Promessa elettorale

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Una promessa elettorale è una promessa fatta al pubblico da un politico che sta cercando di vincere delle elezioni. In passato sono sempre state un elemento cardine delle elezioni e lo sono tuttora. Le promesse elettorali si distinguono per essere spesso disattese una volta che il politico viene eletto.

Promesse disattese[modifica | modifica wikitesto]

Un gran numero di promesse elettorali viene disatteso. Questa circostanza è da molti considerata un grosso problema che disaffeziona il pubblico nei confronti dell'intero sistema politico, incrementando l'apatia e riducendo l'affluenza alle urne. Le promesse elettorali sono state disattese da quando esiste la democrazia e si presume continueranno ad esserlo. Ci sono forti pressioni sui politici affinché facciano promesse che non possono mantenere. Un partito che fa promesse pompose appare più ambizioso, intraprendente ed interessante agli occhi degli elettori in confronto ad un altro che non ne fa, traendone vantaggio. La gestione delle finanze di uno Stato è estremamente complessa e le promesse sono sufficientemente vaghe che il pubblico e i media non sono in grado di smentirle. Per questo motivo tutti i partiti continuano a promettere tasse più basse, più programmi sociali e un bilancio in ordine. Le promesse sono generalmente basate su previsioni rosee per il futuro, una forte economia e cooperazione da parte di amministratori nazionali e locali. In realtà i burocrati fanno previsioni basate sugli scenari più negativi, ma ogni politico che si basasse su tali previsioni darebbe di sé un'impressione peggiore rispetto ai propri avversari. È stato fatto osservare che i governi in genere non dovrebbero essere eletti per quello che promettono ma per la loro capacità di affrontare i problemi e gli imprevisti. Fattori quali competenza, onestà, coerenza ideologica e esperienza sono di gran lunga un metodo migliore per giudicare un partito o un politico piuttosto che promesse che potranno essere o non essere mantenute. Questo si riflette in pratica durante le campagne elettorali in cui la personalità di un politico, il partito a cui appartiene e fattori quali gli scandali, hanno un maggiore impatto sulle scelte di voto rispetto alle singole promesse.

Le promesse elettorali variano a seconda delle forme di governo. Nel sistema Westminster, in cui tutti i poteri sono nelle mani del primo ministro, gli elettori sanno a chi attribuire le colpe per le mancate promesse. Nelle Repubbliche presidenziali come gli Stati Uniti d'America e in Repubbliche parlamentari come l'Italia, dove il potere è più distribuito e le responsabilità sono più difficili da attribuire, punire i politici per le mancate promesse è più arduo. Ad esempio, negli Stati Uniti un candidato alla presidenza può liberamente promettere ampi tagli alle tasse nella certezza che il Senato le ridimensionerà a livelli più accettabili.

Il continuo succedersi di promesse in seguito disattese ha infastidito molti elettori, pertanto i politici hanno escogitato sistemi che fanno apparire le loro promesse più credibili. Tra questi, presentare promesse sostenute da numeri oppure impostare scadenze entro le quali le promesse verranno mantenute, indicando ad esempio cosa verrà realizzato nei primi cento giorni di governo.[1] Degno di nota in Italia è il Contratto con gli italiani.

Quando le promesse devono essere spezzate, tutti i politici sanno che è meglio farlo all'inizio di un mandato. Pertanto, il primo bilancio è quello in cui è più probabile verranno elevate le tasse o tagliate le spese. La speranza è che negli anni trascorsi prima delle successive elezioni, il disappunto dell'elettorato sarà scemato. Analogamente i politici riservano la soddisfazione di promesse popolari, sebbene poco importanti, verso la fine del loro mandato quando stanno per ricandidarsi, così da impressionare positivamente gli elettori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piero Scaruffi - Il terzo secolo - cap. Il Contratto con l'America e i 100 giorni - Feltrinelli (1996)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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