Diana Spencer

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Diana
La principessa Diana.
La principessa Diana.
Principessa di Galles
Stemma
In carica 29 luglio 1981 –
31 agosto 1997
Successore Camilla Shand (de iure)
Duchessa di Cornovaglia
In carica 29 luglio 1981 –
28 agosto 1996
Predecessore Maria di Teck
Successore Camilla Shand
Duchessa di Rothesay
(in Scozia)
In carica 29 luglio 1981 –
28 agosto 1996
Predecessore Maria di Teck
Successore Camilla Shand
Nome completo Diana Frances Spencer
Altri titoli Principessa del Regno Unito (per matrimonio)
Nascita Sandringham, Norfolk, UK, 1º luglio 1961
Morte Ospedale di la Pitié-Salpêtrière, Parigi, Francia, 31 agosto 1997
Luogo di sepoltura Althorp, Northamptonshire, UK
Dinastia Spencer
Padre John Spencer, VIII conte Spencer
Madre Frances Ruth Burke-Roche
Consorte di Carlo, principe di Galles (1981 - 1996)
Figli William, duca di Cambridge
Henry del Galles
Religione Anglicana
Firma Lady diana signature.png

Diana Spencer, conosciuta anche come Lady D (in Italia) e come Lady Di (in Inghilterra) (Sandringham, 1º luglio 1961Parigi, 31 agosto 1997), fu dal 1981 al 1996 consorte di Carlo, principe di Galles, erede al trono del Regno Unito. Dopo il divorzio dal coniuge mantenne il titolo di "Principessa di Galles", ma senza il trattamento di "Altezza Reale"[1], rimanendo però membro ufficiale della famiglia reale, in quanto madre del futuro erede al trono, fatto verificatosi per la prima volta nella storia della famiglia reale britannica.

Stemma di Diana, principessa di Galles (1981-1996): a destra quello dei conti Spencer, a sinistra quello del principe di Galles
Stemma di Diana, principessa di Galles, dopo il divorzio (1996-1997)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il monogramma personale del principe Carlo e della principessa Diana.

Diana nacque nel tardo pomeriggio del 1º luglio 1961 a Sandringham, nel Norfolk,[2][3], quarta dei cinque figli del Visconte e della Viscontessa Althorp (nata Frances Roche, poi Shand Kydd).[2][3][4] Quella degli Spencer è una delle più antiche ed importanti famiglie britanniche, strettamente connessa con la Famiglia Reale da diverse generazioni.[5] Entrambi i genitori speravano in un figlio maschio che portasse avanti il nome della famiglia, per questo alla bambina non venne inizialmente dato un nome, fino a che, una settimana più tardi, non si decise per Diana Frances, in onore di un'antenata degli Spencer, Diana Russell, duchessa di Bedford, e della madre.[3] Diana fu battezzata nella Chiesa di Santa Maria Maddalena.[6]

Diana aveva quattro fratelli: Sarah, Jane, John e Charles;[2][4] John morì dopo solo 10 ore dalla nascita.[3][4] La morte del bambino, e il desiderio di un ulteriore erede, sconvolse il matrimonio degli Spencer e Lady Althorp fu, secondo testimonianze, mandata nella clinica di Harley Street a Londra per determinare la causa del "problema".[3] L'esperienza è stata descritta come "umiliante" da Charles Spencer, l'attuale conte: "È stato un momento terribile per i miei genitori e, probabilmente, la radice del loro divorzio poiché non credo che se ne siano fatti una ragione".[6]

Diana crebbe a Park House, nei pressi della residenza reale di Sandringham, della quale la sua famiglia era abituale affittuaria.[4][2][7] La bambina aveva solo sette anni quando i suoi genitori si separarono.[8] Sua madre, Frances, aveva infatti un relazione con Peter Shand Kydd, e decise di lasciare il marito per seguire l'amante.[4] Nel libro di Andrew Morton, il giornalista descrisse il ricordo di Diana di quel momento: suo padre, Lord Althorp, che caricava diverse valigie in macchina, e lo scricchiolio della ghiaia del piazzale mentre Frances, a bordo dell'auto, oltrepassava i cancelli di Park House.[3] Durante la separazione dei genitori, Diana visse con la madre a Londra, ma qualche mese dopo, durante le vacanze di natale, Lord Althorp impedì alla ex-moglie di tornare in città con la figlia. L'uomo vinse infine la custodia di Diana con il supporto della suocera, Ruth Roche, baronessa Fermoy.[2] Nel 1973, Lord Althorp cominciò una relazione con Raine, contessa di Dartmouth, l'unica figlia femmina di Alexander McCorquodale e Barbara Cartland.[9] Il 9 giugno 1975, in seguito alla morte del nonno, Albert Spencer, Diana ricevette il titolo di Lady e suo padre ereditò quello di conte Spencer. Lord Spencer e Lady Dartmouth si sposarono quindi a Caxton Hall, a Londra, il 14 luglio 1976. Ora contessa Spencer, Raine era però mal sopportata dai figli del marito, che non le risparmiavano gli scherzi che per anni avevano inflitto alle governanti.[4]

Diana fu prima educata a Riddlesworth Hall, nei pressi di Diss, nel Norfolk, e in seguito alla New School di West Heath,[2] a Sevenoaks, nel Kent. Durante l'infanzia era particolarmente nota per la sua timidezza, ma questo non le impedì di appassionarsi alla musica e alla danza, oltre che allo sport, soprattutto il nuoto. Aveva anche un grande amore per i bambini. Infatti, dopo aver frequentato l'Institut Alpin Videmanette, una scuola di perfezionamento situata in Svizzera, la giovane si trasferì a Londra e iniziò a lavorare come bambinaia, accettando infine il posto di assistente presso l'asilo nido Young England.[2]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1968, dopo aver frequentato la scuola pubblica, Diana venne iscritta al collegio Riddlesworth Hall.[10] Non era tuttavia particolarmente brillante nello studio, così si trasferì alla West Heath Girls' School (in seguito ribattezzata The New School at West Heath) a Sevenoaks, nel Kent, dove rimase però una studentessa mediocre, che tentò e fallì per ben due volte i suoi esami di maturità.[10] Dimostrò invece un talento particolare per la musica, soprattutto per il pianoforte,[11] e il suo spirito altruistico venne riconosciuto e premiato dalla scuola.

Nel 1977 lasciò l'istituto e frequentò per tre mesi l'Institut Alpin Videmanette, una scuola di buone maniere a Rougrmont, in Svizzera, dove alle studentesse venivano impartite lezioni di etichetta e svolgevano attività sociali quali gastronomia e galateo. Diana era inoltre un'ottima nuotatrice, la sua specialità erano i tuffi, e sognava di diventare una ballerina per il Royal Ballet. Studiò infatti danza classica, ma divenne troppo alta per poter realizzare il suo sogno.

Diana fece ritorno a Londra nel 1978, andando a vivere nell'appartamento della madre, che trascorreva la maggior parte dell'anno in Scozia. In seguito, per il suo diciottesimo compleanno, le venne regalato dai genitori un appartamento a Coleherne Court, nell'Earls Court. Visse lì fino al 1981 con tre coinquiline sue amiche. Su suggerimento della madre, si iscrisse ad un corso avanzato di cucina, non diventando una cuoca provetta, e poi lavorò come insegnante di danza all'accademia di Madame Vacani, come guida per i bambini alle prime armi. Ma in seguito ad un incidente di sci, che le immobilizzò una caviglia per diversi mesi, fu costretta a lasciare il lavoro. Trovò un impiego part-time come assistente all'asilo Young England, a Knightsbridge, continuando però a fare la governante per la sorella Sarah e l'hostess alle feste. Per diverso tempo fece anche la tata per una famiglia americana che viveva a Londra.[12]

Fidanzamento con il principe Carlo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1977, ancora giovanissima, ad una battuta di caccia Diana conobbe Carlo, che allora frequentava sua sorella maggiore, Lady Sarah. L'erede al trono era quasi trentenne e già da tempo si trovava sotto pressione perché trovasse una giovane di buona famiglia e si sposasse. Nel febbraio del 1978, in seguito ad alcune indiscrezioni rilasciate da Sarah ai due giornalisti James Whittaker e Nigel Nelson, i due si lasciarono,[13] ma Carlo la invitò ugualmente, nel novembre dello stesso anno, per la festa dei suoi trent'anni a Buckingham Palace, e con lei le due sorelle. Diana e Sarah vennero successivamente invitate dalla Regina a una settimana di caccia a Sandringham, nel gennaio del 1979.

