Problema delle altre menti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il problema delle altre menti è il problema filosofico di determinare come sappiamo che ci sono menti associate con i corpi che vediamo muoversi intorno a noi. Questo è più specificamente un problema di epistemologia.

Il problema può essere meglio espresso suddividendolo in passi successivi:

  1. Non possiamo sapere se quando io guardo un oggetto rosso ho la stessa percezione del rosso che ha un altro (es. non sappiamo se io, nel momento in cui assumessi lo stato mentale dell'altro allo stesso istante, non chiamerei quella sensazione verde);
  2. Per cui, non possiamo sapere che altre persone abbiano sensazioni qualsiasi opposte a reazioni nervose;
  3. Non possiamo mai conoscere direttamente un altro stato mentale.

Conclusione: non possiamo mai sapere che esistono altre menti oltre alla nostra. Questo può portare alla posizione filosofica conosciuta come solipsismo.

In risposta a questo problema ci sono stati differenti approcci.

Solipsismo[modifica | modifica wikitesto]

I Solipsisti sostengono che non ci sono menti oltre alla nostra e che cercare di provare l'esistenza di un'altra mente è un tentativo futile. I proponenti di questa visione argomentano che il mondo al di fuori della nostra mente non può essere conosciuto e potrebbe addirittura non esistere.

Visione riduzionista[modifica | modifica wikitesto]

Il punto di vista dei riduzionisti, sostenuto da John McDowell e altri, ha cercato di affrontare le prime due posizioni 1 e 2 (sopra), considerando alcuni modi di espressione (come provare dolore) come privilegiati, che ci permettono un accesso diretto alla mente dell'altro. Così, sebbene essi ammettano il problema della pretesa, cioè che in nessun istante possiamo proclamare di avere accesso ad un altro stato mentale, questi stati mentali non sono permanentemente inaccessibili a noi.

Punto di vista materialista soft[modifica | modifica wikitesto]

Agli argomenti riduzionisti si potrebbe contrapporre una teoria più biologica (e in qualche modo un punto di vista materialistico). Consideriamo l'occhio e la percezione del colore. Le cellule cono foto-sensibili della retina che rispondono alla porzione di spettro elettromagnetico designato come "rosso" sono simili in ogni persona testata, così potremmo aspettarci che tutte le persone sperimentino il rosso nello stesso modo. Tuttavia, sappiamo anche che alcune persone hanno perso alcune (o tutte) le cellule cono dell'occhio; questo dà luogo alla cecità ai colori e altri disturbi come variazioni visive. Similmente, differenze nella distribuzione dei neuroni e dendriti connessi (tra molte altre potenziali variazioni) possono dare atto a stati mentali differenti per lo stesso stimolo. Cross-culturalmente, quando si ha una parola per rosso, essi concordano con le altre culture nelle quali la lunghezza d'onda della luce si adatta meglio al termine "rosso" (la stessa lunghezza d'onda che primariamente eccita le cellule cono che denotano il canale rosso/verde al cervello). Inoltre anche se gli occhi e i cervelli umani possono essere fatti in un tale modo che le lunghezze d'onda siano simili, per ognuno vi possono essere esperienze che divergono. In particolare, uno stimolo esteriore può dare differenti esperienze allo stesso individuo a seconda dell'occhio che viene usato.

Alternative[modifica | modifica wikitesto]

Per ultimo, alcune persone vedono il fatto stesso che noi possiamo discutere il problema delle altre menti e confrontarci l'un l'altro in questa paura esistenziale come prova contro il solipsismo. Questi individui sostengono che fondamentalmente tutte le menti sono connesse, noi tutti differiamo nei nostri universi di pensieri ma l'universo sopra di noi è costante e ci lega gli uni agli altri.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Filosofia