratrice del nuovo Stato, cancellando la legislazione amministrativa asburgica che era stata fino ad allora mantenuta viva in Toscana per le sue avanzate caratteristiche. Tale normativa fu poi estesa al Veneto nel 1867 e al Lazio nel 1870. Con tale legge la Deputazione passò a rinnovarsi per metà ogni anno, dando più stabilità alla carica di deputato provinciale.
Nel 1889, con il primo testo unico degli enti locali, venne introdotto il principio elettivo nella nomina annuale del Presidente della Deputazione Provinciale, separandone la figura da quella del Prefetto. Veniva inoltre allargato il suffragio amministrativo per censo, includendovi il ceto medio.
Nel 1894, nell'intento di dare maggiore stabilità, la durata del Consiglio veniva portata a sei anni, con rinnovo triennale di metà dei consiglieri scelti per sorteggio. La Deputazione si rinnovava invece per intero ogni tre anni, e a tale termine venne coordinata la carica del Presidente.
La principale riforma dell'istituto della Provincia venne con il testo unico della legge comunale e provinciale del 1915. Consiglio e Deputazione venivano da allora eletti integralmente ogni quattro anni. Con l'art.14, inoltre, il suffragio universale, già previsto dal 1913 alle elezioni politiche, venne esteso alle elezioni amministrative. L'elettorato attivo venne concesso a tutti i cittadini maschi maggiori di 30 anni inclusi gli analfabeti, mentre per i ventunenni permanevano le condizioni di censo, istruzione e servizio militare per l'accesso al voto. Il testo unico del 1915 raccoglieva così un'evoluzione trentennale, che vedeva il sistema amministrativo italiano distaccarsi dallo schema francese napoleonico nell'intento di fornire maggiore democrazia. La configurazione dell'istituzione provinciale veniva così regolata nei suoi organi costitutivi, nei suoi compiti, nei proventi e nelle spese ad essa attribuite.
Il regime fascista, con la sua tendenza accentratrice ed antidemocratica, abolì il criterio elettivo nella formazione degli organi provinciali. Consiglio e Deputazione vennero così sostituiti dal Rettorato (di 4, 6 o 8 rettori in base alla popolazione della provinciale) e dal Preside, di nomina regia, che accentrava le competenze della Deputazione e del suo Presidente. Veniva tuttavia così messa in essere una diarchia, quella fra Preside e Prefetto, della cui pericolosità si accorse ben presto lo stesso Mussolini. Il dittatore non poté però provvedervi se non nella Repubblica Sociale Italiana, nelle cui province il Prefetto divenne il Capo della Provincia, assumendo totale supremazia su tutte le altre cariche locali.
Il dopoguerra porta il voto alle donne anche a livello provinciale, grazie al Decreto Legislativo Luogotenenziale n°23 del 1º febbraio 1945. Le Province vennero ricostituite lentamente in senso democratico: prima con il ripristino delle delegazioni nel 1945, quindi con la ricomparsa dei Consigli Provinciali nel 1951. La Legge 122/1951 fissava a 45 il numero massimo dei consiglieri provinciali, e ad 8 con due supplenti i membri della Giunta Provinciale, che sostituiva la Delegazione come organo esecutivo. Con un'innovazione rispetto al passato prefascista, il Presidente della Provincia eletto dal Consiglio tra i suoi componenti, ricopriva sia la carica di presidente del Consiglio provinciale che quella di presidente della Giunta.
Un importante intervento legislativo di riforma venne con la Legge n°142/1990: per la prima volta i Comuni e le Province potevano adottare un proprio Statuto ed istituire regolamenti. Nello Statuto vengono stabilite le norme fondamentali di organizzazione dell'ente e le attribuzioni degli organi, l'ordinamento degli uffici e dei servizi pubblici, le forme di collaborazione tra comuni e province, di partecipazione popolare, di decentramento, di accesso dei cittadini alle informazioni ed ai provvedimenti amministrativi, oltre alla nuova figura del difensore civico. Infine, la legge prefigurava un nuovo istituto, la città metropolitana, per le aree urbane più dense; tuttavia non vi seguirono mai leggi regionali di attuazione, per cui il tutto rimase pura teoria.
La legge n°81 del 25 marzo 1993 stabilì l'elezione diretta a suffragio universale dei presidenti di provincia, cui veniva ora demandato il potere di nominare la Giunta, mentre veniva ricreata la separata figura del Presidente del Consiglio Provinciale. La durata di tali organi, ridotta a quattro anni con non più di due mandati consecutivi, subì l'ulteriore evoluzione delle norme amministrative degli enti locali venuta con il Testo unico sull'ordinamento delle autonomie locali, Legge 267/2000, che portò a cinque anni la durata delle cariche.
L'ultima modifica è avvenuta con la promulgazione e la conversione in legge del decreto legge 4 dicembre 2011; applicabile solo alle regioni a statuto ordinario, prevede la devoluzione secondo leggi regionali o statali dei poteri delle Province a Comuni e Regioni entro fine 2012, data poi portata a dicembre 2013, e il mantenimento delle Province come esclusivo organo di coordinamento intercomunale: allo scadere delle amministrazioni in carica al momento del decreto, le province avranno "esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze". I consigli, ridotti a non più di 10 membri, saranno nominati dai consigli dei comuni che ne fanno parte. Il Presidente della Provincia tornerà quindi eletto dal Consiglio Provinciale nel suo seno, come avveniva prima delle riforme democratiche del 1993; scomparirà dunque di fatto la distinzione tra Consiglio e Giunta, e la Provincia diverrà un mero agglomerato amministrativo emanazione del livello comunale per la gestione di pochi poteri a livello centralizzato. Per quanto riguarda invece le regioni autonome, cui la Costituzione italiana e le annesse leggi costituzionali affidano la responsabilità dei propri enti locali, vari progetti di riforma sono attualmente allo studio dei consigli regionali di Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, costituzionalmente competenti in materia, mentre la Sicilia ha deliberato lo scioglimento dei Consigli e delle Giunte a far data dal 30 giugno 2013, prevedendo dopo sei mesi di commissariamento la nomina di nuovi organi amministrativi da parte dei comuni.