Lady Diana incontrò nuovamente il principe nell'estate del 1980, ad una festa organizzata nella tenuta di campagna dall'amico Philip de Pass. Diana era tra il pubblico alla partita di polo di Carlo, e durante il barbecue che seguì cercò di consolarlo per la recente perdita dello zio, Lord Mountbatten, ucciso nel novembre del 1979 dal gruppo terroristico dell'IRA. La sincera compassione di Diana colpì molto il principe che, qualche settimana più tardi, la invitò alla Royal Albert Hall per assistere al Requiem di Giuseppe Verdi. La nonna di Diana, Lady Fermoy, la accompagnò come chaperon.[14]

Altri inviti seguirono quello a teatro: Diana fu ospite a bordo del panfilo reale Britannia, il più antico della marina inglese, per le regate conosciute come Cowes Week, per poi essere invitata a Balmoral, la residenza scozzese della Famiglia Reale, qualche tempo dopo. La giovane venne accolta positivamente dalla Regina, dal Duca di Edimburgo e dalla Regina Madre. Durante il soggiorno, alcuni fotografi nascosti sulle rive del fiume Dee, ansiosi di scoprire la nuova fiamma del principe, fotografarono Carlo mentre pescava accompagnato da una misteriosa ragazza che, scorgendo i loro obbiettivi, si nascose. I giornalisti tuttavia non impiegarono molto tempo a scoprire la sua identità, e al suo ritorno a Londra, Diana si trovo letteralmente perseguitata dalla stampa.[14] Una sua fotografia, scattata durante l'orario di lavoro all'asilo Young England, che mostrava il profilo delle gambe attraverso il tessuto leggero della gonna, fece scalpore ma contribuì ad accrescere la sua popolarità.[15]

Intanto gli incontri con Carlo proseguivano, e nelle settimane a seguire Diana fu ospite della Famiglia Reale nelle diverse residenze sparse in tutta la Gran Bretagna. Con il passare dei mesi, la stampa e il popolo si convinsero sempre più che sarebbe stata lei la futura sposa del principe di Galles. Finalmente, il 6 febbraio 1981, Carlo invitò Diana al castello di Windsor e le chiese di sposarlo. Lei accettò immediatamente, ma la notizia venne mantenuta segreta per le successive quattro settimane.[12]

Il 24 febbraio 1981 Buckingham Palace annunciò ufficialmente il loro fidanzamento. Dal catalogo della gioielleria Garrard, Lady Diana scelse un anello in oro bianco con 14 diamanti elegantemente disposti attorno ad un grosso zaffiro di 12 carati, molto simile all'anello di fidanzamento della madre.[16] Dal 2010, il gioiello è al dito della duchessa di Cambridge,[17] moglie del primogenito di Diana.

Dopo l'annuncio del fidanzamento, Diana volò in Australia insieme alla madre e al patrigno per una vacanza di 10 giorni, ben sapendo che sarebbe stato il suo ultimo periodo di pace. Tornata a Londra, abbandonò definitivamente il suo appartamento di Coleherne Court per trasferirsi in una suite all'interno di Buckingham Palace, dove studiò il protocollo reale - come parlare in pubblico, salutare e trattare con la servitù. Fu anche ospite a Clarence House, residenza della Regina Madre, che le insegnò il corretto comportamento richiesto ad un membro della Famiglia Reale.[18]

Nonostante i rudimenti di protocollo che le vennero impartiti, Diana diede subito prova, seppur involontariamente, del suo anticonformismo il 9 marzo 1981, quando presenziò con Carlo ad un ricevimento alla Goldsmiths Hall di Londra indossando un provocante abito in chiffon nero.[19] Di due taglie più piccolo e scelto come ripiego, il vestito, oltre che per il colore funesto, scandalizzò per il taglio, più maturo rispetto alle precedenti mise della ragazza, ma soprattutto per la profonda e vertiginosa scollatura.[20] La principessa Grace di Monaco, ospite d’onore all'evento e alla cena che seguì a Buckingham Palace, prese da parte Lady Diana e la accompagnò alla toilette, dove la confortò per quel primo, banale errore.[20] Le diede anche alcuni consigli su come affrontare e sopportare l’enorme pressione mediatica, perché “sarebbe andata sempre peggio”.[20]

Le nozze[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abito nuziale di Lady Diana Spencer.
Una moneta da 25 pence realizzata per celebrare le nozze di Carlo e Lady Diana.

Il matrimonio si svolse mercoledì 29 luglio 1981 nella Cattedrale di San Paolo a Londra, scelta perché offriva più posti a sedere rispetto all'Abbazia di Westminster, tradizionalmente usata per i matrimoni reali. Alla cerimonia parteciparono infatti oltre 2.000 invitati tra cui esponenti delle famiglie reali straniere e numerosi politici e diplomatici. Le nozze, ribattezzate "da favola", furono trasmesse in mondovisione e seguite da oltre 750 milioni di persone, mentre furono 600 mila quelle che inondarono le strade di Londra per vedere la sposa nel percorso che l'avrebbe portata alla cattedrale.[16][21] Lady Diana indossava un abito in taffetà e seta color avorio, adornato da pizzi antichi e con uno strascico lungo ben sette metri.[22] All'altare, la giovane invertì per errore i primi due nomi di Carlo, pronunciando "Filippo Carlo" invece che "Carlo Filippo",[21] e non espresse voto di obbedienza al marito, una scelta voluta da entrambi.[23]

Il principe e la nuova principessa di Galles trascorsero parte della loro luna di miele nella villa di proprietà della famiglia Mountbatten, situata a Broadlands, nell'Hampshire, prima di volare a Gibilterra e imbarcarsi sul panfilo reale Britannia per una crociera attraverso il mediterraneo. Visitarono l'Egitto, la Tunisia, la Sardegna e la Grecia e terminarono il viaggio di nozze con un soggiorno nella tenuta di Balmoral, insieme al resto della Famiglia Reale,[24] prima di trasferirsi definitivamente nel loro appartamento di Kensington Palace e nella proprietà di Carlo vicino Tetbury, Highgrove.

Figli[modifica | modifica sorgente]

La principessa Diana insieme al marito Carlo durante il matrimonio del principe Andrea con Sarah Ferguson nel 1986.

