Ponte alle Grazie

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Coordinate: 43°45′59″N 11°15′30″E / 43.766286, 11.258277

Ponte alle Grazie
Ponte alle Grazie

Il Ponte alle Grazie è un ponte del centro cittadino di Firenze e varca, con una struttura di cinque arcate, il fiume Arno qualche centinaio di metri dopo la pescaia di San Niccolò. Va da via de' Benci a piazza dei Mozzi, incrociate rispettivamente coi lungarni Generale Diaz e delle Grazie di quà d'Arno e Torrigiani e Serristori in Oltrarno.

Indice

[modifica] Storia

L'oratorio di Santa Maria delle Grazie
L'oratorio di Santa Maria delle Grazie
Interno dell'Oratorio della Madonna delle Grazie
Interno dell'Oratorio della Madonna delle Grazie

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[modifica] Il ponte di Rubaconte

L'attuale ponte è datato 1957, ricostruzione del precedente e famosissimo ponte detto "Rubaconte" (dal nome del podestà Rubaconte da Mandello), costruito nel 1227. Anticamente si presentava con una struttura a nove arcate ed era il ponte più lungo e antico di Firenze, ancora più vetusto del Ponte Vecchio, che nelle forme attuali risale al 1345. Due arcate sulla riva sinistra furono chiuse nel 1347 per ampliare piazza dei Mozzi e nell'Ottocento il numero di arcate si ridusse a sei, per la costruzione dei lungarni, come testimoniano numerose fotografie Alinari del periodo.

Questo glorioso ponte resistette a tutte le grandi alluvioni, compresa quella del 1333, che si era invece portata via il Ponte Vecchio e il Ponte Santa Trinita.

Il ponte Rubaconte era reso caratteristico dalla presenza di numerose casette di legno, per lo più tabernacoli, poi trasformati in cappelle, romitori e botteghe, simili a quelle ancora esistenti sul Ponte Vecchio, ma poste solo all'altezza dei piloni. Fra questi c'erano le celle delle «murate», dove viveva sin dal 1320 una piccola comunità di monache di clausura trasferite poi nel Quattrocento nel monastero omonimo in via Ghibellina.

Fra queste cappelle c'era una con una Madonna di patronato degli Alberti presente sul primo pilone dell'antica struttura, detta Santa Maria alle Grazie (attribuita al Maestro della Santa Cecilia, fine XIII-inizi XIV secolo), per via delle sue proprietà miracolose che tradizionalmente riuscivano a fare la grazia, cioè ad esaudire i desideri di chi vi si rivolgeva. Da questo tabernacolo il ponte prese il nome attuale.

[modifica] L'Ottocento

Questi edifici, ormai abbandonati, furono insensatamente distrutti, verso il 1876, per allargare la carreggiata del ponte e farvi passare sopra la linea tranviaria. Le sue spallette divennero di ghisa, materiale decorativo molto in voga a quei tempi.

In quell'occasione il venerato tabernacolo fu spostato sull'attuale Lungarno Diaz in un oratorio che prese in nome di "Santa Maria delle Grazie", appunto. Questa piccola struttura, costruita nel 1874 dall'architetto Vittorio Bellini per conto dei Mori Ubaldini nel giardino del palazzo Alberti-Malenchini, subì notevoli danni durante la guerra e di nuovo con l'alluvione del 1966.

[modifica] La distruzione

Nell'agosto del 1944 le sue possenti arcate vennero distrutte dallo scoppio delle mine tedesche in seguito alla ritirata nazista, sorte che toccò a tutti gli altri ponti sull'Arno escluso il solo Ponte Vecchio, i cui accessi vennero però ridotti in enormi cumuli di macerie.

[modifica] La ricostruzione

L'anno successivo (1945) fu bandito un concorso per la sua ricostruzione e risultò vincitore il progetto del gruppo formato dagli architetti Giovanni Michelucci, Edoardo Detti, Riccardo Gizdolich e Danilo Santi e dall'ingegnere Piero Melucci. Il progetto che prevedeva una soluzione, stavolta, di sole cinque arcate, e fu realizzato dopo un tormentato iter costruttivo con notevoli variazioni rispetto alle idee iniziali (come la minore altezza delle pile di sostegno e la scomparsa dei prolungamenti dei medesimi che abbracciavano la carreggiata), con l'inaugurazione solo il 24 febbraio 1957, dopo un travagliato iter concorsuale e di realizzazione.

Le discussioni sorte all'interno della commissione giudicatrice in merito all'esclusione dei progetti in cemento armato non costituivano aspetti secondari di sola natura tecnica, ma investivano un problema di sostanza: non solo il ponte da progettare doveva sorgere infatti nel centro della città, a diretto confronto con il ponte Vecchio e con le architetture circostanti, ma doveva inoltre inglobare alcune pile superstiti consolidate.

La scelta del materiale e delle forme costruttive rappresentò perciò un chiaro orientamento di principio che rifletteva una precisa posizione culturale. La linea vincente in questo caso fu comunque quella moderatamente moderna che permettesse l'uso del cemento armato seppure col trattamento esterno in pietraforte, materiale ritenuto, evidentemente, più "presentabile" del calcestruzzo.

La struttura venne realizzata apportando notevoli variazioni rispetto al progetto vincitore, la più sostanziale delle quali riguarda l'altezza delle pile. Originariamente queste salivano ad agganciare saldamente la soletta orizzontale superando sensibilmente i parapetti, con un effetto di prepotente uscita dall'acqua, sottolineato dalla rastremazione verso l'alto. Il successivo ridimensionamento dell'altezza riporta invece completamente l'immagine dell'oggetto nella tradizionale sintassi pila/sostegno - soletta/trave eliminando ogni suggestione strutturale e simbolica.

[modifica] Architettura

La struttura attuale dle ponte è costituita da una trave Gherber in cemento armato a cinque luci di lunghezza variabile e una larghezza che va dai 9 metri delle campate centrali ai 14 delle carreggiate di imbocco. Le 6 nervature a profilo inferiore sagomato curvo sono collegate inferiormente da una controsoletta continua a spessore variabile, e superiormente dall'impalcato della carreggiata viaria e dai traversi (che portano a sbalzo ampi marciapiedi, larghi m. 2,60 per ciascun lato). Tra le due solette alloggiano gli impianti a rete (acquedotto, gas, energia elettrica), collocati in un vano ispezionabile sottostante i marciapiedi.

L'attuale Ponte alle Grazie si presenta come una struttura convenzionale e funzionale, ma non ha assolutamente niente del fascino dell'antico e robusto predecessore, nonostante la scelta di uno stile moderatamente moderno che si armonizza con le strutture storiche attigue.

[modifica] Bibliografia

  • Francesco Guerrieri, Lucia Bracci, Giancarlo Pedreschi. I ponti sull'Arno dal Falterona al mare. Firenze, Edizioni Polistampa, 1998.
  • Pagano G., I ponti alla Carraia e alle Grazie, "Firenze", numero unico, ottobre 1960.
  • Lugli L., Giovanni Michelucci, il pensiero e le opere, Bologna 1966.
  • Koenig G. K., Architettura in Toscana 1931-1968, Torino 1968.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

[modifica] Collegamenti esterni

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