Numero delle province [modifica]
Nel 1861 all'istituzione del Regno d'Italia le province erano solamente 59 e il territorio nazionale non comprendeva le attuali regioni del Veneto, più la città di Mantova e la parte orientale dell'omonima provincia, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino-Alto Adige che erano ancora sotto il dominio dello stato asburgico, e del Lazio che era rimasto allo Stato Pontificio. Invece furono riordinate nelle nuove province dello stato italiano il circondario di Rieti, allora nella provincia di Perugia già parte dello Stato Pontificio che fu annessa al nuovo stato italiano dopo l'invasione sabauda, e i circondari di Cittaducale in provincia dell'Aquila e di Gaeta e di Sora in provincia di Terra di Lavoro) che facevano parte del Regno delle Due Sicilie, anch'essi annessi a seguito dell'invasione delle truppe sabaude e dei Mille di Garibaldi.
Nel 1866, a seguito della Terza guerra d'indipendenza, vennero annessi i territori del Veneto incluso il Friuli e del Mantovano, precedentemente appartenenti all'Impero Austriaco, con l'inglobamento delle previgenti 9 province asburgiche di Belluno, Mantova, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza e Udine. Infine nel 1870, a seguito dell'annessione della futura capitale, venne istituita la provincia di Roma, portando il numero complessivo di province nel Regno a 69.
Nel 1921 la provincia di Terra di Lavoro venne ridenominata provincia di Caserta.
Nel 1923, a seguito della riorganizzazione amministrativa dei territori annessi dopo la prima guerra mondiale, vennero istituite le nuove province dell'Istria[4], di Trento[5], di Trieste[6] e di Zara[7]; nello stesso anno vennero anche istituite le nuove province dello Jonio[8] e della Spezia[9], mentre la provincia di Porto Maurizio venne ridenominata provincia di Imperia[10].
Inoltre nel 1924, con l'annessione all'Italia della città di Fiume, viene istituita la provincia del Carnaro[11], portando il numero delle province a 76.
Riordinamento fascista [modifica]
Nel 1927 ad effetto del regio decreto legislativo n. 1/1927 del 2 gennaio 1927 "Riordinamento delle circoscrizioni provinciali" si ha l'istituzione di ben 17 province (Aosta, Bolzano, Brindisi, Castrogiovanni, Frosinone, Gorizia, Matera, Nuoro, Pescara, Pistoia, Ragusa, Rieti, Savona, Terni, Varese, Vercelli e Viterbo)[12].
Nello stesso anno vengono soppressi i circondari che costituivano circoscrizioni subprovinciali sedi di sottoprefettura e tribunale. Nello stesso anno Castrogiovanni viene ridenominata Enna e Girgenti Agrigento. Nel 1930 Spezia diviene La Spezia, mentre nel 1931 Bari delle Puglie diviene Bari. Altre integrazioni si hanno nel 1934 con la provincia di Littoria e, nel 1935 con la provincia di Asti[13]. Nel 1938 la provincia di Massa e Carrara assunse la denominazione di provincia di Apuania[14]. Nel 1939 la provincia di Aquila degli Abruzzi diviene provincia dell'Aquila[15] e nel 1940 la provincia del Friuli viene rinominata provincia di Udine. Nel 1939 vengono ufficialmente annesse all'Italia quattro province create in Libia due anni prima: le province di Tripoli, Bengasi, Derna e Misurata.
Nel 1941, in seguito allo scioglimento del Regno di Jugoslavia, la provincia di Zara entra a far parte del Governatorato della Dalmazia (comprendente le province di Zara, Spalato e Cattaro), mentre nell'odierna parte centrale della Slovenia occupata dall'Esercito Italiano viene istituita la Provincia di Lubiana. Queste modifiche, che coincidono con la massima estensione dell'Italia politicamente ed amministrativamente, portano le province del regime a 102.
Province repubblicane [modifica]
Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, la provincia di Aosta viene rinominata Valle d'Aosta, Littoria cambia nome in Latina e viene reistituita la provincia, già soppressa, di Caserta. Nel 1946, alla Provincia di Massa e Carrara (rinominata Apuania nel 1938) viene dato, durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, il nuovo nome di Provincia di Massa - Carrara, fissandone il capoluogo in Massa. Nel 1947 l'Italia perde, con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, le province dell'Istria, del Carnaro e la Dalmazia, nonché parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia, mentre la stessa provincia di Trieste (zona A, della Venezia Giulia), a seguito della Risoluzione 16 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che determina lo status Territorio Libero, viene governata, sotto l'egida dell'ONU dal Governo Militare Alleato (Allied Military Government of Occupied Territories) e di fatto esclusa dall'Italia. Alla nascita della Repubblica l'Italia ha un totale di 91 province effettive. Nel 1948 la provincia della Valle d'Aosta viene soppressa e ne vengono trasferite le competenze alla neonata Regione a statuto speciale, mentre con lo Statuto della Regione Siciliana (1946) le circoscrizioni provinciali siciliane vengono soppresse e sostituite da liberi consorzi comunali, denominati "province regionali" con successiva L.R. n. 9 del 1986.
La situazione rimane immutata per oltre 20 anni, fatte salve la ridenominazione, nel 1951, della provincia dello Ionio in provincia di Taranto e a seguito del Memorandum di Londra del 1954, della provincia di Trieste anche se ufficialmente si tratta solo di amministrazione fiduciaria della Zona A del Territorio Libero di Trieste.
Nel 1968 viene istituita la provincia di Pordenone, cui seguono nel 1970 quella di Isernia e nel 1974 quella di Oristano, per un totale di 95 province (inclusa la Valle d'Aosta).
L'incremento diviene più sostanziale nel 1992 con la creazione di ben 8 province: Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia, mentre Forlì viene rinominata Forlì-Cesena.
Storia recente [modifica]
Nel 2001 la Regione a statuto speciale della Sardegna istituisce 4 province, divenute operative nel 2005, Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias; mentre nel 2004 il Parlamento ha istituito le 3 province di Monza e Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani, che sono divenute operative nel 2009, portando il numero complessivo delle province geografiche a 110.