Il 5 novembre 1981 venne ufficialmente annunciato che la principessa di Galles era in attesa del primo figlio.[25] Nel gennaio 1982, a Sandringham, dove la Famiglia Reale trascorreva abitualmente il natale, Diana cadde dallo scalone principale, costringendo il ginecologo reale, George Pinker, ad accorrere da Londra per prestare soccorso alla principessa, incinta di 12 settimane. Nonostante diverse contusioni, il feto non aveva riportato danni.[26] La caduta, che inizialmente venne considerata accidentale, in realtà fu il primo, disperato tentativo di Diana di attirare l'attenzione del marito, che ancora una volta la lasciava sola per recarsi a caccia.[27]

Il 21 giugno 1982, in un'ala riservata del St Mary's Hospital, nel quartiere di Paddington, a Londra, Diana diede alla luce l'erede al trono, William Arthur Philip Louis, con l'assistenza del dottor Pinker.[28] Il bambino, battezzato nella sala da musica di Buckingham Palace il 4 agosto,[29] fu il primo erede a nascere in un ospedale pubblico anziché a palazzo, com'era tradizione e come anche la Famiglia Reale pretendeva.[30] Ma Diana fu irremovibile al riguardo. Nel marzo 1983, nonostante il palazzo l'avesse nuovamente sconsigliata, la principessa decise di portare con sé il piccolo William, di appena 9 mesi, durante il tour ufficiale dell'Australia e della Nuova Zelanda. Una decisione suggeritale, come lei stessa ammise, dal primo ministro australiano Malcolm Fraser, che riscontrò però l'approvazione del pubblico.[31]

Un secondo figlio, Harry Charles Albert David, nacque due anni dopo William, il 15 settembre 1984.[32] La principessa rivelò che durante la seconda gravidanza lei e Carlo erano molto uniti. Diana sapeva di aspettare un maschio sin dall'ecografia, ma non ne parlò con nessuno, nemmeno con il marito, che sperava invece in una bambina.[33]

Anche i critici più accaniti concordano che la principessa di Galles fu una madre esemplare, devota e affettuosa.[34] Raramente chiedeva l'approvazione del principe o della Famiglia Reale, ed era spesso intransigente quando si trattava di figli. Scelse lei i loro nomi di battesimo, licenziò la governante reale e ne assunse una di sua scelta, si occupò di selezionare la scuola che avrebbero frequentato e il loro abbigliamento, nonché le uscite ufficiali. Li accompagnava a scuola, come una madre normale, ogni volta che i suoi impegni le permettevano di farlo, e spesso organizzava il suo programma di visite e apparizioni pubbliche in base alle esigenze dei bambini.[34]

Doveri reali[modifica | modifica sorgente]

Dopo il matrimonio con il principe di Galles, Diana venne ben presto assorbita dalla moltitudine di doveri ufficiali che, come principessa, era costretta a soddisfare per conto della Famiglia Reale.[35] Il suo primo viaggio con Carlo fu una visita in Galles di tre giorni nell’ottobre 1981,[35] dove tenne il suo primo discorso in pubblico, in parte pronunciato in gallese. Nel 1982, Diana accompagnò il marito in Olanda, e l’anno successivo in Australia e Nuova Zelanda, insieme al piccolo William, dove incontrarono le popolazioni native dell’isola, i Māori, che resero omaggio alla coppia con una tradizionale gita in barca e doni che rappresentavano la loro civiltà.[35][36] Dal giugno al luglio 1983, il principe e la principessa presero parte ad una visita ufficiale in Canada per l’apertura dei World Universities Games, e per celebrare il 400º anniversario della conquista di Terranova da parte di Humphrey Gilbert.[37]

La principessa Diana con il marito Carlo e il presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini nel 1985.

Nell’aprile 1985, Diana e Carlo visitarono l’Italia con i due figli, il Principe William e il Principe Harry, e incontrarono l’allora presidente Sandro Pertini.[35] Il viaggio di due settimane era stato programmato per l’autunno 1984, ma venne rinviato a causa della seconda gravidanza di Diana. La coppia visitò Firenze il 24 aprile 1985, recandosi alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, alla Chiesa di Santa Croce, alla Basilica di San Pietro in Vaticano e infine agli Uffizi.[38] Il 26 aprile partirono per Roma, dove cenarono al Casina Valadier, per poi recarsi nella Santa Sede, dove ebbero un’udienza privata con Papa Giovanni Paolo II.[39] Visitarono il cimitero monumentale di Anzio, recandosi poi a Livorno, a Milano, dove assistettero alla “Turandot” di Puccini al Teatro alla Scala, a Venezia, in Sicilia e infine a La Spezia, per visitare l’arsenale militare.[38]

Diana fece il primo viaggio inaugurale oltreoceano nel novembre 1985, negli Stati Uniti.[35] Il 9 novembre, durante il tour, lei e il marito incontrarono il 40º presidente Ronald Reagan e la moglie, la first lady Nancy, alla Casa Bianca. Durante la festa organizzata per l’occasione, Diana ballò con John Travolta indossando un sensualissimo abito di velluto blu notte, da allora conosciuto come “Travolta dress”, venduto all’asta nel 2011 per oltre 500.000 dollari.[40] Nel 1986, Diana e il principe di Galles si imbarcarono per un viaggio attraverso il Giappone, l’Indonesia, la Spagna[36] e il Canada.

La principessa Diana mentre danza con John Travolta durante una cena alla Casa Bianca nel 1985.

In Giappone, Diana venne omaggiata come segno di rispetto con un antico kimono di seta del valore di 40.000 dollari e visitò la Red Cross Infants Home for Disabled Children a Tokyo come parte del suo impegno umanitario. Uno dei luoghi che la coppia visitò fu il palazzo Imperiale di Tokyo, dove l’Imperatore Hirohito diede un banchetto in loro onore. In Spagna, i principi di Galles vennero accolti dagli studenti di arte e musica dell’Università di Salamanca. Carlo e Diana erano amici intimi di Re Juan Carlos e della sua famiglia: la coppia era infatti solita trascorrere le vacanze estive a Maiorca.[36] In Canada visitarono l’Expo 1986, dove Diana svenne qualche minuto dopo il suo ingresso, crollando a terra mentre si avvicinava al marito. Trasportata in una stanza privata, la principessa ne uscì mezz’ora dopo, apparentemente ripresa.[41] Un portavoce della Famiglia Reale annunciò che il malore era dovuto al caldo e alla fatica del viaggio.[42] Ma Diana in seguito chiarì che lo svenimento fu causato dai suoi disturbi alimentari, non avendo mangiato e trattenuto niente per giorni. Riportò anche che il marito, invece di offrirle appoggio, la rimproverò per non aver avuto il buongusto di svenire in privato anziché davanti a tutti.[43]

Nel febbraio 1987, il principe e la principessa di Galles visitarono il Portogallo. Il viaggio venne organizzato per coincidere con l’anniversario della firma del Trattato di Windsor del 1386, che aveva legato in “perpetua amicizia” l’Inghilterra e il Portogallo.[44] La coppia partecipò ad un banchetto organizzato in loro onore dal Presidente Mário Soares al Palazzo Nazionale Ajuda. Nello stesso anno, Carlo e Diana vennero invitati a visitare la Germania e la Francia per partecipare al Festival di Cannes.[36][45] Nel 1988, i principi di Galles di recarono nuovamente in Australia per le celebrazioni del bicentenario.[46] L’anno successivo visitarono il Golfo Persico, dove incontrarono i cittadini britannici, fecero visita alle sedi della British Scots School sparse per la regione e si unirono ai membri di altre famiglie reali per cene di stato e picnic nel deserto.[36] Il tour iniziò nel Kuwait, dove Carlo e Diana furono ospiti del locale governo nel Palazzo Salam a Shuwaikh Port.[47] Durante il viaggio, la coppia ebbe un'udienza con l’Emiro del Kuwait, seguita dal pranzo.[47] Incontrarono anche il primo ministro, che diede una cena in loro onore.[47] Diana ricevette in dono un cofanetto di preziosi gioielli, un servizio da the in argento e una tunica ricamata in oro.[47] Durante la visita del Kuwait, Diana si recò anche alla Kuwait Handicapped Society, mostrando il suo crescente interesse per i bambini bisognosi.[47] Nell’Arabia Saudita, la principessa venne invitata al palazzo di Re Fahd, un onore raramente concesso ad una donna, mentre in Oman, il Sultano le regalò una parure di gioielli degna di una Regina. Il viaggio terminò negli Emirati Arabi Uniti.[47]

La principessa Diana in visita a Bristol nel maggio 1987.

