Presa della Bastiglia
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| Presa della Bastiglia | |||||||
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| Parte della Rivoluzione francese | |||||||
Prise de la Bastille, di Jean-Pierre-Louis-Laurent Houel |
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| Schieramenti | |||||||
| Governo francese | Milizia cittadina (antenata della Guardia nazionale francese) | ||||||
| Comandanti | |||||||
| Bernard-René de Launay |
Camille Desmoulins | ||||||
| Effettivi | |||||||
| 114 soldati, 30 pezzi di artiglieria | 600 - 1.000 ribelli | ||||||
| Perdite | |||||||
| 52 | 2 | ||||||
Con presa della Bastiglia (14 luglio 1789) ci si riferisce alla cattura della prigione-fortezza della Bastiglia a Parigi durante la rivoluzione francese. La cattura di per sé poco importante assunse un enorme significato simbolico e divenne un'icona della rivoluzione.
Indice |
[modifica] 11 luglio
L'11 luglio 1789 mentre le sue truppe controllavano Versailles e Sèvres, i Campi di Marte e Saint-Denis, il re Luigi XVI, agendo sotto l'influenza dei nobili conservatori del suo consiglio privato, bandì il ministro delle finanze Jacques Necker (che si ritirò a Bruxelles), e ricostruì completamente il ministero. Il maresciallo Victor François, Duc de Broglie, la Galissonnière, il duca di la Vauguyon, il barone Louis de Breteuil, e l'intendente Foulon, vennero nominati per sostituire Puységur, Armand Marc, Conte di Montmorin, La Luzerne, Saint Priest, e Necker.
[modifica] 12 luglio
Le notizie della forzata dimissione di Necker raggiunsero Parigi nel pomeriggio di domenica, 12 luglio, dove vennero generalmente interpretate come l'inizio di un colpo da parte degli elementi conservatori. Necker godeva infatti del favore popolare, avendo l'anno prima reso pubblico il bilancio dello Stato, scandalizzando l'opinione pubblica perché si valutava finalmente quanto erano esose le spese di corte.
La folla si raccolse in tutta la città, compresi più di diecimila al Palais Royal. Camille Desmoulins, secondo Mignet, aizzò la folla «salendo su un tavolo, pistola in mano, ed esclamando: «Cittadini, non c'è tempo da perdere; la dimissione di Necker è l'avvisaglia di un San Bartolomeo» (in cui Carlo IX aveva ordinato di sterminare gli ugonotti) «per i patrioti! Proprio questa notte i battaglioni svizzeri e tedeschi lasceranno i Campi di Marte per massacrarci tutti; una sola cosa ci rimane; prendere le armi!».
Una folla crescente, che brandiva busti di Necker e del duca d'Orléans, passò attraverso le strade fino a Place Vendôme, dove misero in fuga un distaccamento dei soldati tedeschi del Re, con una pioggia di pietre. Nella piazza Luigi XV, i dragoni del principe di Lambesc spararono al portatore di uno dei busti; anche un soldato venne ucciso. Lambesc e i suoi soldati caricarono, attaccando non solo i dimostranti ma chiunque fosse sulla loro strada.
[modifica] 13 luglio
Il 13 luglio i reggimenti della Guardia Francese, disposti in favore della causa popolare, vennero confinati nelle loro caserme. Con Parigi in rivolta generale, de Lambesc, non fidandosi che il reggimento avrebbe obbedito all'ordine, pose sessanta dragoni a stazionare davanti al suo deposito in Chaussée-d'Antin. Ancora una volta, una misura intesa solo a contenere servì a provocare ulteriori reazioni. Il reggimento francese assaltò le proprie guardie, uccidendone due, ferendone tre, e mettendo in fuga le altre. La cittadinanza ribelle aveva acquisito un contingente militare addestrato e come si sparse la voce, anche le truppe straniere si rifiutarono di combattere in quella che sembrava una guerra civile con un esercito diviso.
I ribelli si radunarono attorno all'Hôtel de Ville. La sfiducia tra la dirigenza cittadina radunata all'interno dell'edificio e le masse all'esterno venne esacerbata dall'incapacità o dal fallimento dei primi di fornire armi ai secondi. Tra insurrezione politica e saccheggi opportunistici, Parigi era ormai nel caos. A Versailles, l'Assemblea resistette ed entrò in seduta continua in modo da non poter essere, ancora una volta, privata di soppiatto del suo spazio di incontro.
[modifica] 14 luglio
L'assalto alla Bastiglia avvenne il giorno successivo, quando gli insorti invasero l'Hôtel des Invalides per raccogliere armi. Non trovarono però la polvere da sparo, che sicuramente si trovava nella Bastiglia. Dopo quattro ore di combattimenti, riuscirono ad espugnare la prigione-fortezza simbolo imponente dell'assolutismo, uccidendo il marchese Bernard de Launay e diverse delle sue guardie le cui teste furono poi infilzate si pali appuntiti e portate attraverso tutta la città. Solo sette prigionieri vennero trovati e rilasciati - quattro falsari, due lunatici e un pericoloso maniaco sessuale; sino a pochi giorni prima vi era rinchiuso anche il famoso Marchese de Sade, che infiammò gli animi dei suoi concittadini descrivendo con particolari raccapriccianti e fantasiosi le torture che lì si eseguivano. L'espugnazione di ciò che era un simbolo odiato dell'ancien régime venne vissuta in termini esaltanti.
Ritornando all'Hôtel de Ville, la folla accusò il prévôt des marchands (carica corrispondente a quella di un sindaco) Jacques de Flesselles di tradimento; condotto sulla strada di un apparente processo al Palazzo Reale, venne assassinato. Fu creata una Guardia Nazionale, affidata al comando di La Fayette, con il compito di reprimere ogni eventuale tentativo antirivoluzionario, molti aristocratici fuggirono all'estero. Parecchie città, imitando la capitale, crearono nuove municipalità borghesi e scacciarono i rappresentanti del vecchio regime. In tal modo il centralismo regio era spezzato, perché le nuove municipalità borghesi guardavano all'Assemblea Nazionale Costituente come all'unica fonte di autorità.
[modifica] Dopo
Ciò nonostante, inzialmente la presa della Bastiglia non ebbe affatto il risvolto simbolico che oggi le si attribuisce (l'inizio della rivoluzione francese), ma venne considerata alla stregua di uno dei tanti tumulti allora frequenti che sconquassavano Parigi. Lo stesso Luigi XVI scrisse nel suo diario quel giorno rien ("niente") a significare che non era accaduto nulla di rilevante e che meritasse di essere ricordato. Il 16 luglio però, spaventato dalle notizie di rivolta, Luigi XVI riprese Necker come Ministro delle Finanze. Ma era troppo tardi, ormai il movimento della rivoluzione francese era in atto.
Lentamente smantellato negli anni seguenti (alcune macerie furono rivendute nell'800 come souvernir della Bastiglia!), l'edificio non esiste più, ma la piazza dove sorgeva è una delle più grandi e famose di Parigi.