Nel 2009 la conversione del decreto-legge 200/2008, annullando sia il regio decreto del 1938, sia il decreto luogotenenziale del 1946, ha fatto sì che la provincia di Massa-Carrara riassumesse l'originaria denominazione di provincia di Massa e Carrara[16][17].
In seguito all'esito dei referendum regionali del 2012 in Sardegna, riguardanti anche l'esistenza delle istituzioni provinciali, è stato dato avvio a un processo di riorganizzazione amministrativa di questi enti intermedi.[18] In Consiglio regionale il 24 maggio 2012[19] è stato decretato che, secondo gli attuali intendimenti della Regione, tali enti dovrebbero essere riformati o aboliti entro il 1º marzo 2013, restando quindi in carica sino al 28 febbraio 2013.[20][21][22][23]
Il 5 marzo 2013 la Regione Siciliana, in base ai poteri del proprio statuto speciale, fa il primo passo verso l'abolizione delle proprie province varando il DDL che renderà quelle siciliane le prime province ad essere cancellate e sostituite da liberi consorzi dei comuni.[24]
Riepilogo [modifica]
| Anno | Numero province |
|---|---|
| 1861 | 59 |
| 1867 | 68 |
| 1870 | 69 |
| 1923 | 73 |
| 1924 | 76 |
| 1927 | 93 |
| 1934 | 94 |
| 1935 | 95 |
| 1941 | 98 |
| 1945 | 96 |
| 1947 | 91 |
| 1954 | 92 |
| 1968 | 93 |
| 1970 | 94 |
| 1974 | 95 |
| 1992 | 103 |
| 2001 | 107 |
| 2004 | 110 |
Elenco delle attuali province [modifica]
Di seguito una tabella contenente i dati di popolazione[25], superficie e densità abitativa, numero di comuni e regione di appartenenza delle 110 province (inclusa la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige). Gli enti sono ordinati alfabeticamente con la possibilità di ordinarli per le altre colonne.
| Provincia | Sigla | Regione amministrativa |
Popolazione (ab.) |
Superficie (km²) |
Densità (ab./km²) |
Comuni (N°) |
Presidente | Area politica |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| AG | Sicilia | 453 677 | 3 042 | 149 | 43 | Eugenio d'Orsi | (MpA) | |
| AL | Piemonte | 440 481 | 3 559 | 123 | 190 | Paolo Filippi | (PD) | |
| AN | Marche | 481 706 | 1 940 | 248 | 49 | Patrizia Casagrande | (commissario straordinario)[26] | |
| AO | Valle d'Aosta | 128 376 | 3 263 | 39 | 74 | Augusto Rollandin | (UV) | |
| AR | Toscana | 350 022 | 3 236 | 108 | 39 | Roberto Vasai | (PD) | |
| AP | Marche | 213 932 | 1 228 | 174 | 33 | Piero Celani | (PdL) | |
| AT | Piemonte | 221 871 | 1 515 | 146 | 118 | Alberto Ardia | (commissario straordinario)[28] | |
| AV | Campania | 438 790 | 2 792 | 157 | 119 | Raffaele Coppola | (commissario straordinario)[29] | |
| BA | Puglia | 1 259 337 | 3 821 | 329 | 41 | Francesco Schittulli | (PdL) | |
| BT | Puglia | 393 002 | 1 538 | 255 | 10 | Francesco Ventola | (PdL) | |
| BL | Veneto | 213 242 | 3 676 | 58 | 69 | Vittorio Capocelli | (commissario straordinario)[30] | |
| BN | Campania | 295 540 | 2 071 | 138 | 78 | Aniello Cimitile | (PD) | |
| BG | Lombardia | 1 101 458 | 2 723 | 404 | 244 | Ettore Pirovano | (LN) | |
| BI | Piemonte | 185 701 | 914 | 203 | 82 | Roberto Simonetti | (LN) | |
| BO | Emilia-Romagna | 995 693 | 3 702 | 268 | 60 | Beatrice Draghetti | (PD) | |
| BZ | Trentino-Alto Adige | 508 863 | 7 400 | 68 | 116 | Luis Durnwalder | (SVP) | |
| BS | Lombardia | 1 259 626 | 4 783 | 263 | 206 | Daniele Molgora | (LN) | |
| BR | Puglia | 403 135 | 1 839 | 219 | 20 | Cesare Castelli | (commissario straordinario)[31] | |
| CA | Sardegna | 563 572 | 4 570 | 123 | 71 | Angela Quaquero | (vicepresidente, PD) | |
| CL | Sicilia | 271 242 | 2 124 | 127 | 22 | Damiano Li Vecchi | (commissario straordinario) | |
| CB | Molise | 230 928 | 2 910 | 79 | 84 | Rosario De Matteis | (PdL) | |
| CI | Sardegna | 129 668 | 1 495 | 86 | 23 | Salvatore Cherchi | (PD) | |
| CE | Campania | 917 570 | 2 640 | 347 | 104 | Domenico Zinzi | (UDC) | |
| CT | Sicilia | 1 090 462 | 3 553 | 306 | 58 | Antonina Liotta | (commissario straordinario)[32] | |
| CZ | Calabria | 368 381 | 2 392 | 154 | 80 | Wanda Ferro | (PdL) | |
| CH | Abruzzo | 397 276 | 2 588 | 153 | 104 | Enrico Di Giuseppantonio | (UDC) | |
| CO | Lombardia | 596 376 | 1 288 | 463 | 160 | Leonardo Carioni | (commissario straordinario)[34] | |
| CS | Calabria | 734 414 | 6 650 | 110 | 155 | Mario Oliverio | (PD) | |
| CR | Lombardia | 363 918 | 1 771 | 205 | 115 | Massimiliano Salini | (PdL) | |
| KR | Calabria | 174 532 | 1 716 | 101 | 27 | Stanislao Zurlo | (PdL) | |
| CN | Piemonte | 592 782 | 6 902 | 85 | 250 | Gianna Gancia | (LN) | |
| EN | Sicilia | 172 237 | 2 561 | 67 | 20 | Giuseppe Monaco | (FLI) | |
| FM | Marche | 178 243 | 860 | 207 | 40 | Fabrizio Cesetti | (SEL) | |
