Principato vescovile di Trento

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Principato Vescovile di Trento
Principato Vescovile di Trento – Bandiera Principato Vescovile di Trento - Stemma
Principato Vescovile di Trento - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Principato Vescovile di Trento
Nome ufficiale Principato Vescovile di Trento del Sacro Romano Impero
Lingue ufficiali italiano e tedesco
Lingue parlate italiano e tedesco
Capitale Trento
Dipendente da Sacro Romano Impero
Dipendenze il Feudo di Castellano e Castelnuovo, la Giurisdizione dei Quattro Vicariati, la Giurisdizione di Castelcorno-Isera, la Contea di Lodrone-Valvestino, la Giurisdizione di Caldonazzo, la Giurisdizione di Castel Beseno, la Giurisdizione di Segonzano, la Giurisdizione di Fai della Paganella e Zambana, la Giurisdizione di Castel Caldes e infine la Giurisdizione di Tuenetto nel Comune di Taio.
Politica
Forma di Stato principato vescovile
Forma di governo aristocratico
Organi deliberativi principe e capitolo
Nascita 1027 (o 1004)
Causa creazione da parte del Sacro Romano Imperatore Corrado II
Fine 1801 (definitiva 1815)
Causa conquistato da Napoleone e poi assorbito dall'Impero Austriaco
Territorio e popolazione
Bacino geografico Trentino-Alto Adige
Massima estensione km². 4.500 nel
Popolazione 140.000 nel 1802
Economia
Valuta tallero, monete veneziane
Religione e società
Religioni preminenti cattolica
Religione di Stato cattolica romana
Evoluzione storica
Preceduto da Corona ferrea.png ducato o marca di Trento
Succeduto da Flag of the Habsburg Monarchy.svg Impero Austriaco

Il Principato vescovile di Trento (Fürstbistum Trient in tedesco e Archidioecesis Tridentinus in latino) è un antico stato ecclesiastico esistito per circa otto secoli (dall'inizio dell'XI secolo al 1801) nel territorio dell'attuale Trentino e di buona parte dell'Alto Adige (almeno fino al XVI secolo). Nel 1801 venne secolarizzato da Napoleone, che lo annesse tra il 1803 e il 1810 al filo-napoleonico Regno di Baviera e poi al Regno d'Italia fino al 1814. In seguito alla Restaurazione del 1815, i territori appartenenti al Principato non vennero restituiti al vescovo ma furono annessi alla Contea del Tirolo entro l'Impero d'Austria. In precedenza, per molti secoli dalla sua fondazione, era esistito come entità semi-indipendente entro il Sacro Romano Impero di Germania (sciolto da Napoleone nel 1806), come altre entità statali o para-statali rette da ecclesiastici, entro un complesso quadro di equilibri e intrecci politico-istituzionali e dinastici, ma in una posizione sui generis dal momento che il principe vescovo di Trento era un diretto principe elettore dell'imperatore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

X secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le prime attestazioni di poteri temporali attribuiti ai vescovi di Trento risalgono al periodo 933-945 con Manasse d'Arles, costretto alla resa da Berengario II di Ivrea al suo rientro in Italia nel 945. Il ducato (o marca) di Trento venne in seguito inglobato dagli Ottoni nel regno di Germania nel 951 o 952, aggregato al Ducato di Baviera assieme alla marca di Verona (in precedenza faceva parte del Regno d'Italia), quindi nel 962, con il titolo imperiale a Ottone I, entrò a far parte del Sacro Romano Impero di Germania.

XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le fonti attualmente disponibili il Principato venne creato nel 1027 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II (nello stesso anno della fondazione del vicino Principato vescovile di Bressanone, come attestano i rispettivi diplomi imperiali di investitura).[1] Tuttavia secondo alcuni sussiste ancora il dubbio che il Principato tridentino sia stato costituito già nel 1004[2] ad opera dell'imperatore Enrico II per ricompensare il vescovo Uldarico I dell'aiuto fornitogli contro Arduino d'Ivrea, sconfitto appunto nel 1004 alle chiuse della Valsugana.

