Prè

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Prè
Mappa del sestiere di Prè
Mappa del sestiere di Prè
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Liguria
Provincia stemma Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio I Centro Est
Quartiere Prè
Altri quartieri Maddalena - Molo - Sottoripa
Abitanti 7 895 ab. (2010)
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°24′53″N 8°55′30″E / 44.41472°N 8.925°E / 44.41472; 8.925

1leftarrow.pngVoce principale: Centro storico di Genova.

Prè è uno dei sei antichi sestieri in cui era suddiviso il centro storico di Genova e confinava a levante con quello della Maddalena, a ponente con quello di San Teodoro e a nord con quello di San Vincenzo.

Urbanisticamente il quartiere fa ora parte dell Municipio I Centro-Est nell'ex-circoscrizione di Prè-Molo-Maddalena ed ha, come unità urbanistica, una popolazione di 7895 abitanti (al 31 dicembre 2010).[1]

Un tempo sorta di enclave della malavita locale (contrabbando, prostituzione - quale sede di numerose case di tolleranza - ricettazione) è probabilmente il più conosciuto dei quartieri del nucleo abitativo storico del capoluogo ligure ed è sottoposto dagli anni novanta a profondi lavori di restauro e conservazione degli stabili.

Indice

[modifica] Storia

L'origine del nome deriva da Praedis (fondo di campagna) o Borgus Praedis, termine con il quale è nominato in alcuni documenti medievali, perché probabilmente in epoca romana era una zona prettamente agricola.

Il primi indizi di insediamento nella zona risalgono al XII secolo quando, all'esterno della medievale porta dei Vacca (chiamata anche Porta Sottana) iniziò a svilupparsi un borgo lungo il tracciato della strada costiera che uscendo dalla città conduceva a ponente che, molto probabilmente, altro non era che il tratto iniziale della antica strada romana Via Emilia Scauri/Via Postumia.

Come spesso accadeva in epoca medievale fu un insediamento monastico a favorire l'urbanizzazione della zona e in questo caso fu la costruzione, nel 1180, della Chiesa e della Commenda dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, o Cavalieri Gerosolimitani, (che in seguito sarebbero diventati i più famosi Cavalieri di Malta).

Il piccolo borgo, quindi, si sviluppò velocemente dietro l'impulso economico di quella specie di terminal portuale a partire dalla Commenda fino ad arrivare in poco tempo alle mura del Barbarossa.

Con la costruzione delle nuove mura di ponente, 1347-1350 con la porta di San Tommaso, il quartiere sarà completamente inglobato nel perimetro cittadino e ne diverrà uno dei sei quartieri storici mentre la via centrale diverrà l'arteria principale di uscita dalla città.

La prima rivoluzione urbanistica il quartiere la vede all'inizio del seicento quando vi si insediarono alcune nobili famiglie genovesi, tra cui i Durazzo e i Balbi. E saranno proprio questi ultimi a modificare il tessuto urbano con l'apertura a monte della Strada Balbi, l'odierna Via Balbi e la costruzione lungo essa di fastosi palazzi.

La nuova strada, oltre che ha celebrare la potenza della città e della sua oligarchia aveva un utilizzo pratico. Infatti essendo molto larga (per l'epoca) e rettilinea rendeva finalmente agevole il transito delle merci dirette a ponente e a nord che fino ad allora avevano dovuto passare, con gran difficoltà, per lo stretto budello della via di Prè.

Ma è nell'Ottocento con l'apertura della strada carrabile litoranea voluta dal Re Carlo Alberto (oggi Via Gramsci) che la storica via medievale perderà definitivamente la sua funzione di arteria di uscita dalla città che comunque, in realtà, aveva già perso da tempo visto che oramai il trasporto delle merci avveniva via mare all'interno del porto e anche i viaggiatori venivano trasferiti via mare dalle mura occidentali al Ponte Reale tramite il quale entravano direttamente in città.

Tra il 1854 e il 1860 la costruzione della nuova stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe modificherà profondamente la zona nord-occidentale del quartiere. Per far spazio alla nuova stazione vengono abbattuti due monasteri e la porta di San Tommaso.

Nel Novecento il riordino urbanistico continuò senza sosta con la molte demolizioni nella area della stazione per far posto alla costruzione dei grandi alberghi di cui alcuni sono ancora in attività.

L'ultimo duro colpo, quando il quartiere era già da tempo in pieno degrado, lo subì nel 1964 quando venne demolito il Ponte Reale per far passare la Strada Sopraelevata.

[modifica] Prè oggi

La torre di Porta di Vacca (o dei Vacca)

Oggi dopo un secolo di costante e progressivo degrado il quartiere di Prè registra i primi timidi segni di ripresa.

Dopo essere stato, nel secondo dopoguerra e negli anni del boom economico, il fascinoso centro cittadino della prostituzione, del contrabbando e del piccolo commercio, a partire dagli anni ottanta ha subito un tracollo sia per il cedimento strutturale, e conseguente abbandono, di molti edifici sia per la nuova ondata di emigrazione extracomunitaria e di boom del commercio della droga.

Ma mentre sia la zona a monte, via Balbi e i suoi palazzi, che quella a mare, con il porto antico, sono state negli ultimi anni riportate a nuova vita, via Prè rimane ancora molto indietro, alla faticosa ricerca di un recupero di stabili al limite della fatiscenza.

