Progetto Cina

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Il Progetto Cina (in inglese China Project) è uno studio epidemiologico tra i più vasti mai compiuti al mondo e un'indagine sul rapporto tra alimentazione, condizioni ambientali, tradizioni sociali e malattie mai intrapresa in Cina[1], definito dal New York Times « il Grand Prix dell'epidemiologia[2]».

Lo studio è stato diviso in due fasi distinte e separate: una prima indagine ha avuto inizio nel 1983, una seconda indagine è stata intrapresa nel 1989. La disponibilità di dati affidabili su malattia e mortalità forniti dal governo cinese e la presenza di una popolazione stabile con caratteristiche alimentari molto diverse ha reso la Cina un laboratorio vivente ideale per studiare l’impatto di diversi tipi di alimentazione su malattia e mortalità.

I ricercatori del progetto hanno osservato come malattia coronarica, ictus e ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi, principali responsabili di morti premature nei paesi occidentali, in Cina, dove il consumo di prodotti animali era fino a poco tempo fa molto scarso, avevano bassa incidenza, ipotizzando una relazione tra questa classe di patologie e l'assunzione di cibi animali, a sua volta collegata al livello di sviluppo economico. Il Progetto Cina suggerisce che la concezione occidentale di dieta sia da rivedere, e che un'alimentazione basata sui vegetali, come la dieta tradizionale cinese, può offrire molti vantaggi per la salute.

Nel 2005 è stato pubblicato The China Study, basato sui risultati del Progetto Cina, nel quale l'autore, il biochimico e nutrizionista T. Colin Campbell, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, interpreta i dati osservando la relazione tra cibo e malattie cardiovascolari, cancro e diabete e la possibilità di ridurre il rischio di contrarre queste patologie o arrestare e invertire un loro sviluppo in corso attraverso l'alimentazione.

Progetto Cina[modifica | modifica wikitesto]

Il Progetto Cina è il risultato della collaborazione tra la Cornell University, l’Accademia cinese di Medicina preventiva, l’Accademia cinese di Scienze mediche e l’Università di Oxford. Una prima indagine ha avuto inizio nel 1983 raccogliendo 367 tipi di dati sulla vita e la morte di 6500 adulti sparsi in 138 villaggi e 65 contee, con una quantità di dati raccolti sufficiente a riempire un volume di 920 pagine. Una seconda indagine è stata intrapresa nel 1989 raccogliendo più di 1000 tipi di dati su 10200 adulti e relative famiglie, attraverso 170 villaggi della Cina rurale e di Taiwan: i soggetti sono stati intervistati e studiati approfonditamente, annotando ogni porzione di cibo ingerito e raccogliendo campioni di sangue e urina [3]

Cina: un laboratorio umano ideale[modifica | modifica wikitesto]

La Cina ha rappresentato un'occasione per studiare le connessioni dell'alimentazione e dello stile di vita con malattie e mortalità. Il consumo di carne nella dieta della popolazione rurale cinese era, a differenza di oggi, molto ridotto, limitato per lo più in rare occasioni a maiale e pollo. La popolazione cinese è abbastanza stabile, la maggior parte delle persone passa tutta la vita nella stessa zona alimentandosi con prodotti locali. L'alimentazione varia considerevolmente da regione a regione, per esempio gli abitanti della sponda nord del fiume Yangtze mangiano pane cotto al vapore e patate dolci, mentre gli abitanti della sponda sud basano la propria dieta sul riso. Gli archivi su malattia e mortalità del governo cinese, con dati raccolti su 800 milioni di persone residenti in circa 2400 paesi, hanno dimostrato che i tassi di mortalità per la stessa malattia potevano variare anche di centinaia di volte da regione a regione.[3] La disponibilità di questi dati e la presenza di una popolazione stabile con caratteristiche alimentari molto diverse (dalle vaste aree tipicamente rurali alle regioni industrializzate di Nanchino, Pechino e Shanghai) ha reso la Cina un laboratorio vivente ideale per studiare l’impatto di diversi tipi di alimentazione su malattia e mortalità.