Le donazioni fatte dall'imperatore Corrado II al vescovo Uldarico II comprendevano i seguenti territori[3]:

  • la Contea di Venosta, che si estendeva dall'attuale Zernez in Engadina (Svizzera) fino a Merano (territori soggetti i precedenza alla Rezia Curiense).
  • la Contea di Bolzano, da Merano fino a Laives verso sud, e fino a Chiusa, rio Isarco e rio Bria a nord (scorporata della contea del Norital appartenente al ducato di Baviera).
  • la Contea di Trento comprendente i territori lungo l'Adige da Laives fino ad Avio, Ala, Brentonico a sud; dalla Valle dell'Adige alle valli Giudicarie, Rendena e Ledro a ovest; da Trento alla Val di Fiemme e all'alta Val Sugana, fino a Novaledo, ad est, oltre all'altopiano di Lavarone-Folgaria-Luserna.

Il territorio comprendente le due contee di Trento e Bolzano ricalcava i territori dell'antico ducato (poi marca) longobardo di Trento, rimasto sostanzialmente invariato in età carolingia.

Corrado II decise di investire dei poteri temporali i vescovi per stabilizzare la regione, spesso teatro di scontri fra i diversi principi laici dell'Impero e per favorire il passaggio dell'esercito imperiale nel nord dell'Italia, lungo due antiche strade romane della zona, la Via Claudia Augusta e la Claudia Augusta Altinate. La maggior parte delle aree comprese nei due nuovi stati era precedentemente inclusa nella Marca di Verona e nel Ducato di Baviera.

I due principi vescovi di Trento e di Bressanone erano autentici principi (a diverso titolo: duca il primo, conte il secondo) del Sacro Romano Impero, soggetti solo all'autorità dell'imperatore e membri della dieta imperiale.

XII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nei secoli seguenti il vescovo di Trento cercò di stabilire un solido legame con l'imperatore, allo scopo di limitare la crescente influenza sulla regione dei vicini "conti" del castello di Tirolo (poco sopra l'attuale Merano), poi autoproclamatisi, per effetto di conquiste territoriali verso nord, come Conti del Tirolo. Essi infatti riuscirono progressivamente a controllare una regione corrispondente all'attuale Tirolo settentrionale e miravano ad ampliare i loro domini verso sud, in particolare verso Bolzano, la Bassa Atesina e la val Venosta, territori sotto il controllo del vescovo di Trento (da notare che, come spesso accadeva nel Medioevo, l'autorità politica temporale del vescovo non coincideva con i confini territoriali della diocesi). Le crescenti ambizioni dei Tirolo (già vassalli del vescovo, che si definivano 'conti' senza averne acquisito il titolo da formale investitura imperiale) minacciavano fortemente l'autorità del capo della Chiesa tridentina nei territori settentrionali: i 'conti' di Tirolo attuarono una politica di pressione sui vescovi di Trento e Bressanone sino ad ottenere la cessione in feudo della Venosta (dal vescovo di Trento) e della contea norica della Pusteria (dal vescovo di Bressanone). Nel 1140 la Contea di Venosta era già caduta in mano degli usurpatori, mentre nella Contea di Bolzano verso la fine del secolo si registra ancora una forma di regime consorziale tra i 'conti' e il vescovo di Trento (durata fino al 1170 circa). Il vescovo Sant'Adelpreto II (1156-1172), della famiglia dei Hohenstaufen (la stessa di Federico Barbarossa), che aveva tentato di ripristinare il proprio legittimo potere temporale su tutto il territorio del principato, venne assassinato ad Arco il 30 settembre 1172 su mandato dei conti di Appiano. L'autorità del principe vescovo venne però ripristinata dall'imperatore Federico Barbarossa e dal figlio Enrico VI: il vescovo venne tra l'altro autorizzato a battere moneta propria e istituire nuove tasse.

XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Principato venne riorganizzato da Federico Vanga (Friederich von Wangen) (1205-1218), una delle figure di maggior rilievo della storia trentina, parente dell'imperatore Ottone IV. Alleatosi con il vescovo di Bressanone e sostenuto dall'ordine religioso-militare dei Cavalieri Teutonici, al quale donò grandi patrimoni, riuscì a limitare l'influenza e la forza dei nobili laici e riportare sotto il proprio controllo gran parte dei territori perduti. Allo scopo di definire definitivamente l'autorità del vescovo sul territorio della regione, egli riunì tutti i documenti storici che certificavano i poteri episcopali nella raccolta chiamata Codex Wangianus, nota in origine con il titolo di Libro di san Vigilio. Inoltre Federico promosse il commercio lungo le vie delle Alpi e investì notevoli capitali nelle miniere d'argento (a questo periodo risale l'insediamento delle comunità germanofone trentine della Valle dei Mocheni, originariamente lavoratori nelle miniere). Lo statuto minerario emanato da Federico Vanga il 19 giugno 1209 è considerato il più antico documento ufficiale sull'estrazione mineraria alpina. In questo periodo la città venne inoltre fortificata con la costruzione di una nuova cinta muraria, mentre iniziarono i lavori per la costruzione della cattedrale.

