Prefettura del pretorio d'Italia

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Prefettura d'Italia
Informazioni generali
Capoluogo Mediolanum (293-402)
Ravenna (402-751)
Suddiviso in Diocesi d'Italia
Diocesi d'Africa
Diocesi d'Illirico
Amministrazione
Prefetto del pretorio elenco
Evoluzione storica
Inizio 293
Fine 584?
Preceduto da Succeduto da
Vexilloid of the Roman Empire.svg Prefettura del pretorio d'Africa (412)
Flag of the Greek Orthodox Church.svgEsarcato d'Italia (584?)
Cartografia
PrefetturaItalia.svg

La Prefettura del pretorio d'Italia (in latino: Praefectura Praetorio Italiae e in greco Υπαρχία Πραιτωρίων Ιταλίας, traslitterato in Yparchia Praetorion Italias) o, più semplicemente, Prefettura d'Italia era una delle grandi Prefetture del pretorio nelle quali, a partire dalla riforma tetrarchica di Diocleziano, si articolò l'Impero romano. Fu nota anche come Prefettura del pretorio d'Italia, Illirico e Africa (latino: Praefectura Praetorio Italiae, Illyrici et Africae) e come Prefettura del pretorio d'Italia e Africa (latino: Praefectura Praetorio Italiae et Africae). La capitale della prefettura fu prima a Milano ed infine a Ravenna.

Assegnata dopo il 395 all'Impero d'Occidente, dopo la caduta di questo nel 476, la prefettura sopravvisse formalmente per conto dell'Imperatore d'Oriente, prima nelle mani del re degli Eruli Odoacre, poi in quelle dei sovrani del Regno ostrogoto, da Teodorico a Teia. Al termine della Guerra gotica, nel 553, la Prefettura venne infine riunita all'Impero d'Oriente, sopravvivendo sino al 584, quando venne trasformata in Esarcato d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla riforma tetrarchica alla spartizione di Teodosio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 293 l'imperatore Diocleziano inaugurò la nuova forma di governo detta Tetrarchia, prendendosi un collega di pari rango con il titolo di Augustus ed elevando al rango inferiore di Caesari Galerio e Costanzo Cloro. Ciascuno dei quattro imperatori si dotò di conseguenza di un proprio prefetto del pretorio per reggere l'amministrazione.

Il collega di Diocleziano, Massimiano, Augusto d'Occidente, pose la propria capitale a Milano dove insediò il proprio Prefetto, il quale aveva in generale autorità sui territori direttamente soggetti a Massimiano: Italia, Illirico ed Africa. In seguito alla crisi della seconda tetrarchia, avviatasi nel 306 con la morte di Costanzo Cloro e conclusasi nel 326 con l'accentrarsi del potere imperiale nelle mani di Costantino I,

Attorno al 332 venne temporaneamente creata una Prefettura del pretorio d'Africa, comprendente la diocesi d'Africa, che venne dunque sottratta all'autorità del Prefetto d'Italia[1]. Tuttavia l'Africa risultava nuovamente unita all'Italia al momento in cui venne definita la circoscrizione in senso territoriale delle prefetture pretoriane. Questa si ebbe infatti in occasione della spartizione dell'Impero tra i figli di Costantino I, alla morte di questi nel 337. La Prefettura d'Italia risultò pertanto suddivisa nelle diocesi di Africa, Italia, Pannonia, Dacia e Macedonia; successivamente aumentate dalla suddivisione della diocesi d'Italia tra Italia Suburbicaria e Italia Annonaria.

Nel 356 la Prefettura d'Italia venne ridotta territorialmente a seguito dell'istituzione della nuova Prefettura del pretorio dell'Illirico, che inglobò le diocesi di Pannonia, Dacia e Macedonia; tuttavia la nuova prefettura venne abolita già nel 361 da Giuliano e quindi ripristinata da Graziano nel 375. Il suo territorio fu oggetto di disputa tra le due metà dell'impero fino alla sua spartizione, nel 395, alla morte di Teodosio.

La prefettura e l'Impero d'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Con la divisione dell'Impero venne definitivamente abolita la prefettura d'Illirico, i cui territori vennero spartiti tra Oriente, cui venne assegnata la Pannonia, ed Occidente, cui venne assegnato l'Illirico. La diocesi illirica venne di conseguenza accorpata alla Prefettura d'Italia, posta sotto l'egida dell'Impero romano d'Occidente, assegnato ad Onorio.