Principali risultati del Progetto Cina[modifica | modifica wikitesto]

I ricercatori del progetto hanno definito polmonite, tubercolosi, malattie infettive, parassitosi, eclampsia, cancro dello stomaco e del fegato come Malattie della povertà, mentre malattia coronarica, ictus e ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi sono state definite Malattie dell'abbondanza. Queste ultime sono le principali responsabili di morti premature nei paesi occidentali, mentre lo studio ha rilevato che in Cina avevano bassa incidenza, confermando la relazione tra questa classe di patologie e l'assunzione di cibi animali (grassi e proteine in primis), a sua volta collegata al livello di sviluppo economico. Le malattie dell'abbondanza risultarono infatti essere più diffuse tra la popolazione cinese benestante residente nei pressi delle grandi città come Nanchino, Pechino e Shanghai, che seguiva una dieta ricca di cibi animali e povera di cibi vegetali. L'assunzione di anche solo piccole quantità di prodotti animali risultò in grado di aumentare significativamente i rischi di malattia coronarica, cancro e diabete, mentre è stato osservato che maggiore era la percentuale di prodotti vegetali assunti, minore era il rischio di essere soggetti alle stesse malattie[3]

L'evidenza scientifica emersa dal Progetto Cina ipotizza che la concezione occidentale di dieta sia da rivedere radicalmente, e che un'alimentazione basata sui vegetali, come la dieta tradizionale cinese, possa offrire molti vantaggi per la salute: i dati emersi dallo studio hanno evidenziato come la dieta della maggior parte dei cinesi che vivevano in zone rurali comprendeva solo 4 grammi di proteine animali al giorno, contro i 71 grammi della dieta occidentale. Il Progetto Cina cerca anche di comprendere come l'influenza dell'alimentazione occidentale potrà incidere sulla salute della popolazione cinese. Al termine dello studio, il dottor T. Colin Campbell, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, e i suoi colleghi cinesi, hanno avvisato i responsabili delle politiche della Cina e la Banca Mondiale di non incoraggiare la crescita dell’industria del bestiame[3].

Obesità[modifica | modifica wikitesto]

I ricercatori del Progetto Cina hanno ipotizzato che il tipo di cibo assunto eserciti un'influenza sull'obesità maggiore rispetto al numero di calorie assunte. È stato infatti rilevato che i cinesi studiati assumevano mediamente 270 Kcal al giorno in più rispetto agli statunitensi, ma mentre negli Stati Uniti l'obesità è molto diffusa, in Cina questa patologia aveva un'incidenza molto bassa, e l'esercizio fisico può spiegare solo in parte questa apparente contraddizione[senza fonte]. Poiché la dieta della popolazione cinese studiata comprendeva il triplo dei carboidrati e solo il 30% dei grassi assunti dagli statunitensi, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che i grassi vengano immagazzinati con più facilità dall'organismo, mentre potrebbe essere necessario bruciare un maggior numero di calorie derivanti da amidi per la produzione di energia e calore. Secondo altre ipotesi, i grassi potrebbero contenere non 9 ma 11 calorie per grammo[3].

Colesterolemia e malattie cardiovascolari[modifica | modifica wikitesto]

È stato osservato che il livello di colesterolo nel sangue (valore direttamente proporzionale al rischio di contrarre malattie cardiovascolari) nei cinesi era considerevolmente inferiore rispetto a quello degli statunitensi, tanto che il valore sopra la norma per i primi corrispondeva al valore più basso per i secondi. Lo studio ha rilevato che la differenza tra i livelli di colesterolo nel sangue è strettamente correlata al consumo di carne (sia rossa che bianca), latticini e uova, fonti di colesterolo e grassi saturi Il Progetto Cina ha inoltre dimostrato come la carne magra sia dannosa tanto quanto quella grassa nei confronti della colesterolemia Il confronto dei dati emersi dallo studio con le statistiche degli altri paesi ha inoltre evidenziato che in Cina il rischio di malattia coronarica per gli uomini sotto i 65 anni era 17 volte più basso che negli Stati Uniti [3]

Cancro[modifica | modifica wikitesto]

Tra i risultati più importanti del Progetto Cina è emersa la stretta associazione tra cibi di origine animale e cancro. È stato rilevato che nei villaggi con diete ricche di carne l'incidenza di cancro era molto più elevata rispetto ai villaggi con diete povere di carne [3]