Nel marzo 1990, Diana accompagnò il principe di Galles nel tour della Nigeria e del Camerun.[48] Il presidente del Camerun organizzò una cena ufficiale per accoglierli a Yaoundé; durante la visita, la principessa visitò gli ospedali pediatrici e le leghe di supporto alle donne. Nel maggio dello stesso anno, Carlo e Diana si recarono in visita ufficiale in Ungheria. All’arrivo in aeroporto, la coppia incontrò il suo ospite, il presidente appena eletto Árpád Göncz, che li invitò a cena per dare loro il benvenuto.[49] Durante il viaggio di quattro giorni, la coppia incontrò funzionari governativi e commerciali, oltre che vari artisti, e la principessa visitò con interesse la mostra sulla moda britannica organizzata al Museo d'arte applicata.[49] A novembre, i principi di Galles si recarono nuovamente in Giappone per assistere all’incoronazione dell’Imperatore Akihito.[50] Nel 1991, accompagnati dai figli, Carlo e Diana si imbarcarono per una visita ufficiale in Canada, dove presentarono una copia del decreto reale della Regina Vittoria alla Queen's University, durante i festeggiamenti per il 150º anniversario della sua fondazione.[37] Nello stesso anno visitarono il Brasile.[36] Durante il tour del Brasile, Diana visitò l’orfanotrofio e un centro infantile di cure per l’AIDS. Incontrò anche il presidente brasiliano Fernando Collor de Mello, e la first lady Rosane Collor, a Brasilia. L’ultimo viaggio ufficiale che la coppia fece insieme fu quello in India e Corea del Sud nel 1992.[35][36]

Il primo viaggio ufficiale oltremare della principessa, senza la compagnia del marito, avvenne nel settembre 1982, quando rappresentò la suocera al funerale di stato della principessa Grace di Monaco, deceduta in seguito ad un incidente stradale.[35] Il suo primo tour ufficiale, invece, ci fu nel febbraio 1984, quando raggiunse la Norvegia per partecipare ad una performance del London City Ballet, del quale era madrina.[35] All’aeroporto di Fornebu, Diana venne accolta dal Principe Harald e dalla Principessa Sonja di Norvegia. Nel settembre 1991, Diana visitò il Pakistan: durante la visita, la principessa aiutò le famiglie bisognose di Lahore e incontrò insegnanti e studenti delle scuole islamiche.[36] Nel 1992 fece un breve viaggio in Egitto, dove visitò le scuole e i centri per bambini disabili al Cairo.[36] Venne invitata ad alloggiare nella villa dell'ambasciatore britannico, dove incontrò il presidente Hosni Mubarak.[51] Diana approfittò del viaggio per visitare siti storici come le piramidi e i templi di Luxor e Karnak,[36] accompagnata dal famoso archeologo egiziano Zaki Hawas.

Nel febbraio 1995, la principessa visitò nuovamente il Giappone e fu ospite dell’Imperatrice Michiko.[50] Nel giugno dello stesso anno, Diana volò a Venezia per presenziare alla Biennale.[52] Nel novembre 1995, la principessa intraprese un viaggio di quattro giorni per l’Argentina e incontrò a pranzo il presidente Carlos Menem e sua figlia, Zulemita.[53][54] Diana visitò molti altri paesi, tra cui la Svizzera, il Belgio, il Sud Africa, lo Zimbabwe e il Nepal.[35]

Diana era nota per il suo stile e la sua eleganza, ed era molto affascinata dal mondo della moda. Negli anni, attraverso il suo ruolo di principessa di Galles, contribuì ad accrescere la visibilità dei giovani stilisti britannici ai quali si rivolgeva, ma era senza dubbio più famosa per il suo impegno umanitario e la sua grande compassione.[35] Nel dicembre 1993, la principessa di Galles annunciò che avrebbe ridotto le sue apparizioni pubbliche al fine di coniugare “il suo significativo ruolo pubblico con una vita più riservata”.[35]

Dopo la separazione da Carlo, Diana continuò ad apparire con gli altri membri della Famiglia Reale in diverse occasioni d’importanza nazionale, come le commemorazioni per il 50º anniversario della Giornata della Vittoria sulla Germania e sul Giappone nel 1995.[35] Diana trascorse il suo 36º e ultimo compleanno, il 1º luglio 1997, partecipando alle celebrazioni per il 100º anniversario della Tate Gallery.[35] Il suo ultimo impegno ufficiale in Inghilterra fu il 21 luglio, quando visitò il reparto d’emergenza infantile del Northwick Park Hospital, a Londra.[35]

Impegno sociale[modifica | modifica sorgente]

La principessa Diana al festival di Cannes nel 1987.

Nonostante nel 1983 Diana avesse confidato all’allora primo ministro di Terranova e Labrador, Brian Peckford, “Trovo davvero difficile affrontare le pressioni dovute al mio ruolo di principessa di Galles, ma sto imparando come gestirle”,[55] a partire dalla metà degli anni ottanta la principessa di Galles divenne madrina di un numero sempre maggiore di enti di beneficenza. Come principessa di Galles, e secondo il protocollo reale, Diana era tenuta a fare regolari apparizioni pubbliche in ospedali, scuole e altre strutture. La principessa sviluppò un forte interesse per alcune cause solitamente ignorate dal resto della Famiglia Reale, tra cui l'AIDS e la lebbra. Fu madrina di associazioni benefiche che lavoravano con i senza tetto, i giovani, i tossicodipendenti e gli anziani, nonché presidente, dal 1989, del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra.[56]

Il giorno dopo il suo divorzio, Diana annunciò il ritiro da oltre 100 associazioni umanitarie per concentrare il suo supporto sulle restanti sei.[57] Rimase madrina di Centrepoint, English National Ballet, Leprosy Mission e National AIDS Trust, e presidente dell’Hospital for Sick Children, del Great Ormond Street Hospital e del Royal Marsden Hospital.[58] Nel giugno 1997, la principessa partecipò, a Londra e New York, alle anteprime dell'asta che metteva in vendita numerosi degli abiti e dei completi indossati dal giorno del fidanzamento, e il cui ricavato andò completamente in beneficenza.[35]

Durante il suo ultimo anno, Diana offrì un tangibile sostegno alla Campagna internazionale per il bando delle mine antiuomo, un sostegno che fu decisivo per l'approvazione della legislazione in proposito nel Regno Unito.[59] Su un invito della leader americana del movimento, Jody Williams, Diana si fece fotografare dalla stampa mentre ispezionava un campo minato della ex-Jugoslavia: le sue immagini, con elmetto e giubbotto protettivo, fecero il giro del mondo. La campagna vinse il premio Nobel per la pace nel 1997, pochi mesi dopo la sua morte.[60]

Con la sua immagine aiutò soprattutto i bambini poveri dell'Africa e fu accanto a personalità come Nelson Mandela, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, e Madre Teresa di Calcutta, con la quale si incontrò molte volte e che divenne la sua guida spirituale.[61]

Problemi e separazione[modifica | modifica sorgente]

Durante gli anni novanta, il matrimonio di Diana e Carlo si ruppe inevitabilmente: un evento prima smentito, poi idolatrato dal mondo dei media. Entrambi i principi di Galles rivelarono, attraverso amici intimi, diverse indiscrezioni alla stampa, accusandosi a vicenda del fallimento del matrimonio.

