Principato d'Antiochia

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Principato di Antiochia
Principato di Antiochia - Stemma
Principato di Antiochia - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue parlate latino, francese, greco, arabo
Capitale Antiochia
Dipendente da Formalmente vassallo di:
Impero Bizantino
Regno di Gerusalemme
Controllato da:
Impero Bizantino (1158-1204)
Regno armeno di Cilicia (1254-1268)
Politica
Forma di Stato Principato
Forma di governo
Principe di Antiochia elenco
Nascita 1098 con Boemondo I
Causa Conquista di Antiochia nella Prima Crociata
Fine 1268 con Boemondo VI
Causa Conquista da parte di Baybars
Territorio e popolazione
Bacino geografico Siria settentrionale - bacino dell'Oronte
Territorio originale Antiochia
Popolazione greci, siriani, franchi nel
Religione e società
Religioni preminenti Cristianesimo (ortodosso, latino, monofisita)
Religione di Stato Cattolicesimo latino (per breve periodo l'Ortodossia greca)
Religioni minoritarie Islam
Evoluzione storica
Preceduto da Sultanato di Damasco
Succeduto da Mameluke Flag.svg Sultanato d'Egitto

Il Principato d'Antiochia, includeva parte della Turchia e della Siria attuali, esso fu uno degli stati crociati creati durante la Prima Crociata.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Mentre Baldovino di Boulogne e Tancredi d'Altavilla si dirigevano verso est dall'Asia Minore per stabilirsi nella Contea di Edessa, l'esercito principale della Prima Crociata continuò verso sud per assediare Antiochia. Boemondo di Taranto guidò l'assedio, che cominciò nell'ottobre del 1097. Con oltre quattrocento torri, la città era quasi impenetrabile. L'assedio si protrasse per tutto l'inverno, con grandi difficoltà tra i crociati, che furono spesso costretti a mangiare i propri cavalli, o, secondo la leggenda, i corpi dei loro compagni cristiani che non sopravvivevano.

Comunque, Boemondo convinse una guardia di una torre, un cristiano convertito di nome Firouz, a permettere ai Crociati di entrare in città. Questo accadde il 3 giugno 1098, e seguì un grande massacro di musulmani. Solo quattro giorni dopo, un esercito musulmano proveniente da Mossul guidato dall'atabeg Kirbogha arrivò ad assediare gli stessi Crociati. Alessio I Comneno, l'Imperatore bizantino, stava venendo in soccorso dei cristiani, ma tornò indietro quando gli giunse notizia che la città era già stata riconquistata dai musulmani.

Tuttavia, i Crociati stavano ancora fronteggiando l'assedio, con l'aiuto di un mistico chiamato Pietro Bartolomeo. Pietro annunciò di aver avuto una visione di Sant'Andrea Apostolo, che gli avrebbe detto che la lancia di Longino, che aveva trafitto il costato di Cristo sulla croce, si trovava ad Antiochia. Si scavò sotto la cattedrale di San Pietro, e la lancia fu trovata da Pietro stesso. Anche se molto probabilmente questa era stata messa lì da lui stesso (questa era l'opinione anche di Ademaro di Le Puy, legato papale), ciò risollevò il morale dei crociati. Con la reliquia appena scoperta alla testa dell'esercito, Boemondo marciò incontro a Kirbogha, che fu miracolosamente sconfitto — miracolosamente perché, secondo i Crociati, un esercito di santi apparve sul campo di battaglia in loro aiuto.

Il controllo della città fu oggetto di una lunga disputa. Vi erano nell'esercito dei Franchi 9 Conti preposti al loro comando, Boemondo li raccolse a consiglio e domandò a chi dovesse andare Antiochia una volta conquistata, si accordarono, dato che ognuno la richiedeva per sé, a guidare l'assedio una settimana l'uno, concordando che essa sarebbe andata a chi, nella sua settimana, sarebbe riuscito ad espugnarla[1], a seguito del corrompimento della guardia Firouz ci riuscì Boemondo e fu così nominato Principe dagli altri capi crociati[2]. Egli era già Principe (signore allodiale) di Taranto, e desiderava rimanere indipendente anche nel suo nuovo dominio; così non tentò di ricevere il titolo di Duca dal suo nemico bizantino, né alcun altro titolo con pesanti vincoli feudali, come quello di Conte. Nel frattempo si diffuse un'epidemia sconosciuta nell'accampamento crociato; Ademaro di Le Puy fu una delle vittime.

