Porta San Pellegrino

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Porta San Pellegrino è una delle porte che si aprono nelle mura leonine di Roma.

Insieme alla posterula Sancti Angeli (forse la porta Cornelia delle mura aureliane) e alla “posterula Saxonum” (poi divenuta porta Santo Spirito) è tra i più antichi accessi alla città leonina nelle mura originali, e riporta infatti una lunga iscrizione di papa Leone IV che celebra l’edificazione della cinta muraria (e che sembra fosse presente, con qualche variante, anche sulle altre due porte più antiche):

(LA)
« 
QUI VENIS AC VADIS DECUS HOC ABTENDE,
QUOD QUARTUS STRUXIT NUNC LEO PAPA LIBENS.
MARMORE PRAECISO RADIANT HAEC CULMINA PULCHRA,
QUAE MANIBUS HOMINUM AUCTA DECORE PLACENT.
CAESARIS INVICTI QUOD CERNIS ISTE HLOTHARI,
PRAESUL TANTUM OVANS TEMPORE GESSIT OPUS.
CREDO MALIGNORUM TIBI IAM NON BELLA NOCEBUNT,
QUENE TRIUMPHUS ERIT HOSTIBUS ULTRA TUIS.
ROMA CAPUT ORBIS, SPLENDOR, SPES, AUREA ROMA,
PRAESULIS UT MONSTRAT EN LABOR ALMA TUI.
CIVITAS HAEC A CONDITORIS SUI NOMINE LEONINA VOCATUR
 »
(IT)
« Viandante che entri ed esci, ammira questo splendido edificio che papa Leone IV edificò con animo lieto. Belle splendono, in marmo squadrato, queste alte guglie che, lavorate dalla mano di uomini, piacciono per il loro ornato decoro. Monumento dell’epoca dell’invitto Lotario è questa grande opera che il pontefice realizzò in modo trionfale. A te in verità mai nuoceranno guerre di empi né mai più il nemico celebrerà i suoi trionfi, o Roma, prima nel mondo, splendore, speranza, città aurea, alma sei, Roma, come il pontefice ti dimostra nella sua opera. Questa è la città che, dal nome del suo edificatore, si chiama Leonina. »
Porta San Pellegrino

Nel tempo assunse varie denominazioni: “Aurea”, “Cassia”, “Sancti Petri” o, per la vicinanza ai giardini vaticani, “Viridaria”, nome che mantenne per molto tempo dalla fine del XIII secolo. Dal XV secolo è attestato anche il nome poco nobile di “porta Merdaria”, di origine evidentemente popolana, sembra attribuito per la vicinanza ad uno scarico abusivo di immondizie, nonostante i divieti.

Si trova nei pressi della chiesa di San Pellegrino (ad uso della Guardia Svizzera Pontificia), e costituiva l’accesso principale per entrare in Vaticano da nord. Infatti l’antica via Trionfale, iniziando all’incirca al centro della futura piazza San Pietro, in corrispondenza dell’attuale obelisco, passava sotto la porta e proseguita verso monte Mario.

Verso la metà del XV secolo papa Niccolò V (1447-1455) iniziò l’opera di ampliamento delle strutture edilizie di competenza del Vaticano in direzione nord, nella zona esterna sulla sinistra della porta. Dovette quindi provvedere anche alla riedificazione di un tratto di cinta muraria in sostituzione di quella preesistente che, partendo dall’odierno “Portone di Bronzo” (l’accesso ufficiale ai Palazzi Vaticani), si congiungeva col muro del “Passetto di Borgo” in corrispondenza del “Torrione di Niccolò V”. Proprio la porta San Pellegrino è il punto d’intersezione tra il “Passetto” e l’ampliamento operato da Niccolò V.

L’esigenza di racchiudere nuovamente il Vaticano entro solide mura sembra comunque fosse dovuta anche ai timori che il papa nutriva nei confronti di Federico III, l’ultimo imperatore del Sacro Romano Impero incoronato a Roma da un papa.

Papa Alessandro VI, nel 1493, ne curò la ristrutturazione e la difese con due massicce torri merlate quadrangolari ai lati. Sul lato interno, oltre allo stemma del pontefice, è visibile una lapide a memoria dell’intervento, che coinvolse anche tutto il tratto del “Passetto” fino alla Mole Adriana: “ALEXANDER VI. PONT. MAX. CALISTI III. PONT. MAX. NEPOS, NATIONE HISPANUS, PATRIA VALENTINUS, GENTE BORGIA, PORTAS ET PROPUGNACULA A VATICANO AD ADRIANI MOLEM VETUSTATE CONFECTA TUTIORA RESTITUIT AN. SALUTIS MDCCCCLXXXVII”. Ma già nel 1411 l’antipapa Giovanni XXIII aveva demolito le torri originali.

Sempre per motivi di sicurezza e a causa dell’ampliamento del nuovo quartiere di “Borgo”, che si andava estendendo tra Castel Sant’Angelo e le recenti mura, papa Pio IV (1559-1565) diede inizio a nuovi lavori ed all’erezione di un nuovo tratto di mura, all’incirca lungo la direttrice delle odierne piazza Risorgimento - via S.Porcari - via Alberico II fino al bastione settentrionale del Castello. La porta San Pellegrino, già fortemente limitata (se non di fatto privata) del suo ruolo dai lavori precedenti, veniva così a trovarsi decisamente molto indietro rispetto al nuovo limite, e così nel 1563 venne chiusa, per essere riaperta solo nel 1823 da papa Leone XVI come accesso (tuttora funzionante) alla caserma della Guardia Svizzera.

Posto che nulla si conosce dell’aspetto originario, oggi è comunque fortemente limitata all’osservazione a causa dell’estrema vicinanza del colonnato berniniano di piazza San Pietro, trovandosi praticamente sotto il Palazzo Apostolico.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Laura G. Cozzi, "Le porte di Roma", F. Spinosi Ed., Roma, 1968
  • Mauro Quercioli, "Le mura e le porte di Roma", Newton Compton, 1982

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]