Presidente della Camera dei deputati

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Quella di presidente della Camera dei Deputati è la terza più importante carica della Repubblica Italiana dopo quelle di Presidente della Repubblica e di Presidente del Senato. Dal 16 marzo 2013, per la XVII Legislatura, il ruolo viene ricoperto da Laura Boldrini eletta al quarto scrutinio con la maggioranza assoluta dei votanti.

Funzioni[modifica | modifica sorgente]

Il suo ruolo principale è quello di provvedere al corretto funzionamento della Camera dei deputati, garantendo l'applicazione del regolamento e provvedendo al buon andamento delle strutture amministrative della stessa. Egli (o ella) rappresenta la Camera e, in aula, giudica della ricevibilità dei testi, mantiene l'ordine e dirige la discussione. Al Presidente spetta la scelta della Commissione permanente cui far esaminare i progetti di legge presentati alla Camera (salva opposizione di un capogruppo o di un decimo dei deputati, che rimette all'Aula la decisione).

Il compito di dirigere la seduta è svolto dal Presidente anche mediante l'adozione di provvedimenti disciplinari adottati ai sensi degli artt. 58 ss. del regolamento della camera: egli può richiamare all'ordine un deputato nominandolo, allontanarlo dall'aula o, nei casi più gravi, censurarlo, sospendendolo da 2 a 15 giorni.

Secondo quanto previsto dall'art. 55 della Costituzione egli presiede le riunioni del Parlamento in seduta comune (che si hanno "solo nei casi stabiliti dalla Costituzione" per eleggere il presidente della Repubblica, i cinque membri della Corte Costituzionale di nomina parlamentare, un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura e per la formazione della lista dei cittadini aventi i requisiti per la nomina a senatore, che andranno ad integrare la composizione della Corte Costituzionale in caso di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica) e deve essere sentito dal Presidente della Repubblica prima dello scioglimento delle Camere (assieme al presidente del Senato, secondo quanto disposto dall'art. 88 della Cost.).

Quanto all'elezione del presidente della Repubblica, spetta al presidente della Camera la convocazione delle Camere 30 giorni prima della scadenza (ex art. 85 Cost.) o 15 giorni dopo la morte o le dimissioni dello stesso capo dello Stato (art. 86 Cost.).

Modalità di elezione[modifica | modifica sorgente]

L'elezione del Presidente della Camera avviene a scrutinio segreto e, secondo quanto disposto dal regolamento della stessa, a maggioranza con quorum dei due terzi dei componenti nel primo scrutinio, nel secondo e terzo a maggioranza dei due terzi dei voti, computando tra i voti anche le schede bianche, e a maggioranza assoluta dei voti dopo il terzo[1]. In apertura di legislatura l'assemblea è presieduta dal più anziano per elezione tra i Vicepresidenti della legislatura precedente. Qualora nessuno di essi sia presente, si risale ai Vicepresidenti delle legislature anteriori e, in mancanza, al decano di età[2].

Nomine affidate[modifica | modifica sorgente]

Di concerto con il Presidente del Senato, quello della Camera nomina i membri di alcune importanti autorità amministrative (quella per la concorrenza e quella per la editoria e la televisione), del Consiglio di amministrazione della RAI, del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti.

La ragione per cui la nomina a cariche così importanti è affidata ai due presidenti delle assemblee è stata, in passato, legata alla tendenziale imparzialità che le modalità di elezione (con le ampie maggioranza richieste) garantivano e, soprattutto, alla prassi per cui uno dei due Presidenti doveva appartenere alla maggioranza e l'altro al maggior gruppo di opposizione.