Prime fasi[modifica | modifica sorgente]

Boemondo fu catturato in battaglia da Malik Ghazi, appartenente alla dinastia dei Danishmendidi nel 1100, e suo nipote Tancredi divenne il reggente. Tancredi espanse i confini del Principato, prendendo le città di Tarso e Latakia dall'Impero bizantino. Boemondo fu liberato nel 1103, ma lasciò ancora Tancredi reggente quando andò in Italia per reclutare nuove truppe nel 1105. Egli usò queste truppe per attaccare i bizantini nel 1107, e quando fu sconfitto a Durazzo nel 1108 fu costretto da Alessio I a firmare il Trattato di Devol, che avrebbe reso Antiochia un feudo dell'Impero bizantino dopo la morte di Boemondo; Boemondo aveva effettivamente promesso di restituire tutte le terre che erano state riconquistate quando i Crociati passarono attraverso Costantinopoli nel 1097. Boemondo combatté inoltre contro Aleppo con Baldovino e Joscelin della Contea di Edessa; quando Baldovino e Joscelin furono catturati, Tancredi divenne reggente anche in Edessa. Boemondo lasciò Tancredi e tornò ancora in Italia, dove morì nel 1111.

Alessio voleva che Tancredi riconducesse il Principato interamente sotto il dominio di Costantinopoli, ma Tancredi era sostenuto dal Conte di Tripoli e dal Re di Gerusalemme; infatti egli era stato l'unico comandante crociato a non aver giurato di restituire il territorio conquistato ad Alessio (sebbene nessuno degli altri condottieri, compreso Boemondo, avesse mantenuto in qualche modo fede ai propri giuramenti). A Tancredi, che morì nel 1112, succedette Boemondo II d'Antiochia, sotto la reggenza del nipote dello stesso Tancredi, Ruggero di Salerno, il quale respinse un assalto dei Selgiuchidi nel 1114.

Tuttavia, il 27 giugno 1119, Ruggero fu ucciso in battaglia all'Ager Sanguinis (Campo di Sangue), e Antiochia divenne uno stato vassallo di Gerusalemme con, come reggente fino al 1126, Re Baldovino II di Gerusalemme (sebbene egli avesse trascorso gran parte di questo periodo prigioniero ad Aleppo). Boemondo II, che sposò la figlia di Baldovino, Alice, regnò solo per pochi anni, e il Principato passò in eredità alla giovane figlia Costanza; Baldovino II continuò ad essere reggente fino alla morte, nel 1131, quando Folco di Gerusalemme prese il potere. Nel 1136, Costanza, che aveva solo 10 anni, sposò Raimondo di Poitiers, che ne aveva 36.

Raimondo, come i suoi predecessori, attaccò la provincia bizantina della Cilicia. Tuttavia, questa volta, l'Imperatore Giovanni II Comneno lo respinse. Arrivò ad Antiochia nel 1138 e obbligò Raimondo a giurargli fedeltà ma una sommossa istigata da Joscelin II di Edessa lo costrinse a ritirarsi. Giovanni aveva progettato di riconquistare tutti gli stati crociati, ma morì nel 1142.

Dominazioni bizantina ed armena[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta di Edessa nel 1144, Antiochia fu attaccata da Nur ad-Din durante la Seconda Crociata. Gran parte dei territori orientali del Principato fu persa, e Raimondo fu ucciso alla battaglia d'Inab nel 1149. Baldovino III di Gerusalemme fu tecnicamente reggente per la vedova di Raimondo, Costanza, fino al 1153, quando sposò Rinaldo di Chatillon. Anche Rinaldo si trovò immediatamente in conflitto con i Bizantini, stavolta a Cipro; strinse comunque una pace con Manuele I Comneno nel 1158, e l'anno successivo Manuele arrivò per prendere personalmente il controllo del Principato.

Rinaldo fu preso prigioniero dai Musulmani nel 1160, e la reggenza passò al Patriarca di Antiochia (Rinaldo non fu rilasciato prima del 1176, e non fece mai ritorno ad Antiochia). Nel frattempo, Manuele sposò la figlia di Costanza, Maria, ma dato che Costanza governava solo nominalmente ad Antiochia, fu deposta nel 1163 e sostituita da suo figlio Boemondo III. Boemondo fu catturato da Nur ad-Din l'anno seguente, e il fiume Oronte divenne il confine permanente tra Antiochia e Aleppo. Boemondo tornò ad Antiochia nel 1165, e sposò una delle nipoti di Manuele; fu inoltre persuaso a far insediare un Patriarca Greco nella città.

Con il sostegno delle flotte delle città-stato italiane, Antiochia resistette all'assalto del Saladino contro il Regno di Gerusalemme nel 1187. Né Antiochia né Tripoli presero parte alla terza Crociata, sebbene i reduci dell'esercito di Federico Barbarossa si fermarono brevemente nella stessa Antiochia per seppellire il proprio re nel 1190. Il figlio di Boemondo III, chiamato anche Boemondo, divenne conte di Tripoli dopo la Battaglia di Hattin, e Raimondo, figlio maggiore, sposò la principessa armena nel 1194. Boemondo III morì nel 1201.