La morte di Vanga in Terra Santa nel 1218 durante la V crociata segnò una battuta d'arresto del principato trentino. Nel 1236 l'imperatore Federico II di Svevia depose i principi-vescovi della regione e prese direttamente il controllo militare dell'area trentina, annessa nel 1239 alla marca di Treviso: l'amministrazione del nuovo feudo fu affidata al podestà Sodegerio da Tito, nominato podestà imperiale nel 1238 (tale parentesi istituzionale durò fino al 1255), il quale, soprattutto negli ultimi anni del suo governo, dopo la morte di Federico II, rafforzò il sodalizio con Ezzelino da Romano da Verona. La debolezza del vescovado indusse Alberto III del Tirolo a solidarizzare con i vicari imperiali per rivendicare il potere temporale dei vescovi locali (e di Coira e Salisburgo), tanto che nel 1252 ottenne con la forza dal vescovo di Trento anche i feudi dell'estinta casa dei conti di Appiano (dopo aver ottenuto nel 1248 i feudi comitali di Bressanone). È a questo periodo che risale l'appropriazione del titolo di 'conte' (che spettava di diritto ai vescovi di Trento e Bressanone in quanto principi diretti dell'Impero) da parte del consortile dei Tirolo, il quale cominciò a farsi chiamare non più "conti di Tirolo" bensì "conti del Tirolo". Nella seconda metà del XIII secolo Mainardo II di Tirolo-Gorizia proseguì la politica di usurpazione ai danni dei vescovi, sottraendone la maggior parte dei territori con l'intento di dare luogo ad una vera e propria nuova compagine statale. Seguirono una serie di scontri armati (assedio ed espugnazione del castello del 'Mal Consiglio' nel 1277 da parte dei trentini (che diventò allora 'Buonconsiglio'), a cui seguì la presa di Bolzano da parte di Mainardo (che ne rase al suolo le mura) che riuscì a prevalere. Le usurpazioni violente da parte dei Tirolo vennero progressivamente riconosciute anche dagli Asburgo e la denominazione 'Contea del Tirolo' cominciò ad essere impiegata nonostante l'origine illegale del titolo.

XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il potere temporale del vescovo venne ripristinato nel 1310, quando papa Clemente V nominò a capo della Chiesa tridentina l'abate cistercense Enrico da Metz, cancelliere del re di Germania Enrico VII di Lussemburgo. Questo segnò l'inizio di un solido legame tra Trento e la dinastia dei Lussemburgo: nel 1338 assume la cattedra episcopale un altro cancelliere, il boemo Nicolò da Bruna, strettamente legato alla dinastia reale. Nicolò limitò il potere dei nobili e cercò di ristabilire l'unità del Principato, riorganizzando il piccolo esercito vescovile, riunito sotto un nuovo stemma unitario, l'aquila di San Venceslao (concessa il 9 agosto 1339 dal re di Boemia Giovanni).[4]

Nel corso della seconda metà XIV secolo, durante lo scontro tra gli imperatori rivali Carlo IV e Luigi IV, il Principato fu oggetto di diverse devastazioni e venne temporaneamente annesso ai territori della Baviera.

In questo periodo, il vescovo Alberto di Ortenburg fu costretto a stringere un'alleanza esclusiva e perpetua con i nuovi potenti conti del Tirolo (uno dei rami della casata degli Asburgo), attraverso la stipulazione di patti noti come Compattate del (1363, di dubbia autenticità, e del 1365): essi prevedevano la costruzione di una sorta di alleanza militare tra il conte del Tirolo (cioè gli Asburgo, dato che nel 1363 Rodolfo IV era riuscito ad acquisirne la contea per mezzo di un'abile politica che indusse Margherita Maltausch alla cessione ereditaria) e i vescovi locali, di fatto usurpandone il legittimo potere politico, segnandone di fatto la fine di una politica estera e militare autonoma, o comunque limitando l'autonomia del Principe vescovo con alterne vicende.

XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del XV secolo il vescovo Giorgio I di Liechtenstein (1390-1419) tentò di smarcarsi dalla subordinazione della Diocesi nei confronti dei Tirolo, non riconoscendo l'alleanza e ponendosi direttamente sotto l'autorità dell'imperatore. Tuttavia in questo periodo vi fu una decisa perdita di potere del vescovo nei confronti della città e della campagna. Il carico fiscale imposto dal vescovo e le ingerenze tirolesi provocarono una rivolta generale a Trento, quindi nelle campagne e nelle valli (1407), in seguito alla quale venne promulgato un abbozzo di statuto comunale. Sperando di ottenere l'appoggio militare della Repubblica di Venezia, i rivoltosi costrinsero il principe vescovo all'esilio, mentre elessero Rodolfo Belenzani capitano del popolo. Privi però di appoggio esterno vennero sconfitti il 5 luglio 1409 dalle truppe asburgiche (Belenzani cadde combattendo sul campo). Le nuove istituzioni comunali non vennero però soppresse e costituirono da allora in poi un nuovo soggetto politico nella storia trentina.[5]

Alla morte di Giorgio I di Liechtenstein la cattedra episcopale venne affidata al nipote del re di Polonia, Alessandro di Masovia (1423-1444). Sostenitore di una coraggiosa politica di allontanamento dal Tirolo, cercò di far avvicinare Trento a Venezia e Milano. L'atteggiamento dispotico del vescovo polacco provocò però un'altra rivolta sanguinosa con l'intervento delle truppe austro-tirolesi (1435). Alla morte di Alessandro, divenuto in precedenza cardinale, il Principato sprofondò nell'anarchia con uno scisma interno: il capitolo della cattedrale e l'Impero nominarono un vescovo che operava nel nord della Diocesi, mentre papa Eugenio IV e Venezia sostennero un ex abate che governava il sud dell'Episcopato.

XVI secolo: la "rifondazione" del Principato[modifica | modifica wikitesto]

Stati italiani nel 1499

Nel giugno del 1511 Trento e Bressanone firmarono un accordo con cui i due Principati divennero "confederati perpetuamente" con la Contea del Tirolo (sempre per motivi militari). Durante la guerra che vide Venezia, nel 1519, tentare un'invasione del Principato, le truppe imperiali dei Lanzichenecchi vennero in aiuto delle truppe tirolesi e trentine del Principe vescovo, riuscendo a sconfiggere la Serenissima, il cui esercito subì una sonora sconfitta nella battaglia di Calliano, nonostante fosse molte superiore per numero di armati e soprattutto di cavalieri. In città e nelle campagne ci furono inoltre episodi di pestilenze (1510 e 1512), carestie (1512, 1519-1520) e un terremoto nel 1521: questi episodi tragici segnarono l'inizio di una forma di resistenza al potere degli Asburgo. Una vera rivolta armata venne organizzata nel 1525 ed è nota come Bauernkrieg, rivoluzione contadina. I ribelli erano guidati dal tirolese Michael Gaysmair (1490-1532), che aveva stabilito un complesso piano di liberazione di tutti i territori di Trento e Bressanone e l'istituzione di una repubblica contadina, la nazionalizzazione delle terre e delle miniere, l'abolizione della nobiltà e del ruolo stesso della Chiesa cattolica, a favore di una fede basata su una relazione diretta con Dio.

I rivoltosi mancavano comunque di organizzazione e vennero facilmente uccisi nelle battaglie della Valle Isarco e di Vipiteno dalle truppe mercenarie austriache, con l'appoggio del vescovo Bernardo Clesio. Lo stesso Gaysmair venne ucciso da un sicario dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo a Padova nel 1532. Un migliaio di ribelli tirolesi si rifugiarono in Moravia, vicino Auspitz, dove organizzarono le "fraterne fattorie" (Bruderhöfe).