Nel 412 all'Italia venne sottratta nuovamente la diocesi d'Africa, che venne ricostituita in Prefettura autonoma. Si era infatti all'indomani del Sacco di Roma da parte dei Visigoti di Alarico I e in un'epoca in cui Alani, Suebi e Burgundi imperversavano nei territori della Prefettura delle Gallie, mentre i Vandali raggiungevano la penisola iberica: la diocesi d'Africa rimaneva pertanto l'unico territorio ancora sicuro d'Occidente. Nel 429 tuttavia, anche l'Africa venne travolta dall'invasione vandala guidata da re Genserico, che nel 435 venne riconosciuto dall'imperatore come foederato e proconsole della Numidia Cirtana. I Vandali, tuttavia, anziché sottomettersi, si diedero ad esercitare la pirateria sulle coste della Sicilia, conquistando infine Cartagine il 19 ottobre 439.

La prefettura dopo la caduta dell'Impero d'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado la caduta dell'Impero d'Occidente, nel 476, i successivi regni romano-barbarici in Italia, continuarono a mantenere e utilizzare l'amministrazione romana, conservando la struttura dell'antica prefettura.

Il re degli Eruli, Odoacre, deposto infatti nel 476 l'imperatore d'Occidente, Romolo Augusto, inviò le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente Zenone, che in cambio lo nominò patricius e riconobbe il suo governo sull'Italia, sotto l'autorità nominale di Giulio Nepote, che si trovava allora nell'Illirico. Morto nel 480 l'ultimo pretendente al trono imperiale di Ravenna, Odoacre estese il proprio controllo anche su quell'ultimo lembo della Prefettura. In segno di continuità il sovrano nominò prefetto Cecina Basilio Massimo, figlio di Cecina Basilio, prefetto d'Italia sotto gli imperatori Maggioriano e Libio Severo. Nel 483 Basilio partecipò in qualità di prefetto e come inviato regio all'elezione di papa Felice III.

Il crescente potere di Odoacre spinse tuttavia nel 489 l'imperatore Zenone ad inviare contro di lui il re degli Ostrogoti, Teodorico, il quale sconfisse Odoacre a Verona e quindi definitivamente a Ravenna nel 493, rendendosi nuovo signore d'Italia. Il nuovo regno ostrogoto instaurato da Teodorico continuò a mantenere, come già in precedenza, l'organizzazione provinciale e statale romana.

La riunificazione all'Impero d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Nel 535, l'imperatore Giustiniano I (527-565) avviò un'imponente serie di campagne militari volte alla riconquista dell'Occidente ed in particolare dell'Italia. Dopo aver infatti sottomesso i Vandali in Africa, Sardegna e Corsica e aver riconquistato la Sicilia, l'imperatore diede inizio alla lunga e sanguinosa guerra gotica per la riconquista della penisola. Gli inizi furono coronati da successo: nel 539 fu infatti riconquistata Ravenna, capitale dei Goti e sede prefettizia, ed i Bizantini presero a nominarvi propri prefetti. La guerra si concluse però solo con la spedizione risolutiva di Narsete del 552-553.

Il 13 agosto 554, con la promulgazione a Costantinopoli da parte di Giustiniano di una Pragmatica sanctio (pro petitione Vigilii) (Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio), l'Italia rientrava, sebbene non ancora del tutto pacificata, nel dominio romano.[2] Con essa Giustiniano estese la legislazione dell'Impero all'Italia, riconoscendo le concessioni attuate dai re goti fatta eccezione per l' "immondo" Totila, e promise fondi per ricostruire le opere pubbliche distrutte o danneggiate dalla guerra, garantendo inoltre che sarebbero stati corretti gli abusi nella riscossione delle tasse e sarebbero stati forniti fondi all'istruzione.[3] Narsete avviò inoltre la ricostruzione di un'Italia in forte crisi dopo un conflitto così lungo e devastante, riparando anche le mura di varie città ed edificando numerose chiese, e fonti propagandistiche parlano di un'Italia riportata all'antica felicità sotto il governo di Narsete.[4] Secondo la storiografia moderna tali fonti sono però esageratamente ottimistiche, in quanto, nella realtà dei fatti, Roma faticò, nonostante i fondi promessi, a riprendersi dalla guerra e l'unica opera pubblica riparata nella Città Eterna di cui si ha notizia è il ponte Salario, distrutto da Totila e ricostruito nel 565.[5] Nel 556 Papa Pelagio si lamentò in una lettera delle condizioni delle campagne, «così desolate che nessuno è in grado di recuperare.»[6] Anche il declino del senato romano non fu fermato, portando alla sua dissoluzione agli inizi del VII secolo.