| FE | Emilia-Romagna | 359 934 | 2 630 | 136 | 26 | Marcella Zappaterra | (PD) | |
| FI | Toscana | 1 000 324 | 3 515 | 284 | 44 | Andrea Barducci | (PD) | |
| FG | Puglia | 640 071 | 6 966 | 91 | 61 | Antonio Pepe | (PdL) | |
| FC | Emilia-Romagna | 396 158 | 2 376 | 166 | 30 | Massimo Bulbi | (PD) | |
| FR | Lazio | 498 204 | 3 243 | 153 | 91 | Antonello Iannarilli | (PdL) | |
| GE | Liguria | 883 419 | 1 839 | 480 | 67 | Piero Fossati | (commissario straordinario)[35][36][37] | |
| GO | Friuli-Venezia Giulia | 142 279 | 466 | 305 | 25 | Enrico Gherghetta | (PD) | |
| GR | Toscana | 228 309 | 4 501 | 50 | 28 | Leonardo Marras | (PD) | |
| IM | Liguria | 222 807 | 1 156 | 192 | 67 | Luigi Sappa | (PdL) | |
| IS | Molise | 88 444 | 1 529 | 58 | 52 | Luigi Mazzuto | (PdL) | |
| SP | Liguria | 223 357 | 881 | 253 | 32 | Marino Fiasella | (commissario straordinario)[38] | |
| AQ | Abruzzo | 309 906 | 5 035 | 61 | 108 | Antonio Del Corvo | (PdL) | |
| LT | Lazio | 556 934 | 2 250 | 247 | 33 | Armando Cusani | (PdL) | |
| LE | Puglia | 815 488 | 2 759 | 295 | 97 | Antonio Maria Gabellone | (PdL) | |
| LC | Lombardia | 340 470 | 816 | 417 | 90 | Daniele Nava | (PdL) | |
| LI | Toscana | 342 995 | 1 211 | 283 | 20 | Giorgio Kutufà | (PD) | |
| LO | Lombardia | 228 102 | 782 | 291 | 61 | Pietro Foroni | (LN) | |
| LU | Toscana | 394 252 | 1 773 | 222 | 35 | Stefano Baccelli | (PD) | |
| MC | Marche | 325 574 | 2 774 | 117 | 57 | Antonio Pettinari | (UDC) | |
| MN | Lombardia | 416 230 | 2 339 | 177 | 70 | Alessandro Pastacci | (PD) | |
| MS | Toscana | 203 697 | 1 157 | 176 | 17 | Osvaldo Angeli | (PD) | |
| MT | Basilicata | 203 696 | 3 447 | 59 | 31 | Francesco Stella | (PD) | |
| Medio Campidano | VS | Sardegna | 102 202 | 1 516 | 67 | 28 | Fulvio Tocco | (PD) |
| ME | Sicilia | 652 891 | 3 247 | 201 | 108 | Nanni Ricevuto | (PdL) | |
| MI | Lombardia | 3 170 597 | 1 575 | 2 013 | 134 | Guido Podestà | (PdL) | |
| MO | Emilia-Romagna | 702 487 | 2 689 | 261 | 47 | Emilio Sabattini | (PD) | |
| MB | Lombardia | 852 539 | 405 | 2 105 | 55 | Dario Allevi | (PdL) | |
| NA | Campania | 3 081 067 | 1 171 | 2 631 | 92 | Luigi Cesaro | (PdL) | |
| NO | Piemonte | 372 109 | 1 339 | 277 | 88 | Diego Sozzani | (PdL) | |
| NU | Sardegna | 160 399 | 3 934 | 40 | 52 | Roberto Deriu | (PD) | |
| OG | Sardegna | 57 980 | 1 854 | 31 | 23 | Bruno Pilia | (ApI) | |
| OT | Sardegna | 158 144 | 3 399 | 46 | 26 | Fedele Sanciu | (PdL) | |
| OR | Sardegna | 165 931 | 3 040 | 54 | 88 | Massimiliano De Seneen | (PdL) | |
| PD | Veneto | 936 307 | 2 143 | 436 | 104 | Barbara Degani | (PdL) | |
| PA | Sicilia | 1 250 026 | 4 992 | 250 | 82 | Giovanni Avanti | (UDC) | |
| PR | Emilia-Romagna | 443 136 | 3 450 | 128 | 47 | Vincenzo Bernazzoli | (PD) | |
| PV | Lombardia | 549 354 | 2 965 | 185 | 190 | Daniele Bosone | (PD) | |
| PG | Umbria | 673 290 | 6 332 | 106 | 59 | Marco Vinicio Guasticchi | (PD) | |
| PU | Marche | 366 931 | 2 564 | 143 | 60 | Matteo Ricci | (PD) | |
| PE | Abruzzo | 323 523 | 1 225 | 264 | 46 | Guerino Testa | (PdL) | |
| PC | Emilia-Romagna | 290 215 | 2 590 | 112 | 48 | Massimo Trespidi | (PdL) | |
| PI | Toscana | 418 210 | 2 445 | 171 | 39 | Andrea Pieroni | (PD) | |
| PT | Toscana | 321 623 | 965 | 303 | 22 | Federica Fratoni | (PD) | |
| PN | Friuli-Venezia Giulia | 315 631 | 2 130 | 148 | 51 | Alessandro Ciriani | (PdL) | |
| PZ | Basilicata | 383 217 | 6 549 | 58 | 100 | Piero Lacorazza | (PD) | |
| PO | Toscana | 250 404 | 365 | 686 | 7 | Lamberto Gestri | (PD) | |
| RG | Sicilia | 318 935 | 1 614 | 197 | 12 | Giovanni Scarso | (commissario straordinario) | |
| RA | Emilia-Romagna | 410 333 | 1 858 | 211 | 18 | Claudio Casadio | (PD) | |
| RC | Calabria | 566 653 | 3 184 | 177 | 97 | Giuseppe Raffa | (PdL) | |
| RE | Emilia-Romagna | 531 433 | 2 292 | 231 | 45 | Sonia Masini | (PD) | |
| RI | Lazio | 160 570 | 2 750 | 58 | 73 | Fabio Melilli | (PD) | |
| RN | Emilia-Romagna | 330 112 | 863 | 382 | 27 | Stefano Vitali | (PD) | |
| RM | Lazio | 4 208 740 | 5 352 | 786 | 121 | Umberto Postiglione | (commissario straordinario) | |
| RO | Veneto | 248 195 | 1 790 | 138 | 50 | Tiziana Virgili | (PD) | |
| SA | Campania | 1 109 916 | 4 918 | 225 | 158 | Edmondo Cirielli | (PdL) | |
| SS | Sardegna | 337 100 | 4 281 | 78 | 66 | Alessandra Giudici | (PD) | |
| SV | Liguria | 287 566 | 1 545 | 186 | 69 | Angelo Vaccarezza | (PdL) | |
| SI | Toscana | 272 756 | 3 823 | 71 | 36 | Simone Bezzini | (PD) | |
| SR | Sicilia | 403 769 | 2 108 | 191 | 21 | Nicola Bono | (PdL) | |
| SO | Lombardia | 183 158 | 3 210 | 57 | 78 | Massimo Sertori | (LN) | |