Cancro della mammella[modifica | modifica wikitesto]

Il confronto con i dati di altri paesi ha evidenziato nelle donne cinesi una morte per cancro della mammella 5 volte inferiore rispetto alle donne statunitensi[3]. Dal Progetto Cina è emerso come le morti per cancro della mammella siano associate ad elevate assunzioni di grassi e prodotti animali, a elevati livelli di colesterolo, estrogeni e testosterone nel sangue e a menarca precoce e menopausa tardiva. I ricercatori hanno inoltre osservato come l'aggiunta di anche piccole quantità di latte, carne e grassi animali nella dieta tradizionale cinese poteva far aumentare il livello di estrogeni e altri ormoni sessuali potenzialmente nocivi. Inoltre hanno rilevato che le donne cinesi di età compresa tra i 35 e i sessant'anni avevano livelli di estrogeni più bassi rispetto alle donne britanniche e livelli più alti di proteine protettive in grado di modificare il comportamento degli estrogeni nel sangue rendendoli significativamente meno attivi nella stimolazione del cancro della mammella. Lo studio ha anche mostrato che rispetto alle donne cinesi studiate, nelle donne statunitensi il ciclo mestruale ha una durata superiore di 8-10 anni, un periodo di ulteriori ondate ormonali la cui influenza si traduce in un maggior rischio di cancro della mammella. I risultati del Progetto Cina hanno anche confermato e rafforzato l'ipotesi secondo cui diete ricche di grassi, calorie e proteine animali possono accelerare la comparsa delle mestruazioni, determinando quindi un ciclo mestruale di maggiore durata[3]

Cancro del colon[modifica | modifica wikitesto]

Il Progetto Cina ha confermato la relazione tra cancro del colon, bassa assunzione di fibre, elevati introiti di grassi e alti livelli di colesterolemia. I bassi tassi di incidenza di cancro del colon in Cina durante lo studio sostengono fortemente l’ipotesi che le fibre alimentari giochino un ruolo protettivo in questa malattia. L'osservazione nella popolazione cinese ha infatti evidenziato un'assunzione tripla di fibre da cereali integrali, legumi e verdure rispetto agli occidentali: questo determina un aumento della produzione di feci e un più rapido transito lungo il tratto digestivo, che può quindi compiersi in circa 24 ore riducendo drasticamente il tempo durante il quale la superficie intestinale si può trovare esposta ai carcinogeni presenti nei cibi. Inoltre le feci, molto più morbide e abbondanti, diluiscono gli acidi biliari, potenziali promotori del cancro. Il Progetto Cina ha confermato anche che diete scarse di fibre rallentano il passaggio del cibo attraverso il tubo digerente, così che spesso possono essere necessarie circa 100 ore tra il momento dell’ingestione e quello dell’eliminazione del cibo, mentre diete ricche di grassi aumentano la produzione di bile, che può subire trasformazioni chimiche e diventare carcinogena [3]

Cancro del fegato[modifica | modifica wikitesto]

Per lungo tempo si è creduto che il principale fattore responsabile dell'alta incidenza di cancro del fegato nei paesi in via di sviluppo fosse rappresentato dalle aflatossine contenute nei cereali e nei legumi guasti, tuttavia il Progetto Cina non ha rilevato alcuna correlazione che confermasse questa ipotesi. Si è invece osservato che la predisposizione a sviluppare cancro del fegato era determinata dall'infezione cronica di epatite virale di tipo B (60 volte più diffusa in Cina durante lo studio che in Nord America) e da elevati livelli di colesterolo. Lo studio suggerisce dunque che questo tipo di cancro possa non essere una patologia di origine virale-chimica come si pensava in precedenza, ma piuttosto che possa dipendere da cause di tipo virale-alimentare ed essere trattata con un'alimentazione a base vegetale povera di grassi[3].