La prefettura del pretorio d'Italia, suddivisa in province.

Narsete rimase ancora in Italia con poteri straordinari e riorganizzò anche l'apparato difensivo, amministrativo e fiscale. A difesa della penisola furono stanziati quattro comandi militari, uno a Forum Iulii (vicino al confine con Norico e Pannonia), uno a Trento, uno in Insubria ed infine uno presso le Alpi Cozie e Graie.[7] L'Italia fu organizzata in Prefettura e suddivisa in due diocesi, a loro volta suddivise in province:[7]

  1. Alpes Cotiæ (Piemonte e Liguria)
  2. Liguria (Lombardia e Piemonte orientale)
  3. Venetia et Histria (Veneto, Trentino, Friuli e Istria)
  4. Æmilia (Emilia)
  5. Flaminia (ex Ager Gallicus)
  6. Picenum
  7. Alpes Apenninæ (gli Appennini settentrionali)
  8. Tuscia (Toscana e Umbria)
  9. Valeria (Sabina)
  10. Campania (Lazio litoraneo e Campania litoranea)
  11. Samnium (Abruzzo e Irpinia)
  12. Apulia (Puglia)
  13. Calabria (Cilento, Basilicata e Calabria)

Nel 568 l'imperatore Giustino II (565-578), in seguito alle proteste dei Romani[8], rimosse dall'incarico di governatore Narsete, sostituendolo con Longino. Il fatto che Longino sia indicato nelle fonti primarie[9] come prefetto indica che governasse l'Italia in qualità di prefetto del pretorio, anche se non si può escludere che fosse anche il generale supremo delle forze italo-bizantine.[10]

Proprio nel 568, però, l'Italia venne invasa dai Longobardi di re Alboino; i reali motivi dell'invasione non sono chiari. Secondo una leggenda, i Longobardi furono invitati per ripicca da Narsete, adirato con l'Imperatore e l'Imperatrice.[11] Tale leggenda viene tuttavia ritenuta inattendibile dalla storiografia moderna.[12] Gli storici moderni ritengono più probabile che i Longobardi abbiano invaso l'Italia piuttosto perché pressati dall'espansionismo degli Avari. Altri studiosi invece, nel tentativo di rendere più credibile la leggenda dell'invito di Narsete, hanno congetturato che i Longobardi potrebbero essere stati invitati in Italia dal governo bizantino con l'intenzione di utilizzarli come foederati per contenere eventuali attacchi franchi, ma le loro asserzioni non sono verificabili e universalmente condivise.[13] Valicate le Alpi Giulie, la popolazione barbarica, guidata da Alboino, conquistò dapprima Forum Iulii, costringendo il presidio militare bizantino, in numero esiguo rispetto agli invasori, a ripiegare prima su Grado, poi in successione, percorrendo la Via Postumia, su Treviso, Vicenza e Verona. Nel settembre 569 i Longobardi arrivano a Milano. Bisanzio, già impegnata su altri fronti, non ebbe la forza di reagire all'invasione. Così negli anni settanta del secolo, i Longobardi posero la loro capitale a Pavia e dilagarono anche nel centro e nel sud, così che due terzi della penisola caddero in mano longobarda e solo la restante frazione rimase in mano imperiale. Bisanzio tuttavia non rinunciò passivamente all'invasione ed una controffensiva si ebbe nel 576 con il generale Baduario che però non riportò alcun esito positivo.[14]

L'Italia nel 580, suddivisa in eparchie, secondo Giorgio Ciprio. Cartina basata sulla ricostruzione di P. M. Conti, non esente da critiche.

Intorno al 580, stando alla Descriptio orbis romani di Giorgio Ciprio, Tiberio II divise in cinque province o eparchie l'Italia bizantina:

  • Urbicaria, comprendente i possedimenti bizantini in Liguria, Toscana, Sabina, Piceno, e Lazio litoraneo (tra cui Roma);
  • Annonaria, comprendente i possedimenti bizantini nella Venezia e Istria, in Æmilia, nell'Appennino settentrionale e nella Flaminia;
  • Æmilia, comprendente i possedimenti bizantini nella parte centrale dell'Æmilia, a cui si aggiungono l'estremità sud-occidentale della Venezia (Cremona e zone limitrofe) e l'estremità sud-orientale della Liguria (con Lodi Vecchio);
  • Campania, comprendente i possedimenti bizantini nella Campania litoranea, nel Sannio e nel Nord dell'Apulia;
  • Calabria, comprendente i possedimenti bizantini nel Cilento, in Lucania e nel resto dell'Apulia.