| TA | Puglia | 579 556 | 2 436 | 237 | 29 | Giovanni Florido | (PD) | |
| TE | Abruzzo | 312 460 | 1 948 | 160 | 47 | Valter Catarra | (PdL) | |
| TR | Umbria | 234 491 | 2 122 | 110 | 33 | Feliciano Polli | (PD) | |
| TO | Piemonte | 2 306 881 | 6 829 | 337 | 316 | Antonio Saitta | (PD) | |
| TP | Sicilia | 436 311 | 2 460 | 177 | 24 | Luciana Giammanco | (commissario straordinario) | |
| TN | Trentino-Alto Adige | 530 671 | 6 203 | 85 | 217 | Lorenzo Dellai | (UpT) | |
| TV | Veneto | 889 835 | 2 477 | 359 | 95 | Leonardo Muraro | (LN) | |
| TS | Friuli-Venezia Giulia | 236 650 | 212 | 1 115 | 6 | Maria Teresa Bassa Poropat | (PD) | |
| UD | Friuli-Venezia Giulia | 541 173 | 4 904 | 110 | 136 | Pietro Fontanini | (LN) | |
| VA | Lombardia | 885 283 | 1 199 | 738 | 141 | Dario Galli | (LN) | |
| VE | Veneto | 864 189 | 2 461 | 351 | 44 | Francesca Zaccariotto | (LN) | |
| VB | Piemonte | 163 123 | 2 256 | 72 | 77 | Massimo Nobili | (PdL) | |
| VC | Piemonte | 179 484 | 2 088 | 85 | 86 | Carlo Riva Vercellotti | (PdL) | |
| VR | Veneto | 922 210 | 3 120 | 295 | 98 | Giovanni Miozzi | (PdL) | |
| VV | Calabria | 166 370 | 1 139 | 146 | 50 | Francesco De Nisi | (PD) | |
| VI | Veneto | 871 965 | 2 723 | 320 | 121 | Attilio Schneck | (commissario straordinario)[42] | |
| VT | Lazio | 321 008 | 3 614 | 88 | 60 | Marcello Meroi | (PdL) | |
| Totale Italia | - | - | 60 702 570 | 301 338 | 201 | 8.092 | - | - |
Statistiche [modifica]
| Pos. | Provincia | Pil procapite (€) |
|---|---|---|
| 1 | 38.037 | |
| 2 | 37.530 | |
| 3 | 36.122 | |
| 4 | 35.568 | |
| 5 | 33.276 | |
| 106 | 16.575 | |
| 107 | 16.536 | |
| 108 | 16.009 | |
| 109 | 15.650 | |
| 110 | 15.346 |
Funzioni [modifica]
In base all'art. 19 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" (TUEL) spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nei seguenti settori:
- difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
- tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
- valorizzazione dei beni culturali;
- viabilità e trasporti;
- protezione della flora e della fauna parchi e riserve naturali;
- caccia e pesca nelle acque interne;
- organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
- servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
- compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
- raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.
Inoltre, alle Province sono attribuiti compiti di promozione e coordinamento di attività, nonché la realizzazione di opere di importante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.
Ulteriore specifico compito delle Province è quello della programmazione, previsto dall'art. 20 del TUEL, che si svolge secondo le norme dettate dalla legge regionale, mentre è la stessa Provincia a predisporre e ad adottare il piano territoriale di coordinamento che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio, ovvero le diverse destinazioni del territorio, la localizzazione delle maggiori infrastrutture e delle principali vie di comunicazione, gli obiettivi e i modi di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale (interessi ambientali). È la provincia, quindi, che ha la funzione di accertare la compatibilità degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai Comuni, con le previsioni contenute nel piano territoriale di coordinamento.
Il D.Lgs. n.112/1998 ha conferito alle Province ulteriori funzioni prima spettanti allo Stato o alle Regioni, in adesione al principio di sussidiarietà, fra le quali spiccano quelle in materia di:
- protezione civile (attuazione dei piani regionali, predisposizione dei piani provinciali - competenza prima spettante alla Prefettura);
- scuola ed istruzione (istituzione e soppressione di scuole, organnizzazione della rete scolastica; edifici scolastici)
- risparmio e rendimento energetico;
- trasporti (molte competenze sono ereditate dalla Motorizzazione civile);
- autoscuole (autorizzazioni, vigilanza, consorzi, esami di idoneità per gli insegnanti);
- imprese di revisione e riparazione di autoveicoli;
- rilascio di licenze per autotrasporto ed albi provinciale degli autotrasportatori;
- industria
- lavoro e centri per l'impiego (ex uffici di collocamento di competenza del Ministero del Lavoro)
Polizia provinciale. Quasi tutte le province italiane sono dotate di un proprio Corpo (o servizio) di Polizia provinciale, con compiti di Polizia Amministrativa, Giudiziaria, Ambientale, Edilizia, Ittica-Venatoria, Stradale, Protezione civile ecc. La Polizia provinciale può esercitare anche funzioni ausiliarie di Pubblica Sicurezza, sotto le direttive operative dell'autorità provinciale di pubblica sicurezza.