Cancro dello stomaco[modifica | modifica wikitesto]

È stato osservato che in Cina l'incidenza di cancro dello stomaco era molto alta, a differenza del Nord America dove è infrequente. Il cancro dello stomaco è spesso correlato a ulcere gastriche, il cui responsabile principale non è lo stress cronico, come si credeva in passato, bensì si suppone che sia il batterio Helicobacter pylori, così come suggerisce il Progetto Cina. L'infezione cronica da Helicobacter pylori era infatti molto frequente in Cina, poiché a causa della scarsa diffusione di frigoriferi la maggior parte delle persone conservava il cibo tramite fermentazione o salatura, processi che non sempre venivano condotti in condizioni controllate, favorendo così la contaminazione batterica. Il Progetto Cina ha tuttavia suggerito che un'alta assunzione di cibi vegetali sia protettiva contro il cancro dello stomaco, in particolare è stato osservato che quanto più l'assunzione di vitamina C e beta carotene era alta tanto più bassa era l'incidenza di cancro dello stomaco[3]

Cancro del polmone[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della propaganda aggressiva delle industrie del tabacco in accordo con i ministeri cinesi dell’agricoltura e dell’economia, la Cina è diventata il paese con più fumatori al mondo. Con il Progetto Cina si è stimato che di tutti i cinesi attualmente in vita, almeno 50 milioni moriranno per cancro al polmone[3].

Osteoporosi[modifica | modifica wikitesto]

Anche se frequentemente viene raccomandata una consistente assunzione di calcio derivante da prodotti a base di latte per prevenire la fragilità delle ossa, una statura ridotta e le fratture osteoporotiche, i dati del Progetto Cina smentiscono questa posizione. Il consumo di latticini da parte dei cinesi era molto scarso o nullo, essi assumevano quantità di calcio relativamente basse, ottenuto per lo più da vegetali a foglia verde, legumi e cereali, tuttavia in Cina l'osteoporosi aveva un'incidenza molto bassa (per esempio il tasso di prevalenza delle fratture all'anca era pari al 19% di quello degli Stati Uniti). I dati emersi dal progetto Cina indicano che il fabbisogno di calcio è molto inferiore rispetto a quello comunemente raccomandato e che è possibile assumerlo in quantità adeguate dai cibi vegetali, mentre sarebbe necessario ridurre gli introiti di proteine animali, responsabili delle perdite di calcio dalle ossa[3]

Anemia da carenza di ferro[modifica | modifica wikitesto]

Il consumo di carne è normalmente consigliato per garantire adeguati livelli di ferro e quindi prevenire l'anemia, tuttavia i risultati del Progetto Cina contraddicono anche questa posizione. È stato infatti rilevato che benché i cinesi consumassero pochissima carne, i loro livelli di ferro erano nella norma e l'anemia da carenza di ferro aveva un'incidenza molto bassa. È stato osservato che il cinese adulto medio assumeva quantitativi di ferro doppi rispetto agli statunitensi, quasi del tutto derivante da cibi vegetali, il ferro contenuto nei cibi vegetali è di tipo non-eme, il cui assorbimento è favorito dall'assunzione di vitamina C, abbondante nella dieta cinese. I ricercatori del Progetto Cina hanno dunque concluso che mangiare carne non è necessario per la prevenzione dell'anemia da carenza di ferro. Al contrario, un'attenta revisione dei dati emersi dallo studio suggerisce che eccessive assunzioni di ferro, in particolare se di derivazione animale, possono favorire gli effetti dannosi dei radicali liberi e il rischio di malattia coronarica [3]

Sindrome premestruale e sintomi da menopausa[modifica | modifica wikitesto]

Dal Progetto Cina è emerso che le donne cinesi riportavano sintomi di sindrome premestruale e sintomi legati alla menopausa, come le vampate di calore, in misura considerevolmente ridotta rispetto alle donne occidentali. I ricercatori dello studio hanno suggerito che il motivo di questa differenza sia da individuare nei livelli di estrogeni, più bassi tra le donne cinesi; gli estrogeni esogeni contenuti in carne e latticini possono inoltre aumentare i sintomi della sindrome premestruale, mentre diete ricche di vegetali assicurano alte assunzioni di magnesio, vitamina B6 e fitoestrogeni, che sembra siano in grado di ridurre i sintomi[3].