I primi sintomi di una difficile convivenza tra i due risalgono al 1985.[62][63] La principessa di Galles iniziò una relazione con il suo istruttore di equitazione, il maggiore James Hewitt, e il principe tornò dalla sua vecchia e devota fiamma, Camilla Parker-Bowles. L'adulterio di Carlo, fino ad allora sconosciuto al pubblico, venne esposto nel maggio 1992 con la pubblicazione di Diana - La sua vera storia, di Andrew Morton. Il libro, che rivelava senza remore l’infelicità di Diana e i suoi disperati tentativi di suicidio a causa dell'indifferenza del marito, causò una vera tempesta mediatica. La sua pubblicazione fu seguita, durante il 1992 e il 1993, da registrazioni illegali delle conversazioni telefoniche tra i principi di Galles e i rispettivi amanti. Nell’agosto 1992, con il titolo Squidgygate, il Sun pubblicò le trascrizioni complete del colloquio intimo tra la principessa e James Gilbey, suo vecchio amico. Nel novembre dello stesso anno, seguirono sui giornali Today e Mirror stralci del Camillagate, lo scandaloso scambio di battute ad alto contenuto erotico tra il principe Carlo e Camilla. Sempre nel 1992, il produttore americano Martin Poll acquistò i diritti del libro di Andrew Morton e girò La vera storia di Lady D, con Serena Scott Thomas nel ruolo di Diana e David Threlfall in quello del principe Carlo. Trasmessa in tutto il mondo, la miniserie in due puntate registrò altissimi indici di ascolto, avvicinando ancora di più il pubblico a Diana.[64]

Nel frattempo, iniziarono a circolare pettegolezzi sulla sua presunta relazione con James Hewitt, fino ad allora segreta, che culminarono nel 1994 con la pubblicazione del libro Princess in Love, di Anna Pasternak, a cui seguì nel 1996 il film di David Greene La principessa triste. Julie Cox venne scelta per interpretare la principessa di Galles, mentre Christopher Villiers era l’affascinante James Hewitt. [65]

Il 9 dicembre 1992, il primo ministro britannico John Major annunciò alla Camera dei comuni che il principe e la principessa di Galles avevano deciso di comune accordo di separarsi.[66] Un mese dopo, nel gennaio 1993, venne pubblicato su giornali l’intero Camillagate, e il 3 dicembre dello stesso anno Diana annunciò il suo ritiro dalla scena pubblica.[67] Il principe di Galles cercò di riacquistare il consenso del pubblico, schierato con Diana, concedendo un’intervista televisiva a Jonathan Dimbleby il 29 giugno 1994. Nell’intervista, Carlo confessò il suo tradimento con Camilla Parker-Bowles, precisando però che la loro relazione era iniziata solamente nel 1986, quando il suo matrimonio con Diana era ormai "inevitabilmente naufragato".[68] La stessa sera dell'intervista, Diana si recò alla Serpentine Gallery per partecipare al party organizzato dalla rivista Vanity Fair: il cortissimo abito di seta nera che indossava, creato dalla stilista Christina Stambolian e in seguito ribattezzato "Revenge dress", le fece guadagnare le prime pagine di tutti i giornali, a discapito del marito.[69][70] L'abito venne in seguito venduto all'asta nel 1997 per 74,000 dollari.[71]

Nonostante la principessa incolpasse dei suoi problemi coniugali la sola Camilla Parker-Bowles, a causa della sua precedente relazione con Carlo, Diana arrivò a pensare che il marito avesse relazioni anche con altre donne. Nell’ottobre 1993, scrisse ad un’amica rivelandole che credeva che Carlo fosse ora innamorato di Tiggy Legge-Bourke, la governante da lui stesso assunta per occuparsi dei figli, e volesse sposarla. La principessa era molto diffidente verso la donna, soprattutto per il rapporto che aveva con i due principini.[72]

La principessa Diana con Aleksandr Nikolaevič Jakovlev all'International Leonardo Prize nel 1995.

Divorzio[modifica | modifica sorgente]

Il 20 novembre 1995, ad oltre un anno dall'intervista di Carlo, la BBC trasmise, all’interno del programma d’attualità Panorama, l’intervista di Martin Bashir alla principessa di Galles.[73] Durante l’incontro, Diana rivelò la sua relazione con Hewitt dicendo: “Si, lo adoravo”. Riguardo a Camilla ribadì la sua posizione con la ormai storica frase “Eravamo in tre in questo matrimonio, un po' troppo affollato”. Pensando al suo futuro, invece, la principessa disse: “Mi piacerebbe essere la regina nei cuori delle persone”. E riguardo al futuro del principe di Galles come re, ammise: “Conoscendo il suo carattere, penso che la massima carica, come la chiamo io, gli porterebbe enormi limitazioni, e non so se saprebbe adattarsi”.[74]

Il giorno successivo, il 21 novembre, l'intervista venne trasmessa in Italia in prima serata su Canale 5 all'interno dello speciale Diana - Scacco al Re, presentato da Cristina Parodi e da Paolo Filo Della Torre, allora corrispondente a Londra del quotidiano la Repubblica.[75] La voce di Lady Diana era della doppiatrice Emanuela Rossi, quella di Martin Bashir di Alberto Lori.

Il 20 dicembre 1995, in seguito all’intervista di Diana su Panorama, Buckingham Palace annunciò pubblicamente che la Regina aveva spedito al principe e alla principessa di Galles una lettera dove esigeva il divorzio. La decisione della Regina venne presa in accordo con il primo ministro e il suo consiglio privato dopo, secondo la BBC, due settimane di discussioni.[76] Il principe Carlo accettò formalmente il divorzio attraverso una dichiarazione scritta diffusa poco dopo.[77] La principessa confermò la definitiva separazione, accettata dopo un incontro con il marito e i rappresentanti della Regina, nel febbraio 1996, scatenando un'onda di irritazione a Buckingham Palace quando emise un proprio annuncio sugli accordi e le condizioni del divorzio.[78]

Il divorzio venne ufficializzato il 28 agosto 1996.[67] Diana ricevette una buonuscita di 17 milioni di sterline, con la clausola standard nei divorzi reali di non parlare con nessuno degli accordi presi.[79] Non essendo più legata al principe di Galles, in accordo con le lettere patenti che regolano i titoli reali dopo il divorzio, Diana perse il titolo di Altezza Reale assumendo invece quello di Diana, Principessa di Galles. Ma in quanto madre del secondo e terzo in linea di successione al trono, rimase un membro della Famiglia Reale, come ribadito da Buckingham Palace, continuando quindi a godere dei privilegi ottenuti con il matrimonio.[80]

Vita privata dopo il divorzio[modifica | modifica sorgente]

Dopo il divorzio, Diana mantenne il suo appartamento nel lato nord di Kensington Palace, dove aveva vissuto con il principe di Galles sin dal primo anno di matrimonio, e che rimase sua dimora fino alla tragica scomparsa.

Diana frequentò uno stimato cardiochirurgo di origine pakistana, Hasnat Khan, identificato da molti dei suoi amici più cari come "l'amore della sua vita",[81] per quasi due anni, prima che Khan mettesse bruscamente fine al rapporto.[82][83] Khan era molto riservato e la relazione con Diana venne mantenuta segreta, soprattutto con la stampa. Secondo la testimonianza rilasciata da Hasnat Khan durante l'inchiesta per la morte di Diana, fu Diana stessa a troncare la loro relazione nel giugno 1997, durante un incontro a Hyde Park, che confina con i giardini di Kensington Palace.

Nel giro di un mese, Diana aveva iniziato a vedere Dodi Al-Fayed, figlio di Mohamed Al-Fayed, che aveva invitato la principessa a trascorrere l’estate con lui come sua ospite. Diana aveva progettato di trascorrere le vacanze con i figli a Long Island, New York, ma i funzionari di sicurezza l’avevano sconsigliata. Così, dopo aver annullato una visita in Thailandia, la principessa accettò l'invito di Al-Fayed e fu ospite, insieme ai figli, nella sua villa nel sud della Francia, protetta dal sistema di sicurezza privata dell'imprenditore egiziano. Mohamed Al-Fayed comprò per l'occasione uno yacht di 60 metri da diversi milioni di sterline, il Jonikal, su cui far divertire Diana e i suoi figli.