Assetto istituzionale [modifica]
██ Lega Nord
██ Futuro e Libertà per l'Italia
██ Province commissariate
La legge n° 81 del 25 marzo 1993 ha stabilito l'elezione popolare diretta dei presidenti delle province italiane, ricorrendo a un eventuale turno di ballottaggio qualora nessun candidato raggiungesse la maggioranza assoluta dei consensi. La durata in carica del presidente, originariamente fissata in quattro anni, fu prolungata a cinque, e l'intero sistema normativo venne consolidato nel Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il D.Lgs. n°267 del 2000. In qualunque caso di morte, dimissioni, sospensione, sfiducia o decadenza del presidente, si procede all'indizione di nuove elezioni provinciali e, nel caso di crisi politica, alla gestione provvisoria dell'ente da parte di un commissario nominato dal prefetto.
Contestualmente alla scelta del presidente, si tengono le elezioni del Consiglio Provinciale, sul principio del governo di legislatura. I consiglieri, in numero variabile da 24 a 45 secondo l'entità della popolazione, sono eletti con un particolare sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza. L'elettore può tracciare sulla scheda elettorale, di colore giallo, un segno su un candidato presidente e su un candidato consigliere che lo sostiene. Alla coalizione collegata al presidente eletto vengono comunque garantiti almeno il 60% dei seggi consiliari; tenuta presente questa clausola, i seggi vengono ripartiti in maniera proporzionale con metodo D'Hondt sulla base dei voti conseguiti dalle varie coalizioni, e in seconda istanza dalle singole liste, nella circoscrizione unica provinciale. I candidati si presentano però in collegi uninominali e, determinato il numero di seggi assegnati a ciascuna lista, vengono dichiarati eletti coloro che, all'interno della stessa, abbiano ottenuto le maggiori percentuali di voto nel proprio collegio.
Norme del tutto diverse regolano invece la vita istituzionale nelle comunità autonome: Aosta, Bolzano e Trento.
Numerosità dei consigli e delle giunte [modifica]
Secondo gli articoli 37 e 47 del decreto legislativo 267/2000[43] (Testo unico degli enti locali) modificato dall'art. 2, comma 23, L. 244/2007[44] e sottoposto alla legge 191/2009[45] la consistenza numerica dei consigli provinciali nelle regioni ordinarie è definita in base al numero di abitanti.
La Sicilia, la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia applicano tali leggi solo nella misura voluta dalle rispettive normative regionali. Leggi costituzionali specifiche regolano invece le tre entità sui generis del Trentino, dell'Alto Adige e della Valle d'Aosta.
| Abitanti | Membri Consiglio (eletti prima del 2011) |
Membri Consiglio (eletti nelle regioni ordinarie nel 2011) |
Assessori (numero massimo) |
Assessori (eletti nelle regioni ordinarie nel 2011) |
|---|---|---|---|---|
| più di 1.400.000 abitanti | 45 | 36 | 12 | 9 |
| tra 700.000 e 1.400.000 | 36[46] | 28 | 12 | 9 |
| tra 300.000 e 700.000 | 30[47] | 24 | 10 | 8 |
| meno di 300.000 abitanti | 24[48] | 19 | 8 | 6 |
Progetti e leggi di riforma [modifica]
Primi progetti di riforma [modifica]
Il Parlamento italiano ha approvato la legge 5 maggio 2009, n. 42, legge delega sul federalismo fiscale che mira a garantire alle province autonomia di entrata e di spesa, attraverso tributi propri, compartecipazioni e fondi perequativi, in attuazione dell'art. 119 della Costituzione.
Il 26 maggio 2010 era stata proposta l'abrogazione di alcune province, che però non ha avuto seguito[49].
Il 30 giugno 2010, è stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge di riforma degli enti locali ("Carta delle Autonomie locali"), che individua le funzioni fondamentali delle Province. Il DDL AS 2259 è ora[quando?] all'esame della Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica.
Il 25 luglio 2011 viene respinta dalla Camera dei Deputati una proposta di legge che mirava all'abolizione dell'ente[50].
Il 12 agosto 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto Decreto legge anti-crisi, contenente misure d'urgenza sul fronte economico e finanziario, tra cui è compresa l'abolizione e l'accorpamento delle province con popolazione inferiore ai 350mila abitanti[51] (da individuare sulla base dei dati del censimento demografico dell'8 ottobre 2011) che abbiano, altresì, una superficie inferiore ai duemilacinquecento chilometri quadrati[52]; nelle regioni con meno di 350 000 abitanti non potranno in ogni caso essere istituite Province[53]. Il provvedimento è tuttavia stato poi escluso dal decreto poiché il Governo ha ritenuto più corretto inserirlo in un nuovo DDL costituzionale. Infatti, l'8 settembre 2011 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale che prevede l'obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione e l'abolizione delle province come ente locale statale[54].
Riforma Monti [modifica]
Il decreto legge 4 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214[55] (cosiddetta Manovra Salva-Italia) stabilisce che il Consiglio provinciale, composto da un massimo di 10 membri, sarà eletto dai Consigli comunali secondo norme stabilite da legge dello Stato. I consiglieri provinciali provvederanno quindi ad eleggere tra loro il presidente. La durata dei Consigli rimarrà quinquennale. Le Giunte provinciali sono state soppresse del tutto.
La profonda modifica prevista dal decreto prevede una graduale transizione dell'organo provinciale, i cui poteri saranno entro 12 mesi devoluti ai comuni e alle regioni secondo leggi regionali o, nel caso le regioni non si attivassero entro il 31 dicembre 2012, statali. I Consigli in carica eletti prima dell'entrata in vigore della nuova norma permarranno in carica sino alla loro naturale scadenza; per quelli in scadenza entro il 31 dicembre 2012, è prevista la nomina di un apposito Commissario in carica sino al 31 marzo 2013 per traghettare la provincia verso il suo nuovo assetto. Alla scadenza del mandato del vecchio Consiglio o del Commissario straordinario, si procederà alla nomina dei nuovi Consigli Provinciali secondo le nuove norme.