Il cardinale Bernardo Clesio è considerato l'autentico rifondatore (Neubegründer) dell'autorità dei principi di Trento, primo vescovo trentino e italiano dopo una serie di vescovi tedeschi. Consigliere dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo e amico di Erasmo da Rotterdam, egli giocò un ruolo importante nell'elezione di Carlo V a Francoforte nel 1519 e in quella di Ferdinando I in qualità di re di Boemia. La sua personalità permise di superare la subordinazione trentina nei confronti del Tirolo e garantì la sovranità su Castelbarco e Rovereto. Con l'episcopato di Clesio il capoluogo del Principato venne fortemente rinnovato: venne predisposto infatti un nuovo assetto urbanistico e una nuova grande chiesa, Santa Maria Maggiore, anche in vista del grande Concilio che venne ospitato (1545-1563). Lo statuto che il cardinale promulgò per Trento nel 1528 rimase in vigore fino al 1807.

Le grandi riforme avviate da Clesio vennero completate dal suo successore, il cardinale Cristoforo Madruzzo, anch'egli trentino. Grazie al Concilio e alla politica di questo periodo il Trentino godette di una forte crescita economica nell'ambito delle miniere, delle manifatture e del commercio. La presenza, dovuta al Concilio, di uomini di cultura e di studiosi prevalentemente di lingua italiana, contribuì alla diffusione degli ideali rinascimentali e della cultura italiana. In seguito, l'introduzione della Controriforma determinò una decisa inversione di tendenza rispetto al passato, con la definitiva diffusione della lingua italiana a scapito di quella tedesca, molto diffusa in precedenza fra i chierici della curia ma anche sul territorio, anche a causa del fatto che prima del Clesio vi furono una serie di vescovi di lingua tedesca (nominati su pressione imperiale). Dopo il cardinale Cristoforo Madruzzo salirono alla cattedra episcopale altri tre vescovi della stessa famiglia trentina dei Madruzzo.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del principato, oltre alla tutela militare di fatto degli Asburgo quali Conti del Tirolo, si vennero a confermare delle piccole entità subordinate su proprietà di nobili famiglie, come i Cles, i Madruzzo, i Lodron, i Castelbarco, ma anche delle forme diverse di organizzazione come il "Libero comune di Storo", le "Sette pievi delle Giudicarie", i "Quattro vicariati", le quali godevano di una certa autonomia sulla base di Statuti riconosciuti, pur riconoscendosi anche l'autorità superiore del Vescovo e dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Nationis Germanicae, mentre la restante parte del territorio era soggetta al dominio diretto del Vescovo. Nel XVII secolo il principato soffrì le conseguenze economiche della guerra dei trent'anni e la decadenza dei commerci con il Veneto. Nella prima metà del secolo, l'Episcopato venne retto dai membri della dinastia Madruzzo, che si passarono la carica di principe vescovo da zio a nipote: Ludovico, Carlo Gaudenzio (creati cardinali dal papa) e Carlo Emanuele governarono il Trentino per un secolo, controllando indirettamente anche il principato vescovile di Bressanone, sino alla morte di Carlo Emanuele nel 1658.

In quest'anno l'imperatore d'Austria Leopoldo I assegnò il Principato all'arciduca Sigismondo Francesco d'Austria, fratello del conte del Tirolo. Il Trentino ritornava dunque nell'orbita tirolese, sebbene nel 1662 venisse siglato un accordo tra gli Asburgo e il capitolo di Trento sulla giurisdizione ecclesiastica a favore di Trento. Tre anni dopo Sigismondo Francesco morì e il Principato (assieme a tutta la Contea del Tirolo) tornò nell'orbita più ristretta degli Asburgo.

L'Italia settentrionale prima dell'invasione di Napoleone

Questo non significò tuttavia la perdita dello status di semi-indipendenza per il Principato, che sotto la tutela asburgica ottenne alcuni vantaggi: il pareggio di bilancio nel 1683, il completamento di una parte del Castello del Buonconsiglio di Trento, la bonifica di zone paludose nella valle dell'Adige, dove venne introdotta la coltivazione del riso.

La situazione peggiorò all'inizio del XVIII secolo, quando il Principato e il Tirolo vennero invasi dalle truppe francesi e bavaresi, e la stessa città di Trento venne assediata per una settimana (settembre 1703). La minaccia più pericolosa per l'autonomia del Principato fu la richiesta dell'imperatore Carlo VI di riunire direttamente sotto la corona asburgica tutti i territori che appartenevano o erano controllati dalla sua dinastia. Inizia così la strenua lotta contro la politica centralizzatrice di Vienna. Le pressioni austriache e la politica arrendevole del vescovo Domenico von Thun, porta a cedere all'Austria la giurisdizione diretta di alcuni territori di confine (1741).

