Porto Corsini

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Porto Corsini
frazione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Ravenna-Stemma.png Ravenna
Comune Ravenna-Stemma.png Ravenna
Territorio
Coordinate 44°29′00″N 12°16′00″E / 44.483333°N 12.266667°E44.483333; 12.266667 (Porto Corsini)Coordinate: 44°29′00″N 12°16′00″E / 44.483333°N 12.266667°E44.483333; 12.266667 (Porto Corsini)
Altitudine m s.l.m.
Abitanti 1 530[1]
Altre informazioni
Cod. postale 48123
Prefisso 0544
Fuso orario UTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Porto Corsini

Porto Corsini è stato lo scalo portuale di Ravenna dal Settecento fino alla prima guerra mondiale.
Il centro abitato fu costruito su entrambe le sponde della foce del canale Candiano, a 8 km dalla città.
Oggi prende il nome di Porto Corsini solo l'abitato sulla sponda nord del canale. Dal 1930 la parte costruita sulla sponda sud ha assunto la denominazione di Marina di Ravenna.
Amministrativamente, Porto Corsini è una frazione del Comune di Ravenna, inserito nella circoscrizione n. 4 "del Mare", con sede a Marina di Ravenna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Porto Corsini risalgono alla prima metà del Settecento.
Nacque come porto della città in sostituzione dell'antico scalo esistente alla foce canale Panfilio (o Pamfilio) [2], posto pochi km a sud-est della città (dove oggi sorge la frazione Porto Fuori). Verso il 1737 il Panfilio fu scelto come nuovo alveo dei Fiumi Uniti. Sul corso d'acqua, infatti, furono fatti confluire artificialmente i fiumi Ronco e Montone. L'antico porto canale venne abbandonato.

Il nuovo scalo venne costruito nel 1748 per volere del cardinal Lorenzo Corsini (poi Papa Clemente XII), presso la foce del nuovo canale artificiale (Canale Corsini), realizzato allargando il canale della Bajona (oggi Baiona). L'area portuale fu edificata alla foce del canale di scolo Fossina, ove esisteva già un approdo per i pescatori.
L'attività principale della zona era la compravendita di pesce. Il mercato del pesce era sostenuto e favorito dai monaci di S. Vitale, in quanto proprietari delle aree costiere situate a settentrione di Ravenna.
L'area su cui sorgeva il porto era invece di proprietà dei marchesi Cavalli.

Dopo l'epoca napoleonica il governo pontificio emanò un editto per la regolamentazione del mercato dei prodotti ittici e rilevò la proprietà del porto. Nel corso del XIX secolo, lo scalo crebbe fino a diventare, durante il pontificato di Papa Pio IX, "il più frequentato ed il più centrale pel commercio delle quattro Legazioni"[3]. Inoltre il porto di Ravenna era:

  • "il più prossimo ed il più comodo scalo nel littorale della Romagna per Venezia, Trieste ed altri porti esteri dell'Adriatico";
  • "il solo a cui possa metter capo ogni strada di comunicazione tra il Granducato di Toscana e questa parte dello Stato Pontificio[3]. Toscana voleva dire Firenze, ma anche Livorno, scalo portuale di primaria importanza del mare Tirreno.

Il porto di Ravenna era, tra quelli dello Stato Pontificio, il primo per i rifornimenti dall'estero. Le importazioni dello scalo ravennate, infatti, superavano largamente le esportazioni. La maggior parte della merce importata arrivava dall'Impero austriaco. Circa un terzo era costituito da materie prime (metalli, legname da costruzione e manifatture) e prodotti di consumo (tra cui spicca il tabacco ungherese). Le esportazioni invece vertevano quasi esclusivamente sui prodotti dell'agricoltura. La canapa rappresentava, da sola, il 53% del valore esportato. Il secondo prodotto erano le granaglie: mais e grano [4].

Planimetria dell'area di Porto Corsini (Giovannino Bernabei, 1906).

Nel 1863 venne costruito un nuovo faro, a testimonianza del continuato interesse per lo sviluppo del porto negli anni successivi all'unificazione nazionale. In seguito il faro divenne sede della Capitaneria di Porto. Nello stesso anno fu realizzato il collegamento ferroviario di Ravenna con l'importante linea Bologna-Ancona (Ferrovia Castelbolognese-Ravenna). Le merci arrivate a Porto Corsini poterono quindi essere caricate sui treni a Ravenna e da qui raggiungere il resto del Paese.