La sua morte condusse alla lotta per il dominio tra Antiochia, guidata da Boemondo di Tripoli, e l'Armenia, rappresentata dal nipote di Boemondo III, Raimondo Rupeno. Boemondo di Tripoli (Boemondo IV) ebbe la meglio per il 1207, ma Raimondo prese il potere per breve tempo tra il 1216 e il 1219. Boemondo morì nel 1233, e Antiochia, governata da suo figlio Boemondo V, non ebbe alcun ruolo di rilievo durante la quinta Crociata, né durante il tentativo dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di riconquistare Gerusalemme nella sesta Crociata, né durante la settima Crociata guidata da Luigi IX di Francia.

Crollo del Principato[modifica | modifica sorgente]

Nel 1254 Boemondo VI sposò Sibilla, una principessa armena, arrestando la feroce contesa tra i due Stati (sebbene da questo momento la Piccola armenia divenisse la più potente tra i due ed Antiochia ridotta in sostanza a Stato vassallo). Entrambi, tuttavia, furono coinvolti nel conflitto tra i Mamelucchi e i Mongoli e, quando quest'ultimi furono sconfitti nella battaglia di ‘Ayn Jālūt del 1260, Baybars prese a minacciare Antiochia la quale, in quanto Stato vassallo dell'Armenia, aveva sostenuto i Mongoli. I Mamelucchi conquistarono alla fine la città nel 1268 e tutta la parte settentrionale della Siria fu presto perduta; ventitré anni dopo fu presa Acri, e Outremer cessò d'esistere. Il vacuo titolo di "Principe d'Antiochia" passò, con la fine della casato dei Conti di Tripoli, al Re di Cipro e fu talvolta considerato quale onorificenza concessa ai membri più giovani della casa reale. Il suo vessillo entrò nello stemma di Federico II come arme di parentela al momento del suo matrimonio con Iolanda di Brienne (1225-1228), ratificato dal successivo matrimonio con Isabella d'Inghilterra,che dai suoi avi Plantageneti-Angiò lo derivava.

Geografia e demografia[modifica | modifica sorgente]

Il Principato d'Antiochia era, anche nel momento di massima estensione, più piccola di Edessa e Gerusalemme. Si estendeva a nord-est fino al Mar Mediterraneo, confinando con la Contea di Tripoli a sud, con Edessa ad est, e, a seconda dal periodo, con l'Impero Bizantino e il Regno d'Armenia a nord-ovest. Nel XII secolo aveva pressappoco 20.000 abitanti, molti dei quali erano Armeni e Greci Cristiano-Ortodossi, con qualche Musulmano fuori dalla città. Molti dei crociati che vi si stanziarono furono di origine Normanna, o dell'Italia meridionale, come i primi signori del Principato che si circondarono dei loro leali sudditi. C'era anche qualche Cattolico-Romano, esclusi i Crociati che ebbero il dominio sul Principato, sebbene la città fu dichiarata Patriarcato Latino nel 1100.

Principi di Antiochia[modifica | modifica sorgente]

Principi di Antiochia, 1098–1268[modifica | modifica sorgente]

Principi Titolari di Antiochia 1268–1457[modifica | modifica sorgente]

il titolo passa ai re di Cipro e di Gerusalemme

Albero genealogico dei Principi di Antiochia[modifica | modifica sorgente]

AntiochPrinces.png

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Italo Pizzi, Letteratura araba pagina 249, U. Hoepli, 1903. URL consultato il 2009-07-29.
    «Erano allora, nell'esercito dei Franchi, nove Conti preposti al loro comando: Goffredo e suo fratello il Conte, Boemondo e il figlio d'una sua sorella, Tancredi, Saint-Gilles, Baldovino e altri. Boemondo li raccolse a consiglio e disse loro: Se noi espugneremo questa città d'Antiochia, a chi toccherà essa?- Furon discordi in ciò; ciascuno, anzi, la richiedeva per sé. Egli allora disse: il consiglio migliore è che ciascun di noi ne guidi l'assedio per una settimana e che essa tocchi a quel tale che nella sua settimana l'avrà espugnata.- Così, su questo punto, s'accordarono. Quando venne il turno di Boemondo, Al-Razzâd (lo maledica Iddio!) calò ai Franchi una corda, ed essi così poteron montar sulle mura. V'accorsero anzi in folla e l'uno si trasse dietro l'altro. Vennero quindi alle scolte e le ammazzarono. Così Boemondo figlio di Guiscardo ebbesi in mano la città».
  2. ^ Enciclopedia Treccani

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]