I vescovi trentini successivi, e in particolare Leopoldo Spaur, continuarono la loro battaglia per l'indipendenza contro l'autorità imperiale austriaca che ormai li trattava più da sudditi che non da principi confederati. La situazione si aggravò al punto che perfino la corte di Roma inoltrò le proprie proteste ufficiali contro tale atteggiamento. Tuttavia, le pesanti ingerenze austriache nel governo del principato provocano con la politica di restrizioni economiche e doganali verso Venezia un grave ristagno del commercio: si impone infatti ai principati di Trento e di Bressanone di uniformarsi alla politica daziaria ed al blocco commerciale verso la repubblica veneta, fino all'invasione napoleonica del 1796.

Con il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) si avviò la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Tra il 1803 e il 1810 il territorio del Principato fece parte del filo-napoleonico Regno di Baviera, nonostante l'opposizione di gruppi di ribelli, comandati da Andreas Hofer, che dopo un'alterna serie di azioni contro le truppe napoleoniche (scontri si registrarono a Vezzano e nella Valle dell'Adige fino alla città di Trento) venne infine sopraffatto. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione di Trento e Bolzano al Regno d'Italia (dipartimento dell'Alto Adige).

Il 1815 con la Restaurazione segnò la fine definitiva del Principato, inglobato nell'Impero asburgico d'Austria quale parte della Contea del Tirolo. Il territorio del vecchio principato vescovile venne subordinato all'Imperial Regio Capitanato di Innsbruck, sebbene nel sistema austroungarico era previsto il controllo su tutti gli atti dell'amministrazione da parte dei giudici locali (distrettuali) con competenza su piccoli gruppi di comuni o su singole vallate. Al vescovo di Trento rimasero i titoli puramente formali di Principe e di Sua Altezza, titoli definitivamente aboliti (come tutti gli altri titoli nobiliari spettanti ad ecclesiastici) solo nel 1953 per volere di Papa Pio XII.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 31 maggio e 7 giugno 1027 rispettivamente. In Monumenta Germaniae Historica: Diplomata regum et imperatorum Germaniae, IV, pp. 143-146, nn. 101-102. Consultabili su [1].
  2. ^ Harry Bresslau, Exkurse zu den Diplomen Konrads II., in Neues Archiv der Gesellschaft für Ältere Deutsche Geschichtskunde, XXXIV, 1909, p. 122. Joseph Kögl, La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone, Trento, Artigianelli, 1964, pp. 3-12 e 374.
  3. ^ Iginio Rogger, 'I principati ecclesiastici di Trento e Bressanone dalle origini alla secolarizzazione del 1326', pag.182, in (a cura di) C.G.Mor e H.Schmidinger, "I poteri temporali dei vescovi in Italia e in Germania nel Medioevo", Annali dell'istituto storico italo germanico, Quaderno 3, Atti della settimana di Studio, 13-18, settembre 1976, Casa Editrice Il mulino, Bologna 1979.
  4. ^ Diploma rilasciato da Re Giovanni di Boemia al Vescovo di Trento sul sito della provincia autonoma di Trento
  5. ^ La rivolta di Rodolfo Belenzani (1407/1409), Trentino Cultura. URL consultato il 12/6/2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Iginio Rogger, 'I principati ecclesiastici di Trento e Bressanone dalle origini alla secolarizzazione del 1326', in (a cura di) C.G.Mor e H.Schmidinger, "I poteri temporali dei vescovi in Italia e in Germania nel Medioevo", Annali dell'istituto storico italo germanico, Quaderno 3, Atti della settimana di Studio, 13-18, settembre 1976, Casa Editrice Il mulino, Bologna 1979.
  • AA:VV., Storia del Trentino, 6 Voll., Bologna, Il Mulino, 2000-2005 (Collana promossa dall'Istituto Trentino di Cultura):
    • 3 L'età medievale / a cura di Andrea Castagnetti, Gian Maria Varanini. - 2004. - 915 p.
    • 4 L'età moderna / a cura di Marco Bellabarba, Giuseppe Olmi. - 2002. - 1048 p.
    • 5 L'età contemporanea: 1803-1918 / a cura di Maria Garbari, Andrea Leonardi. - 2003. - 999 p.
  • P. Zammatteo, "Codex Wangianus", Centro Studi "Vox Populi", Trento 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]