Tale riforma amministrativa dell'Italia sembra motivata dall'adattare l'amministrazione dell'Italia alle necessità militari del momento, visto che gran parte della penisola era soggetta alle devastazioni dei Longobardi e ogni tentativo (compresa la spedizione di Baduario) per debellarli era fallito. Prendendo dunque atto delle conquiste effettuate dai Longobardi, fu introdotto con la riforma il sistema dei «tratti limitanei», anticipando la riforma dell'Esarcato, che fu realizzata alcuni anni dopo.[15]

Fine della prefettura: l'istituzione dell'esarcato (584 ca)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esarcato d'Italia.

Per arginare l'invasione longobarda, l'imperatore Maurizio (582-602) prese nuovi provvedimenti nell'Italia bizantina, decidendo di sopprimere la Prefettura del pretorio d'Italia, sostituendola con l'Esarcato d'Italia, governato dall'esarca, la massima autorità civile e militare della nuova istituzione. La carica di prefetto d'Italia non venne abolita fino ad almeno a metà del VII secolo, anche se divenne subordinata all'esarca.[16] I confini dell'Esarcato d'Italia non furono mai definiti, dato l'incessante stato di guerra tra bizantini e longobardi.

Il primo riferimento nelle fonti dell'epoca all'esarcato e all'esarca si ebbe nel 584: in una lettera, Papa Pelagio II menziona per la prima volta un esarca (forse il patrizio Decio citato nella stessa missiva). Secondo alcuni storici moderni, l'esarcato, all'epoca della lettera (584), doveva essere stato istituito da poco tempo.[16]

Lista dei prefetti del pretorio d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Impero romano[modifica | modifica wikitesto]

Impero d'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Regno di Odoacre[modifica | modifica wikitesto]

Regno ostrogoto[modifica | modifica wikitesto]

Impero d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Sotto l'Esarcato
Elenco dei prefetti d'Italia subordinati agli esarchi:[20]

  • Maurilione (prima del 591)
  • Giorgio (591-593)
  • Gregorio (595)
  • Costantino (forse Prefetto d'Illirico?) (596)
  • Giovanni (598)
  • Giovanni (600)
  • Anonimo (VI secolo)
  • Acatafronio (VI/VII secolo)
  • Giovanni (VI/VII secolo)
  • Teodempto (VI/VII secolo)
  • Giovanni (VII secolo)
  • Teodoro (VII secolo)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Porena, Pierfrancesco: Le origini della prefettura del pretorio tardoantica, pp. 450-459.
  2. ^ Ravegnani, p. 63.
  3. ^ Ravegnani, pp. 63-64
  4. ^ CIL VI, 1199; Liber Pontificalis, p. 305 («Erat tota Italia gaudiens»); Auct Haun. 2, p. 337 («(Narses) Italiam romano imperio reddidit urbes dirutas restauravit totiusque Italiae populos expulsis Gothis ad pristinum reducit gaudium»)
  5. ^ Ravegnani, p. 65.
  6. ^ Ravegnani, p. 66.
  7. ^ a b Ravegnani, p. 62.
  8. ^ I Romani chiesero all'Imperatore di rimuovere Narsete dal governo dell'Italia in quanto si stava meglio sotto i Goti che sotto il suo governo, minacciando di consegnare l'Italia e Roma ai barbari. V. P. Diacono, Historia Langobardorum, II e Ravegnani, p. 69.
  9. ^ P. Diacono, II.
  10. ^ Ravegnani, p. 70.
  11. ^ Paolo Diacono, II.
  12. ^ Ravegnani, p. 71.
  13. ^ Ravegnani 2004, p. 73.
  14. ^ Ravegnani, p. 77.
  15. ^ Le duché byzantin de Rome. Origine, durée et extension géographique, pp. 49-50..
  16. ^ a b Ravegnani, p. 81.
  17. ^ a b c d e f g h i j k l PLRE II, p. 1247.
  18. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t PLRE II, p. 1248.
  19. ^ Forse da identificare con Ambrogio Teodosio Macrobio; si veda P. De Paolis in Lustrum, n. 28, 1986.
  20. ^ PLRE IIIb, p. 1495.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Porena, Pierfrancesco: Le origini della prefettura del pretorio tardoantica, L'Erma di Bretschneider Editore, ISBN 8882652386.
  • Ravegnani, I Bizantini in Italia, Il Mulino, 2004. ISBN 88-15-09690-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]