Presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America

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John Boehner, l'attuale Speaker della Camera

Il Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America chiamato anche Speaker è la persona incaricata di condurre le sedute della Camera dei rappresentanti. Il ruolo è ricoperto da John Boehner, eletto rappresentante nel Partito Repubblicano nelle file dello Stato dell'Ohio. È stato eletto presidente il 5 gennaio 2011.

Il presidente si trova al secondo posto nella linea di successione presidenziale, dietro al vicepresidente degli Stati Uniti e prima del presidente pro tempore del Senato. Normalmente delega il compito di presiedere le sedute ad altri esponenti del proprio partito. Oltre a svolgere i compiti relativi alla carica, come presiedere le sedute o altri incarichi di natura amministrativa e procedurale, rimane comunque rappresentante del proprio distretto elettorale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America fu il federalista Frederick Muhlenberg, dal 1789 al 1791 (ricoprì nuovamente la carica dal 1793 al 1795). Il ruolo di presidente mantenne una funzione poco più che simbolica sino a quando la carica non fu ricoperta da Henry Clay (che fu presidente in tre diversi periodi: 18111814, 18151820 e 18231825) il quale, partecipando ad un maggior numero di sedute rispetto ai propri predecessori nel ruolo, riuscì a far pesare la propria influenza per sostenere alcuni provvedimenti, fra i quali la dichiarazione di guerra del 1812 e varie leggi relative al cosiddetto "American System".

Gurney Cannon, presidente per otto anni consecutivi, tradizionalmente considerato il più influente presidente nella storia della Camera.
Il democratico Sam Rayburn, che detiene il record del maggior numero di anni in carica, complessivamente diciassette.

Clay rivestì un ruolo importante anche nelle elezioni presidenziali del 1824: poiché nessuno dei candidati si aggiudicò la maggioranza dei collegi elettorali, si rese necessario far scegliere il vincitore dalla Camera dei rappresentanti. Clay fornì il proprio appoggio a John Quincy Adams, garantendogli di fatto la vittoria.

Dopo l'uscita di scena di Clay, nel 1825, l'importanza della carica di presidente diminuì nuovamente.

Un importante impulso all'aumento di potere dato dalla carica si ebbe verso la fine del XIX secolo, dopo la riorganizzazione del cosiddetto Committee on Rules (commissione della quale il presidente assume direttamente la presidenza), che diventò una delle più potenti commissioni della Camera.

Un altro presidente che fece molto valere il proprio ruolo fu il repubblicano Thomas Brackett Reed, presidente nei periodi 18891891 e 18951899. Durante quella fase politica i democratici, che rappresentavano la minoranza, praticavano una tecnica denominata "disappearing quorum" ("quorum che scompare"): ad ogni votazione il cui esito era chiaramente in mano all'ala repubblicana, i democratici si astenevano dal voto, impedendo così il raggiungimento del quorum. Reed dichiarò che per il quorum andasse calcolato sui membri presenti in aula, votanti o meno. In questo modo la tattica ostruzionistica democratica fu resa inutile.

Ma il massimo esempio di potere esercitato tramite il ruolo di presidente fu certamente appannaggio del repubblicano Joseph Gurney Cannon (presidente dal 1903 al 1911). Cannon impostava l'agenda della Camera, nominava i membri delle varie commissioni, ne sceglieva i presidenti, assegnava alle varie commissioni le leggi da discutere, oltre ovviamente a sfruttare la propria influenza per sostenere le proposte del Partito Repubblicano. L'influenza di Cannon sulla vita politica era diventata talmente forte da costringere, nel 1910, i democratici (appoggiati anche da alcuni repubblicani scontenti) a coalizzarsi per attenuare il potere del presidente. Il tentativo ebbe successo (si stabilì che il presidente non potesse più nominare i membri delle commissioni e presiedere il Committee on Rules), ma circa quindici anni dopo questi poteri furono reintegrati nella carica grazie al presidente repubblicano Nicholas Longworth.

Il XX secolo ha visto altri due presidente di notevole rilievo: il primo è il democratico Sam Rayburn, che tuttora detiene il record come maggior numero di anni in carica, complessivamente diciassette, divisi nei periodi 1940-1947, 1949-1953, e 1955-1961. Rayburn, tra le altre cose, appoggiò vari provvedimenti di sostegno ai paesi esteri, in sostegno ai Presidenti Franklin D. Roosevelt and Harry Truman.

Il secondo è Tip O'Neill, anch'egli democratico, colui che ha ricoperto la carica di presidente per il maggior numero di anni consecutivi (dieci, dal 1977 al 1987). O'Neill si fece notare anche per i suoi aperti contrasti col Presidente Ronald Reagan su temi di politica interna e sulle spese militari.

