Porta all'Arco

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La Porta dell'Arco presso Volterra
Fornice interno

La Porta dell'Arco (o all'Arco) di Volterra, risalente circa al periodo fra IV e III secolo a.C., fa parte della cinta muraria in panchino della città, edificata originariamente dagli Etruschi e poi modificata successivamente nel Medioevo quando la città si erse a Libero comune.

Si tratta del principale accesso alla città dal lato sud, opposta quindi all'altra porta etrusca di Volterra, Porta Diana, a nord.

La porta ha risentito, rispetto a simili costruzioni in altre città, in maniera minore dei rimaneggiamenti romani dopo la sottomissione della città a Roma ed infatti essa presenta ancora oggi la grandiosa imponenza tipica delle porte cittadine etrusche.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La porta è realizzata in grandi blocchi di tufo sovrapposti a secco. La vivace cromia è dovuta all'utilizzo di tre tipi diversi di roccia: nei piedritti, infatti, vediamo un calcare arenaceo di color giallastro; l'arco invece è realizzato con un grigio calcare di scogliera; infine, le tre teste scolpite sono in selagite rossastra. [1]

Come particolare saliente, sul fronte esterno, si nota la sottolineatura dei tre elementi principali dell'arco (la chiave di volta e i due piani di imposta) mediante tre teste scolpite, protomi, forse rappresentanti Giove (Tinia per gli etruschi) e i due protettori della città Castore e Polluce o Uni e Minerva, divinità protettrici, tre teste di leoni, o forse ricollegabili all'usanza orientale di esporre sulle Mura cittadine le teste mozzate dei comandanti nemici, come tacito monito verso qualsiasi presenza ostile. Sia l'arco che le protomi sono da riferirsi a rimaneggiamenti successivi, probabilmente collocabili al III sec. a. C. [2]

La porta presenta due fornici: uno esterno, sopra descritto con le tre protomi, originariamento difeso da una saracinesca che permetteva una rapida chiusura difensiva, e uno interno, sbarraato da due battenti. Per questo possiamo definirne la pianta a camera.

La sventata distruzione[modifica | modifica sorgente]

Durante il passaggio del fronte da Volterra nella Seconda guerra mondiale, precisamente il 30 giugno 1944, il comando tedesco in città decise di far saltare la porta per rendere difficoltoso l'accesso alle truppe alleate: tuttavia, acconsentì a non distruggere il manufatto se fosse stata ostruito entro 24 ore. La popolazione di Volterra accorse in massa e riuscì a sigillare il monumento utilizzando le pietre del selciato delle vie circostanti. Un bassorilievo collocato nel 1984 nei pressi della porta ricorda questa impresa. [3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ M. Pasquinucci, L'Evo antico in M. Pascquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007, p. 32
  2. ^ Ibidem
  3. ^ A. Furiesi, Dalla fine del Medioevo all'età contemporanea, in M. Pascquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007, p. 175

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M. Pascquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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