T. Colin Campbell e The China Study[modifica | modifica wikitesto]

Il biochimico e nutrizionista T. Colin Campbell, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, è stato, prima del suo pensionamento nel 2001, Jacob Gould Schurman Professor Emeritus di biochimica nutrizionale alla Cornell University, e, oltre ad aver ricoperto altre prestigiose cariche tra cui Senior Science Advisor per l'American Institute for Cancer Research / World Cancer Research Fund, è membro del consiglio consultivo del Physicians Committee for Responsible Medicine[4]. È stato coautore della relazione Diet, Nutrition and Cancer – una pietra miliare nel campo della medicina pubblicata nel 1982 – della National Academy of Sciences,[3] e autore di oltre 300 articoli scientifici pubblicati su riviste specialistiche.[senza fonte]

Il dottor Campbell, con il Progetto Cina, è giunto alla conclusione che una dieta basata su cibi vegetali riduce drasticamente la possibilità di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete, cancro e obesità[5]. Riflettendo sul Progetto Cina, il dottor Campbell ha dichiarato: «Le persone che mangiavano più cibi di origine animale erano più soggette alle malattie croniche. Le persone che mangiavano più cibi di origine vegetale erano più in salute e tendevano ad evitare le malattie croniche. Questi risultati non possono essere ignorati»[6].

The China Study[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 è stato pubblicato The China Study, scritto dal dottor Campbell, insieme a suo figlio, Thomas M. Campbell II. Il libro, basato sui risultati del Progetto Cina, esamina la relazione tra cibo e malattie cardiovascolari, cancro e diabete e la possibilità di ridurre il rischio di sviluppare queste patologie o arrestare e invertire un loro sviluppo in corso attraverso l'alimentazione[6][7]. Nel libro Campbell identifica – così come emerso dal Progetto Cina – alti livelli di colesterolo nel sangue come uno dei più significativi indicatori di rischio per il cancro e le altre malattie diffuse nei paesi occidentali, e osserva che il principale responsabile dell'aumento del colesterolo nel sangue è l'assunzione di proteine animali: «I grassi saturi e il colesterolo presenti nei cibi aumentano anch'essi il colesterolo nel sangue, ma non come le proteine animali. Al contrario, i cibi vegetali non contengono colesterolo e, in diversi modi, contribuiscono a diminuire la quantità di colesterolo presente nel corpo»[8]. Campbell conclude che «i risultati del Progetto Cina indicano che più è bassa la percentuale di cibi animali consumati, maggiori sono i vantaggi per la salute, anche quando i cali percentuali passano dal 10% allo 0% delle calorie. Non è dunque irragionevole presumere che la percentuale ottimale di cibi animali nella dieta sia pari a zero, almeno per chiunque abbia una predisposizione per una malattia degenerativa»[9].

Nel suo libro Campbell sostiene inoltre che oggi vi sia una grande confusione sulle nozioni nutrizionali, prodotta da lobby influenti, istituzioni governative e studiosi irresponsabili, e critica duramente le diete low-carb, come la dieta Atkins, dove viene seguito un regime alimentare a ridotto contenuto di carboidrati complessi[6].

Tuttavia, nel corso degli anni numerosi ricercatori hanno evidenziato omissioni e fallacie logiche nel libro di Campbell, che di fatto rendono discutibili le conclusioni a cui giunge l'autore. Uno dei più articolati studi critici a The China Study è stato svolto da Denise Minger[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ China: a living lab for epidemiology, Science, 4 May 1990:Vol. 248 no. 4955 pp. 553-555.
  2. ^ Brody, Jane E., Huge Study Of Diet Indicts Fat And Meat, The New York Times, 8 maggio 1990
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q (EN) The China Project in chiphealth.com, p. 17. (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2011).
  4. ^ About PCRM, Physicians Committee for Responsible Medicine
  5. ^ Bill Clinton's new diet: nothing but beans, vegetables and fruit to combat heart disease, The Telegraph
  6. ^ a b c About the China Study, thechinastudy.com
  7. ^ The China Study, pagg. 223-240
  8. ^ The China Study, pagg. 79-80
  9. ^ The China Study, pag. 242
  10. ^ (EN) The China Study rawfoodsos.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T. Colin Campbell, Thomas M. Campbell, The China Study.
  • T. Colin Campbell, The China Study DVD, MacroVideo, 2013.
  • T. Colin Campbell, Whole - Vegetale e Integrale, Macroedizioni, 2014.
  • T. Colin Campbell, Whole - Vegetale e Integrale DVD, MacroVideo, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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