Popoli del mare

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Iscrizione di Medinet Habu - Ramesse III vittorioso sui Popoli del mare.

Popoli del mare è il termine moderno utilizzato per identificare un insieme di popolazioni chiamate collettivamente Haunebu (con il significato di "dietro-le-isole") in documenti dell'antico Egitto.

Si tratta di genti che navigavano e compivano incursioni nel Mediterraneo orientale e che tentarono di penetrare in Egitto alla fine della XIX dinastia e nel quinto anno di regno del faraone Ramesse III, della XX dinastia.

Indice

[modifica] I documenti antichi

I Popoli del mare (nȝ ḫȝt.w n pȝ ym) in scrittura geroglifica
N35
G1
N25
X1 Z1 Z1 Z1
N35
G40
M17 M17 Aa15
D36
N35A N36
N21
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La prima menzione di queste genti compare in un'iscrizione di Merenptah (nel 1225 a.C. o 1208 a.C.) che ricorda la sua vittoria su una prima ondata di invasione, nella quale avrebbe ucciso 6.000 nemici e fatto 9.000 prigionieri. L'attacco venne condotto da un'alleanza composta da tre tribù dei Libi (Libu, Kehek e Mushuash) e dai "popoli del mare",, costituiti da cinque gruppi (Eqweš o Akawaša, Tereš o Turša, Lukka, Šardana o Šerden e Šekleš) .

In una iscrizione del tempio funerario di Ramesse III a Medinet Habu (Tebe) questi racconta di aver dovuto fronteggiare, circa venti anni più tardi, una seconda invasione degli Haunebu, che sconfisse in una battaglia navale dopo che questi avevano distrutto diverse città degli Ittiti e dei Mitanni. I popoli del mare si erano alleati questa volta con i Filistei ed erano costituiti da Peleset, Zeker o Tjeker, Šekeleš, Danuna o Denyen, Šerden e Wešeš.

In questa iscrizione i nomi geroglifici dei Peleset e degli Zeker si accompagnano ad un determinativo che indica una popolazione (un uomo e una donna), piuttosto che ad uno militare e sembrerebbero dunque indicare un esercito accompagnato dalle proprie famiglie e dai propri beni. Sui rilievi del tempio sono rappresentate queste popolazioni: viaggiano su carri a ruote piene trainati da buoi o su battelli decorati da teste di uccelli o d'animale alle estremità e i soldati portano elmi con alte piume o con corna.

Alcuni dei popoli citati compaiono anche singolarmente in altri casi, come i Denyen, citati durante il regno di Amenhotep III, e i Šardana che risultano tra i mercenari di Ramesse II.

I "Popoli del mare" compaiono nuovamente in un'altra serie di documenti di datazione incerta, forse agli inizi del XII secolo a.C. Il re ittita Suppiluliuma II inviò infatti una lettera all'ultimo re di Ugarit, Hammurapi (1191-1182 a.C.), mettendolo in guardia dai "Shikalayu che vivono su barche", forse identificabili con i Šekleš della prima lista. Poco dopo i documenti ittiti menzionano la caduta di Ugarit, che non sarebbe più stata ricostruita.

I documenti egiziani descrivono i Popoli del Mare come il popolo delle "isole che stanno in mezzo (nel cuore del) al grande verde", identificabile probabilmente con il Mediterraneo.[senza fonte]

[modifica] Teorie sui "Popoli del mare"

Iscrizione di Merenptah

Il periodo in cui si collocano gli avvenimenti citati nei documenti, alla fine dell'età del bronzo, era un momento di grande crisi per il mondo mediterraneo, che vide l'"invasione dorica", il crollo dei regni micenei e quello dell'impero ittita e di altri antichi stati orientali: la brusca fine di queste civiltà indusse a ritenere che fosse stata l'invasione dei "Popoli del mare" a provocarne la fine, ma il loro ruolo fu probabilmente solo quello di scatenare quella che era già una crisi interna sociale e politica di questi antichi regni. Inoltre molte città, in realtà, sopravvissero indenni, come Karkhemish, Biblo e Sidone.

