Porta Leoni

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Coordinate: 45°26′26″N 10°59′59″E / 45.440556°N 10.999722°E45.440556; 10.999722

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I resti della porta, fronte a foro

Porta Leoni è una porta romana di Verona. Non si conosce la denominazione con cui era conosciuta in età romana. Nel medioevo era conosciuta come Porta San Fermo, per la vicinanza all'omonima chiesa. Successivamente fu ripristinato il nome classicheggiante di Arco di Valerio (dal nome di Publio Valerio, fautore della costruzione), ma fin dal XV secolo veniva popolarmente detta dei Leoni per la presenza nelle vicinanze di un sarcofago romano in pietra con due leoni (ora posto dietro al monumento di Umberto I, nei pressi del vicino ponte Navi). Collegava il Cardo maximus cittadino alla via Hostilia che da sud congiungeva Bologna con Aquileia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La porta dei Leoni è stata costruita in età repubblicana per volere dei quattuoviri citati nell'epigrafe conservatasi nel pennacchio tra i due fornici: "P. VALERIVS/Q. CAECILIVS/Q. SER- VILIVS/P. CORNELIVS"[1][2].

Venne ristrutturata poi in età imperiale (come l'altra porta monumentale della città, porta Borsari), secondo la scritta, in bei caratteri di lapidaria romana quadrata, scolpita subito sopra il fornice sulla fascia bassa dell'architrave: "TI. FLAVIVS. P.F. NORICVS IIIIVR I.D.". Probabilmente dovevano comparire in altrettante fasce gli altri tre nomi dei quattuoviri, che, su decreto dei decurioni, avevano curato l'arricchimento della porta.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Età repubblicana (dx) ed età imperiale (sx)

La porta dei Leoni in epoca repubblicana era costituita di due facciate in cotto con profilature decorazioni e modanature in tufo: una rivolta alla campagna e l'altra alla città. Dovevano essere sostanzialmente identiche nelle strutture, formate da due fornici larghi 330 cm e alti 525 cm sopra i quali concludeva la prima parte della costruzione una coronazione ionica in tufo a cresta d'onda alta 95 cm, per un totale di 694 cm. Seguiva poi un primo piano con sei finestrelle alte 158 cm e larghe 60 cm scandite da piatte lesene di tufo: per una altezza totale di questa fascia di 291 cm, completata da una cornice dorica alta 101 cm, classicamente composta da metope decorate con bucrani vittati (decorati con benda), rosette e patere, e intervallate da triglifi. Il tutto listato da un geison (fascia decorata) con protomi leonine. La completezza della decorazione farebbe supporre questa come conclusiva della facciata, che invece prosegue con un'altra serie di sei finestre alte 180 cm e larghe 60 cm, ritmate da semicolonne alte 209 cm; doveva quindi esserci una cornice finale sporgente per un totale complessivo di circa 13 metri.

Di questa facciata rimane la parte sinistra rivolta a foro, che si intravede sotto il rivestimento in pietra bianca eseguito in età imperiale. A circa 20 metri ad agro si alzava la facciata esterna della quale nulla più possediamo: le sue misure le possiamo supporre identiche a quelle della facciata a foro; la decorazione probabilmente no, perché una "differenza di qualità è postulata dalla considerazione [...] che una porta ha il suo significato principale, il suo valore rappresentativo più verso l'agro che verso la città"[3]. In fianco a questa facciata, raccordo necessario con le mura e ad esse più che alla porta accostate anche architettonicamente, le due torri con diametro di 424 cm e sedici spigoli, delle quali ci restano i basamenti recuperati a ciel sereno per quella di destra, nelle cantine sotto la farmacia per quella di sinistra.

In età imperiale, quasi un secolo dopo questa prima porta repubblicana, venne alzata la porta marmorea[4]. Il paramento in pietra bianca della Valpantena è opera di quel rinnovamento e arricchimento che anche Vespasiano continuerà e potenzierà, grazie al quale Verona sarà la "Magna Verona" di Marziale (XIV, 195). Anche di quest'opera di arricchimento noi possediamo solo la facciata sinistra a foro, che copre la sottostante facciata repubblicana. La copertura ripete sostanzialmente le forme sottostanti, arricchendole di particolari decorativi quali le due colonne doriche con capitello corinzio ai lati del fornice, le lesene scannellate con capitello delle tre finestrelle del primo piano, e il vano della grande esedra del secondo piano.[5][6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Saraina per primo nel 1540 leggeva i quattro nomi. Costoro erano i quattuoviri incaricati dell'esecuzione e cura dei lavori della prima porta: li potremmo quasi considerare i fondatori ufficiali di Verona romana e costatare subito come i loro nomi sono tutti e quattro perfettamente e completamente latini Tratto da Verona.com
  2. ^ T. Saraina, De origine et amplitudine civitatis Veronae, Verona, 1540.
  3. ^ Notiziario BPV numero 2 anno 1981
  4. ^ Per la data bisogna tenere conto di due termini ante quem e post quem: il 41 d.C. anno della porta Aurea di Ravenna e il 73 d.C. anno del Capitolium vespasianeo di Brescia
  5. ^ Una certa semplicità e severità di impostazione generale, unite a un certo gusto per alcune "audacie" anticlassiche, come la costruzione dell’ultimo piano, hanno fatto ritenere la porta della fine del periodo Claudio o al massimo del primo periodo Flavio
  6. ^ Notiziario BPV numero 2 anno 1981

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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