Nel 1872 la «Società Balnearia» (nata a Ravenna l'anno prima per promuovere iniziative che ravvivassero il litorale) impiantò sulla spiaggia uno "stabilimento balneario", meta dei primi "bagnanti" ravennati e dell'entroterra; per la prima volta l'esercizio della balneazione divenne economicamente interessante per l'economia locale.

Foto aerea di Porto Corsini nel 1918. Nell'immagine si notano: a destra in basso la "punta" della Baiona; la chiesetta di San Giuseppe lungo la strada d'alaggio; il faro e poche case sparse.

Durante la prima guerra mondiale, Porto Corsini fu convertito in base militare e sede di guarnigione. Dal porto ravennate partivano torpediniere, sottomarini, M.A.S. e idroplani per effettuare incursioni dall'altra parte del mare Adriatico (all'epoca territorio dell'Impero austriaco).[5]

Dopo il conflitto fu ripristinato l'uso civile dello scalo. Nei primi anni venti, a causa del movimento ondoso di traslazione creato dai pesanti e potenti mezzi che entravano nel Canale Candiano, molta terra si staccò dalle rive della via d'acqua e si accumulò sul letto, riducendone la profondità. In alcuni punti il fondale non raggiungeva neanche i 12 piedi (circa 4 metri) [6].
Nello stesso periodo, il podestà di Ravenna Celso Calvetti approvò il nuovo assetto urbano di Porto Corsini, che assunse definitivamente il nome attuale. Nel 1926 il giovane Eugenio Montale visitò Ravenna e Porto Corsini. Qui narrò il suo immaginario incontro con la misteriosa figura di "Dora Markus", descrivendo sullo sfondo la bellezza della nuova sistemazione urbanistica della località.

Nel corso della seconda guerra mondiale, Porto Corsini fu colpito da un bombardamento aereo che si protrasse dal 6 al 9 luglio 1944. Furono abbattuti il faro, la torre dell'acquedotto, la chiesa e diverse case. Prima dell'evacuazione di Ravenna (3 dicembre 1944), i tedeschi minarono il porto. Le esplosioni arrecarono gravi danni alle strutture.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Più antico rispetto agli altri Lidi Ravennati (fino al 1930 dava il nome anche all'abitato che sorgeva a sud del canale, che solo successivamente ha preso il nome di Marina di Ravenna), non è oggi né fra i più sviluppati, né fra i più frequentati turisticamente. Si caratterizza tuttavia per un turismo trasversale, beneficiando della presenza della retrostante Pineta San Vitale e di tutta l'area palustre e valliva che si sviluppa a nord del Candiano (e facente parte del Parco regionale del Delta del Po), e costituendo sovente meta per escursioni naturalistiche e attività come il cicloturismo, il podismo, la pesca sportiva e inoltre il windsurf, il kitesurf, e gli sport velici in generale.
Porto Corsini è collegato a Marina di Ravenna da un servizio di trasporto su traghetto.

Il 20 giugno 2011 è stato aperto, all'imbocco del Canale Candiano dal lato di Porto Corsini, il nuovo terminal crociere di Ravenna. Nel periodo tra giugno e settembre attraccheranno alla struttura le navi da crociera di tutte le più grandi compagnie del mondo. Si prevede un flusso di arrivi stimato in circa 75.000 turisti all'anno.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (circa)
  2. ^ In onore di Papa Innocenzo X (1574-1655), di casa Pamphili.
  3. ^ a b Il Giornale Toscano, 1836, citato in "Ravenna, il porto delle quattro Legazioni", La Voce di Romagna, 2 gennaio 2009.
  4. ^ Il Felsineo, 13 febbraio 1844, citato in "Ravenna, il porto della canapa", La Voce di Romagna, 18 aprile 2011. Mais e grano vengono definiti, rispettivamente, "formentone e frumento".
  5. ^ Mauro Antonellini, Salvat ubi lucet: la base idrovolanti di Porto Corsini e i suoi uomini 1915-1918, Faenza, Casanova Editore, 2008, ISBN 978-88-95323-15-2. URL consultato il 23 settembre 2012.
  6. ^ Le conseguenze della guerra si fecero sentire anche negli anni seguenti. Nel 1925, a distanza di otto anni dalla fine del conflitto, il porto non aveva ancora ripreso la sua funzionalità poiché i fondali erano poco profondi.
  7. ^ In mattinata l'inaugurazione ufficiale del nuovo terminal in La Voce di Romagna, 20 giugno 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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