Secondo Nicolas Grimal [senza fonte]la fine dei regni dei Mitanni, degli Assiri e di Babilonia sarebbe attribuibile agli attacchi di una popolazione nomade o seminomade che viveva ai margini delle terre urbanizzate, conosciuta in lingua accadica come Habiru. La vittoria di Ramesse III sarebbe stata solo una scaramuccia, di molto amplificata nella descrizione fornita dall'iscrizione.

Secondo Eberhard Sangger[senza fonte] i "Popoli del mare" sarebbero invece identificabili con popolazioni di stirpe greca: gli 'Eqweš o Akawaša con gli Achei e i Denyen con i Danai (o Dananoi). Si tratterebbe dei fondatori delle città-stato micenee, la cui distruzione sarebbe avvenuta successivamente in seguito ad una lunghissima serie di lotte intestine, e non a causa della successiva "invasione dorica". Queste popolazioni greche avrebbero compiuto sporadiche incursioni al di fuori del loro territorio egeo, che sarebbero state ricordate nei documenti egizi. Secondo quest'ipotesi gli stessi Filistei, stanziati nella costa meridionale dell'odierna Israele e citati anche nella Bibbia, sarebbero una popolazione di stirpe greca che avrebbe invaso l'area, sovrapponendosi alla precedente civilizzazione cananea. La teoria si basa sulla presenza di ceramiche micenee e di forti influssi egei, fusi con la precedente tradizione locale, riscontrabili nella ceramica filistea, ed inoltre su tracce linguistiche di origine indoeuropea. Altri studiosi (tra cui Sherratt Drews)[senza fonte] ritengono invece che le origini dei Filistei siano piuttosto da ascriversi ad un'evoluzione locale della civiltà cananea.

Alcuni dei "Popoli del mare" sono stati anche identificati con popolazioni provenienti dall'Europa centrale o dalla penisola italiana, sulla base di alcune somiglianze tra oggetti provenienti da queste zone e altri rinvenuti nei siti ritenuti distrutti dalle loro invasioni, dove in precedenza sarebbero invece mancati simili contatti. I Šardana o Šerden sarebbero identificabili con i Sardi, i Šekleš o Šekeleš con i Sicani, i Tereš o Turša con i Tirreni, ossia gli Etruschi[senza fonte].

Un'altra ipotesi [senza fonte]suggerisce l'identificazione dei "Popoli del mare" con i mercenari di origine settentrionale e orientale, assoldati negli eserciti micenei ed egiziani, che si sarebbero ribellati saccheggiando le città e portando alla fine numerosi antichi regni della Grecia e del Vicino Oriente.

Una recente proposta di Sanford Holst[senza fonte] suppone invece l'identificazione dei "Popoli del mare" con popolazioni provenienti dall'Anatolia e dalle coste del Mar Nero, che sarebbero state costrette a spostarsi in seguito ad una sopravvenuta carenza di cibo e che si sarebbero alleate con i Fenici con lo scopo di trovare nuove terre su cui stanziarsi: secondo questa ipotesi è questo il motivo per il quale i centri fenici si sarebbero salvati dalla distruzione.

Sulla base delle informazioni riportate nei documenti egiziani, secondo i quali gli che praticavano la circoncisione ed erano di origine semitica[senza fonte], gli Habiru sono stati identificati[senza fonte] anche con gli Ebrei, secondo una teoria che tuttavia non ha avuto seguito nel mondo accademico. In base a tale ipotesi, i Peleset sarebbero identificabili con i Filistei e gli altri nomi citati con alcune delle dodici tribù di Israele (Denyen o Danua > tribù di Dan; 'Šekleš > tribù di Issacar; Wešeš > tribù di Aser; Tjekker o Zeker > tribù di Manasse), Queste tribù si sarebbero staccate da una confederazione con i Filistei per riunirsi quindi alle altre tribù di Israele. La teoria è fortemente in disaccordo con il racconto della nascita delle tribù tradizionali nella Bibbia.

