Principio d'identità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il principio d'identità è – insieme al principio di non contraddizione e al principio del terzo escluso – una delle leggi fondamentali della logica. Esso stabilisce che A → A, esprimibile anche con A ≡ A (ossia "A è equivalente ad A"). Il principio di identità è per sua natura tautologico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Parmenide, nel suo poema Sulla natura, riflette sulle caratteristiche dell'essere e conclude tautologicamente che esso debba necessariamente sussistere (essere), poiché, altrimenti, sarebbe non-essere, cosa che risulterebbe contraddittoria.

L'uso di tale principio è inoltre attestato nel dialogo platonico Teeteto (185a), nel passo in cui Socrate tenta di stabilire che ciò che noi chiamiamo suoni e colori sono due diverse classi di cose.

« Socrate: Riguardo al suono e al colore, non formuleresti su tutt'e due innanzi tutto proprio questo pensiero, che entrambi sono?

Teeteto: Certo.
Socrate: E quindi anche che ciascuno è diverso dall'altro, mentre è identico a se stesso.
Teeteto: Eccome no?[1] »

(corsivo nostro)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Platone, op. cit., p.155

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Platone, Teeteto o Sulla Scienza, traduzione di Luca Antonelli, Feltrinelli, ISBN 88-07-82096-X.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Filosofia