La Provincia di Trento e quella di Bolzano continueranno invece a possedere, in base allo statuto costituzionale della regione Trentino-Alto Adige, ciascuna un Consiglio provinciale composto da 35 membri eletti a suffragio diretto dai cittadini della provincia. I Consigli detengono il potere legislativo provinciale e supportano con la fiducia un presidente, eletto direttamente contestualmente al Consiglio in Trentino, e nominato dal Consiglio in Alto Adige, e una Giunta che esercita il potere esecutivo. L'unione dei due Consigli provinciali continuerà a formare il Consiglio regionale che si riunisce per la discussione delle limitate materie demandate alla Regione. Nella Valle d'Aosta il Consiglio regionale di 35 membri continuerà a detenere i poteri demandati dalle leggi ai consigli provinciali.
Con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 sono stati determinati i criteri per il riordino delle province a seguito decreto legge n. 95 del 6 luglio 2012, ed in particolare è stato stabilito che le province devono possedere i requisiti minimi di una dimensione territoriale non inferiore a 2 500 km² e una popolazione residente non inferiore a 350 000 abitanti (in base ai dati ISTAT). Contro tale decreto sono stati presentati innanzi alla Consulta i seguenti ricorsi per la declaratoria di illegittimità costituzionale della “riforma” delle Province, avviata con il decreto legge n. 95/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135/2012:
- Regione Molise, registro ricorso n. 133/2012;
- Regione Lazio, registro ricorso n. 145/2012;
- Regione Veneto, registro ricorso n. 151/2012;
- Regione Campania, registro ricorso n. 153/2012;
- Regione Lombardia, registro ricorso n. 154/2012;
- Regione Friuli Venezia Giulia, registro ricorso n. 159/2012;
- Regione Sardegna, registro ricorso n. 160/2012;
- Regione Piemonte, registro ricorso n. 161/2012;
Il 31 ottobre 2012 il Consiglio dei Ministri, viste le proposte pervenute da 13 su 15 regioni a statuto ordinario (Lazio e Calabria non presentano alcuna proposta) approva il decreto legge sul riordino delle province in base al quale nelle regioni a statuto ordinario le province diminuiscono da 86 a 51: questo numero comprende anche le dieci città metropolitane, la cui creazione comporta la contestuale soppressione delle preesistenti province, ma esclude le 25 province facenti parte delle Regioni a statuto speciale.
La riforma prevede in particolare con effetto dal 1º gennaio 2014[56]:
- che a seguito del riordino le province delle regioni a statuto ordinario siano 41 oltre a 10 città metropolitane; la relativa denominazione può essere modificata con decreto del presidente della Repubblica su proposta del Consiglio provinciale;
- il mutamento di circoscrizione provinciale per alcuni comuni delle province di Brindisi e Taranto, per i quali si erano già assunte iniziative comunali volte a modificare le circoscrizioni preesistenti verso le province preesistenti di Bari e Lecce e per le quali era già stato espresso il parere della Regione;
- che assume il ruolo di comune capoluogo (in cui devono avere sede tutti gli organi di governo della provincia) il comune capoluogo di regione o il comune già capoluogo di provincia avente maggiore popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo - anche a maggioranza - tra i medesimi comuni, mentre non potranno essere istituite sedi decentrate.
Non è definito se e come saranno riorganizzate le sigle provinciali (automobilistiche e postali) per effetto della riforma.
Il decreto legge n. 188/2012 approda alla Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica. Durante la seduta n. 455 del 14 novembre 2012 il senatore Oreste Tofani solleva una questione pregiudiziale di costituzionalità su tale decreto legge. Nella seduta n. 460 del 21 novembre 2012 la suddetta pregiudiziale è ritirata.
Nella seduta n. 470 del 10 dicembre 2012 la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica, prendendo atto delle difficoltà emerse nell'esame del provvedimento, rinuncia alla sua conversione in legge. Il ministro Filippo Patroni Griffi, presente alla seduta con il sottosegretario Antonio Malaschini, rileva come "non si è determinata una sintesi su cui vi sia il più ampio consenso, anche a causa del numero elevato di emendamenti e subemendamenti presentati, nonché del mutato scenario generale".[57][58]
Galleria [modifica]
Note [modifica]
- ^ Fa eccezione anche la regione della Valle d'Aosta dato che essa è l'unica regione d'Italia nella quale non esistono le province, le funzioni provinciali vengono svolte dal Governo Regionale.
- ^ "Diritto Pubblico", a cura di Franco Modugno, Giappichelli editore, 2012
- ^ Il Consiglio Regionale della Sardegna si è dato fino al 30 giugno 2013 per emanare la nuova normativa.
- ^ Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, art. 1
- ^ Regio decreto 21 gennaio 1923, n. 93
- ^ Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 53, art. 2
- ^ Regio decreto 18 gennaio 1923, n. 54
- ^ Regio decreto 2 settembre 1923, n. 1911
- ^ Regio decreto 2 settembre 1923, n. 1913
- ^ Regio decreto 9 novembre 1923, n. 2491
- ^ Regio decreto legge 22 febbraio 1924, n. 213
- ^ Regio decreto legge 2 gennaio 1927, n. 1, art. 1
- ^ Regio decreto legge 1° aprile 1935, n. 297
- ^ Regio decreto legge 16 dicembre 1938, n. 1860, art. 2
- ^ Regio decreto 23 novembre 1939, n. 1891
- ^ Restituita la e a Massa Carrara
- ^ Si torna all'antica denominazione
- ^ Referendum Sardegna: 100% sezioni scrutinate, netta prevalenza si. Regione Autonoma della Sardegna, 7 maggio 2012. URL consultato in data 13 maggio 2012.
- ^ Referendum, Cappellacci firma decreti. Il Presidente: "Riforme condivise per ripresa morale, sociale e culturale della Sardegna". Regione Autonoma della Sardegna, 25 maggio 2012. URL consultato in data 8 giugno 2012.
- ^ Legge Regionale 25 maggio 2012, N. 11. Consiglio Regionale della Sardegna. URL consultato in data 8 giugno 2012.
- ^ Politica: Province, via tutte ma tra nove mesi, La Nuova Sardegna, 25 maggio 2012. URL consultato in data 8 giugno 2012.
- ^ Province, inizia il conto alla rovescia Gli enti scompariranno a febbraio 2013, L'Unione Sarda, 26 maggio 2012. URL consultato in data 8 giugno 2012.