La principessa Diana insieme a Sri Chinmoy durante un incontro a Kensington Palace nel maggio 1997.

Mine antiuomo[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1997, le immagini di Diana mentre percorreva un campo minato dell’Angola con un casco balistico e un giubbotto antiproiettile vennero trasmesse in tutto il mondo. Fu durante questa campagna antimine che alcuni l’accusarono di ingerenza politica chiamandola una 'mina vagante'.[84] Nel giugno 1997, la principessa tenne un discorso alla conferenza antimine alla Royal Geographical Society di Londra, seguito da un visita a Washington, negli Stati Uniti, il 17 e 18 giugno per promuovere la campagna della Croce Rossa Americana contro l’utilizzo delle mine. Diana approfittò del viaggio per incontrarsi con la sua guida spirituale, Madre Teresa, nel Bronx.[35]

Nell'agosto 1997, pochi giorni prima della sua morte, visitò la Bosnia ed Erzegovina con Jerry Bianco e Ken Rutherford del Landmine Survivors Network. Il suo interesse per le mine era totalmente focalizzato sui danni che, dopo anni dal conflitto, ancora creavano, spesso su bambini innocenti. Si presume che con il suo impegno abbia influenzato e permesso, seppur dopo la sua morte, la firma del Trattato di Ottawa, che impone un divieto internazionale all'uso delle mine antiuomo.[85] Nel 1998, alla Camera dei comuni, il ministro degli esteri Robin Cook ha reso omaggio al lavoro di Diana nell’abolire le mine antiuomo:

"Tutti i parlamentari sanno dell'immenso contributo di Diana, principessa di Galles, per mettere a conoscenza i nostri elettori dei costi umani reclamati dalle mine antiuomo. Il modo migliore in cui manifestare il nostro apprezzamento per il suo incredibile lavoro, e il lavoro delle ONG che si sono battute contro le mine, è quello di approvare un disegno di legge e spianare la strada ad un divieto globale all’utilizzo delle mine antiuomo".[86]

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello ai paesi che hanno prodotto e accumulato il maggior numero di mine antiuomo (Stati Uniti, Cina, India, Corea del Nord, Pakistan e Russia) perché firmino il Trattato di Ottawa che vieta la produzione e l'uso di queste armi micidiali, contro le quali Diana ha fatto una campagna. Carol Bellamy, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF), ha detto che le mine sono ancora "un'attrazione letale per i bambini, spinti tra le braccia della morte dalla loro curiosità e ricerca di nuovi giochi".[87]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte di Lady Diana Spencer.
Fiori e omaggi davanti Kensington Palace.

Il 31 agosto 1997, Diana rimane vittima di un incidente automobilistico sotto il tunnel del Pont de l'Alma a Parigi, insieme al suo compagno Dodi al-Fayed, quando la loro Mercedes, guidata dall'autista Henri Paul, si infrange contro il tredicesimo pilastro della galleria.

Sabato 30 agosto, a fine serata, Diana e Dodi partono dall'Hôtel Ritz di Parigi, in Place Vendôme, sulla loro Mercedes S280, seguendo la riva destra della Senna per raggiungere l'appartamento privato di Dodi. Poco dopo mezzanotte imboccano la galleria de l'Alma, seguiti da fotografi e da un cronista.

Nello schianto, Dodi Al-Fayed e l'autista Henri Paul muoiono sul colpo. Trevor Rees-Jones, guardia del corpo di Dodi, seduto sul sedile anteriore e il solo ad avere la cintura di sicurezza allacciata, è gravemente ferito ma sopravviverà. Lady D, liberata dal groviglio di lamiere, è ancora viva e dopo i primi soccorsi prestati dal dottor Maillez, per caso sul posto, viene trasporta da un'ambulanza all'ospedale Pitié-Salpêtrière, dove arriva alle 2 circa. A causa delle gravi lesioni interne, viene dichiarata morta due ore più tardi.

La conferenza stampa per l'annuncio ufficiale della morte viene fatta alle 5.30 da un medico dell'ospedale, dal Ministro dell'Interno Jean-Pierre Chevènement e da Michael Jay, ambasciatore del Regno Unito in Francia.

Verso le 14, il principe Carlo e le due sorelle di Diana, Lady Sarah McCorquodale e Lady Jane Fellowes, arrivano a Parigi per l'identificazione e ripartono con la salma della principessa 90 minuti dopo.

Il funerale[modifica | modifica sorgente]

Il funerale.

Nonostante la prima scelta di un funerale privato, poiché Diana non era più un'Altezza Reale, l'improvvisa e inaspettata reazione del popolo inglese, sgomento e in lacrime per la perdita dell'amata principessa, spinse la casa reale ad accettare le pubbliche esequie. Elisabetta, che con tutta la famiglia era rimasta a Balmoral, in Scozia, indifferente al lutto pubblico, dopo i ripetuti attacchi da parte della stampa e del popolo, che la accusavano di non mostrare rimorso per la morte di Diana, acconsentì ad issare a mezz'asta la bandiera sul palazzo reale e a tornare immediatamente a Londra. Il 5 settembre 1997 apparve in una diretta televisiva dove rendeva omaggio alla nuora scomparsa, definendola "un essere umano straordinario", che "nei momenti felici come in quelli di sconforto, non aveva mai perso la capacità di sorridere, o di ispirare gli altri con il suo calore e la sua bontà".[88]

Il 6 settembre 1997, giorno del funerale, per le strade di Londra si riversarono circa 3 milioni di persone. Il feretro di Diana fu posto su un affusto di cannone e da Kensington Palace, dove aveva trascorso la notte, attraversò Hyde Park fino a St. James's, dove il principe Carlo, insieme ai figli William ed Harry, il padre Filippo, il IX Conte Spencer, fratello di Diana, e 500 rappresentanti delle organizzazioni patrocinate dalla principessa si unirono al corteo dietro la bara.

Il laghetto di Althorp con la tomba di Diana sullo sfondo.

Le migliaia di persone presenti al funerale, piangendo ed accalcandosi intorno alle transenne, gettarono fiori al passaggio del feretro e lungo tutto il percorso. Davanti a Buckingham Palace, la famiglia reale al completo aspettava, vestita a lutto, il passaggio della bara: di fronte al feretro, Elisabetta piegò il capo in segno di rispetto.[89]

Le esequie proseguirono nell'Abbazia di Westminster: durante la cerimonia, Elton John cantò Candle in the Wind, una versione modificata per l'occasione della celebre canzone dedicata alla morte di Marilyn Monroe. Il fratello di Diana pronunciò il suo discorso, dicendo che "Diana era l'essenza stessa della compassione, del dovere, dello stile, della bellezza. In tutto il mondo era considerata simbolo di umanità ed altruismo, portabandiera dei diritti degli oppressi. Una ragazza tipicamente inglese, che trascendeva la nazionalità; una donna dalla nobiltà innata, che andava oltre le classi sociali, e che ha dimostrato negli ultimi anni di non aver bisogno di un titolo reale per continuare a generare il suo particolare tipo di magia".[90]

Il funerale venne trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo e seguito da oltre due miliardi di persone,[91] rendendolo uno degli eventi televisivi più visti della storia.

La sepoltura[modifica | modifica sorgente]

Diana venne tumulata nella proprietà di famiglia, ad Althorp, in Northamptonshire, su un'isola in mezzo ad un laghetto chiamata Round Oval. La cerimonia, in forma strettamente privata, ebbe luogo subito dopo il funerale e vi presero parte l'ex-marito Carlo, i figli, la madre e i fratelli di Diana. La principessa venne vestita con un abito nero a maniche lunghe, disegnato da Catherine Walker e acquistato solo alcune settimane prima dell'incidente. Tra le sue mani venne posto un rosario, un dono che Diana aveva ricevuto da Madre Teresa, morta pochi giorni dopo di lei.