[modifica] Shardana - Sherden

Bronzetto sardo raffigurante un arciere (Cagliari, Museo Archeologico Nazionale)

I Shardana compaiono nel campo di battaglia raffigurato a Medinet Habu sia come alleati dei Libici, sia come milizie mercenarie al soldo di Ramses III. Nella raffigurazione utilizzano spade triangolari lunghe, pugnali, lance e soprattutto uno scudo tondo. Il gonnellino è corto, sono dotati di corazza e di un elmo (copricapo) provvisto di corna. Questi elementi sono stati confrontati con statuette in bronzo nuragiche di guerrieri e imbarcazioni, evidenziando alcune somiglianze in particolare nell'equipaggiamento bellico. Tali somiglianze hanno portato alla formulazione di teorie[senza fonte] che identificano i Shardana, citati nei documenti a partire dal XVI secolo a.C., con le genti che popolavano, o che avrebbero colonizzato in seguito, la Sardegna[1]: secondo questa ipotesi l'isola avrebbe preso il nome da essi. Le imbarcazioni sono caratterizzate in modo simile da protomi animali e da un albero di forme simili. Gli elmi provvisti di corna, per i Shardana facenti parte delle truppe mercenarie egiziane, sono arricchiti da un disco solare centrale, che è stato ritenuto segno di una loro devozione verso il dio egiziano Amon-Ra.[senza fonte]

Secondo una tesi del giornalista Sergio Frau che ha avuto larga diffusione mediatica[senza fonte],

, partendo dall'ipotesi che le mitiche Colonne di Ercole non corrispondano allo stretto di Gibilterra, ma al canale di Sicilia, al centro del mar Mediterraneo e che quindi la mitica Atlantide, situata secondo il racconto di Platone oltre questo punto, non sia altro che la Sardegna, si ipotizza che i Šardana corrispondano alle popolazioni che crearono la civiltà nuragica. Atlantide, sarebbe stata distrutta da grandi maremoti[senza fonte] (non esiste peraltro alcuna prova geologica che la Sardegna, e il Mediterraneo occidentale, siano stati devastati da questi maremoti), in conseguenza dei quali, approfittando della propria padronanza dell'arte della navigazione, le popolazioni sarde si sarebbero in parte spostate nelle terre più ricche del Mediterraneo orientale, invadendo l'antico Egitto. Tale teoria, a dire dell'autore, sarebbe suffragata dalla supposta somiglianza tra i bronzetti nuragici e raffigurazioni presenti in alcune tombe egizie dell'epoca dell'invasione. Alcuni Shardana sarebbero quindi emigrati anche nella penisola italica, dove avrebbero dato origine alla civiltà etrusca. Secondo Frau questo potrebbe essere provato dal ritrovamento di suppellettili sarde (come bottoni in bronzo e navicelle votive) nelle tombe di Populonia e dalla testimonianza di Strabone che attribuisce i primi re etruschi ai Sardi.

La civiltà nuragica ebbe un tracollo alla fine dell'età del bronzo, come riportato da tutti gli archeologhi in particolare da Giovanni Lilliu, il più famoso e esperto conoscitore della civiltà nuragica. Il motivo di questa crisi non è chiaro, ma si potrebbe ipotizzare sia stato causato da maremoti che hanno sconvolto l'isola e che hanno provocato allagamenti ovunque nelle zone pianeggianti (in particolare nel campidano e nelle zone costiere basse). Ciò si può dedurre dal fatto che tutti i nuraghi situati in queste zone sono parzialmente, se non completamente, sotterrati (o meglio erano sepolti nel fango): lo stesso nuraghe di Barumini, i cui scavi sono stati diretti proprio da Lilliu, era sepolto sotto ben 20 metri di terra. Altri nuraghi che si trovano in altre zone invece sono perfettamente intatti e non c'è segno di sotterramento. Se non per cause naturali, chi e per quale motivo potrebbe aver sotterrato i nuraghi? e come mai solo quelli situati in zone basse, e non anche gli altri?

Lo studioso Pierluigi Montalbano esclude l'ipotesi di cataclismi o maremoti, tra l'altro non suffragati da prove archeologiche, e propone una decadenza dovuta al sovrappopolamento e alla mancanza di nuove terre visto che la Sardegna, essendo un'isola, ha un territorio limitato. Lo stesso studioso ipotizza che intorno al X a.C. non si costruiscono più nuraghi e i principali sono trasformati in luoghi di culto. Le prove archeologiche dimostrano l'abbandono della funzione di residenza fortificata per il controllo del territorio suffragato dalla costruzione di torri basse circolari intorno alle preesistenti strutture. Queste nuove torri sono edificate sopra i crolli delle cornici terminali delle torri più antiche e la loro forma richiama a capanne circolari utilizzate per assemblee nelle quali il consiglio si disponeva seduto in circolo all'interno delle strutture.