Il Presidente di opposizione[modifica | modifica sorgente]

Laura Boldrini è presidente della Camera dal 2013

A partire dalla VII Legislatura, e fino al 1994, venne a consolidarsi la convenzione di attribuire la Presidenza al maggior partito di opposizione. La prassi ebbe inizio nel contesto storico della solidarietà nazionale, che vide il principale partito d'opposizione (il PCI) sostenere esternamente i governi cosiddetti della non sfiducia guidati da Giulio Andreotti ed ottenere in cambio l'elezione di Pietro Ingrao alla Presidenza della Camera.

Anche successivamente al compromesso storico, tuttavia, la terza carica dello Stato fu affidata ancora ad un esponente comunista, Nilde Iotti, prima donna a presiedere l'aula di Montecitorio nonché più longeva detentrice della carica (dal 1979 al 1992, per tre legislature consecutive). A lei successe il compagno di partito Giorgio Napolitano, che presiedette la Camera dal 1992 al 1994 dopo essere subentrato a Scalfaro (DC), Presidente della Camera per un solo mese all'inizio della XI Legislatura, eletto poi Presidente della Repubblica.

I regolamenti parlamentari del 1971, se da un lato accentuavano l'importanza dei gruppi parlamentari, dall'altro conferivano al Presidente un alto profilo simbolico. [3][4]
Si diede così peso ad un modello nuovo di Presidenza, con caratteri di forte legittimazione, e diffuso riconoscimento istituzionale, anche per dare fondamento teorico alla notevole novità dell'elezione di Ingrao. Il Presidente doveva essere un "uomo della Costituzione", privo di rapporto fiduciario con la maggioranza, e proprio per questo politicamente neutrale. Non è un caso che diversi Presidenti della Camera dei Deputati siano successivamente diventati Presidenti della Repubblica. Le frequenti consultazioni tra il Capo dello Stato ed i Presidenti delle Camere nella delicata fase di transizione del 1992 si motivano molto bene tenendo presente il ruolo che avevano acquisito nel corso dei due decenni precedenti. Questo modello, tuttavia, non si consolidò in una consuetudine istituzionale e tramontò, anche a causa dell'avvento della legge elettorale maggioritaria, che impedì il protrarsi di ogni "consociativismo".[5] [6]

A partire dal primo governo Berlusconi si è tornati alla prassi di assegnare entrambe le Presidenze delle Camere a esponenti della maggioranza: hanno presieduto la Camera Irene Pivetti (Lega Nord, 1994-1996, centrodestra), Luciano Violante (PDS-DS, 1996-2001, centrosinistra), Pier Ferdinando Casini (UDC, 2001-2006, centrodestra), Fausto Bertinotti (Rifondazione Comunista, 2006-2008, centrosinistra). Emblematico, invece, il caso di Gianfranco Fini, eletto allo scranno più alto di Montecitorio nel 2008 come espressione della maggioranza di centrodestra PdL-Lega Nord uscita vincente dalle elezioni di aprile, poi passato all'opposizione del governo Berlusconi IV fondando Futuro e Libertà per l'Italia, ma considerato poi sostenitore del subentrato Governo Monti. L'attuale presidente, Laura Boldrini, è stata eletta dalla coalizione di centrosinistra PD-SEL che ha la maggioranza alla Camera dei Deputati, ma la Boldrini stessa appartiene ad un partito (SEL) che fa parte dell'opposizione all'attuale governo Renzi così come al precedente governo Letta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Regolamento della Camera, art.4 comma 2. Il Regolamento della Camera
  2. ^ Regolamento della Camera, art.2. Regolamento della Camera
  3. ^ A. Sciortino, Il presidente di Assemblea Parlamentare, Giappichelli (2002)
  4. ^ M. Iacometti, I presidenti di assemblea parlamentare Milano, Giuffrè, 2001
  5. ^ Vincenzo Lippolis, Le metamorfosi dei Presidenti delle Camere, Associazione Italiana dei Costituzionalisti, [1]
  6. ^ Alessandro Capelli, Alcune riflessioni sull'imparzialità del Presidente di assemblea parlamentare,Forum di Quaderni Costituzionali, [2]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]