Port-Royal des Champs

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Coordinate: 48°44′39″N 2°00′58″E / 48.744167°N 2.016111°E48.744167; 2.016111

Port-Royal des Champs è un'antica abbazia cistercense nella valle di Chevreuse a sud-ovest di Parigi famoso per la comunità religiosa di orientamento giansenista che vi si sviluppò dal 1634 al 1708. Port Royal fu distrutto all'inizio del XVIII secolo per ordine di Luigi XIV. L'abbazia e il suo comprensorio sono divenuti in seguito luoghi di memoria, meta di pellegrinaggi di viaggiatori e intellettuali. Oggi sono visibili le rovine dell'abbazia e il suo demanio, e il Musée national de Port-Royal des Champs, (in passato Musée des Granges).

Vista del Port-Royal, Louise-Magdeleine Horthemels

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La comunità religiosa fu fondata nel 1204 dai Cistercensi per le loro monache, nella insalubre valle della Chevreuse, non lontano da Parigi[1]. Per molti secoli la vita del monastero seguì una routine senza sussulti e nel tempo, in maniera progressiva, scivolò sempre più nella rilassatezza dei costumi fino a che, nel 1609, una giovane ed energica badessa, Angélique Arnauld, della omonima facoltosa famiglia parigina, riportò la casa alla primitiva purezza. Angélique Arnauld era entrata in convento nel 1599, all'età di soli sette anni, senza vocazione (altri segni, questi, di allentamento delle regole[1]) e fu nominata badessa nel 1602 ad appena dieci anni[1]. La sua risoluzione a riformare il convento maturò nel 1609, dopo l'ascolto della predica di un controverso frate cappuccino[1].

Fu così che sotto l'energica guida della badessa, il monastero vide ristabilirsi la fermezza della regola fino a divenire «uno dei più vivaci e influenti – anche se aspramente discussi e osteggiati – centri di spiritualità e di riforma cattolica del suo secolo»[1]

Nel 1625, considerato il clima pessimo e insalubre della zona, le religiose decisero di trasferirsi a Parigi nel quartiere di Saint Jacques. Mère Angelique decise poi nel 1636 di assumere come direttore del monastero l'abate Jean Duvergier de Hauranne, il quale, nel 1638, decise di riunire nel monastero un certo numero di uomini per vivere nell'isolamento, nella preghiera e nel lavoro.

Si vennero ben presto ad aggiungere uomini eminenti, come il teologo e moralista Pierre Nicole, o il grammatico Claude Lancelot.

Nel 1648, una parte delle suore tornò nella vecchia casa della valle: si iniziarono così a distinguere Port-Royal de Paris e Port-Royal des Champs (in cui si sviluppò il movimento del giansenismo).

Port-Royal era aperto a tutta quanta la tradizione cattolica; vi erano presenti la Bibbia, i Padri della Chiesa, san Bernardo. Come quasi tutta la Chiesa a quel tempo, si poneva al di sopra di tutti i pensatori la figura di Sant'Agostino.

Port Royal fu distrutto all'inizio del XVIII secolo per ordine di Luigi XIV, e l'abbazia e il suo comprensorio sono divenuti luoghi di memoria, meta di pellegrinaggi di viaggiatori e intellettuali. Oggi sono visibili le rovine dell'abbazia e il suo demanio, e il Musée national de Port-Royal des Champs, (in passato Musée des Granges).

Port-Royal des Champs e il giansenismo[modifica | modifica wikitesto]

A Port-Royal des Champs vennero fondate molte scuole, conosciute con il nome di Piccole Scuole di Port-Royal, che divennero celebri per la qualità eccezionale dell'insegnamento che vi si impartiva. Nel 1634 Jean Duvergier de Hauranne, abate di Saint-Cyran ne divenne il direttore spirituale; egli era stato amico di Cornelius Jansen, conosciuto come Giansenio e a partire da questo momento i conventi e le scuole di Port-Royal aderirono strettamente alla corrente teologica del giansenismo.