Secondo Alberto Areddu, esiste la possibilità, come già riconosciuto da studiosi quali Bonfante e Schachermeyr, che i "popoli del mare" fossero degli Illiri, stabilitisi in epoca premicenea nell'isole dell'egeo,che si sarebbero aggiunti ai Dori greco-illiri per invadere il bacino del Mediterraneo. Gli elementi linguistici addotti dall'Areddu, che si sarebbero preservati nel sardo odierno, sono stati positivamente recensiti da un balcanologo di fama, quale Emanuele Banfi, dell'Università di Milano. In particolare i Sardi discenderebbero dalla tribù illirica dei Sardeates (dalla città di Sarda, oggi Shurdah in Albania)

I Shardana (sardi, nuragici o tirreni=costruttori di torri) erano un popolo molto evoluto sotto molti aspetti: - abili navigatori, costruttori di barche e navi di velocità e dimensioni impensabili per quell'epoca, e dotati di strumenti sconosciuti tuttora; ne sono testimonianza i bronzetti che li raffigurano, che riportano protomi di antilopi e animali sconosciuti in sardegna e nel mediterraneo: è probabile che essi si siano spinti fino alle coste del'africa centrale (capo verde ecc.) - architetti eccezionali, ne è testimonianza il fatto che i nuraghe (se ne contano più di 7.000 sparsi in tutta l'isola), risalenti al 1800-1500 a.c., siano ancora intatti (la maggior parte dei castelli medioevali è in rovina o non se ne trova traccia!) - ottimi fabbri e artigiani, come testimoniato dal ritrovamento di centinaia di migliaia di bronzetti e suppellettili; - socialmente, era una società articolata e formata da diverse classi sociali (esistevano i guerrieri, i commercianti, gli stregoni, gli arcieri, i marinai, le donne che filavano, i fabbri ecc.). A proposito è stato pubblicato (fra i tanti) un libro illustrato, di Angela Demontis: “Il popolo di bronzo”.

La teoria divulgata da Leonardo Melis nel suo libro Shardana i popoli del mare[senza fonte], non accolta neppure essa negli ambienti accademici, li fa provenire invece da Ur nel 2000 a.C. circa, dopo il decadimento dell'impero accadico.

Il nome della città storica di Sardi (Sardeis) ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosi[senza fonte] uno stanziamento o una provenienza dei Shardana dalla Lidia, una regione dell'Asia Minore prossima alla Licia, collegata altrimenti con i Lukka.

[modifica] Lukka

Dovevano occupare la costa meridionale dell'Anatolia e l'isola di Cipro ed erano considerati nei documenti ittiti un vero e proprio stato con dominio sul mare. Successivamente si stanziarono forse nella regione anatolica della Licia. Con i Licii stessi vengono identificati, e si tratterebbe allora di una popolazione indoeuropea. Il nome di tale popolazione viene fatto derivare dalla radice indoeuropea *leuk- *luk- ("luce")

[modifica] Eqweš o Akawaša

Forse identificabili con gli Ahhiyawa degli archivi ittiti di Hattusa e Ugarit, ossia probabilmente gli "Achei", micenei di stirpe greca, che dovevano essersi già stabiliti sulla costa occidentale dell'Anatolia: la Millawanda dei testi ittiti potrebbe essere identificata con Mileto, mentre Wiluša indicherebbe forse Ilio, Troia.

Un ostacolo a questa identificazione tra Eqweš e Ahhiyawa, o Achei, consiste tuttavia nel fatto che i primi sembra praticassero la circoncisione e che quest'uso è piuttosto insolito tra le popolazioni indoeuropee, di cui gli Achei fanno parte.

