Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943

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Seconda guerra mondiale
Pietro Badoglio.jpg
Il Capo del Governo, maresciallo d'Italia Pietro Badoglio
Data 8 settembre 1943
Luogo EIAR, Roma
Esito sbandamento delle forze armate
Casus belli armistizio di Cassibile
Modifiche territoriali RSI - Regno del Sud
Schieramenti
Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
bandiera Germania nazista
US flag 48 stars.svg USA
Bandiera del Regno Unito Regno Unito
Flag of the Soviet Union (1923-1955).svg Unione Sovietica
*Per conto delle Nazioni Unite
Comandanti
Flag of Italy (1861-1946).svg Vittorio Emanuele III

Flag of Italy (1861-1946).svg Pietro Badoglio
War Ensign of Germany 1938-1945.svg Albert Kesselring

US flag 48 stars.svg Dwight D. Eisenhower,
US flag 48 stars.svg Mark Wayne Clark,
Bandiera del Regno Unito Harold Alexander
Bandiera del Regno Unito Bernard Montgomery

Il proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, che fece seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower delle 18.30,[1] trasmesso dai microfoni di radio Algeri, fu il discorso letto alle 19.42 dai microfoni dell'EIAR da parte del Capo del Governo, maresciallo d'Italia Pietro Badoglio con il quale si annunciava l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile firmato con gli anglo-americani il giorno 3 dello stesso mese.

Indice

[modifica] Il proclama letto alla radio

« Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza »

[modifica] Le conseguenze del proclama Badoglio

L'abbandono della Capitale da parte dei vertici militari, del Capo del Governo Pietro Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III, e di suo figlio Umberto dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi, e la confusione, provocata soprattutto dall'utilizzo di una forma che non faceva comprendere il reale senso delle clausole armistiziali e che fu dai più invece erroneamente interpretata per la seconda volta come la fine della guerra, generarono ulteriore confusione presso tutte le forze armate italiane in tutti i vari fronti sui quali ancora combattevano, e che, lasciate senza precisi ordini, si sbandarono.[2] Oltre 600.000 soldati italiani vennero catturati dall'esercito germanico, e destinati a diversi Lager con la qualifica di I.M.I. (internati militari italiani) nelle settimane immediatamente successive.

Più del 50% dei soldati abbandonarono le armi ed in abiti civili tornarono alle loro case. La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati nazisti, i cui alti comandi, come quelli italiani[3] avevano appreso la notizia dalle intercettazioni del messaggio radio di Eisenhower, non si fece attendere tanto che fu immediatamente attuata "l'operazione Achse" (asse), ovvero l'occupazione militare di tutta la penisola italiana, il 9 settembre l'affondamento della Corazzata Roma alla quale nella notte precedente fu ordinato assieme a tutta la flotta della Regia Marina di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali anziché, come precedentemente stabilito, attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno.

Nelle stesse ore una parte delle forze armate rimase fedele al Re Vittorio Emanuele III come la Divisione Acqui sull'isola di Cefalonia che fu annientata, una parte si diede alla macchia dando vita alle prime formazioni partigiane come la Brigata Maiella. Altri reparti, soprattutto al nord, come la Xª Flottiglia MAS e la MVSN, decisero di rimanere fedeli al suo vecchio alleato e al fascismo. Nonostante il proclama di Badoglio, gli alleati ostacolarono una massiccia e immediata scarcerazione dei POW italiani.

[modifica] Note

  1. ^ Le 17.30 di Algeri [1]
  2. ^ P. Pieri, dal Dizionario biografico degli Italiani, Ist. Treccani. URL consultato il 03-09-2010.
  3. ^ http://www.paginedidifesa.it/2006/bergamini_060609.html

[modifica] Filmografia

Scritta antibadogliana riapparsa a Verbania-Pallanza (piazza del Municipio) allo sbiadire di una mano di calce data per cancellarla. Testo: "Abbasso Badoglio, abbasso i traditori del PNF.

[modifica] Bibliografia

  • Elena Aga-Rossi, Una nazione allo sbando. L'armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze. Bologna, Il Mulino, 2003
  • Silvio Bertoldi, Apocalisse italiana. Otto settembre 1943. Fine di una nazione. Milano, Rizzoli, 1998.
  • Davide Lajolo, Il voltagabbana. 1963
  • Oreste Lizzadri, Il regno di Badoglio. Milano, Edizioni Avanti!, 1963
  • Luigi Longo, Un popolo alla macchia. Milano, Mondadori, 1952
  • Paolo Monelli, Roma 1943. Torino, Einaudi, 1993
  • Ruggero Zangrandi, 1943: 25 luglio-8 settembre. Milano, Feltrinelli, 1964
  • Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Milano, FelTrinelli, 1976
  • Ruggero Zangrandi, L'Italia tradita. 8 settembre 1943. Milano,

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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