- ^ Province in vita per altri 9 mesi, il Consiglio approva la legge. In Aula rissa Maninchedda-Stochino in Radiopress.it. URL consultato in data 8 giugno.
- ^ Abolizione province: varato il Ddl, oggi in commissione - liberautopia.it
- ^ Bilancio Demografico mensile anno 2011 e popolazione residente al 30-04-2011. URL consultato in data 19-09-2011.
- ^ Provincia di Ancona - Patrizia Casagrande Esposto
- ^ La Valle d'Aosta è l'unica regione d'Italia nella quale non esistono le province, le funzioni provinciali vengono svolte dal Governo Regionale.
- ^ [1]
- ^ Scioglimento del Consiglio provinciale di Avellino e nomina del commissario straordinario. gazzettaufficiale.it
- ^ [2]
- ^ [3]
- ^ [4]
- ^ Nel corso del 2011 i Comuni della provincia di Como Consiglio di Rumo, Germasino e Gravedona sono confluiti nell'unico Comune di Gravedona ed Uniti, portando a 160 i comuni della provincia ed a 8.092 il totale dei Comuni italiani (http://www.istat.it/strumenti/definizioni/comuni/).
- ^ Commissari
- ^ Provincia: A Genova Piero Fossati è il commissario straordinario. URL consultato in data 10-05-2012.
- ^ Decreto del Presidente della Repubblica del 9 Maggio 2012. URL consultato in data 13-05-2012.
- ^ Decreto del Prefetto della Provincia di Genova del 10 Maggio 2012. URL consultato in data 13-05-2012.
- ^ Provincia della Spezia - Governo - Governo - Commissario Straordinario
- ^ a b Nel corso del 2009 sette comuni della provincia di Pesaro e Urbino sono stati aggregati a quella di Rimini, determinando un'importante variazione territoriale e demografica.
- ^ Nel corso del 2009 i Comuni della provincia di Trento Bezzecca, Concei, Molina di Ledro, Pieve di Ledro, Tiarno di Sopra e Tiarno di Sotto sono confluiti nell'unico Comune di Ledro mentre i comuni di Lomaso e Bleggio Inferiore hanno dato vita al comune di Comano Terme, portando a 217 i comuni della provincia ed a 8.094 il totale dei Comuni italiani (http://blog.tuttitalia.it/2010/03/ledro-e-comano-terme-due-nuovi-comuni.html).
- ^ Nel corso del 2009 i Comuni della provincia di Udine Campolongo al Torre e Tapogliano sono confluiti nell'unico Comune di Campolongo Tapogliano, portando a 136 i comuni della provincia ed a 8.094 il totale dei Comuni italiani (http://www.istat.it/strumenti/definizioni/comuni/).
- ^ A seguito della scadenza naturale del mandato e in conseguenza del decreto Salva-Italia
- ^ Dlgs 267/2000 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali
- ^ 1817-B 1..210
- ^ http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/665E8957-9653-4C7D-AEC9-DBBFCD43BEC5/0/20091223_L_191.pdf
- ^ Fanno eccezione le due province regionali siciliane di Palermo e Catania per le quali la Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha reputato di aumentare la consistenza del Consiglio a 45 membri e quella della Giunta a 15 assessori.
- ^ Fanno eccezione le province regionali siciliane di Agrigento, Trapani, Siracusa e Ragusa per le quali la Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha reputato di aumentare la consistenza del Consiglio a 35 membri e quella della Giunta a 12 assessori; per la provincia di Messina l'aumento è stato a 45 consiglieri e 15 assessori.
- ^ La Regione Siciliana, nella sua autonomia, ha arrotondato a 25 il numero dei consiglieri delle sue province regionali afferenti a questa classe.
- ^ Il taglio delle Province, un bluff. Il Tempo, 28 maggio 2010
- ^ Europa Oggi - La mancata abolizione delle Province: Lega, Pdl e Pd non rinunciano alle poltrone inutili
- ^ Tagli e tasse, Berlusconi: "Il nostro cuore gronda sangue" - Tg24 - Sky.it
- ^ Mappa delle province italiane probabilmente destinate a scomparire
- ^ http://download.repubblica.it/pdf/2011/Manovrax.pdf?ref=HREA-1
- ^ Sindaci in 'sciopero' contro i tagli - Politica - ANSA.it
- ^ DECRETO-LEGGE 6 dicembre 2011, n. 201 Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici
- ^ DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane
- ^ Legislatura 16ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 470 del 10/12/2012
- ^ Province, il Senato rinuncia al decreto
Bibliografia [modifica]
- Paolo Caretti e Ugo De Siervo, Istituzioni di diritto pubblico, Torino, Giappichelli Editore, 1996. ISBN 88-348-6210-4.
- Gaetano Palombelli, L'evoluzione delle circoscrizioni provinciali dall'Unità d'Italia ad oggi http://www.upinet.it/3908/istituzioni_e_riforme/levoluzione_delle_circoscrizioni_provinciali_dallunita_ditalia_ad_oggi/
Voci correlate [modifica]
- Province italiane in progetto
- Province italiane soppresse
- Consiglio provinciale
- Giunta provinciale
- Città metropolitana
- Divisione amministrativa delle colonie italiane
- Elezioni amministrative italiane
- Armoriale delle province italiane
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Province d'Italia
Articolo su Wikinotizie: Finanziaria, bufera sugli Enti Locali: 13 Province a rischio, tagli ai Comuni 6 ottobre 2006
Articolo su Wikinotizie: Province italiane: "Libero" riapre la questione sulla loro abolizione 7 dicembre 2008
Collegamenti esterni [modifica]
- UPI - "Unione delle Province d'Italia"
- ISTAT - "Denominazioni e codici di ripartizioni, province e regioni"
- Province e Comuni in Italia
- Atlante Statistico delle Province d’Italia
- Breve presentazione dell'evoluzione istituzionale e finanziaria delle Province Italiane
- Censimento Istat 2001, Popolazione residente
- Province per tutti, inchiesta di Report (Rai 3) sull'istituzione di nuove province (andata in onda il 1 aprile 2007).
- [5], il teso convertito in legge del decreto legge 4 dicembre 2011, c.d. "Salva-Italia", il cui articolo 23 introduce le nuove norme per l'assetto delle Province.