[modifica] Tereš o Turša

Popolo di stirpe probabilmente non indoeuropea stanziato nella parte settentrionale dell'Anatolia, sembrano collegati ai Tirsenoi o "Tirreni", ossia agli Etruschi. Questa identificazione sembra avvalorare il racconto di Erodoto circa l'origine anatolica di questo popolo, ma soprattutto la mitica parentela degli Etruschi coi Troiani cantata da Vigilio nell' Eneide. Rapporti dei Tirreni o Etruschi col mondo mediterraneo orientale dell'isola di Lemno (che si trova a poche miglia dinanzi a Troia) sembrerebbero esistere in seguito al ritrovamento della cosiddetta Stele di Lemno, un'iscrizione rinvenuta nel 1885, in cui è attestata la Lingua lemnia un dialetto simile all'etrusco. Tale stele è comunque al vaglio degli studiosi in quanto sembrerebbe ascrivibile al VI secolo a.C.

In alternativa alcuni studiosi mettono in relazione il loro nome con l'ebraico Taršiš e con l'iberico Tartessos.

[modifica] Šekeleš

Forse identificabili con la popolazione non indoeuropea dei Sicani, che si sarebbe trasferita in Sicilia dopo essere stata respinta in Egitto.

Secondo un'altra ipotesi la loro provenienza sarebbe dalla città di Sagalassos in Pisidia e sarebbero identificabili piuttosto con Siculi, popolazione indoeuropea che si sarebbe stanziata nella Sicilia orientale.

Sulla base essenzialmente del nome è stato anche proposto un loro legame con la popolazione dei Saci, dei quali dovrebbero essere il "ramo marittimo".

[modifica] Peleset

Sono identificabili con la popolazione (forse non indoeuropea) dei Filistei, documentata anche nella Bibbia, secondo cui provenivano da Kaftor, forse identificabile con Creta.

[modifica] Zeker o Tjeker

Menzionati anche dai documenti ittiti sembrano costituire insieme ai Peleset un gruppo omogeneo, distinti solo in quanto dediti alle attività marinare.

Sono stati anche messi in relazione con i Teucri e con i Tocari dell'epoca antecedente alla migrazione pontica.

[modifica] Danuna o Denyen

Di provenienza anatolica, è stata proposta una loro identificazione con i Danai, altro nome dei Micenei di stirpe greca.

[modifica] Wešeš

Forse in relazione con la città di Wiluša, che a sua volta è forse identificabile con Troia.

[modifica] Libu

I Libu, popolo del mare identificato con nome libici, si insediarono sotto la Cirenaica.

[modifica] Note

  1. ^ Lo studioso Pierluigi Montalbano identifica l'elemento Shardana=sardi all'interno dei popoli del mare in base ad alcune comparazioni del vestiario e dell'armamento dei guerrieri nei bassorilievi di Medinet Habu: molti bronzetti sardi e le statue di Monte Prama hanno identico abbigliamento e stesse spade triangolari, il copricapo cornuto e lo scudo rotondo. Inoltre a Nora, presso Cagliari, è stata ritrovata una stele datata fra il X e il IX a.C. che riporta una scritta in caratteri probabilmente fenici fra i quali si nota il toponimo SRDN. Che i Shardana siano da identificare con le popolazioni che produssero la civiltà nuragica lo sostengono anche Giovanni Ugas (sul sito SardiniaPoint e Gigi Sanna (Sardôa Grammata, S'Alvure Oristano 2004), secondo il quale tale identificazione sarebbe provata da iscrizioni che identifica come scritte in alfabeti di origine semitica (tavolette' in bronzo di Tzricotu di Cabras, sigillo in creta di Sant'Imbenia di Alghero, 'anello sigillo in bronzo di Pallosu di San Vero Milis, concio in arenaria della chiesa di San Pietro extra muros di Bosa, cosiddetto "brassard" di Is Loccis Santus di San Giovanni Suergiu e due massi basaltici della capanna di Perdu Pes di Paulilatino). Secondo lo studioso Adam Zertal dell'Università di Haifa[senza fonte] gli attuali Sardi, che hanno una distribuzione relativamente alta (25%) del cromosoma maschile aplogruppo G (Y-DNA), sono di origine anatolica e sarebbero dunque prodotto di parte della migrazione dall'Anatolia ricordata dagli egizi con il movimento dei Popoli del mare.

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