Tra le attrattive culturali che caratterizzano l'odierna Prè c'è anche il Vico di Sant'Antonio. Questa denominazione gli è stata data nel XV secolo poiché, prima, si chiamava Vico del Falcone, dal nome del teatro sito nel vicinissimo Palazzo Reale. Il vicolo è, nel suo nucleo storico, stretto e rettilineo: salendo da Via Prè, sulla destra, abbiamo una costruzione particolare che poi analizzeremo: la chiesa di Sant'Antonio. Sulla sinistra si trovano invece le fondamenta del Palazzo Reale. La parte più densa di storia è però quella dove si trovava la chiesa. Il tempio infatti non esite più: nel XVIII secolo la famiglia Raggio comprò l'intero edificio che, tutt'oggi, è un condominio avente come atrio la pianta dell'antica chiesa. L'accesso a tale luogo sacro si trovava nel vicolo: è in stile gotico con due sottili colonne corinzie che sorreggono un'ogiva. Tutt'attorno si possono scorgere, oltre ai vari Agnelli Mistici raffiguranti Cristo, le pietre bianco-nere di tipica età bassomedievale. Al centro della costruzione si può vedere la porta lignea murata. In epoca rinascimentale l'ingresso è stato spostato in Via Prè e l'accesso presente nel vicolo è stato trasformato in infermeria. L'intero complesso è infatti passato nelle mani dell'ordine clericale di Sant'Antonio che, nel suddetto spazio, curava i malati affetti dal fuoco di Sant'Antonio o Herpes Zooster (NB occorre indagare meglio sulle effettive malattie: il "Fuoco sacro" medievale non è l'herpes, ma il "ignis sacer", ovvero l'ergotismo, causato dalla Calviceps Purpurea, micete della segale -segale cornuta-). I poveri che erano assistiti dai religiosi erano inoltre contrassegnati dalla "scrosciola", simbolo che permetteva loro di chiedere sempre e con successo beni di prima necessità. Il concetto è sintetizzato da una lapide in pietra di promontorio posta a metà della parete dell'edificio sito tra Via Prè e Vico Inferiore del Roso: ivi è raffigurato Sant'Antonio che aiuta un povero e alla destra del primo si scorgono un maiale simbolo di prosperità e un Agnello Mistico raffigurante la continua presenza di Cristo tra gli operatori di bene. Sotto la scena si trovano delle iscrizioni in gotico (probabilmente dell'inizio del XV secolo) parzialmente leggibili. Percorrendo Via Prè da Porta dei Vacca il vicolo si trova appena oltrepassato il DiperDi, poco prima della chiesa di San Sisto, tutt'oggi consacrata. Per finire volevamo dire che la struttura tipica del convento è ancora ben presente negli appartamenti sopra alla chiesa: alcune stanze hanno una particolare forma allungata e stretta, erano le Logge che attorniavano il cortile; qui i clericali amavano deambulare.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Luoghi di culto

Tra i luoghi di interesse del Sestriere di Prè c'è sicuramente l'antico Ghetto ebraico di Genova. Esso ha una forma quadrangolare ed è delimitato: a Sud da via del Campo, a Est da via Lomellini, a Nord da via Bensa e piazza della Nunziata, a Ovest da via delle Fontane. Nello spazio delimitato da queste quattro strade si trova una rete di stretti vicoli che, nonostante siano cronologicamente posteriori, ricordano la struttura romana del "cardo e decumano". Le principali strade sono Vico della Croce Bianca (tra piazza della Nunziata e Via del Campo), Vico di Untoria (tra Via Lomellini a Vico della Croce Bianca) e Vico dei Fregoso (parallelo a Vico di Untoria); gli ultimi due non escono dal perimetro del ghetto stesso. Da segnalare, anch'esso molto importante, Vico del Campo che prende il nome della Via dalla quale si dirama. Infine abbiamo due vicoli di grande interesse culturale: Vico di Santa Sabina e Vico degli Adorno. Vico di Santa Sabina è pressoché parallelo a via delle Fontane. Uno dei suoi sbocchi è in piazza Santa Sabina dove al giorno d'oggi si trova una banca: il palazzo dove la stessa opera era però una chiesa intitolata appunto a Santa Sabina. Se ci si inoltra nell'antico Ghetto, nei pressi di Vico della Croce Bianca, si può ancora notare l'abside, in stile romanico, dell'antico luogo sacro. Ricordiamo che, comunque, al termine di Via delle Fontane sul lato di via Prè erano presenti due altre chiese oggi scomparse. Per quanto riguarda Vico degli Adorno era abitato dall'omonima famiglia che, nel punto in cui la strada sfocia in Via Lomellini, appose una lapide probabilmente in ardesia. l'intero piano è occupato da un bassorilievo ma nel bordo inferiore si trova una piccola incisione: "Pax huic domui" (Pace a questa casa). Il fatto che le parole siano intervallate da una piccola croce e che la scena sia permeata da soggetti religiosi ci suggerisce che gli Adorno fossero di orientamento cattolico. Un ulteriore conferma ci giunge dalla vicina chiesa di San Filippo: nel secondo altare laterale sulla sinistra si trova una tomba dedicata proprio ad un componente di questa famiglia. Per concludere forniamo al lettore l'etimologia della parola "ghetto". Essa ha le sue radici a Venezia poiché in un isolotto della laguna era sito lo scarico di un'industria; quando questa sparì nello stesso posto fu stipata la Comunità ebraica e, l'isola famosa per il "getto" si trasformò, con l'innesto della "h" e la trasformazione della "e" da chiusa ad aperta, in isola del "Ghetto". Ovviamente oggi il Ghetto ebraico di Genova è diventato un ordinario quartiere dove vivono persone di ogni cultura ed etnia.

[modifica] Note

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011

[modifica] Bibliografia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Genova.
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