L'atmosfera di intensi studi e di religiosità giansenista attirò molti protagonisti della vita culturale dell'epoca. Jean Racine frequentò Port-Royal e Blaise Pascal ne prese le difese contro i Gesuiti all'epoca della controversia giansenista. Inoltre, alcuni importanti personaggi di corte erano vicini al giansenismo, come il duca di Luynes o il duca di Liancourt. Alcuni componenti della famiglia Arnauld ottennero importanti incarichi come Simon Arnauld de Pomponne, che divenne ministro sotto Luigi XIV.

In seguito alla controversia giansenista nell'ambito del cattolicesimo, le scuole di Port-Royal furono accusate di eresia. Nel 1679 fu proibito al convento di accettare novizi, la qual cosa lo condannò all'estinzione. Il convento stesso venne soppresso dalla bolla di papa Clemente XI nel 1708, i religiosi che vi rimanevano furono espulsi a forza nel 1709 e gli edifici furono rasi al suolo nel 1710 e il luogo del monastero divenne proprietà del convento di Port-Royal di Parigi.

Dopo la Rivoluzione francese[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo della Rivoluzione Francese, in seguito alla confisca dei beni del clero, nel 1791 il convento divenne proprietà dello stato e una parte di esso fu trasformata in fattoria e venduta a dei contadini. Questa parte del monastero ritornò proprietà statale nel 1951.

L'altra parte, consistente nelle rovine dell'abbazia, fu venduta a una donna vicina agli ambienti giansenisti, madame Desprez. La sua famiglia ne rimase proprietaria fino al 1828, quando i giansenisti riuscirono ad acquistarla installandovi una scuola gratuita per i bambini della regione che continuò fino al 1867. Nel 2004 il luogo è ritornato all'amministrazione statale e l'intero complesso è visitabile ancora oggi.

Port-Royal di Sainte-Beuve[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore Charles Augustin de Sainte-Beuve ha raccolto la storia del convento e della comunità di Port-Royal in una sua ponderosa opera in più volumi, pubblicata tra il 1840 e il 1859, che ha contribuito a sottrarre il luogo all'oblio in cui era caduto nel secolo e mezzo precedente, e a fondarne il mito successivo.

L'opera è tradotta in italiano nel 2011 per Einaudi, a cura di Mario Richter, all'interno nella collana I millenni[2]

Logica di Port-Royal[modifica | modifica wikitesto]

Con il titolo di "Logica di Port-Royal, ovvero dell'arte di pensare", Antoine Arnauld e Pierre Nicole, due fra i principali esponenti del giansenismo, pubblicarono un trattato di logica che si caratterizzava per l'inserimento, oltre ai consueti capitoli dedicati al concetto, al giudizio e al ragionamento, di un quarto capitolo dedicato al metodo, che si rifaceva al pensiero di Cartesio.

La logica di Port-Royal si caratterizza, contro ogni nominalismo, per un orientamento funzionalista: tema principale infatti non sono i nomi o i segni, ma le modalità con cui la mente opera i collegamenti fra i vari nomi. In questo senso va inteso il riferimento all'arte di pensare: la logica infatti non è qui intesa dal punto di vista formale, come costruzione pura di ragionamenti deduttivi, ma come un metodo per condurre la mente alla conoscenza di idee chiare e distinte, quindi alla scoperta e all'invenzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Mario Richter, Introduzione a Sainte-Beuve, Port-Royal, ed. Einaudi-I millenni, 2011, p. XXI
  2. ^ Sainte-Beuve, Port-Royal, a cura di Mario Richter, coll. I millenni, traduzioni a cura di Elettra Bordino, Fabiola Baldo, Marina Bernardi, Maria Dario e Alessandra Flores D'Arcais, Einaudi, 2011 ISBN 978-88-06-19595-3

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