Memoriali[modifica | modifica sorgente]

Il primo dei due memoriali di Diana e Dodi Al-Fayed all'interno di Harrods.

Subito dopo la morte di Diana, in tutto il mondo diversi luoghi divennero in brevissimo tempo meta di pellegrinaggio e di tributo, invasi da centinaia di mazzi di fiori. Il più grande, ancora nell’immaginario del pubblico, fu fuori dai cancelli dorati di Kensington Palace, dimora di Diana, dove le persone continuarono a lasciare fiori e omaggi per lei fino a dopo il funerale. Memoriali permanenti includono:

"Vittime Innocenti", il secondo memoriale all'interno di Harrods.

In aggiunta, ci sono due monumenti commemorativi all'interno dei grandi magazzini Harrods, a Londra, all'epoca di proprietà di Mohammed Al-Fayed, padre di Dodi. Il primo memoriale si trova al piano seminterrato dell'edificio, ed è composto dai ritratti della coppia dietro ad una teca piramidale che custodisce il bicchiere di vino, ancora sporco di rossetto, usato durante la loro ultima cena al Ritz, e il presunto anello di fidanzamento che Dodi acquistò per Diana il giorno prima della loro morte.[92] Il secondo memoriale, presentato nel 2005 e intitolato "Vittime Innocenti", è una statua in bronzo della coppia che balla su una spiaggia sotto le ali di un albatro.[93] "La Fiamma della Libertà", eretta nel 1989 sulla Place de l'Alma a Parigi, sopra l'ingresso al tunnel in cui ebbe luogo l'incidente mortale, è diventato un memoriale non ufficiale di Diana.[94]

Ruolo iconico[modifica | modifica sorgente]

Dal suo fidanzamento con il principe di Galles, nel 1981, e fino alla sua morte, nel 1997, Lady Diana è stata un’importante presenza sulla scena mondiale, ed è spesso stata descritta come "la donna più fotografata del mondo" (altre fonti sono invece solite dividere l’appellativo tra lei e Grace Kelly). Diana è conosciuta ovunque per la sua compassione,[95] il suo stile, il suo carisma, nonché per le numerose opere di beneficenza a favore dei più sfortunati e per il suo turbolento matrimonio con il principe Carlo.

La biografa reale Sarah Bradford ha commentato: "L'unica cura per la sua sofferenza (di Diana), sarebbe stata l'amore del principe di Galles, che lei desiderava ardentemente, un qualcosa che invece le è sempre stato negato. L’incomprensione del marito è stata la bocciatura finale: il modo in cui Carlo la denigrava costantemente l’hanno ridotta alla disperazione".[96] Diana stessa ha commentato: "Mio marito mi ha fatto sentire inadeguata in ogni modo possibile, ed ogni volta che riuscivo a sollevarmi il suo atteggiamento mi spingeva nuovamente verso il baratro".[96]

Diana dichiarò di aver sofferto di depressione, arrivando anche all’autolesionismo. A causa dell'enorme pressione mediatica, e alla difficile convivenza con un marito distante, soffrì di bulimia nervosa sin dai primi mesi del fidanzamento nel 1981.[97]

La principessa Diana insieme al marito Carlo e ai coniugi Reagan alla Casa Bianca nel 1985.

Nel 1999, il TIME ha inserito il nome di Diana tra le 100 persone più importanti del XX secolo.[98] Nel 2002, la principessa di Galles si è invece classificata al 3º posto nel sondaggio della BBC sui 100 britannici più importanti, scalzando la Regina e altri monarchi inglesi.[99]

Nel 2007, con il libro Lady Diana Chronicles, Tina Brown ha scritto una biografia di Diana descrivendola come "inquieta ed esigente ... ossessionata dalla sua immagine pubblica" oltre che "dispettosa, manipolativa e nevrotica." Nella biografia, Tina Brown sostiene anche che Diana sposò Carlo per il suo potere e che iniziò una relazione sentimentale con Dodi Al-Fayed solamente per scatenare la rabbia della famiglia reale, ma senza avere alcuna intenzione di sposarlo.[100]

Nel gennaio 2013, una fotografia inedita di Lady Diana, allora già ufficialmente fidanzata con Carlo, è stata messa all'asta.[101] Lo scatto, che apparteneva al quotidiano Daily Mirror e che riportava la frase "Da non pubblicare" scritta a mano sopra, ritrae una giovane Diana durante una vacanza in montagna nel 1979, comodamente appoggiata sul petto del giovane amico Adam Russell.[102]

Il 19 marzo 2013, dieci vestiti del guardaroba di Diana, incluso l'abito da sera in velluto blu notte indossato dalla principessa nel 1985, durante la cena alla Casa Bianca dove danzò con John Travolta, sono stati messi all'asta a Londra, raggiungendo la cifra di 800,000 sterline.[103] Due degli abiti, acquistati dall'associazione Historic Royal Palaces, sono in esposizione a Londra insieme ad altri capi appartenuti a Diana, alla Regina Elisabetta e alla principessa Margaret, come parte dell'esposizione Fashion Rules: Dress from the collections of HM The Queen, Princess Margaret, and Diana, Princess of Wales inaugurata a Kensington Palace il 4 luglio 2013.[104]

Il 15 luglio 2013, dall'archivio fotografico della Casa Bianca sono emersi numerosi scatti inediti di Lady Diana, realizzati dal fotografo Pete Souza durante il ricevimento che Ronald Reagan diede nel 1985 per rendere omaggio ai principi di Galles, in visita negli Stati Uniti. Oltre alle già famose foto di Diana insieme a John Travolta, altre la vedono danzare con il presidente Reagan e, non senza imbarazzo e soggezione, con Tom Selleck, stella del telefilm Magnum, P.I., e Clint Eastwood.[105][106]

Antenati di Diana[modifica | modifica sorgente]

Diana era nata in una famiglia aristocratica con origini reali. Da sua madre Frances traeva origini irlandesi, scozzesi, inglesi e americane (la sua bisnonna era Frances Ellen Work, ereditiera americana). Il padre discendeva dal re Carlo II d'Inghilterra della famiglia Stuart, tramite quattro figli illegittimi:

Tra gli antenati di Diana: Roberto I di Scozia, Maria Stuarda, Maria Bolena, Lady Catherine Grey, Maria di Salinas, John Egerton II duca di Bridgewater, James Stanley VII duca di Derby, Georgiana Spencer, duchessa del Devonshire. Diana vantava anche origini italiane discendendo tra gli altri da Caterina Sforza e Cosimo I de' Medici.

La nonna materna di Lady Diana, Lady Ruth Fermoy, fu per molto tempo dama di compagnia e amica intima della Regina Madre.