Casi particolari nelle elezioni[modifica | modifica wikitesto]

La storia della Camera dei rappresentanti riporta anche alcune elezioni del presidente decisamente travagliate.

Nel 1855 i due principali candidati a ricoprire la carica erano il repubblicano Prentiss Banks e il democratico William Aiken. Oltre a loro però, concorrevano altri diciannove candidati: la cosa provocò un'ovvia spaccatura di voto all'interno della Camera, che per due mesi restò bloccata a causa dell'impossibilità di eleggere uno presidente. Alla fine si giunse all'accordo di eleggere una tantum il presidente senza necessità di maggioranza assoluta, ma soltanto di maggioranza relativa: Banks la spuntò così, dopo ben 133 votazioni.

Una analoga situazione si presentò nel 1859, ma furono necessarie "solo" 54 votazioni per assegnare la carica al Repubblicano William Pennington.

Elezione meno travagliata ma estremamente importante nella storia americana fu quella del repubblicano Frederick H. Gillett nel 1923. Dopo varie votazioni né i Democratici né i Repubblicani erano riusciti a far eleggere i propri candidati, in quanto molti membri del Partito Progressista votavano altri candidati. I Repubblicani, in cambio della promessa di appoggio ai Progressisti su alcuni temi di futuro dibattito, ottennero i loro voti riuscendo a fare eleggere il proprio candidato. Nella storia degli Stati Uniti questo è l'unico caso di coalizione politica mai formatasi in ciascuna delle due Camere.

La prima donna a ricoprire questo incarico è stata la democratica Nancy Pelosi, eletta dal 110° Congresso degli Stati Uniti il 4 gennaio 2007, con 233 voti a favore e 202 contrari.

Un ruolo di parte[modifica | modifica wikitesto]

La Costituzione non stabilisce il ruolo politico del presidente, ma storicamente questo si è andato configurando come fortemente partigiano, molto diverso in questo dalla posizione super partes del presidente della Camera dei Comuni britannica.

Per tradizione il presidente è il capo, o comunque un punto di riferimento, del partito dei maggioranza della Camera. La sua importanza è ovviamente minore quando il Presidente degli Stati Uniti appartiene al suo stesso partito. Di contro, la sua importanza tende ad aumentare quando è del partito opposto.

Compiti del presidente[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente presiede le sedute della Camera, ma a volte lascia questo ruolo ad un compagno di partito: questi è solitamente una persona di esperienza, se i dibattiti in corso sono importanti; in caso contrario non è insolito venga nominato uno presidente pro tempore di esperienza limitata, proprio per permettergli di "farsi le ossa".

I membri della Camera si rivolgono al presidente con gli appellativi di "mister speaker" o "madam speaker" (anche nel caso di uno presidente pro tempore). Quando si ha la cosiddetta situazione di "Committee of the Whole" (ossia tutta la Camera agisce come un'unica Commissione) il presidente ha il compito di eleggere un Presidente di Commissione che diriga i lavori.

Il presidente seleziona nove dei tredici membri del Committee on Rules, ovviamente dietro approvazione del partito (i rimanenti quattro membri vengono designati dal partito di minoranza).

Quando una proposta di legge viene introdotta, il presidente designa quale sarà la Commissione che se ne occuperà.

Il presidente ha diritto di voto come gli altri membri, ma esercita questo diritto solo in pochi casi, ad esempio quando c'è una parità o per votazioni di grande importanza, come gli emendamenti costituzionali.

Il presidente ha anche il compito di presiedere le sedute congiunte di Camera e Senato, tranne nel caso di sedute congiunte che prevedono conteggio di voti o dichiarazione dei risultati di una elezione presidenziale. Questo avviene in base al 12° emendamento, che prevede il diritto del Presidente del Senato, alla presenza delle Camere riunite, di aprire i certificati elettorali.

Compete al presidente dirigere il lavoro degli impiegati della Camera: i commessi, il sergeant-at-arms (il responsabile della sicurezza), il capo dell'ufficio amministrativo ed il cappellano. Il presidente può licenziare qualunque persona occupi uno di questi ruoli, ad eccezione del cappellano. Nomina anche lo "Storico della Camera" (persona deputata a studiare e documentare la storia della House of Representatives) e, insieme ai leader dei due partiti, anche l'ispettore generale della Camera.

Il presidente è al secondo posto nella linea di successione presidenziale, dopo il vicepresidente e prima del Presidente pro tempore del Senato. Questa linea di successione viene ritenuta incostituzionale da alcuni giuristi. Nessun presidente, comunque, si è mai ritrovato nel ruolo di Presidente degli Stati Uniti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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