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Lady Diana Spencer Padre:
Edward Spencer, VIII conte Spencer
Nonno paterno:
Albert Spencer, VII conte Spencer
Bisnonno paterno:
Charles Spencer, VI conte Spencer
Trisnonno paterno:
Frederick Spencer, IV conte Spencer
Trisnonna paterna:
Adelaide Seymour
Bisnonna paterna:
Lady Margaret Baring
Trisnonno paterno:
Edward Baring, I Barone Revelstoke
Trisnonna paterna:
Louisa Bulteel
Nonna paterna:
Lady Cynthia Hamilton
Bisnonno paterno:
James Hamilton, III duca di Abercorn
Trisnonno paterno:
James Hamilton, II duca di Abercorn
Trisnonna paterna:
Lady Maria Anna Hamilton Curzon-Howe
Bisnonna paterna:
Lady Rosalind Cecilia Caroline Bingham
Trisnonno paterno:
Charles Bingham, IV conte di Lucan
Trisnonna paterna:
Lady Cecilia Catherine Gordon-Lennox
Madre:
Hon. Frances Ruth Roche
Nonno materno:
Maurice Burke Roche, IV barone Fermoy
Bisnonno materno:
James Burke Roche, III barone Fermoy
Trisnonno materno:
Edmond Roche, I Barone Fermoy
Trisnonna materna:
Elizabeth Boothby
Bisnonna materna:
Frances Ellen Work
Trisnonno materno:
Franklin Work
Trisnonna materna:
Ellen Wood
Nonna materna:
Ruth Sylvia Gill
Bisnonno materno:
William Smith Gill
Trisnonno materno:
Alexander Ogston Gill
Trisnonna materna:
Barbara Smith Marr
Bisnonna materna:
Ruth Littlejohn
Trisnonno materno:
David Littlejohn
Trisnonna materna:
Jane Crombie

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Il monogramma personale di Diana, principessa del Galles.

Onorificenze britanniche[modifica | modifica sorgente]

Dama dell'Ordine Famigliare Reale della Regina Elisabetta II - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine Famigliare Reale della Regina Elisabetta II

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Membro di Classe Suprema dell'Ordine delle Virtù (Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di Classe Suprema dell'Ordine delle Virtù (Egitto)
— 1981
Dama di Gran Croce dell'Ordine della Corona (Paesi Bassi) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine della Corona (Paesi Bassi)
— 1982

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Sin dai primi anni di matrimonio, Lady Diana è stata più volte protagonista, insieme al marito e al resto della Famiglia Reale, di numerose rappresentazioni, soprattutto televisive, della sua vita una volta divenuta principessa di Galles. Segue un elenco cronologico delle produzioni biografiche a lei dedicate, o nelle quali è indirettamente coinvolta:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ London Gazette, n. 54510 (p. 11603) 30 agosto 1996
  2. ^ a b c d e f g "Princess Diana Biography", The Biography Channel. URL consultato il 21 maggio 2011.
  3. ^ a b c d e f "Diana: Her True Story" - pag.99, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  4. ^ a b c d e f "Princess Diana: The Early Years" in British Royals. URL consultato il 21 maggio 2011.
  5. ^ Matten, p. 4
  6. ^ a b "Diana: Her True Story" - pag.100, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  7. ^ (EN) "The Life of Diana, Princess of Wales", BBC, 1 settembre 1997. URL consultato l'11 settembre 2012.
  8. ^ "Diana: Her True Story" - pag.98, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  9. ^ The Independent, "Raine Spencer: Friend not foe" in The Independent (Londra), 15 dicembre 2007. URL consultato il 21 maggio 2011.
  10. ^ a b (EN) "Obituary: Haunted by the image of fame", The Guardian, 1 settembre 1997. URL consultato l'11 settembre 2012.
  11. ^ (EN) "Princess Diana – Childhood and teenage years", The Guardian. URL consultato l'11 settembre 2012.
  12. ^ a b "Diana: Her True Story - Commemorative Edition", by Andrew Morton, 1997, Simon & Schuster.
  13. ^ (EN) "Prince Charles and Lady Sarah Spencer", Who's Date Who. URL consultato l'11 settembre 2012.
  14. ^ a b "Princess Diana Biography", by Joanne Mattern, 2006, DK Publishing, Inc.
  15. ^ (EN) "Princess Diana's engagement", Princess Diana.com. URL consultato l'11 settembre 2012.
  16. ^ a b (EN) "International Special Report: Princess Diana, 1961–1997", The Washington Post, 30 gennaio 1999. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  17. ^ (EN) "Princess Diana's engagement ring", Ringenvy.com, settembre 2009. URL consultato il 12 novembre 2010.
  18. ^ "Princess Diana Biography", by Joanne Mattern, 2006, DK Publishing, Inc
  19. ^ (EN) "Princess Diana Meets Princess Grace of Monaco", Youtube, 9 marzo 1981. URL consultato il 29 maggio 2013.
  20. ^ a b c (EN) "The day a young Diana fretted about her dress before Princess Grace told her, 'Don't worry, it'll only get worse'", Daily Mail, 19 settembre 2011. URL consultato l'11 agosto 2013.
  21. ^ a b (EN) "Charles and Diana marry", BBC, 29 July 1981. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  22. ^ (EN) "Diana, Princess of Wales: Diana`s wedding – marriage", PrincessDiana.com. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  23. ^ "How We Got bare: The '70s" - pag.98, by David Frum, 2000, New York Basic Books.
  24. ^ (EN) "Diana, Princess of Wales - Marriage and family", The British Monarchy. URL consultato il 23 maggio 2012.
  25. ^ "Diana: Her True Story" - pag.108, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  26. ^ (EN) "Obituary: Sir George Pinker", Daily Telegraph, 1 maggio 2007. URL consultato il 22 dicembre 2012.
  27. ^ "Diana: Her True Story" - pag.87, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  28. ^ "Diana: Her True Story" - pag.112-113, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  29. ^ (EN) "Princess Diana's Pregnancy: Never Before Revealed Details of Her Sons' Birth", Diana Forever. URL consultato il 22 maggio 2013.
  30. ^ (EN) "Princess Diana: William and Harry", British Royals. URL consultato il 22 maggio 2013.
  31. ^ "Diana: Her True Story" - pag.119-120, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  32. ^ "Diana: Her True Story" - pag.126-127, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  33. ^ (EN) "Hewitt denies Prince Harry link", BBC, 21 settembre 2002. URL consultato l'11 settembre 2012.
  34. ^ a b "Diana: Her True Story" - pag.180, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  35. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p (EN) "Diana, Princess of Wales - Public role", The British Monarchy. URL consultato l'11 settembre 2012.
  36. ^ a b c d e f g h i j (EN) "Travels with Princess Diana", Diana Forever. URL consultato il 22 dicembre 2012.
  37. ^ a b (EN) "Royal Tours of Canada", Canadian Crown. URL consultato il 19 dicembre 2012.
  38. ^ a b (EN) "When In Rome: The Italian Tour", Diana Forever. URL consultato il 24 dicembre 2012.
  39. ^ (EN) "24 years on, Charles takes another veiled lady to see the pope", Daily Mail, 28 aprile 2009. URL consultato il 19 dicembre 2012.
  40. ^ (EN) "Dress Princess Diana wore to dance with John Travolta sold for £510,000", Daily Mail, 24 giugno 2011. URL consultato il 22 maggio 2013.
  41. ^ (EN) "Princess Diana Faints during Expo Tour", AP News Archive, 6 maggio 1986. URL consultato il 22 maggio 2013.
  42. ^ (EN) "Princess Diana Faints on Visit to California Expo Pavilion", Los Angeles Times, 7 maggio 1986. URL consultato il 22 maggio 2013.
  43. ^ "Diana: Her True Story" - pag.106, by Andrew Morton, 1992, Simon & Schuster.
  44. ^ (EN) "The Royal Dazzler: Diana Takes The Portuguese By Storm", Diana Forever. URL consultato il 24 dicembre 2012.
  45. ^ (EN) "Princess Diana visiting Berlin, Germany (1987)", Youtube. URL consultato il 22 maggio 2013.
  46. ^ (EN) "Charles and Diana: portrait of a marriage", Highbeam Business, 1 febbraio 1989. URL consultato il 27 dicembre 2012.
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    All hon. Members will be aware from their postbags of the immense contribution made by Diana, Princess of Wales to bringing home to many of our constituents the human costs of landmines. The best way in which to record our appreciation of her work, and the work of NGOs that have campaigned against landmines, is to pass the Bill, and to pave the way towards a global ban on landmines.

    (dalla trascrizione della discussione)
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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